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domenica 8 dicembre 2019

In che direzione si leggono i geroglifici?

La scrittura egizia fu molto ricca, sia nei sistemi sia nella direzione seguita dei testi. La combinazione delle direzioni conferiva alla scrittura valore estetico, oltre ad alcune connotazioni religiose. 


Gli scribi egizi conobbero e usarono diversi tipi di scrittura. In primo luogo vi furono quella geroglifica e il suo corsivo, lo ieratico; nella Bassa Epoca fu creato Il demotico, un corsivo dello ieratico. Infine si ricorse all'alfabeto greco per scrivere in copto. Alla complessità di queste forme di scrittura si univa il problema della direzione delle parole. Per sapere in quale verso è scritto un testo, bisogna osservare i segni di animali o persone: la direzione in cui guardano indica l'inizio. 
La direzione dipendeva da diversi fattori. In principio si utilizzava, sia in geroglifico sia in ieratico, il sistema a colonne, in cui si scriveva da destra a sinistra, anche se era possibile alternare qualche colonna da sinistra a destra, e qualche fila, specialmente nei contesti funerari. A partire dal Medio Regno, si diffuse la scrittura in file e, con l'introduzione del demotico, da destra a sinistra, anche se il Libro dei Morti si continuava a scrivere ancora in colonne. 
La direzione dipendeva anche da questione estetiche. A seconda dello spazio, si poteva scrivere in un senso o nell'altro. Generalmente influivano molto le idee religiose, come il rispetto per alcune immagini di divinità o di faraoni, e la necessità del defunto di leggere i testi nell'aldilà. 

La direzione della scrittura delle altre lingue 
Alla fine della storia dell'antico Egitto, si scriveva in copto o in latino, e da sinistra a destra. Dopo l'invasione degli arabi, gli egizi adottarono la lingua e la scrittura, con tratti e legature simili a quelle dello ieratico, e sì passò a scrivere da destra a sinistra come negli antichi testi faraonici. Le direzioni usate dagli egizi si possono trovare oggi nei diversi tipi di scrittura moderna, anche se è raro incontrarne uno che utilizzi vari versi. Nella maggior parte dei casi si scrive da sinistra a destra, in file, con alcune notevoli eccezioni, come gli ideogrammi cinesi e giapponesi, in colonna. Un altro caso è quello della lingua araba, che si scrive in file e da destra a sinistra come l'ebraico. 

domenica 10 novembre 2019

Traduzioni dalla tomba di Nefertari: corridoio discendente ovest

La volta scorsa vi ho fornito le traduzione della parete est, in questo articolo invece affronteremo la parte ovest; potrete notare come in sostanza i testi non cambino.


Qui Nefertari è davanti a Iside, a Nefti e ancora a Maat. “Figlia di Ra, Signora del cielo, Sovrana delle Due terre”. Il testo riferito a Iside, “la grande, madre del dio, Signora del cielo, Sovrana di tutti gli dei”, dice: “Io ti do l’eternità come Ra”.
Dietro la grande Iside, sua sorella, la dea Nefti e Maat, il cui testo è uguale a quello di Maat, si possono difatti leggere per entrambe i titoli: “Nefti/Maat, Signora del cielo, Sovrana delle Due terre”. L’unica differenza si trova per un epiteto aggiuntivo di Maat: “Figlia di Ra”.



venerdì 14 giugno 2019

I Segni Unilitteri


Qui a fianco (a sinistra) riporto i ventisei segni unilitteri che gli egizi utilizzavano con maggiore frequenza per trascrivere i suoni della loro lingua o di quelle straniere. Sotto ogni segno ho riportato il nome convenzionale dell'immagine e, in rosso, la sua pronuncia, sebbene questa non corrisponda esattamente a quella italiana. Per esempio, la W del pulcino va letta ''all'inglese'' come una U. La C di avambraccio è un suono a metà fra la H aspirata e la A. La H di cortile va pronunciata aspirata. La H di filo ritorto è una H faringale. La H della cesta assomiglia al tedesco "ich". La S di chiavistello è dolce come in "isotopo". La S di stoffa è aspra come il "sole". La S di lago si pronuncia come la Sc di "sci". La Q di colle è una C dura, come in "carne". La K di cesta è una C aspirata "alla toscana". La T di pastoie si pronuncia con un suono a metà fra la T e la C. La D di cobra sta fra la D e la G "gente".
Adesso proviamo, per gioco, a costruire un nome. Per esempio, MARIA. Ricordiamoci che i segni vanno letti da sinistra o da destra a seconda della direzione verso cui sono rivolti quelli rappresentati da uomini o animali. Quindi, se decidiamo di ''scrivere'' da destra verso sinistra avremo cura di far rivolgere gli uccelli che simboleggiano la M e la A verso sinistra.


M-A-R-I-A

venerdì 1 febbraio 2019

Traduzioni dalla tomba di Nefertari: corridoio discendente est

Nel post del mese scorso ho usato un’immagine della tomba di Nefertari per spiegare in che modo e in quale direzione si leggono i geroglifici, questo mese invece vi fornirò la traduzione della suddetta scena.

Nelle nicchie laterali è raffigurata Nefertari che tiene nelle mani due vasi-nu contenenti vino, in piedi davanti alla tavola delle offerte e al cospetto di diverse divinità. A destra vi sono Hathor, Selkis e Maat in forma pterofora. Hathor “Colei che presiede a Tebe, la Dama del cielo, la Sovrana di tutti gli dei”, si rivolge alla regina dicendole:
“Io ti do l’apparenza di Ra nel cielo. Io ti do l’eternità come (quella) di Ra”.

