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domenica 7 aprile 2013

Le piramidi di Napata e Meroe


Situate nell’Alta Nubia, le piramidi di Napata e Meroe segnarono una vera e propria rinascita delle forme classiche dell’architettura funeraria dell’Antico Regno, quasi duemila anni dopo le costruzioni tradizionali. 

I faraoni nubiani della XXV dinastia (716-656 a.C.) conquistarono l’Egitto e stabilirono la loro capitale a Napata, città o regione che si trovava vicino alla IV cataratta del Nilo ed era un importante centro di culto al dio Amon i tempi della dominazione egizia. Divenuti signori dell’Alto e del Basso Egitto, i re della Nubia (Kush in egizio), adottarono i costumi, la lingua, i culti e l’arte di questo paese, pur mantenendo alcuni caratteri autoctoni. I sovrani napatiensi furono seppelliti nei cimiteri vicini alla capitale, come el-Kurru o Nuri, e scelsero una forma di sepoltura che non si usava in Egitto da molti secoli: la piramide, simbolo del potere faraonico. 

Nelle necropoli di el-Kurru si trovano le tombe dei primi re di Napata e anche quella di Peye, il primo sovrano che adottò i riti funerari egizi e l’inumazione all’interno della piramide, abbandonando in tal modo la mastaba, che era la forma di sepolcro tradizionale dei re nubiani. Queste tombe, scavate nella roccia, erano dipinte e avevano un grande valore artistico. Altri faraoni scelsero di essere sepolti a Nuri, sulla sponda opposta. La piramide più grande della necropoli ha una struttura interna complessa; appartenne forse a Taharqa, il maggior costruttore tra i re nubiani.



Dopo la distruzione di Napata a opera dell’esercito egizio nell’anno 591 a.C., i re nubiani furono costretti a trasferire la loro capitale più a sud, a Meroe, a nord della VI cataratta. Come tipologia, le piramidi del cimitero di Meroe sono simili a quelle di el-Kurru e Nuri. Alcune presentano una struttura a gradoni e altre sono rinforzate con un rivestimento di pietre lisce. Le più tarde i riducono a un ammasso di terra e pietre, rivestito con lastre di pietra e mattoni. Sappiamo che il sovrano stabiliva il luogo della sua sepoltura e ordinava la preparazione degli ipogei nella roccia. Al momento della sua morte, il successore era responsabile dell’edificazione della piramide, della costruzione di una cappella a est e di una muraglia intorno all’entrata della tomba. Molte cose restano ancora da scoprire su questa affascinante civiltà nubiana, tuttavia, ancora oggi è possibile ammirare i resti ciclopici della loro opera.

martedì 19 febbraio 2013

L'Alfabeto Meroitico


Agli inizi del VI° secolo a.C., i Nubiani trasferirono la capitale da Napata a Meroe e iniziarono un processo di “africanizzazione”. Dapprima usarono la scrittura egizia, ma in seguito crearono il meroitico. I primi scritti in meroitico furono scoperti agli inizi del XIX secolo in un tempio di el-Dakka. Nel 1909 l’egittologo Francis L.Griffith cercç di decifrarli. Egli riuscì a trascrivere i simboli grazie a un’iscrizione bilingue nella quale i nomi dei sovrani di Meroe erano scritti sia in geroglifico egizio sia in meroitico. Non è stato ancora possibile decifrare questa lingua, poiché i testi bilingui sono pochissimi e quelli esistenti assai brevi. Il meroitico apparteneva a un gruppo di idiomi africani scomparsi e non può essere comparato con nessuna lingua attuale. La scrittura constava di 23 simboli; i testi si dividevano in frammenti (stiches), divisi da due o tre punti, e la maggior parte di essi era di tipo funerario. Le iscrizioni dei templi venivano realizzate con geroglifici meroitici, per gli altri documenti di ricorreva al corsivo. I geroglifici erano in colonne, il corsivo in file e il verso da destra a sinistra. Durante l’epoca cristiana nella scrittura nubiana furono uniti l’alfabeto greco e i segni meroitici. 

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...