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venerdì 14 aprile 2017

La morte di Lord Carnarvon

"Siamo stati molto in pensiero negli ultimi giorni per la malattia di Lord Carnarvon. Non... è ancora fuori pericolo. È difficile pensare che solo venerdì scorso abbiamo cenato insieme. Sarebbe terribile se - ma non voglio pensarci".
Alan Gardiner alla moglie Heddie


La morte inaspettata di Lord Carnarvon segnò la fine di un'epoca nella storia della tomba. Nel giro di una notte Carter divenne una celebrità e aggiunse alle gravose responsabilità dell'archeologo anche il peso delle pubbliche relazioni, che fino allora erano state magistralmente gestite da Carnarvon. Tutto questo sarebbe incominciato con la partenza di Carnarvon per Assuan il 28 febbraio, per qualche giorno di riposo  dopo l'apertura ufficiale della Camera Funeraria. Prima o dopo il suo arrivo ad Assuan, Carnarvon fu punto da una zanzara. Radendosi, inavvertitamente ferì la puntura, che si infettò nonostante le tempestive applicazioni di iodio. La febbre piuttosto elevata (38.3 °C) costrinse Carnarvon a letto, assistito dalla figlia Evelyn. Due giorni dopo stava meglio e decise di visitare la tomba, ma ebbe una ricaduta e la figlia lo fece trasportare al Continental-Savoy del Cairo, il 14 marzo. Ma era troppo tardi: dopo il suo incidente stradale, il cinquantasettenne Conte divenne di salute cagionevole; indebolito ulteriormente dall'infezione, quando ancora non esisteva la penicillina, fu facile vittima di una polmonite. La moglie arrivò in aereo dall'Inghilterra accompagnata dal medico di famiglia, dottor Johnson. In seguito arrivò anche il figlio, Lord Porchester, in tempo per assistere per poche ore il padre in delirio. Il mattino del 5 aprile Lord Carnarvon morì; Carter annotò nel suo diario: "Il povero Lord C. è morto nelle prime ore del mattino". La commozione dei familiari, degli amici e dei colleghi si espresse con un necrologio sulle pagine dei quotidiani del Cairo. Nonostante il chiasso suscitato dall'esclusiva con il Times, Carnarvon era molto amato e rispettato in Egitto. Si decise di preparare senza indugio il corpo del Conte per trasportarlo in Inghilterra e seppellirlo a Beacon Hill, vicino alla sua amata Highclere. Intanto, in Egitto, Carter si trovava al timone di quella che ormai era la "nave" di Lady Carnarvon. Purtroppo, si rivelò un marinaio inesperto. 
Arthur Weigall, ex Ispettore del Service des Antiquités, che lavorò anche come inviato speciale per il Daily Mail, osservando l'eccitazione di Carnarvon all'apertura della Camera Funeraria, si dice che Weigall abbia esclamato: "Se continua con questo ritmo, non gli dò più di sei settimane di vita". Poco più di sei settimane dopo Carnarvon era morto.

martedì 8 marzo 2016

Gli scavi di Ernesto Schiaparelli

Grazie all'opera instancabile dell’archeologo torinese allievo del grande Gaston Maspero, il museo Egizio di Torino può vantare oggi una raccolta di antichità che abbraccia tutte le epoche della civiltà faraonica.


Il museo Egizio di Torino deve una buona parte della sua fama internazionale agli scavi condotti da Ernesto Schiaparelli agli inizi del Novecento. Fu fondato, infatti, nel 1824, quando Carlo Felice di Savoia acquistò la magnifica collezione Drovetti: una raccolta unica, ma anche incompleta, dal momento che comprendeva pochissimi reperti dell’antico e del medio regno. Consapevole di questa lacuna, Schiaparelli decise di porvi rimedio conducendo personalmente numerose missioni archeologiche in terra d’Egitto. 