Accanto alla figura di Nefertari il testo dice:
“La Grande sposa del re, Signora delle Due Terre, ricca di fascino, dolce d’amore, padrona dell’Alto e del Basso Egitto, l’Osiri Nefertari Meryenmut, giustificata presso Osiride a capo dell’Occidente. Ogni protezione, vita, durata, vigore, salute e ogni gioia, siano attorno a lei come Ra, ogni giorno”.

Anche Selkis, “Dama del cielo, Sovrana della Sacra terra”, rivolge parole di augurio a Nefertari:
Io ti do l’eternità come mio padre Ra. Possa tu restare infinitamente”.

Analogamente a Selkis, anche Maat si rivolge alla regina:
Parole dette da Maat, figlia di Ra, Sovrana della Sacra terra, colei che protegge la sua figlia, la Grande sposa reale, Nefertari Meryenmut”.

lunedì 18 giugno 2018

I testi scolastici nell'antico Egitto

L'insegnamento, nelle suole di palazzo come nelle Case di Vita, prevedeva la copia di una serie di testi, tra i quali, oltre ai classici della letteratura egizia, figurava anche una sorta di manuale a uso degli studenti, organizzato come un compendio delle conoscenze e noto come kemit.


La maggior parte delle grandi opere della letteratura egizia ci è giunta grazie ai "compiti" degli antichi abitanti della valle del Nilo. L'apprendimento della lingua e dei suoi diversi tipi di scrittura era piuttosto complesso. L'insegnamento si basava sul "copiato" di frasi o testi interi in ieratico e geroglifico. Inoltre, benché fosse piuttosto frequente la copia di testi del Medio Regno (2040 - 1786 a.C.), scritti in egizio classico, una grossa importanza veniva data anche a una serie di testi scolastici, il principale dei quali era il celebre kemit, che conteneva un insieme di frasi e di nozioni utili allo scriba. Tra l'altro, venivano utilizzati sia modelli di lettere che liste di nomi reali. Il "copiato" consentiva all'alunno di imparare sintassi e stile. Gli antichi studenti egizi copiavano anche testi di matematica e di astronomia. A differenza degli attuali loro colleghi, gli egizi non sostenevano esami o, perlomeno, non se ne conosce fino al Periodo Tolemaico (332-30 a.C.).

martedì 24 gennaio 2017

La terminologia geroglifica per principi, principesse egizie e divine adoratrici

Dopo aver analizzato i termini con cui ci si riferiva alle regine egizie, andiamo ora a visualizzare i termini in uso nell'antico Egitto per i principi e le principesse. 
I figli del re erano chiamati Sa Nesu, appunto, "figlio del re" e le femmine invece Sat Nesu, "figlia del re". I fratelli e le sorelle del re avevano invece il titolo di Sen Nesu e Senet Nesu, "fratello del re" e "sorella del re". A cominciare dal Terzo Periodo Intermedio, solo le donne appartenenti alla famiglia reale potevano esercitare la funzione religiosa di "divina adoratrice", cioè di sposa terrena del dio Amon, una figura identificata con certezza solo a Tebe. Le divine adoratrici godevano di una titolatura il cui modello era simile a quello del re. Le più famose furono Karomama, Shepenupet, Amenirdis e Nitocris.
La titolatura era composta da tre appellativi: Hemet Netjer, "sposa del dio", Duat Netjer, "adoratrice del dio" e Djeret Ntejer, "mano del dio". Spesso associati, questi precedevano un nome iscritto in un cartiglio. A partire dalla XXVI dinastia, venne aggiunto all'inizio della titolatura un nome femminile di Horus: "Horet". Il titolo di Nebet Tauy, "Signora delle Due Terre", e altri (come i titoli secondari delle regine) venivano talvolta aggiunti ai titoli religiosi. 


mercoledì 18 gennaio 2017

La terminologia geroglifica delle regine egizie

Oltre alle titolature dei faraoni, molto conosciute, esistevano anche dei titoli riservati a regine e principi: erano più brevi, ma permettevano comunque di identificare questi nobili nei testi e nelle incisioni dei templi e delle tombe. In questo post andremo a vedere i termini usati per indicare le regine. Già nel Medio Regno, il nome delle regine era talvolta iscritto in un cartiglio, tuttavia, è solo a partire dal Nuovo Regno che questa usanza si diffonde.
Dopo l'Antico Regno, la regina è designata regolarmente con tre titoli. Poiché il re può avere diversi mogli, la sposa principale era chiamata Hemet Nesu Uret, "La grande sposa del re", mentre le altre donne portano più semplicemente il titolo di Hemet Nesu, "Sposa regale". La madre del re, importante personalità di corte, era chiamata Mut Nesu, "madre del re". Accanto a questi titoli principali esistevano numerosi appellativi secondari, come Repat Hatet Uret Hesut Nebet Imat Bener Merut, "La principessa, dai grandi favori, dama della grazia, dolce e amorevole" o Henut Tauy, "sovrana delle dure Terre", o anche scritto come Nebet Tauy, "Signora delle due terre". Durante l'Antico Regno, e molto più raramente in seguito, la regina era presentata come Mat Hor Seth, "Colei che vede Horus e Seth".


