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mercoledì 13 maggio 2015

Il mistero del Re Scorpione

Nell'Ashmolean Museum di Oxford, in Inghilterra, è conservata una reliquia straordinaria: rinvenuta nel tempio di Hierancopolis, risalirebbe al periodo predinastico. Si tratta della parte superiore di una mazza da guerra in pietra calcarea, su cui sono magnificamente scolpite diverse scene. Una di queste, particolarmente eloquente, sembra avere un significato ben preciso: raffigura, infatti, un personaggio di imponente statura, cinto con la corona dei sovrani dell’alto Egitto. Un re, dunque: è vestito con il tipico gonnellino da cui pende una coda di toro, simbolo di potenza; tra le mani, inoltre, stringe un utensile per arare la terra. Intorno a lui vi sono numerosi altri personaggi, di statura più bassa, una convenzione egizia per esprimere la superiorità del sovrano rispetto ai sudditi: uno di loro regge un cesto in cui è raccolto il terreno scavato dal re. All'altezza del viso di quest’ultimo, risaltano due immagini: una stella a sette raggi (o fiore) e uno scorpione. Poiché non si era interpretare il significato di questi due simboli, il gigantesco e misterioso personaggio è passato alla storia con il nome di “Re Scorpione”.

Molte domande, poche risposte
Noi esperti non siamo ancora riusciti a dare una risposta certa a diverse domande riguardanti il Re Scorpione; e forse non ci riusciremo mai. Per esempio, non si sa ancora con esattezza quando sia vissuto. Alcuni egittologi ritengono che il suo regno risalga a tremila anni prima di Cristo; tuttavia, i dubbi mano a mano che si approfondisce la conoscenza della cronologia dei Faraoni. Chi era, dunque, il Re Scorpione? In quale parte dell’Egitto regnò? Che potere aveva, e quanto durò il suo regno? Sono tutte domande alle quali è davvero difficile dare risposte definitive: spesso, ci si deve limitare a formulare delle ipotesi.
Nel III secolo a.C., lo storico greco-egizio Manetone si occupò per primo di suddividere la storia egizia in trenta dinastie, classificazione ancora utilizzata dagli egittologi moderni. Il termine “Dinastia” adottata per la storia dell’antico Egitto, in realtà, non indica propriamente una successione di sovrani appartenenti alla stessa famiglia. Nella civiltà dei faraoni, la Dinastia corrisponde invece ad un periodo storico ben definito. In genere, gli specialisti riuniscono tutti i Re sepolti ad Abydos nella Dinastia 0. Per questo anche Re Scorpione. Se si osserva con attenzione la scena scolpita nella mazza precedentemente descritta, si può cercare di interpretare l’immagine raffigurata. Il Re è intento a scavare la terra, ma cosa sta facendo esattamente? Sta tracciando un solco, una strada, un canale di navigazione o di irrigazione? Prepara le fondamenta di un palazzo o di un tempio? È un mistero. Quel che è certo è che l’azione compita dal Re, qualunque essa sia, ha un carattere costruttivo ed esemplare: il gesto di scavare la terra, infatti, può essere associato ai concetti di "rendere fertile",  "bonificare", "edificare" e "fondare". Un atto positivo dunque che descrive il sovrano come un benefattore del popolo. Un’altra scena presenta una seria di bandiere di città e provincie, decorate con uccelli e simboli degli dei Seth e Min. È possibile che si tratti di una rappresentazione delle contrade dell’alto Egitto, di cui Seth, dio del caos, era il protettore e sulle quali il sovrano estendeva la propria autorità.
Per quanto riguarda gli uccelli, si potrebbe trattare di una raffigurazione delle popolazioni e delle tribù nomadi sulle quali regnava il Re Scorpione. Una terza scena scolpita sulla testa di mazza offre altri indizi significativi sull'enigmatico personaggio: si tratta, infatti, della sinuosa rappresentazione del Nilo, fonte di fertilità e di vita per il paese. Ogni anno, nei mesi estivi, il fiume si gonfiava d’acqua e tracimava nel suo corso inferiore, inondando tutto il terreno circostante. In autunno, le acque defluivano lasciando il terreno ricoperto di limo, straordinario concime naturale che dava vita a una vegetazione rigogliosa e ricompensava il duro lavoro dei contadini.