Il fiuto di un grande egittologo
Ernesto Schiaparelli (1856-1928) intraprese i suoi studi di archeologia a Torino, con Francesco Rossi, poi li completò a Parigi con Gaston Maspero fra il 1877 e il 1880. Il talento di ricercatore e l’intuito di cui era dotato gli valsero ben presto incarichi molto ambiti, in particolare a Firenze: nel 1880, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità Egizie nella nuova sede del museo Egizio toscano, che era stato istituito nel 1855. Pochi anni dopo, Ernesto compì la sua prima missione in Egitto. Ne sarebbero seguite molte altre: tra 1903 e il 1920 l’egittologo condusse almeno dodici campagne di scavi. Si recò così ad Assist, a Gebelein e nella Valle delle Regine. Fu anche a Giza e a Deir el Medina, nell'antico villaggio degli artigiani reali, dove riportò alla luce la bellissima tomba dell’architetto Kha e di sua moglie: ritrovata intatta e colma di decorazioni e oggetti dell’antichità, fu immediatamente trasportata e ricostruita nel Museo di Torino, dove è tuttora esposta. Proprio nella città piemontese Schiaparelli concluse la sua brillante carriera, costellata di meravigliose scoperte.

Da Gebelein e Assiut…
Tra le spedizioni più importanti di Ernesto Schiaparelli, merita di essere menzionata quella condotta a trenta chilometri a sud di Tebe, nella località di Gebelein. Anticamente, questa era una città di provincia ma conobbe una certa prosperità durante il Primo e Secondo Periodo Intermedio, quando il potere centrale dei faraoni andò allentandosi. Gli scavi cominciarono nel 1910, e portarono alla scoperta di ciò che rimane del tempio di Hathor. Questo monumento era stato fondato ai tempi della Prima Dinastia, poi fu rimaneggiato durante l’XI Dinastia e da Thutmosi III nella XVIII Dinastia; probabilmente, proprio durante il regno di quest’ultimo fu scolpita una vasca cerimoniale in pietra calcarea, dedicata alla dea: per quanto incompleta, costituisce ancora oggi uno dei pezzi forti della collezione torinese. In alcune tombe di Assiut, invece, Schiaparelli ritrovò delle magnifiche sculture in legno, datate al I Periodo Intermedio.

…a Dei el Medina
A Deir el Medina, Schiaparelli ebbe modo di venire a contatto con le vestigia del Nuovo Regno e, in particolare, della XVIII Dinastia. Il sito archeologico era stato individuato già da Drovetti nei primi anni dell’Ottocento, ma fu Schiaparelli ad avviare gli scavi, nel 1904. Oltre al celeberrimo villaggio degli artigiani della Valle dei Re, riemersero anche magnifiche sepolture, tra queste la cappella di Maya, magnificamente affrescata. 

Giza e la Valle delle Regine
Sull'altopiano di Giza la missione archeologica Italiana contribuì agli scavi dell’immensa necropoli: riemersero numerose tombe e mastabe datate all’Antico Regno. All'attenzione dell’egittologo piemontese non sfuggirono neanche le sepolture della Valle delle Regine: in questo corridoio di roccia, che accoglieva le spoglie delle grandi spose reali della XIX e della XX Dinastia, Schiaparelli ritrovò nel 1904 circa ottanta tombe; tra queste le più belle sono quelle di Kaemwaset e Amonherkopeshef, figli di Ramses III. Ciononostante la scoperta più importante di tutte fu quella del ritrovamento della tomba di Nefertari, grande sposa reale di Ramses II. Purtroppo, non ritrovò la mummia della regina, ma portò in Italia il coperchio in granito rosa del sarcofago, circa una trentina di Ushabti, altri oggetti funerari e i sandali della regina. Ancora oggi, questi reperti sono esposti al Museo Egizio di Torino.

Schiaparelli e il Museo Egizio di Torino
Se oggi il Museo Egizio di Torino può raccontare quattromila anni di storia dell’antico Egitto, come si è detto, lo si deve in buona parte al contributo di questo straordinario archeologo che con intelligenza e perspicacia, riuscì a completare la collezione arricchendola con reperti di grande valore. Tra questi, ricordiamo ancora la “finta porta” della mastaba di Uehem-Neferet, sorella del faraone Snofru e, ancora, il sarcofago di granito di Duaenra, figlio di Cheope e visir di Macerino: tutti pezzi che ancora oggi fanno della raccolta di antichità torinese un punto di riferimento per gli appassionati e gli studiosi; soprattutto dopo le ultime innovazioni scaturite dal lavoro del Dottor Christian Greco, attuale direttore del Museo.