martedì 1 novembre 2016

I primi geroglifici

L'invenzione della scrittura, avvenuta intorno al 3100 a.C., fu uno degli eventi più importanti nella storia dell'antico Egitto. Essa fu ispirata dalla necessità di comunicare ciò che non era possibile esprimere visivamente, come nomi propri, numeri e concetti astratti. L'avvento di questa forma di comunicazione fu preparato dall'uso continuato di diversi sistemi di segni grafici. Anche se per le decorazioni dei vasi e oggetti di uso comune di epoca predinastica non si può ancora parlare di una scrittura vera e propria, esse possono infatti già essere considerate forme di comunicazione visiva. In breve, la scrittura ebbe inizio quando a immagini simili a quelle che comparivano, per esempio, sui vasi furono aggiunti segni che implicavano la loro traduzione nei suoni della lingua: figure che si distinguevano chiaramente dalle rappresentazioni puramente pittoriche e che riproducevano oggetti materiali di ogni genere. Tali segno sono chiamati "geroglifici" (dal greco, "segni sacri"). In Mesopotamia, la scrittura era stata inventata e sviluppata soprattutto al fine di facilitare la contabilità dei templi e dei palazzi. Per quanto riguarda l'antico Egitto, invece, si può notare come l'evoluzione della scrittura sia stata strettamente legata alla rappresentazione del potere e delle sue esigenze pratiche: i sovrani avevano infatti bisogno di rendere più espliciti i cerimoniali legati alla loro persona, come anche di documentare gli avvenimenti importanti dei loro regni. Poiché non ci sono pervenuti testi scritti su papiro risalenti all'epoca Protodinastica (cioè al periodo delle prime dinastie), la più antica storia della scritture deve necessariamente basarsi sulle impronte di sigillo, etichettate e iscrizioni incise sui monumenti regali. Fino al regno di Den, quarto re della I dinastia, i sigilli recavano in genere soltanto il nome del re e dei suoi funzionari. Successivamente, iniziarono a comparirvi anche titoli e annotazioni burocratiche finché, verso la fine della I dinastia, intere frasi poterono essere formulate attraverso sequenze di segni, spesso accostati con il principio del rebus. 

lunedì 15 agosto 2016

Traduzioni dalla Tomba di Nefertari: Parte 2

Avevo già dedicato un post del genere alla bellissima tomba di Nefertari, ho pensato dunque di fornire ai miei lettori ulteriori traduzioni dei dipinti della QV 66.

L'Unione di Ra e Osiride
Nella parte sud della parete ovest dell'annesso, tra le dee Iside e Nefti è raffigurata una divinità a testa di ariete, con il volto verde, colore della rigenerazione, il capo sormontato da un disco solare rosso e una tunica bianca serrata alla vita da una fascia rossa, tipica dell'abbigliamento di Nefertari. Si tratta di una raffigurazione di Ra che si confonde con Osiride: è il tema del sole che muore e rinasce quotidianamente.


Il toro, le "sette vacche celesti" e i "quattro timoni del cielo"
Sulla parete ovest dell'annesso sono raffigurate le "sette vacche celesti" con un toro e, nel registro inferiore, i "quattro timoni del cielo". Tutta la scena è connessa con il capitolo 148 del Libro dei Morti, le cui formule permettono al defunto di ottenere magicamente i cibi necessari alla sua sussistenza. Il capitolo in questione è intitolato come: "Formula per procurare approvvigionamenti a uno spirito nel regno dei morti". Il defunto, ormai divenuto Horus figlio di Osiride, recitando questi passi nel giorno della luna nuova e conoscendo i nomi e l'identità delle vacche sacre apportatrici di nutrimento, poteva ricevere gli alimenti necessari alla sua sussistenza. 


L'offerta delle stoffe a Ptah
La parete ovest dell'annesso è occupata dalla scena dell'offerta di stoffe al dio Ptah, raffigurato in piedi all'interno di un'edicola, con il volto verde e il capo ricoperto da una calotta nera. Dietro il dio si vede un grande pilastro djed.


venerdì 1 luglio 2016

Come misuravano il tempo gli egizi?

Gli antichi Egizi calcolavano il tempo in un modo simile e insieme dissimile al nostro:ogni anno infatti era diviso in dodici mesi di 30 giorni ciascuno, con la aggiunta di 5 giorni supplementai (detti dai greci Epagomen), per un totale di 365 giorni. L'anno veniva diviso in tre stagioni di quattro mesi ciascuna; l'indondazione, l'Uscita e l'Estate. Facendo coincidere il Capodanno egizio con il primo giorno del mese dell'inondazione del Nilo (intorno al 20 luglio), le stagioni risultavano così divise:

1 Akhet (Inondazione:da metà luglio a metà novembre).
2 Peret (''Uscita''della terra dall'acqua:da metà novembre a metà marzo).
3 Shemu (Estate: da metà marzo a metà luglio).
4 Giorni Epagomani dedicati alla nascita di: Osiride, Iside, Horo, Seth e Nefti.



I nomi dei mesi erano:

1 stagione di Akhet: Thot, Phaophi, Abed e Khoiak.
2 stagione di Peret: Tybi, Mekhir, Phamenoth e Pharmuthi.
3 stagione di Shemu: Pakhon, Payni, Ephipi e Mesore.


Il giorno veniva suddiviso in 24 ore, 12 per il giorno e 12 per la notte. Ma gli egizi non misuravano esattamente le ore e accadeva perciò che le ore dei giorni estivi (cioè il tempo intercorso fra il sorgere e il calare del sole diviso per dodici)durassero più a lungo di quelle dei giorni invernali visto che in inverno le giornate si accorciano.
Ora vediamo come si faceva per stabilire una data precisa. Si usava fare riferimento agli anni dei regno del faraone sotto il cui dominio accadeva l'evento, che venivano calcolati a partire dal giorno dell'ascesa al trono. Per scrivere una data si procedeva dunque così:




Si legge: HAT SEP 2(SENU), ABED 3 (KHMET), AKHET, SU 1(UA)

Indico, tra parentesi, la probabile traduzione fonetica, poco usata e non certa dei numeri. Significa letteralmente:''secondo anno di regno, terso mese dell'inondazione, primo giorno'', e a queste parole si aggiungeva infine ''sotto la maestà del re tal dei tali'', includendo così nella data, tra le annotazioni utili all'indicazione del periodo, anche il nome del faraone che governava in quel momento.

giovedì 24 dicembre 2015

I cartigli reali dei faraoni

L'inserimento del nome del faraone in una figura di forma ovale diede a Champollion la chiave per decifrare i geroglifici. Tale figura era un cartiglio reale.



