giovedì 1 marzo 2012

Mostra Champollion

Oggi sono stata al Museo Archeologico di Napoli, dove è allestita una mostra sul celebre egittologo francese. Seguendo questo link, potete vedere le foto che ho scattato in questa occasione..Buona visione!

Foto Mostra Champollion

mercoledì 15 febbraio 2012

L'ultima dimora della regina Neithhotep



Nel 1897 l’archeologo Jacques de Morgan, scoprì a 3 km dal moderno villaggio di Naqada, una grande tomba, che fu riconosciuta come l’ultima dimora di Narmer. La tomba consiste in una tipica mastaba, la cui soprastruttura era circondata da un accumulo di sabbia. La soprastruttura misurava approssimativamente circa 52 x 27 m, le cui camere erano protette da una cinta muraria. La tomba fu soggetta ad un nuovo scavo nel 1904 dall’archeologo John Garstang.
La tomba fu saccheggiata nell'antichità, tuttavia ci sono pervenuti una serie di reperti, come cosmetici, vasi, avorio e sigilli in argilla che recano il nome di Narmer, di suo figlio e successore Aha, e di Neithhotep.
Altri riferimenti a Neithhotep furono ritrovati ad Abydos e a Helwan, tuttavia non ci si riferisce mai a lei con il titolo di ‘’Moglie del Re’’ o ‘’Madre del Re’’, poiché furono usati solo a partire dalla II dinastia. In un avorio ritrovato nella tomba di Djer ad Abydos lei è descritta come ‘’Consorte delle due Signore’’, un epiteto che può essere considerato una forma antica di ‘’moglie’’. In un sigillo ritrovato a Naqada il suo nome è all’interno di un serekh , si solito sormontato dal falco Horus, ma in questa occasione è sostituito dal simbolo della dea Neith. Sulla base di questo elemento, si suppone che la regina Neithhotep sia sopravvissuta alla morte del marito e fu sepolta dal figlio Aha nella tomba del padre. Altri studiosi hanno addirittura ipotizzato che il serekh potrebbe indicare che Neithhotep avrebbe potuto governare l’Egitto in vece del figlio.

martedì 14 febbraio 2012

I Nani

I nani appaiono documentati nell'antico Egitto già a partire dal Periodo Tinita (3065-2686 a.C.); l'arte e i testi epigrafici lo testimoniano ampiamente. In alcune sepolture sono stati rinvenuti resti di ossa di persone affette da nanismo. A giudicare dalle statue e dalle rappresentazioni in rilievo di alcune tombe, in Egitto il rachitismo era abbastanza diffuso. Questo squilibrio congenito era una conseguenza della mancanza di sviluppo delle ossa lunghe del corpo, effetto, a sua volta, di una cattiva ossificazione delle cartilagini. Generalmente il termine egizio deneg indicava il ''nano'', ma veniva utilizzato anche per riferirsi al ''pigmeo'', sebbene la considerazione per ciascuna di queste categorie fosse considerevolmente differente. Il nano, all'interno della società egizia, riceveva un trattamento simile a una persona normale. I pigmei, che costituivano un'etnia a parte, furono importati dall'Africa tropicale, dove vivevano di caccia e della raccolta di frutti selvatici. A causa della loro evidente condizioni di stranieri, i pigmei non venivano considerati positivamente. Nonostante ciò questi ultimi erano soliti intervenire nelle danze che si eseguivano davanti agli dei. Sono noti i rapporti di alcuni nani con persone appartenenti alla nobiltà. Il nano Theos non avrebbe avuto un tal magnifico sepolcro se non fosse stato amico dell'ufficiale Tkhaiherpato. A cominciare dall'Antico Regno, diversi nani esercitarono la mansione di maggiordomo nelle dimore di alti dignitari. Un dipinto di Beni Hasan, della XII dinastia (1991-1786 a.C.) testimonia che l'aristocrazia egizia, in particolare agli alti ufficiali, si divertivano e trascorrevano il tempo contemplando i nani e altri esseri deformi. Tuttavia molti nani riuscirono a occupare incarichi veramente importanti e di responsabilità. Seneb era il capo dei nani del palazzo, capo del guardaroba reale e sacerdote dei culti funerari dei faraoni Cheope e Dedefra, ed ebbe perciò una tomba importante. La ricchezza e il prestigio ottenuti da Seneb, a giudicare dai titoli, dalla tomba e dal corredo funerario, non erano inconsueti. Non furono pochi coloro i quali raggiunsero anche un'alta posizione sociale. I nani che si trovarono a ricoprire un alto incarico nella corte o che lavorarono per i visir o per alti funzionari, poterono disporre di un magnifico corredo per le loro dimore dell'oltretomba.

I nani al lavoro
Nell'Antico Egitto, ai nani venivano affidati diversi incarichi. Molti di essi svolgevano lavori manuali.
Nelle scene raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo raffigurate sulle tombe di nobili li vediamo impegnati in lavori agricoli: mentre lavorano la terra, raccolgono frutta o badano agli animali. In mastabe dell'Antico Regno sono stati rinvenuti rilievi con nani che cacciano uccelli con le reti.
Un altro tipo di occupazione erano i lavori artigianali, come la fabbricazione della ceramica o l'oreficeria, come ad esempio sulle pareti della tomba di Mereruka. Diversi nani svolgevano la mansione di servi in case private. Pare che alcuni fossero danzatori; altri giunsero persino a ricoprire il ruolo di sacerdote.