lunedì 8 febbraio 2016

Howard Carter: una vita per l'egittologia

"Ho un temperamento caldo, quella tenacia di propositi che gli osservatori meno amichevoli chiamano ostinazione, e che oggi... i miei nemici si compiacciono di chiamare... un mauvais caractère. Ebbene, non posso farci niente!"
Howard Carter

Howard Carter nacque a Londra il 9 maggio del 1874 da Martha Joyce Sands e da Samuel Carter, un artista particolarmente dotato che incoraggiò il figlio a seguire le proprie orme. Howard Carter dimostrò di avere un talento particolare per il disegno e a 17 anni divenne assistente dell’egittologo Percy Newberry, partecipando a una sua spedizione nella necropoli di Beni Hasan risalente al Medio Regno dell’Egitto (il periodo tra il 1987 e il 1780 avanti Cristo). Tra i vari incarichi affidati a Carter, c’era quello di ricopiare e catalogare le decorazioni e i geroglifici all’interno delle tombe, lavoro che svolse con grande attenzione innovando anche alcuni sistemi per ricopiare i motivi decorativi.

Dopo aver lavorato in altre zone dell’Egitto con altri archeologi, nel 1899 Carter fu nominato ispettore capo del Consiglio supremo delle antichità dal ministero della Cultura egiziano e coordinò diversi scavi a Luxor. Nel 1905 diede le proprie dimissioni e tre anni dopo entrò in contatto con George Herbert, quinto conte di Carnarvon, che gli diede molte risorse economiche per finanziare nuovi scavi archeologici. Carter concentrò i propri lavori nella valle dei Re, l’area che si trova vicino Luxor e che per quasi cinque secoli fu utilizzata dagli antichi egizi per le sepolture dei loro sovrani. I primi anni furono poco fruttuosi e le ricerche si interruppero a causa della Prima guerra mondiale, per poi riprendere con maggiore continuità nel 1917. Lord Carnarvon stava spendendo molto denaro, ma non riteneva soddisfacenti i risultati ottenuti dal suo archeologo e nel 1922 decise di dare un ultimo finanziamento a Carter affinché gli trovasse una particolare tomba.
Howard Carter intensificò le proprie ricerche e il 4 novembre del 1922 trovò, insieme con i suoi collaboratori, i gradini che portavano alla tomba di Tutankhamon. Ventidue giorni dopo, Carter aprì una piccola breccia in presenza di Lord Carnarvon nella via di accesso alla tomba, scoprendo che non era stata depredata e che il corredo funebre del faraone era sostanzialmente intatto. La tomba era conservata perfettamente e divenne una delle più importanti scoperte archeologiche realizzate nella valle dei Re. In quei momenti, Carter non sapeva ancora con certezza di essere nella tomba di Tutankhamon e non immaginava ancora del tutto quanto fosse ben conservata e ricca di reperti. In quell'occasione ci fu un celebre scambio di battute con il suo finanziatore, che gli chiese se vedesse qualcosa di particolare ricevendo da Carter come risposta: “Sì, cose meravigliose”.
Effettuata la scoperta, iniziò un intenso lavoro di catalogazione dei manufatti trovati all’interno dell’anticamera della tomba. A fine febbraio del 1923, la ricerca si spostò in un’altra stanza dove avvenne l’importante ritrovamento del sarcofago di Tutankhamon. La notizia fu ripresa dai giornali di tutto il mondo e contribuì a rafforzare l’interesse verso l’antico Egitto da parte dell’opinione pubblica occidentale. Dopo nove anni di ricerche, Carter decise di ritirarsi e iniziò una nuova carriera come consulente e agente per alcuni musei.
Morì a Londra il 2 marzo del 1939 all’età di 64 anni a causa di un linfoma. La sua morte a così tanti anni di distanza dalla scoperta della tomba nella valle dei Re è la prova, laddove fosse necessaria, dell’inesistenza della cosiddetta “Maledizione di Tutankhamon”, che avrebbe colpito tutti coloro che parteciparono alla spedizione archeologica. Solamente Lord Carnarvon morì pochi mesi dopo la scoperta della tomba, ma a causa di una ferita mal curata dovuta a una puntura d’insetto. La maledizione fu una sorta di trovata promozionale dell’epoca, dovuta anche al fatto che circolavano poche informazioni ufficiali per la stampa sull'andamento degli scavi nella valle dei Re; e quelle poche notizie disponibili erano prerogativa del Times. In media, i principali artefici della scoperta archeologica morirono a oltre 24 anni di distanza dall’apertura della tomba di Tutankhamon.