Il cartiglio reale era una corda legata a forma di ellisse, al cui interno veniva scritto il nome del faraone. Il termine deriva dal francese cartouche: i soldati francesi, durante la spedizione in Egitto di Napoleone, lo chiamarono così perché la sua forma allungata richiamava quella delle cartucce dei loro fucili. Presto fu messo in relazione con l'uroboros, il serpente che si morde la cosa e che simboleggia un cerchio senza inizio né fine, e quindi l'idea di eternità e resurrezione. La sua importanza fu tale che molto oggetti vennero rappresentati con questa forma. Tuttavia, la principale utilità del cartiglio consisteva nella protezione del nome che vi era incluso; questa fu la regione per cui, volendo distruggere la memoria di un faraone, si distruggevano i cartigli con il suo nome. Era utilizzato anche per simboleggiare il controllo dell'Egitto sui suoi nemici, raffigurati come un cerchio con la testa umana e mani legate dietro la schiena. Il cartiglio non è altro che la forma allungata del segno chen, che permetteva quindi l'inserimento del nome del faraone e per proteggere quindi la sua figura. Il cartiglio era anche associato al sole e veniva decorato con elementi pieni di reminiscenze solari. Il sole e la sua rappresentazione erano un tema ricorrente,  simboleggiava il percorso del sole nell'universo. Durante il Nuovo Regno e particolarmente durante la XVIII dinastia, alcuni faraoni si fecero costruire la camera del sarcofago a forma di cartiglio. Persino il sarcofago di alcuni faraoni fu realizzato in nella stessa forma, come quello di Merenptah o quello di Ramses III, ciò serviva a donare protezione nell'aldilà e ad assicurare la resurrezione. 

venerdì 18 settembre 2015

I nomi geroglifici degli dei egizi

Nelle ultime settimane ho postato i nomi dei re e quelli delle regine, ora vorrei continuare postando quelli delle principali divinità egizie. Riconoscere il nome di un dio in un testo geroglifico vi permetterà di comprendere ciò che state vedendo o di riconoscere di conseguenza il tipo di messaggio che quella scena vuole trasmettere.

Inoltre saper leggere i nomi degli dei vi permetterà di intuire, insieme a pochi altri termini geroglifici, molti dei nomi di faraoni, regine o semplici abitanti di Kemet.



Molto spesso però i nomi degli dei sono espressi in modi differenti, quasi sempre capita di incontrare il determinativo della divinità con i segni fonetici che esprimono il loro nome, esempio:


In questi casi è molto utile conoscere l'alfabeto geroglifico: Segni Monoconsonantici 

In taluni casi invece il discorso diventa più complesso, come nel caso del nome della dea Satet, dove non basta conoscere i segni monoconsonantici, esempio:


In questi casi tuttavia è possibile aggirare l'ostacolo con una minima conoscenza delle divinità egizie, prendendo ancora ad esempio la dea Satet, possiamo dire che la sua natura cacciatrice è ben rappresentata anche nel suo nome.


Infine ci sono casi più semplici, dove i nomi degli dei sono accompagnati dalla raffigurazione dell'animale a loro sacro, questo è il caso di Khnum:


giovedì 10 settembre 2015

I nomi delle regine egizie

Come ho precedentemente fatto per alcuni dei faraoni più importi, riporto di seguito i nomi geroglifici delle regine più note, con la lettura convenzionale e la traduzione.


Ora provate voi stessi a leggere un piccolo testo geroglifico e vedrete come la conoscenza di pochissimi termini possa in realtà aiutarci a comprendere ciò che stiamo vedendo.


Qui troverete la soluzione: Ahmes Nefertari Titolatura 

martedì 21 luglio 2015

I Testi dei Sarcofagi

I fatti accaduti durante il Primo Periodo Intermedio ebbero una chiara ripercussione sulle credenze funerarie degli egizi. In tempi di anarchia politica e crisi spirituale, la comparsa dei Testi dei Sarcofagi rappresentò in modo diretto un risveglio della cultura egizia.


I cosiddetti Testi dei Sarcofagi sono formule funerarie scritte in geroglifico sui sarcofagi di legno dal Primo Periodo Intermedio alla fine del Medio Regno. Si tratta di un insieme eterogeneo di rituali, inni, preghiere e formule magiche, derivati dai Testi delle Piramidi, il cui scopo era quello di assicurare al defunto il favore degli dei. Con il passaggio dei testi dai muri ai sarcofagi, questo tipo di formule non era più una prerogativa del faraone ed era alla portata di principi, nobili e, più tardi, di chiunque potesse permetterselo. Una delle caratteristiche fondamentali di questi testi era la manifestazione dei desideri e delle preoccupazioni dell'essere umano, in contrapposizione al tono dogmatico e regale dei Testi delle Piramidi.

