martedì 14 ottobre 2014

La marina egizia

Per l'antico Egitto, il Nilo rappresentava la principale via di comunicazione. Di conseguenza, le forze navali costituivano uno strumento di difesa irrinunciabile. Posta sotto gli ordini diretti del faraone, la marina era strettamente legata alle armate di terra.


Fin dall'antichità, la conformazione geografica dell'Egitto ha determinato una stretta interdipendenza tra le forze navali e l'esercito del paese. Il Nilo era la via di comunicazione più accessibile e diretta, pertanto la fanteria egizia si spostava principalmente per nave. D'altra parte, in determinate occasioni i soldati potevano smontare le imbarcazioni e trasportarle lungo le piste del deserto, per poi rimontarle una volta giunti in riva al mare. Man mano che gli scambi commerciali si intensificavano e i conflitti si moltiplicavano, le relazioni tra marina ed esercito di terra divennero sempre più strette. La flotta egizia era onnipresente, sia che si trattasse di difendere il paese dall'interno, sia che vi fosse la necessità di recarsi sui campi di battaglia stranieri o di scortare le navi mercantili.

La flotta in azione
Sulla marina egizia ci sono pervenute numerose testimonianze, costituite sia da testi sia da bassorilievi dell'epoca. A questo proposito, va detto che le vittorie nelle battaglie navali erano sempre un'occasione per celebrare la gloria dei faraoni, le cui gesta venivano immortalate nelle sculture e nelle incisioni dei templi. La cosiddetta Stele di Sobekkhu, dal nome di un ufficiale della XII dnastia (Medio Regno), racconta: "Sua Maestà si diresse in nave verso nord, per sconfiggere gli asiatici. Sua Maestà raggiunse un paese straniero chiamato Sekmem. Sua Maestà ottenne la vittoria e ritornò alla sua residenza in vita, prosperità e salute". 
Le cronache militari ritrovate dagli archeologi forniscono numerosi particolari sulle vittorie navali, sulle conquiste e sulle vie percorse dall'esercito. Alcuni testi sono particolarmente dettagliati: tra questi, ricordiamo il poema di Pentaur, che descrive la battaglia navale condotta contro i Popoli del mare. Grazie ai bassorilievi scolpiti nel tempio di Medinet Habu, infine, gli storici hanno potuto ricostruire il modo in cui si sono svolte alcune delle battaglie navali: la flotta egizia radunava intorno alla foce del Nilo, formando un vero e proprio sbarramento. Sulle navi, gli arcieri presidiavano il ponte mentre i soldati armati di mazze e scudi erano riuniti a poppa. In una prima fase, gli arcieri scagliavano i propri dardi sulle imbarcazioni nemiche, poi si passava all'assalto vero e proprio all'abbordaggio degli avversari, che erano muniti di sole spade. Raramente le navi straniere venivano speronate, anche se in alcune raffigurazioni compaiono imbarcazioni rovesciate. 

Dal Nilo al mare
Sebbene gli egizi fossero da sempre abituati a viaggiare lungo il Nilo, non si può dire che essi avessero una vera e propria vocazione marittima. Oltretutto, la navigazione sul grande corso d'acqua non era così semplice, specialmente nei periodi di piena. Ciononostante fin dall'Antico Regno, i faraoni e il loro popolo si trovarono nella necessità di superare gli ostacoli costituiti dal mar Rosso e dal Mediterraneo, affinché le spedizioni militari e commerciali potessero raggiungere luoghi come il paese di Punt o Byblos. Le prime navi destinate ad affrontare il mare aperto si chiamavano proprio byblos, ed erano chiaramente ispirate al modello delle imbarcazioni fenicie. La navigazione sul Mediterraneo si sviluppò in modo particolare durante il Nuovo Regno, quando il ramo pelusiaco del Nilo divenne un passaggio obbligato per le truppe in partenza dai grandi porti di Mengi e Pi-Ramses.

Marina e Commercio
In tempo di pace, la marina egizia scortava le spedizione commerciali dirette verso i luoghi più lontani. Un bassorilievo dell'epoca della regina Hatshepsut descrive uno dei viaggi compiuti, verso il 1496 a.C., nel paese di Punt. Questo era situato in un punto imprecisato delle coste del mar Rosso, ed era una meta particolarmente ambita per via delle essenze e delle spezie prodotte nella regione.

La flotta egizia nell'Epoca Tolemaica
Le rivalità interne e i disordini che segnarono progressivamente alcuni periodi della storia egizia non favorirono la stabilità e l'unione della marina e dell'esercito. Soprattutto a partire dal Terzo Periodo Intermedio, i vari potentati cominciarono a sfidarsi tra di loro, ognuno con le proprie armate; inoltre, sempre più spesso i monarchi fecero ricordo a soldati e marinai stranieri. 
In Epoca Tarda, l'importanza militare della flotta si accrebbe grazie all'arrivo delle triremi greche. Intano, i mercenari stranieri divennero più numerosi che mai. La marina egizia continuò a intervenire in tre aree: sul Nilo, sul mar Rosso e nel Mediterraneo. Per quanto riguarda il Nilo, nacque una polizia fluviale formata da guardie che sorvegliavano le coste o navigavano su appositi battelli. I poteri di questo corpo furono ampliati dai faraoni man mano che nel paese aumentavano i disordini.
Quanto al Mediterraneo, i sovrani Lagidi riuscirono ad andare oltre i limiti raggiunti dai faraoni della XVIII dinastia, che fino ad allora era stata la più attiva nella navigazione per mare. I Tolomei riuscirono anzi ad allargare la propria sfera d'influenza su tutto il Mediterraneo orientale, compreso il mar Egeo. La fama dei marinai egizi varcò così i confini del paese. Verso la fine dell'Epoca Tolemaica, Antonio e Cleopatra disponevano ancora di una flotta considerevole: la regina poteva contare su duecento navi e Antonio disponeva, a Efeso, di ottocento bastimenti. Purtroppo, questo non impedì la disfatta nella battaglia di Actium del 31 a.C., che segnò la fine dell'indipendenza egizia

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