sabato 1 novembre 2014

Professione: Egittologo


Sotto cieli meravigliosi, gli egittologi partono alla scoperta di un mondo scomparso. Conducono indagini quasi poliziesche per scoprire una civiltà attraverso ciò che ne rimane. Gli egittologi dei nostri giorni dispongono di attrezzature sofisticate, strumenti di indagine ultramoderni e fuoristrada per portare a buon fine le loro missioni. Eppure, spesso dormono accampati e per lavarsi usano un catino, come i pionieri dell'archeologia. Il loro numero varia da uno scavo all'altro: da un minimo di 2-3 fino a 20 per le missioni più importanti. Scavano solo per alcuni mesi dell'anno, perché spesso si tratta di docenti che partono per i siti archeologici durante le vacanze. Il loro lavoro assomiglia un po' a quello di un segugio: partono con delle idee precise su ciò che stanno cercando, ma ogni pietra, ogni singolo frammento scoperto può assumere un'importanza capitale per la storia del luogo e talvolta può aprire nuove vie. I ricercatori sono, perciò, quasi dei detective e, quando scavano una necropoli, all'antropologo spetta il ruolo di medico legale.

Un'avventura a volte pericolosa
Partire per una missione è pur sempre un'avventura, ma non necessariamente alla Indiana Jones! Oggi gli archeologi non conducono più i loro scavi nel timore di essere attaccati da predatori armati. In effetti, all'inizio del '900 era diverso: chi partiva per l'Egitto doveva affrontare anche il rischio di essere accolto a colpi di carabina da bande di predatori, in un clima forse non proprio da film western ma realmente rischioso. Purtroppo non tutti i pericoli sono stati scongiurati: ancora in anni recenti a Saqqara, alcuni guardiani, nel tentativo di contrastare un saccheggio, sono stati uccisi dai ladri, e dai cantieri degli scavi scompaiono molto spesso blocchi e pietre scolpite. Come in passato, l'avventura archeologica richiede ottime prestazioni fisiche: per fare alcuni rilevamenti, ad esempio, i ricercatori devono essere in grado di arrampicarsi a diversi metri di altezza o fare una discesa a corda doppia da una colonna.

Una giornata tipo
Di solito i ricercatori scavano dalle 6 alle 14, per evitare le ore calde del pomeriggio. Poi si dedicano all'inventario degli oggetti, pianificano e assolvono numerose incombenze amministrative. Queste ultime sono in parte sotto il controllo dello Stato egiziano: infatti, gli scavi possono essere svolti solo in presenza di un sovrintendente alle Antichità. Ogni oggetto ritrovato nel sito archeologico è debitamente schedato sul registro dello scavo. Se questi oggetti vengono conservati sul posto, è necessario costruire un magazzino le cui porte saranno sigillate ogni sera e che possono essere aperte solo in presenza del sovrintendente locale.

L'emozione della scoperta
Nel momento in cui viene estratto dalla sabbia un reperto che nessuno ha potuto ammirare da più di tremila anni, gli egittologi provano l'emozione più grande. Questa è ancora più forte quando si trova una semplice impronta di persone o animali, tracce capaci quasi di ridare vita agli oggetti recuperati. La civiltà dell'antico Egitto deve ancora svelarci molti dei suoi segreti, e bellissime scoperte attendono i ricercatori di oggi e di domani. Il terreno è particolarmente ricco: il deserto ha conservato talmente bene i monumenti che questi, talvolta, emergono dalla sabbia completamente intatti; d'altra parte, la valle del Nilo, meno adatta alla conservazione dei reperti, è stata a lungo trascurata dai primi archeologi. Ci sono, quindi, dei siti di città antiche della Valle che sono ancora tutti da scoprire, come Buto, antica capitale. A volte, una città contemporanea è sorta su quella antica, come nel caso di Eliopoli, corrispondente alla odierna periferia del Cairo: i ricercatori devono allora aspettare che i terreni siano venduti e perdano la loro funzione d'uso (un garage, un vecchio cinema) per poter cominciare i loro scavi. 