La "democratizzazione" dei destini dell'oltretomba
Le agitazioni socio-politiche della fine dell'Antico Regno ebbero una chiara influenza sullo sviluppo della religione funeraria. Il potere del faraone si indeboliva e cresceva quello dei governatori di provincia. L'Egitto viveva una situazione di miseria, disordine collasso e crisi spirituale, che sfociò in una sorta di "rivoluzione democratica". Si ritenne allora che anche i semplici cittadini potessero godere nell'oltretomba di una vita fino ad allora riservata al sovrano e furono utilizzati anche per loro i testi funerari regali, al punto da identificare il comune defunto con Osiride. In tal modo tutti avrebbero avuto lo stesso destino e le stesse possibilità di raggiungerlo attraverso riti magici e funerari, che rimasero fissati nei Testi dei Sarcofagi. Innovativa fu la presenza di scene illustrative - che non sono presenti nei Testi delle Piramidi, riservati solo al re - e che ora erano riprodotte sui sarcofagi di defunti appartenenti anche alla classe media, prova evidente della "democratizzazione" del rituale funerario. In un capitolo scritto su sei sarcofagi di el-Bersha è affermata l'originaria uguaglianza di tutti gli uomini, ai quali il creatore ha concesso le stesse possibilità in un mondo perfetto. Inoltre, l'esistenza del male viene imputata alla colpa degli uomini, che hanno trasgredito il comando divino della fraternità.

Mura, papiri e sarcofagi... 
Non sempre questi testi si trovavano sui sarcofagi di legno: alcuni erano riprodotti sui muri della camera sepolcrale. Il colore dell'inchiostro sui muri era nero, a limitazione di manoscritti su papiro. Da Ermopoli proveniva una parte dei testi usati nella decorazione dei sarcofagi. Anche un papiro - oggi conservato a Torino - riproduce rituali utilizzati nei testi dei sarcofagi. Si tratta, dunque, di una letteratura abbastanza vasta, dotata di proprie caratteristiche; il linguaggio è meno classico e conciso di quello dei testi precedenti. Le idee sono confuse e, spesso, vengono utilizzati termini inadeguati e imprecisi ad una prima occhiata. I temi principali sono l'immortalità e il combattimento e la vittoria sul nemico nell'aldilà. Le allusioni alla realtà terrena vengono progressivamente abbandonate e sostituite da altre che fanno riferimento alla vita degli dei, da cui il defunto ottiene favori, nel suo desiderio di vivere eternamente con loro. Sebbene i Testi si basino sulla fiducia nella magia e nei riti, essi elogiano anche la virtù morale del defunto.


...le divinità
La mitologia raccolta in questi Testi è molto varia. Comprende passi tratti dalla dottrina eliopolitana, in cui è descritta la lotta tra Ra ed Apophis. Hathor, anche lei inserita in questa tradizione solare, era la dea principale del centro di Gebelein. Vi sono anche tracce della dottrina ermopolitana, che si riferiscono all'origine del mondo a partire dalle quattro coppie di divinità primordiali. Inoltre, troviamo contenuti a carattere naturalistico riguardo al ciclo della vita, composizioni poetiche adatte all'uso funerario, come La canzone dei quattro venti, o descrizioni introduttive al mondo dei defunti. Nei Testi si fa riferimento a Iside decapitata o alla resurrezione di Osiride. Questa divinità compare nei formulari delle offerte, un rituale di origine regia, che rappresentava in quel periodo una credenza viva che avrebbe ottenuto sempre più il favore del popolo. Nella tradizione funeraria dell'aldilà, il dio dell'oltretomba finirà per chiamarsi Osiride-Ra.

Dai testi dei Sarcofagi al Libro dei Morti
I Testi dei Sarcofagi, come insieme destinato a un uso funerario, in gran parte ispirarono e furono il punto di partenza del Libro dei Morti del Nuovo Regno. Sui sarcofagi di el-Bersha è riportata una mappa degli inferi, in cui sono indicate diverse entità demoniache e i precetti da seguire per superare i pericoli corrispondenti. Ciò costituisce una fase di transazione verso i testi del Libro dei Morti. Allo stesso modo, altri passi dei Testi dei Sarcofagi contengono un abbozzo della "confessione negativa", la stessa che si svilupperà in quelli dei papiri sacri del Nuovo Regno: il defunto doveva menzionare le mancanze di cui non si sentiva colpevole e nel testo si diceva che egli era puro, innocente e giusto nel palare, supponendo che avesse superato il giudizio del tribunale degli dei, che questi ultimi lo avessero riconosciuto innocente e che, quindi, potesse accedere all'aldilà.


  1. Un'offerta che il re dà a Osiride, signore di Djedu, Khentimentiu, il dio grande, signore di Abydos, affinché egli dia ogni cosa buona e pura: mille pani e birre, buoi e uccelli, (vasi di) alabastro e abiti, di cui vive un dio, per il Ka del venerato, Nakhtankh giustificato (presso Osiride).
  2. Il venerato presso Amset, Nakhtankh.
  3. Il venerato presso Shu, Nakhtankh, giustificato.
  4. Il venerato presso Geb, Nakhtankh, giustificato.
  5. Il venerato presso Duamutef, Nakhtankh, giustificato. 
Per un approfondimento sui geroglifici: 1; 2.

martedì 14 luglio 2015

La stele del sogno di Thutmosi IV

"Oh, figlio mio Thutmosi! Io sono tuo padre Horakhty, Khepri, Ra, Atum". Coì parlò la Sfinge a un giovane principe, spingendolo a rimuovere la sabbia che la copriva, in cambio del trono. Egli regnò in Egitto con il nome di Thutmosi IV.