Il popolo del Re Scorpione
I sudditi di questo faraone erano sicuramente formati dall'unione di diverse etnie, avvenuta durante i secoli precedenti, quando i primi abitanti della valle del Nilo si erano mescolati con le popolazioni provenienti dal Sahara orientale. Per molto tempo si è affermato che l'unificazione politica dell'antico Egitto avvenne per opera di Narmer, chiamato anche Menes, sovrano della I dinastia che regnò intorno al 3000/3100 a.C. In realtà, questo dato non è affatto confermato. Alcuni studiosi pensano che, ben prima di Narmer, sia esistita in Egitto una civiltà unificata da una scrittura comune, e che l'unione dell'Alto e del Basso Egitto fosse già stata attuata. Questo processo, ovviamente lungo e complesso, avrebbe coinvolto diversi regni. Il re Scorpione, quindi, non sarebbe stato una singola persona, ma un simbolo scelto per rappresentare i diversi sovrani vissuti durante il processo di unificazione. Altri egittologi ritengono di poter attribuire al periodo predinastico precedente Narmer due nomi sovrani: quello del re Scorpione e quello di un sovrano chiamato Ka. Tuttavia, vi sono anche altre tradizioni, che farebbero risalire l'inizio della monarchia dell'Alto Egitto al 5500 a.C.
Vista l'incertezza di diversi miei colleghi, queste ipotesi vanno accolte con cautela. Tuttavia, si può affermare che una certa unità culturale e politica, opera del re Scorpione, sia effettivamente esistita prima di Narmer. Mentre l'unificazione del paese in senso stretto, invece, sarebbe stata opera di quest'ultimo: fu lui a porre definitivamente l'Alto e il Basso Egitto sotto uno stesso governo.


venerdì 20 marzo 2015

I monumenti del periodo Protodinastico ad Abydos

Abydos, la necropoli di This, si trova fra Assiut e Luxor, nell’Alto Egitto. La planimetria dell’abitato di This non è stato ancora chiaramente definita. Gli strati più antichi risalgono al Protodinastico, ma durante i secoli successivi la città conobbe una rapida espansione. A questo periodo risale la costruzione di due cinte murarie: quella del tempio consacrato alla divinità locale Khentymentiu, signore dei morti, e quella rettangolare in mattoni crudi che racchiude il centro abitato. Il prestigio di Abydos come centro religioso fu notevole. Secondo la tradizione, in questa località, si trovava la tomba del dio Osiride: essa pertanto ritenuta uno dei centri di culto più importanti del Paese. Durante la V e la VI Dinastia, Khentymentiu venne infatti identificato con il dio Osiride, la cui personalità andò costantemente affermandosi sino a quando cancellò quella del suo predecessore. Il pellegrinaggio ad Abydos divenne un rito importantissimo e le grandi cerimonie che vi si svolgevano erano considerate tra le principali dell’Egitto.


La madre dei vasi
Le tombe dei sovrani della I Dinastia si trovavano in una zona della necropoli oggi chiamata Umm el-Qaab (che significa “madre dei vasi”, dal gran numero di ceramiche qui rinvenute). Esse erano relativamente varie sia per forma che per dimensioni;  la più ampia copriva una superficie di circa 340 mq. Stando alla ricostruzione fornita dall'archeologo Inglese Friends Petrie, che scavò la necropoli fra il 1899 e il 1901, esse consistevano di camere scavate nel terreno e rivestite in mattoni crudi che servivano da supporto a un intelaiatura di pannelli in legno. All'epoca, le sovrastrutture delle tombe erano ormai distrutte; pare tuttavia che ognuna di esse fosse ricoperta da un basso tumulo di sabbia o ghiaia circondato da un muro di cinta di mattoni. Qui erano inoltre erette due stele in pietra recanti il “nome di Horus” del sovrano defunto. Oltre a questa stele i reperti ritrovati da Petrie includevano una serie di piccoli oggetti: frammenti di recipienti in pietra e di mobili, sigilli in argilla e piastrine in avorio o ebano.
I sigilli e le piastrine, oltre ad essere le più antiche iscrizioni che ci giungono dall'Egitto Dinastico, sono di importanza storica fondamentale, in quanto recano i nomi di alcuni sovrani regnanti e di diversi funzionari a loro contemporanei. Tutto questo materiale era stato gettato e disperso dagli archeologi francesi che avevano scavato nell'area tra il 1895 e il 1896, e che avevano deliberatamente distrutto la maggior parte degli oggetti trovati per aumentare il valore commerciale delle poche opere selezionate.
Grazie ad uno studio dei sigilli e delle steli, Petrie riuscì a stabilire il nome del proprietario di quasi tutte le tombe. Egli fu poi in grado di proporre una valida successione cronologica delle tombe e, di conseguenza, dei loro Re. Nelle tombe, comunque, non vi era nessuna traccia di resti umani, il che venne spiegato come il risultato di saccheggi sin dall’antichità e dall’attività di animali predatori. Petrie trovò solo il braccio di una mummia, la maggior parte degli oggetti rinvenuti si trovano oggi custoditi al Museo del Cairo, mentre quelli ritrovati dagli archeologi francesi furono venduti all’asta e finirono nelle collezioni di antichità Egizie del Louvre e soprattutto del Museo di Berlino.