Il percorso universitario 
Gli studi per diventare egittologo sono appassionanti, ma richiedono pazienza, amore e tenacia. Quello dell'egittologo non è un lavoro adatto a chi desidera avere un futuro assicurato o guadagnare bene. Il percorso classico è quello di frequentare Storia o Storia dell'arte fino al dottorato. Il primo corso ufficiale tenuto in Europa sulla storia, la lingua e le antichità dell'Egitto antico fu avviato in Italia, all'università di Pisa, nel 1826: era curato da Ippolito Rosellini, allievo e amico di J.F. Champollion, lo studioso francese che decifrò il sistema geroglifico. Altri percorsi possibili sono quelli che riguardano le Lette classiche, i Beni culturali o per università come l'Orientale di Napoli, un vero e proprio percorso archeologico. Tuttavia, dopo la triennale è obbligatoria una laurea specialistica o magistrale.
La scuola del Louvre, ad esempio, è una delle strade per riuscire a esercitare la professione di egittologo. Si trova a Parigi, all'interno del Museo e prepara, in particolare, a svolgere la funzione di conservatore. Qui gli studenti sono in contatto diretto con gli oggetti: dopo aver seguito una lezione, possono infatti recarsi nel reparto delle Antichità egizie per ammirare i reperti che hanno studiato. 
Naturalmente il percorso di studio più specifico è quello proposto dall'American University del Cairo, con corsi divisi per periodi storici: Antico Regno, Medio Regno, Nuovo Regno ecc. ecc.
Infine, va specificato che il lavoro di egittologo non è un percorso facile, bisogna investire tutto: noi stessi, tempo, soldi e speranze; con poche certezze a vostro fianco: talento, devozione e duro lavoro. 

lunedì 30 settembre 2013

Girolamo Segato: un avventuriero poliedrico

Girolamo Segato nacque a Vedana, nel Veneto, nel 1792. Nel 1818 s'imbarcò alla volta dell'Egitto, dove rimase per circa 5 anni. All'inizio si dedicò alla topografia disegnando piante del Cairo su incarico di uno dei figli di Mohammed Alì, pascià d'Egitto. Nel 1820, prese parte a una spedizione militare nel Sudan orientale, organizzata dal pascià, e giunse fino alla Seconda Cateratta. 
Da lì partì da solo verso la zona sud occidentale e si addentrò nel deserto della Nubia, dove visitò alcuni villaggi. Al suo ritorno passò per lo Wadi Halfa e durante il suo viaggio, Segato fece dei disegni delle zone archeologiche. In una lettera al fratello descrisse i luoghi che aveva visitato. 

Nel 1821, per ordine del generale Von Minutoli, esplorò la necropoli di Saqqara e scoprì l'ingresso principale della piramide del faraone Djoser. Sempre per incarico di Von Minutoli, esplorò l'oasi di Siwa, nel Deserto Occidentale, dove ancora una volta si dedicò al disegno di alcuni monumenti della zona. Nel 1822, Girolamo sviluppò il suo interesse per l'archeologia egizia, organizzando una collezione. Egli disegnò dettagliatamente anche due cubiti regi trovati dal barone Nizzoli e dal consolo francese Drovetti. Più tardi, si dedicò allo studio della botanica e dei metodi di mummificazione. Tornò in Italia nel 1823. Quando partì, lasciò al Cairo gran parte degli appunti e dei disegni che aveva fatto. La nave che trasportava, in novanta casse, la collezione di antichità messa insieme per con di von Minutoli e destinata al Museo di Berlino, fece naufragio. Di esse, se ne salvarono solo venti. Una volta ritornato in Italia, Segato si stabilì a Firenze, dove, nel 1827, scrisse un'opera di cui fu pubblicato solo il primo volume, intitolato: Saggi pittori, geografici, statistici, catastali sull'Egitto.
Nel 1833 iniziò a redigere l'Atlante monumentale del Basso ed Alto Egitto, un'opera illustrata da Domenico Valeriani e pubblicata tra il 1835 e il 1837. Segato morì nel 1836.