Il regno di Thutmosi IV (1412-1402 a.C.) fu breve, ma segnò un'epoca di pace per l'Egitto. Suo padre, Amnehotep II, lo aveva associato al trono anche se non era il primogenito. I due fratelli maggiori erano morti prima del padre e così il regno spettò al più giovane. Per consolidare il suo trono, i sacerdoti tebani del dio Amon elaborarono una serie di predizioni dell'oracolo, che lo legittimavano come faraone. Nonostante tutto, secondo una leggende, Thutmosi IV doveva il trono alla Sfinge di Giza. Un giorno, mentre era a caccia, si sedette alla sua ombra. A quell'epoca la Sfinge era coperta di sabbia. Il giovane fece un sogno in cui essa gli parlò: "Io ti porrò a capo del regno dei viventi; tu porterai la corona bianca e quella rossa sul trono di Geb, principe degli dei. (...) Ora la sabbia del deserto mi tormenta, quella sabbia che un tempo era sotto di me. Occupati di me, affinché tu possa realizzare tutto ciò che desidero. Io so che tu sei mio figlio e mio protettore". Così, Thutmosi fece rimuovere la sabbia e restaurare la Sfinge. Tra le sue zampe fece erigere una stele sulla quale si raccontava il sogno. In cambio la Sfinge, come rappresentazione del dio Harmakhuis, lo trasformò nel faraone Thutmosi IV.
Così come risultava nella stele della Sfinge di Giza, Thutmosi favorì il culto di Eliopoli. Tolse al sommo sacerdote di Amon la carica di visir e di ministro delle finanze, e per evitare che aumentasse il suo potere lo nominò lui stesso. In politica estera, soffocò una ribellione nella Nubia con l'aiuto di Amon, con cui parlò a Konosso. Non abbiamo notizie di campagne militari in Asia, anche se Thutmosi conquistò una fortezza siriaca dove si limitò a esercitare funzioni di polizia. Conosciamo i rapporti tesi con i vicini asiatici grazie alla corrispondenza cuneiforme con i Mitanni. Per rafforzare l'alleanza con quest'ultimi, fu combinato un matrimonio con Mutemuya, una figlia di Artatama I, quando Thutmosi era ancora principe. Da questa unione nacque il suo erede: Amenhotep III.

Di seguito riporto la traduzione della Stele del Sogno di Breasted:

  1. Anno I, terzo mese della prima stagione, giorno diciannove, sotto la maestà di Horo, toro possente che genera splendore, le due dee, duraturo nella sovranità come Atum, Horo d’oro, potente di spada, che respinge i nove archi, Re dell’alto e del basso Egitto, MenkheperwRa, figlio di Ra, Tothmosis, splendente nelle sue corone, amato da ……, da vita, stabilità, soddisfazione come Ra per l’eternità.
  2. Vita al dio degli dei, figlio di Atum, protettore di Horhaket, immagine vivente del Signore dell’universo, sovrano generato da Ra, eccellente erede di Khepri, bello di viso come suo padre, che uscì dotato della forma di Horo su di lui, un Re che… gli dei, che …. il favore dell’enneade degli dei, che purifica Eliopoli; 
  3. Che soddisfa Ra, che abbellisce Menfi, che presenta la verità ad Atum, che la offre a colui che è a sud del suo muro (Ptah), che fa un monumento per fare offerta giornaliera ad Horo, che fa tutte le cose cercando benefici per gli dei del sud e del nord, che costruisce le loro case in calcare, che da in dotazione tutte le loro offerte, figlio di Atum, del suo corpo Tothmosis, splendente nelle sue corone come Ra; 
  4. Erede di Horo sul suo trono, MenkheperwRa, da vita. Quando sua maestà era un giovanetto come Horo, la gioventù in Khemmis, la sua bellezza come il “protettore di suo padre”, egli appariva come il dio stesso. L’esercito si rallegrava per amore verso di lui, i figli del Re e tutti i dignitari. A quel tempo la sua forza era straripante, ed egli
  5. Ripeteva il circuito della sua potenza come il figlio di Nut. Guarda! Egli fece una cosa che gli diede piacere sugli altipiani del distretto di Menfi, sulle sue strade del sud e del nord, tirando a bersaglio con frecce di rame, cacciando leoni e capre selvagge, correndo sul suo carro, essendo il suo cavallo più rapido
  6. del vento, insieme con due del suo seguito, mentre non una persona lo conosceva. Ora, quando venne l’ora di far riposare i suoi accompagnatori, era sempre sulla spalla di Harmakhis, accanto a Soqar in Rosetau, Renutet in …. nei cieli, Nut… del settentrionale… la Signora del muro del sud, Sekhmet
  7. che presiede su Khas… lo splendido posto della prima volta del tempo, di fronte ai signori di Kherakha, la sacra strada degli dei verso la necropoli ad ovest di On (Eliopoli). Ora, la grandissima statua di Khepri (la grande Sfinge - la sfinge è una incarnazione del sole e khepri è il nome del solo che viene in esistenza) riposa in questo posto, la grande in valore, la splendida in forza, sulla quale l’ombra di Ra indugia. I quartieri di Menfi e tutte le città che sono presso di lui (si riferisce a Khepri) vengono a lui, levando le loro mani per lui in preghiera al suo viso, 
  8. Portando grandi oblazioni per il suo Ka. Uno di questi giorni venne ad accadere che il figlio del re, Tothmosis, giunse correndo all’ora del mezzogiorno, ed egli si riposò all’ombra di questo grande dio. Una visione del sonno si impadronì di lui nell’ora di quando il sole è allo zenith, 
  9. ed egli trovò la maestà di questo riverito dio che parla con la propria bocca, come un padre parla con suo figlio, dicendo: Ascoltami! Guardami! Figlio mio Tothmosis. Io sono tuo padre, Horemhaket-Khepri-Ra-Atum, che darà a te il mio reame
  10. in terra alla testa dei viventi. Tu indosserai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb, il principe ereditario. Il Paese sarà tuo nella sua lunghezza e larghezza, su quello che l’occhio del signore dell’universo risplende. Il cibo delle due terre sarà tuo, il grande tributo di tutti i paesi, la durata di un lungo periodo di anni. Il mio viso è tuo, il mio desiderio è verso di te. Tu dovrai essere verso di me un protettore
  11. per il mio stato che è di essere sofferente in tutte le mie membra… la sabbia di questo deserto sul quale io sono, mi ha raggiunto, datti da fare per me, in modo che sia fatto ciò che io ho desiderato, sapendo che tu sei mio figlio, il mio protettore, vieni qui, guarda, io sono con te, io sono
  12. la tua guida. Quando ebbe finito questo discorso, questo figlio di re si risvegliò udendo questo…; egli capi le parole di questo dio, ed egli tacque nel suo cuore. Egli disse: “Venite, affrettiamoci alla nostra casa nella città, saranno garantite le oblazioni per questo dio
  13. che noi portiamo per lui: bovini… ed ogni sorta di vegetali freschi, e noi adoreremo Uennefer… Khafra, la statua fatta per Atum Horemhakhet....
Purtroppo il testo leggibile finisce qui, ci sono ancora alcuni frammenti di righe successive, fino alla 19, ma si leggono solo poche parole sparse relative ad ulteriori offerte.