Il braccio della mummia
Le tombe di Abydos presentano alcune differenze a seconda del periodo al quale risalgono. Le più antiche, per esempio, erano formate da una o più stanze, mentre le più tarde consistevano in una sala centrale circondata da magazzini. Per ragioni a noi ignote, la tomba di Djer, successore di Aha, fu in seguito considerata la tomba del dio Osiride. La sua importanza come centro di culto è testimoniata dal fatto che intorno a essa furono trovati vasi votivi deposti millecinquecento anni dopo. In questa tomba, Petrie trovò un braccio mummificato. L’archeologo ritenne che appartenesse alla sposa di Djer, poiché era adorno attorno al polso di braccialetti in oro, turchese, perline di ametista e amuleti. Tuttavia, è mia opinione, che non si può escludere che esso fosse invece il braccio del Re. L’arto era avvolto in parecchi strati di stoffa di lino e rappresenta il più antico esempio, datato con certezza, di una tecnica che potremmo definire “raffinata” di mummificazione in Egitto. Sfortunatamente, l’allora curatore del Museo del Cairo, E. Brugsch, conservò i braccialetti ma gettò via il braccio, ritenendolo del tutto privo di importanza dal punto di vista storico.


Tombe di pietra
A partire dal regno i Den si inaugurò l’uso di far precedere la sala sepolcrale da uno scalone intagliato nella roccia. Inoltre, nella tomba di questo sovrano, la sala sepolcrale era pavimentata con blocchi di granito provenienti da Assuan: è questo il primo esempio noto di impiego della pietra nella costruzione delle tombe, fino a quel tempo realizzate esclusivamente in mattoni. Nel complesso, queste tombe avevano dimensiono modeste, ed erano collocate l’una vicino all'altra. A questo proposito, vale la pena di sottolineare che la necropoli di Abydos risale ad un periodo precedente alla I Dinastia e forse ospitava le tombe dei Re predinastici. Pertanto è possibile che i Re della I Dinastia stimassero Umm el-Qaab  come un sito particolarmente sacro, in quanto luogo di sepoltura degli antenati.

Le mura di Khasekhemwy
Vicino alle coltivazioni, appena dietro il sito dell’antica città di This, ciascuno dei sovrani che vi furono sepolti eresse una cinta in mattoni crudi, a pianta rettangolare, al cui interno sorgevano forse edifici dedicati a cerimonie funebri in onore del sovrano defunto. Le cinte murarie in migliore stato di conservazione sono quelle fatte costruire dagli ultimi due Re della II Dinastia e in particolare la Shunet El-Zebib, appartenuta a Khasekhemwy. Si tratta di una massiccia cinta in mattoni che sorge nel deserto e può essere ritenuta una sorta di antenata del recinto della piramide a gradoni di Djoser a Saqqara.
La Shunet El-Zebib misura 122 x 65 metri all'esterno ed è circondata da un doppio muro in mattoni crudi. Quello interno, tuttora conservato per un altezza di circa 11 metri, è spesso 5,5 metri. Le superfici esterne di questo muro vennero decorate con delle nicchie al fine di rendere un effetto a pannelli. La facciata a pannelli sul lato di fronte alle coltivazioni era inoltre enfatizzata dall'inserzione, a intervalli regolari, di una profonda nicchia. L’interno della Shunet El-Zebib era completamente vuoto, eccetto per un edificio eretto vicino all'angolo est, che conteneva un insieme di camere dove erano conservate alcune giare in ceramica. Le facce esterne di questo edificio erano decorate con lo stesso stile a pannelli del grande muro di cinta.