domenica 28 aprile 2013

Libri e autori del XIX° secolo


Nel XIX° secolo l'Occidente, grazie alle scoperte di avventurieri ed egittologi, visse un vero e proprio "boom" dell'antico Egitto. I libri che raccontarono tali vicende aprirono gli occhi alla società occidentale e scatenarono entusiasmo per il passato di questa millenaria civiltà. Al termine del XVIII° secolo, l'Egitto era quasi sconosciuto. Fu la spedizione napoleonica del 1798 a mutare questa situazione. Grazie a essa vennero pubblicati molti libri sulla terra dei faraoni e ciò suscitò curiosità ed entusiasmo. Vivant Denon, che accompagnò l'esercito nell'antico Egitto, pubblicò nel 1802, Le Voyage dans la Basse et la Haute Égypte pendant les campagnes du Général Bonaparte. Questo libro aveva molte illustrazioni e furono loro a mostrare agli occidentali le meraviglie del paese. Uno dei primi illustratori a recarsi in Egitto fu Luigi Mayer che, nel 1805, pubblicò View in Egypt. Tra i numerosi viaggiatori, avventurieri, artisti e specialisti che, in quegli anni, visitarono il paese non si può dimenticare Giovanni Battista Belzoni, che raccontò le sue esperienze in Narrative of the Operations and Recent Discoveries (1820). Anche le ricerche del barone von Minutoli e di Jean-Jeacques Rifaud presero corpo in vari libri. Il vero padre dell'egittologia fu però Jean-Francois Champollon, che decifrò la scrittura geroglifica. Nel 1822, pubblicò la sua celebre Lettre à M. Dacier relative à l'alphabet des hièroglyphes phonètiques.
Diversi autori contribuirono a gettare le basi dell'egittologia. In Italia, si distinse Ippolito Rosellini con I Monumenti dell'Egitto e della Nubia, opera in tre parti, pubblicata tra il 1832 e il 1844 e ricca di disegni poi riprodotti più volte in altre opere. In Inghilterra, il pioniere di John Gardner Wilkinson che compì un considerevole lavoro di scavi, in particolare nella regione di Tebe. Egli riassunse la sua complessa attività nei tre volumi dell'opera Manners and Customs of the Ancient Egyptians (1837) Allo stesso periodo appartengo anche i libri di viaggiatori, esploratori e disegnatori come il poliedrico italiano Girolamo Segato (Altante del Basso ed ALto Egitto, 1835-1837), il pittore tedesco Heinrich von Mayr (Malerische Ansichten aus dem Orient, 1838-1846), l'architetto francese Hector Horeau (Panorama d'Égypte et de Nubie, 1841) e l'architetto nonché formidabile disegnatore inglese Owen Jones (Views on the Nile: from Cairo to the Second Cataract, 1843).
Tra gli artisti che si dedicarono all’Egitto a metà del XIX° secolo, un posto di rilievo lo occupa David Roberts, uno scozzese mosso dall'idea di realizzare disegni e bozzetti per farne quadri da vendere ai privati. Il suo lavoro fu di tale bellezza che i suoi schizzi e appunti furono subito trasformati in litografie, poi inserite in libri come Egypt and Nubia (1846-1850). In Germania, l’onore di organizzare queste conoscenze toccò a Karl Richard Lepsius, autore di Denkmäler aus Aegypten und Aethiopien (in alto a sinistra una rappresentazione presa dall'opera), pubblicato tra il 1848 e il 1859 in 12 volumi. Si tratta di un’opera estremamente rigorosa e probabilmente, insieme alla Description de l’Égypte, il maggior contributo scientifico sull'argomento  Tra gli altri personaggi di questo perioso, importante è stato anche l’ingegnere e architetto francese Achille Constant Thèodore Émile Prisse d’Avennes, il quale tra il 1858 e il 1877 pubblicò un raffinato: Atlas de l'Histoire de l'Art Égyptien, d'après les monuments, depuis le temps les plus reculès jusqu’à la domination romaine (Atlante della storia dell'arte egizia, dai monumenti dei primi tempi alla dominazione romana).