giovedì 9 luglio 2015

L'Inno "cannibale"

Benché i testi egizi più antichi risalgono alle prime dinastie, alcuni riflettono nella loro composizione un'arcaicità che fa supporre una loro elaborazione in epoche preistoriche. L'inno cannibale è uno di questi.


Per gli egizi la parola aveva un valore magico. La sua forza agiva quando essa veniva pronunciata o scritta. Questa magia aiutava il defunto nel mondo ultraterreno sotto forma di scongiuri e testi funerari. Di questi ultimi, i più antichi sono i Testi delle Piramidi, riservati ai faraoni, ai quali consentivano di accedere al paradiso. Il più antico è quello della piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia; appare anche in tombe di alcuni faraoni della VI e delle loro regine. Tra le varie formule che compongono questi testi vi è il cosiddetto Inno cannibale, che si trova solamente nei Testi delle Piramidi di Unas e Teti (Manetone lo chiamò Otoes), primo faraone della VI dinastia. L'antichità di questo testo, redatto in stile oratorio, si riflette nella scrittura, molto arcaica, e negli dei che vi sono inclusi: elementi celesti, pianeti e Orione. La teofagia (ovvero l'atto del mangiare la divinità) è un altro di questi particolari aspetti arcaici.

Il contenuto dell'inno cannibale
Il destino dei faraoni dell'Antico Regno era l'ascesa al cielo, che consisteva in un assalto al paradiso degli dei; per raggiungerlo era necessaria la magia, poiché si dovevano superare tutti gli ostacoli che erano in agguato nell'aldilà. Il corpo degli dei era pieno di magia, cosicché, per ottenere tale forza, i faraoni dovevano divorarli. Questo tipo di "cannibalismo", praticato soltanto dai faraoni, è stato considerato una forma rituale per impadronirsi della forza degli dei. Divorando questi ultimi, la loro forza magica passava al faraone, che in tal modo si trasformava in una divinità. Alcuni ritengono che i testi facciano riferimento a un'epoca anteriore in cui si praticava il cannibalismo e prendono come esempio alcune società africane che compivano tale rito o risalgono agli inizi del regno egizio quando si effettuava forse qualche tipo di sacrificio umano a carattere rituale. Tuttavia queste restano solo ipotesi non suffragate da prove concrete.
Il tono dell' "Inno cannibale" è certamente pretenzioso; nel testo si ordina alle divinità di far entrare il faraone nel cielo per non essere divorate da lui:
"Unas è colui che si nutre della loro magia e inghiotte il loro spirito. Tra essi i grandi sono per la sua prima colazione, quelli medi per il suo pranzo, quelli piccoli per la sua cena, quelli vecchi per il suo incensamento. (...) Unas si alimenta con i polmoni dei saggi e si sazia con i loro cuori e la loro magia. (...) Egli si rallegra quando la loro magia è nel suo corpo. La dignità di Unas non si separerà da lui dopo aver inghiottito il sapere di ogni dio. La durata della vita di Unas è l'eternità, il suo limite è la perpetuità (...) Ecco che l'anima degli dei è nel corpo di Unas, (...) Unas possiede il loro spirito (...) Ecco che l'anima degli dei appartiene a Unas".