Funerali e stragi
Tutte le cinte erette dai sovrani di Abydos, così come le tombe regie, erano circondate da sepolture più modeste. Le steli funerarie qui rinvenute indicano che i proprietari di queste camere sussidiarie erano membri del seguito del sovrano: donne dell’harem regale, funzionari di Palazzo di secondo rango, ma anche nani di corte e artigiani. In alcune di esse erano sepolti dei cani, presumibilmente i prediletti del sovrano quando costui era in vita. Sembra certa che alcuni di questi personaggi morirono poco prima che la tomba reale venisse definitivamente chiusa. Ciò potrebbe essere inteso come una prova a favore dell’ipotesi che essi venissero uccisi nel momento della morte del sovrano affinché continuassero a servirlo nell'aldilà. Se questa usanza era veramente praticata, essa raggiunse il suo apice durante il regno di Djer, il quale fu sepolto ad Abydos con tutto il suo seguito, composto da quasi seicento persone. Tuttavia, occorre sottolineare che non esiste nessuna prova definitiva a riguardo. Che i cortigiani fossero seppelliti assieme al sovrano non significa necessariamente che essi furono costretti a seguire il loro signore nell'oltretomba. E’ anche possibile, infatti, che durante la I Dinastia fosse stata inaugurata un usanza che avrebbe trovato piena espressione nelle necropoli delle epoche successive e che vedeva le tombe dei sovrani legate strettamente a quelle dei loro subordinati. Tuttavia, non esistono indizi che suggeriscano che i membri della famiglia reale o i funzionari di alto rango venissero sepolti ad Abydos. Ad esempio, fa eccezione Merneith, “l’amata da Neith”, che tuttavia fu forse una regina regnate. Diversamente dai loro predecessori, alcuni sovrani della II Dinastia si fecero seppellire a Saqqara. Non di meno, come già detto, Peribsen e Khasekhemwy tornarono a far costruire le loro tombe ad Abydos, forse per sottolineare l’autonomia del sud dell’Egitto da quella del nord, o forse a causa di disordini che si verificarono in Egitto verso la fine della II Dinastia. Va notato che in questa località il Re Khasekhemwy adottò la pietra da taglio per erigere le pareti della camera centrale della sua tomba: è questo, forse, il più antico esempio dell’utilizzo di pietre squadrate e disposte in file regolari conosciuto in Egitto e probabilmente nel mondo.

mercoledì 15 febbraio 2012

L'ultima dimora della regina Neithhotep



Nel 1897 l’archeologo Jacques de Morgan, scoprì a 3 km dal moderno villaggio di Naqada, una grande tomba, che fu riconosciuta come l’ultima dimora di Narmer. La tomba consiste in una tipica mastaba, la cui soprastruttura era circondata da un accumulo di sabbia. La soprastruttura misurava approssimativamente circa 52 x 27 m, le cui camere erano protette da una cinta muraria. La tomba fu soggetta ad un nuovo scavo nel 1904 dall’archeologo John Garstang.
La tomba fu saccheggiata nell'antichità, tuttavia ci sono pervenuti una serie di reperti, come cosmetici, vasi, avorio e sigilli in argilla che recano il nome di Narmer, di suo figlio e successore Aha, e di Neithhotep.
Altri riferimenti a Neithhotep furono ritrovati ad Abydos e a Helwan, tuttavia non ci si riferisce mai a lei con il titolo di ‘’Moglie del Re’’ o ‘’Madre del Re’’, poiché furono usati solo a partire dalla II dinastia. In un avorio ritrovato nella tomba di Djer ad Abydos lei è descritta come ‘’Consorte delle due Signore’’, un epiteto che può essere considerato una forma antica di ‘’moglie’’. In un sigillo ritrovato a Naqada il suo nome è all’interno di un serekh , si solito sormontato dal falco Horus, ma in questa occasione è sostituito dal simbolo della dea Neith. Sulla base di questo elemento, si suppone che la regina Neithhotep sia sopravvissuta alla morte del marito e fu sepolta dal figlio Aha nella tomba del padre. Altri studiosi hanno addirittura ipotizzato che il serekh potrebbe indicare che Neithhotep avrebbe potuto governare l’Egitto in vece del figlio.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...