giovedì 28 febbraio 2013

Petrie, il padre degli egittologi

Flinders Petrie fu senza dubbio uno dei primi studiosi a impostare lo scavo con criteri sistematici. Il suo metodo di analisi, ancora oggi pienamente accettato, formò un'intera generazione di archeologi. William Matthew Flinders Petrie nacque a Charlton, in Inghilterra, il 3 giugno 1853. 
Era figlio di William Petrie, ingegnere civile e di Anne Flinders, figlia di un esploratore australiano. La sua formazione fu complessa, apprese dal padre la misurazione e la planimetria. Il giovane William si interessò di chimica, matematica, e scienze naturali; in seguito ampliò le proprie conoscenze con un geologo e un paleontologo. Iniziò il suo duro lavoro di ricercatore in Inghilterra, pubblicando una dettagliata relazione sul sito di Stonehenge. Nel 1880 si recò a Giza, inviato da suo padre per misurare i monumenti e analizzare i rilievi. Nei successivi 46 anni Flinders Petrie effettuò scavi in Egitto fino al 1926. Nel 1884, l'Egypt Exploration found lo incaricò di compiere scavi a Tanis, uno dei siti più importanti del basso Egitto. Petrie ricevette inoltre l'aiuto economico della scrittrice Amelia Edwards.
Negli anni 1884-85 scoprì la colonia greca di Naucrati. Petrie ricostruì la prima storia dell Egitto a partire dai ritrovamenti più insignificanti, scavando siti predinastici, come Nagada, Akhmin o Badari. Fu così respinta la teoria che attribuiva la nascita della civiltà egizia a popoli stranieri. Ad Abido, Petrie trovò le tombe dei primi sovrani egizi e stabilì una seriazione cronologica delle prime dinastie della storia egizia. Inoltre fece conoscere molti aspetti della vita quotidiana quando, nel 1989-90, effettuò scavi nel villaggio dei costruttori delle piramidi della XII dinastia a Kahun; compì scavi anche nelle metropoli di Illahun. Nella città di Aton, cioè Hakhetaton, trovò le famose Lettere di Amarna; qui scavò e analizzò le strutture e i rilievi degli edifici. Ad Hauara entrò nella piramide e nel complesso funerario di Amenemhat III. Nel 1893 ottenne la cattedra di egittologia all'University College di Londra. Nell 1894 fondò l'Egyptian Research Account, che nel 1905 si trasformò nella British School of Archeology in Egypt. Ai suoi scavi in Egitto seguirono molte pubblicazioni l'opera scientifica di Petrie comprende 90 volumi. Sono soprattutto noti il libro intitolato: Dieci anni di scavi in Egitto 1981-1891 e la sua opera definitiva Metodi ed obiettivi dell'archeologia (1904), Flinders Petrie morì nel 1942 a Gerusalemme.

sabato 14 gennaio 2012

Eduardo Toda

L'attività di Eduardo Toda in Egitto fu breve ma diede ottimi risultati. I suoi lavori sulla tomba intatta di Sennedjem hanno permesso di conoscere i riti funebri della fine del Nuovo Regno.
Eduardo nacque a Reus (Spagna) nel 1855. Studiò diritto a Madrid e di laureò nel 1873. L'anno dopo arrivò in Egitto come console spagnolo al Cairo, dove fece amicizia con il francese Gaston Maspero, allora direttore del Servizio di Antichità. Si interessò di egittologia e imparò a decifrare i geroglifici. Toda rimase in Egitto solo due anni, ma, spinto dalla passione per l'avventura, viaggiò per tutto il paese. Visitò le rovine di Menfi e Saqqara, le grotte di Asyut e i templi di Dendera, e si fermò diversi giorni a Tebe. Si imbarcò sulla nave Bulaq con la squadra di Maspero. Durante la sua permanenza a Luxor giunse la notizia della scoperta di una tomba a Deir el-Medina. Maspero affidò a Toda l'apertura di questo sepolcro, che iniziò gli scavi nel febbraio del 1886. La tombe apparteneva a Sennedjem; secondo l'avventuriero, non era posteriore alla XX dinastia. L'importanza di questo ritrovamento stava nel fatto che il sepolcro era intatto. Toda continuò il suo viaggio fino alla Nubia, poi tornò a Luxor e poi nel marzo del 1886 tornò in Europa.
L'attività di Eduardo Toda nel campo dell'egittologia consistette nello scavare e far conoscere la tomba di Sennedjem e nel raccogliere un'importante collezione di antichità che poi cedette al Museo Archeologico Nazionale di Madrid e al Museo Victor Balaguer de Vilanova I la Geltrù. La maggior parte del corredo funerario rinvenuto nella tomba di Sennedjem e scrisse una serie di monografie per la raccolta ''Studi Egittologici'', in cui espose i risultati delle sue ricerche. I suoi documenti manoscritti sul soggiorno in Egitto sono conservati al Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche di Madrid. Toda morì il 26 aprile 1941 e fu sepolto nel monastero cistercense di Poblet (Terragona).