mercoledì 1 luglio 2015

I testi delle Piramidi

Il desiderio di avere accesso alla nuova vita nell'aldilà ha la sua più antica testimonianza nei Testi delle Piramidi, passaporto dei faraoni per l'eternità. Si tratta della raccolta di testi religiosi più importante dell'Antico Regno.
I testi delle Piramidi sono una raccolta di formule destinate a facilitare l'ascesa al cielo del defunto, grazie al potere magico della scrittura. Per il luogo in cui furono scritti - le piramidi - il privilegio doveva essere esclusivo del faraone. Questi testi, che non compaiono in tutte le piramidi, hanno il loro riferimento più antico nella piramide di Unas, ultimo faraone della V dinastia, ma vi sono testi anche in quelle di sovrani della VI e della VII, come Teti, Pepi I, Merenra I, Pepi II e tra regine spose di quest'ultimo. Si conoscono in totale 800 formule, anche se non sono state trovate tutte in un'unica piramide. La compilazione di questi testi indica che furono scritti in diversi periodi storici; lo stile arcaico della scrittura e l'uso della seconda o della terza persona sono testimonianze dell'evoluzione della lingua egizia. Vi sono formule risalenti ai primissimi tempi dell'Egitto faraonico, e anche precedenti, come nel caso dell'Inno Cannibale, databile al Periodo Predinastico. Poiché questi testi si trovano nelle piramidi , alcuni egittologi ritengono che i faraoni dubitassero della loro salvezza e cercassero, attraverso la magia della parola, di assicurarsi il cammino verso il cielo.
Sebbene la provenienza delle formule incluse nei Testi delle Piramidi sia varia e in esse si riflettano idee appartenenti a diverse teologie, nella redazione complessiva si nota l'influenza dei sacerdoti eliopolitani. La salvezza del sovrano si trova nel cielo, mentre i sudditi hanno un paradiso terrestre. Il destino finale del faraone poteva essere salire sulla barca di suo padre Ra, dio Sole, o trasformarsi in una stella e divenire eterno. Nei Testi di trova riflesse la politica del momento poiché, oltre al crescente potere dei sacerdoti, rappresentato dal culto di Ra, il defunto viene identificato con Osiride, dio dei morti, mentre il faraone regnante con Horus. Nei Testi delle Piramidi vengono menzionate alcune leggende che saranno sviluppate in seguito, come la morte di Osiride. Altri testi riguardano culti del faraone o rituali che venivano compiuti durante la vita del re, e scongiuri magici contro le forze del male che erano in agguato nell'aldilà.


I Testi della piramide di Pepi I
Nella zona a nord di Saqqara si trova la piramide di Pepi I, faraone della Vi dinastia. Questa tomba, successiva a quella di Unas, fu scoperta prima. Su tutte le pareti interne c'erano formule scritte con geroglifici verdi riguardanti appunto i sacri Testi. Alcune di esse figurano già nella piramide di Unas, ma altre apparivano per la prima volta. Il grande lavoro di Maspero e, più tardi, di Kurt Sethe, ha permesso di conoscerne il contenuto. Il testo, che probabilmente veniva recitato da un sacerdote durante la cerimonia funebre, aveva uno stretto legame con il luogo in cui veniva scritto. Secondo alcuni egittologi, i testi devono essere letti dalla camera sepolcrale verso l'esterno, a indicare la resurrezione del defunto che, uscendo dal sarcofago abbandonava il mondo sotterraneo attraverso un corridoio. Altri parlano di una processione fino al sarcofago, come nel caso della piramide di Pepi I. Il vestibolo assomiglia al tempio della valle, dove veniva accolto il sarcofago del defunto. Il corridoio si identifica con la stra maestra che saliva al tempio alto, qui identificato con l'anticamera, dove venivano compiuti diversi rituali; la sala del sarcofago è il recinto in cui solo il faraone o il sacerdote avevano l'autorità di celebrare il culto. Nonostante il lavoro di Maspero e Sethe, l'opera di copiatura e di traduzione dei Testi della piramide di Pepi I è ancora in fase di elaborazione e di studio.

sabato 13 giugno 2015

I testi delle Steli funerarie 2

Abbiamo parlato precedentemente degli epiteti principali delle divinità (clicca qui) presenti sulle steli funerarie. Adesso vedremo come continua la formula funeraria standard più impiegata nel corso della XVIII dinastia, molto spesso troverete le stesse iscrizioni con la formula estesa della parola, in questo caso affidatevi al determinativo della parola. Ricordiamo dunque che la formula inizia con: "Offerta fatta dal re al (nome della divinità) (epiteti del dio)" e continua come segue:


Fornisco ora altri elementi della lista delle offerte funerarie più comuni, che si trovano nelle iscrizioni di tali steli:


Ricapitolando, onde comprendere meglio la parte finale, ricordo che la formula funeraria standard recita: "Offerta del re (al) dio X (epiteti). Si dia a lui (al defunto) un'offerta funeraria consistente in (segue lista delle offerte)". Generalmente le steli funerarie si concludono con quanto segue:




mercoledì 10 giugno 2015

I testi delle Steli funerarie 1

Quest'oggi iniziamo lo studio geroglifico dei testi delle steli funerarie d'offerta. Questi reperti sono ovunque nel mondo, in ogni museo quindi vi potrete cimentare nella lettura e nella comprensione di questa straordinaria civiltà. Iniziamo dunque con la prima frase di una tipica stele funeraria egizia:


A questa formula iniziale seguono generalmente una o più divinità con i loro epiteti più comuni, formando dunque la frase: "Offerta fatta dal Re al dio X", esempio:


Tuttavia, questi sono i titoli più comuni di Osiride, ma potreste incontrare anche altri epiteti a lui connessi. Osiride appare sovente nelle stele funerarie in quanto divinità posta a capo dell'aldilà, quindi andiamo a dare un'occhiata agli altri titoli:


Abbiamo visto come, nelle steli funerarie la formula "Offerta del re" venga spesso seguita dai nomi di una divinità e dagli epiteti più comuni, per ora sono stati illustrati quelli di Osiride. Adesso vedremo invece un'altra divinità dalla forte connessione con l'aldilà: Anubi, il cui nome egizio era Inpw e che era il dio funerario per eccellenza, preposto fra le altre cose all'imbalsamazione. Vediamo di seguito i titoli del dio delle necropoli.



Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...