venerdì 24 giugno 2011

Scomparsa dell'egittologa Christiane Desroches-Noblecourt

Direttrice del dipartimento delle Antichità Egiziane del Louvre e abile divulgatrice, autrice di testi e promotrice di eventi ed esposizioni, Christiane Desroches-Noblecourt è stata la fautrice della missione di salvataggio dei templi della Nubia dalle acque del Lago Nasser. La "grande dame" dell'Egittologia si è spenta all'età di 97 anni.

da Archaeogate

Articolo su Le Monde.

martedì 2 marzo 2010

Christian Jacq e i romanzi sull'Egitto


Il fascino dell'Egitto antico ha avuto un grande eco nella letteratura occidentale a partire dal secolo scorso. Ma negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio boom, specialmente con lo strepitoso successo dei romanzi di Christian Jacq. La letteratura si è avvicinata all'antico Egitto da punti di vista molto diversi, e questo ci consente di parlare di generi; è stato coltivato il romanzo storico, che descrive momenti controversi, soprattutto del Nuovo Regno, come quello amarniano. Le vite dei grandi personaggi della storia sono da sempre fonte di ispirazione per gli scrittori e così Cheope, Akhenaton, Ramses II e donne straordinarie che hanno fatto epoca, come Nefertiti o Cleopatra, sono i protagonisti indiscussi di avvincenti biografie romanzate. Accanto ai libri più rigorosamente storici, l'Egitto ha ispirato anche romanzi d'avventura, romantiche storie d'amore, la letteratura fantastica e quella del terrore e numerosi libri di viaggi. Infine, bisogna ricordare che non sono stati solo gli scrittori di professione a occuparsi dell'Egitto antico. Alcuni egittologi prestigiosi (prima Georg Ebers e poi Christian Jacq) hanno scritto romanzi storici che hanno riscosso un incredibile successo in tutto il mondo. Il professor Jacq, insegna egittologia alla Sorbona, premiato dall'Academie Française, ha scritto numerose opere di divulgazione sull'Egitto e i faraoni. 

La sua pentalogia su Ramses ha fatto esplodere ovunque l'Egittomania.

Bibliografia principale di C.Jacq:

Saggi
1981 – L'Egitto dei grandi faraoni – ISBN 8804471840
1981 – Vita quotidiana nell'antico Egitto – ISBN 8804472073
1981 – I segreti dell'antico Egitto – ISBN 8804453362
Il mondo magico dell'antico Egitto (1983) – ISBN 8804480580
I grandi monumenti dell'antico Egitto (1986) – ISBN 8804448873
La grande sposa Nefertiti (1990) – ISBN 8804436379
La valle dei re (1992) - ISBN 8804477725
L'insegnamento del saggio egizio Ptahhotep. Il libro più antico del mondo (1993) – ISBN 8804442468
Conoscere l'antico Egitto (1994) - ISBN 8804435046
Il segreto dei geroglifici. Come entrare nel magico mondo degli antichi egizi (1994) - ISBN 8838443513
Le donne dei faraoni (1996) - ISBN 8804481005
La misteriosa sapienza dell'antico Egitto. Massime di eterna saggezza (1998) - ISBN 880446822X
Testi delle piramidi. Manuale di vita (2000) - ISBN 8845238407
Viaggio nell'Egitto dei faraoni (2002) - ISBN 8804525908

Romanzi
Il romanzo di Kheops 1 - L'inferno del giudice (1993) - ISBN 8804464879
Il romanzo di Kheops 2 - Il testamento degli dèi (1993) - ISBN 8804468874
Il romanzo di Kheops 3 - Il ladro di ombre (1994) - ISBN 880447856X
Barrage sur le Nil (1995)
Il romanzo di Ramses - IL FIGLIO DELLA LUCE(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA DIMORA MILLENARIA(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA BATTAGLIA DI QADESH(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA REGINA DI ABU SIMBEL(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - L'ULTIMO NEMICO(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il faraone nero (1997) - ISBN 880444794X

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...