I nani in Occidente
La parola ''nano'' deriva dal latino nanus e dal termine greco nanos, che si riferiscono a una persona di statura eccezionalmente piccola. Nel corso di diversi secoli, i nani fecero parte del seguito di alcuni monarchi, a volte come buffoni di corte. Alcuni di essi, come quelli che facevano parte del seguito di Filippo IV, vennero immortalati nei dipinti di Diego Velàzquez. Altri ricoprirono mansioni di dignitari. Alcuni nani sono divenuti celebri come Nicolas Ferry, detto il ''Bebè'', nano del re Stanislao I di Polonia. Quando nacque misurava soltanto 21 centimetri e in età adulta raggiunse i 90.

I Pigmei
Originari dell'Africa tropicale, i pigmei venivano impiegati come ''danzatori davanti al dio'', ossia, come danzatori sacri, o acrobati al servizio di Ra. Nell'arte egizia vi sono sculture e bassorilievi di pigmei. Nella decorazione della tomba di Herkhuf, appartenente alla VI dinastia, a Qubbet el-Hawa, è inclusa la copia di una lettera che il giovane faraone Pepi II scrisse a Herkhuf, il quale ritornava da una spedizione; in essa gli veniva indicato che avrebbe avuto cura del pigmeo acquistato. Nel testo si possono leggere le stesse parole del re: ''La Mia Maestà desidera vedere questo pigmeo più di ogni altro regalo del Paese delle Minas (Sinai) e di Opone''.


lunedì 23 gennaio 2012

Le Tombe di Horemheb

Horemheb è considerato l'ultimo re della XVIII dinastia, in realtà vi è collegato solo grazie a Manetone e agli storici moderni. Infatti egli non deve nulla a questa dinastia, alla quale non appartiene né per sangue né per parentela; anche se probabilmente sua moglie aveva un qualche legame con Amenhotep IV, il futuro Akhenaton, quindi egli non aveva certo diritto alla corona; Horemheb prese il potere grazie a un oracolo di Amon. Discendente di una famiglia di nomarchi, sembra che si sia specializzato molto presto nella carriera militare diventando capo degli arcieri sotto Akhenaton e poi comandante dell'esercito durante i regni di Tutankhamon e Ay, ordinò la costruzione di una tomba per sé e per la propria famiglia a Saqqara. In seguito, divenuto faraone, ne volle un'altra nella Valle dei Re.

La Tomba di Saqqara





La tomba di Horemheb a Saqqara venne depredata nel XIX secolo. Durante i saccheggi furono estratti dalle due corti interne alcuni blocchi con rilievi. In seguito la tomba rimase sepolta sotto la sabbia per essere riportata alla luce nel 1975 da una spedizione anglo olandese. Presenta una sovrastruttura con sale ben conservate di mattoni crudi e calcare e una sottostruttura scavata nella roccia, con gallerie e sale. La tomba fu costruita con materiali presi dalla piramide di Djoser, la prima corte è circondata da colonne papiriformi disposte su due file, ha un pavimento in calcare con la parte centrale affossata. Tra le due corti, decorate con rilievi di ottima fattura, vi è un magazzino, dove furono ritrovate alcune statue di Horemheb. I rilievi delle due corti sono ormai dislocati nei musei di tutto il mondo. Nelle scene viene posto l'accento sull'aspetto militare. Il generale Horemheb riceve delegati forestieri o prigionieri e il faraone lo ricompensa con collane d'oro per le sue imprese. Vengono inoltre trattati altri temi quali il rituale funerario, scene domestiche e di offerte. Lo stile raffinato dei rilievi civili rivela l'influenza dell'arte amarniana. Si notano rilievi di carattere religioso nelle decorazioni delle pareti, ma anche sulle stele sui vasi sei capitelli delle colonne e sulle false porte. La rappresentazioni di stranieri nella tomba è di eccellente fattura. L'artista è riuscito a riprodurre fedelmente le caratteristiche fisionomiche. Sono raffigurati alcuni prigionieri nubiani che presentano tratti molto realistici: si notano in modo particolare le rughe, i menti, l'abbigliamento e la grande varietà di posizioni. La policromia è parzialmente conservata. Un frammento di un rilievo della tomba di Horemheb a Saqqara mostra l'accoglienza riservata ai delegati dei Paesi stranieri assoggettati all'Egitto. Horemheb indossa numerose collane d'oro, segno del coraggio dimostrato nelle imprese belliche. Questo frammento è conservato nel Museo di Leida (Paesi Bassi).In un altro rilievo, Horemheb appare inginocchiato e con le mani rivolte verso l'alto in sergno di lode e di adorazione. Questo rilievo non è dotato delle medesime qualità ritrattistiche notate invece in altri rilievi. La tomba è stata anche oggetto di restauro.




La tomba della Valle dei Re: la KV57





Fu scoperta nel 1908, dall'egittologo britannico Edward Ayrton e ha la stessa struttura di ipogei precedenti della Valle dei Re, ma sono state aggiunte diverse caratteristiche uniche. Una rampa discendente di scale è stata tagliata tra i pilastri della camera sepolcrale, una seconda serie di scale successive. Entrambi portano a una cripta a un livello inferiore. Inoltre, una camera laterale inferiore è stata ricavata negli annessi del lato sinistro della seconda camera con pilastri.




La decorazione della tomba non è finita, e molte parti sono state lasciate in varie fasi di lavoro, permettendo agli studiosi di studiare i processi coinvolti nella preparazione dei rilievi. Nelle decorazioni della tomba della Valle dei Re è stato introdotto il bassorilievo, che va a sostituire i semplici disegni pittorici delle decorazioni murali. Per la prima volta vengono introdotte scene del Libro delle Porte nella camera funeraria. Tra gli oggetti del corredo funebre, vi erano resti di tessuti, feretri ecc; mentre i resti di Horemheb non sono stati trovati, ma esistono prove che la tomba era una volta sigillata. Il coperchio del sarcofago rotto trovato disteso sul pavimento, così come i canopi e gli arredi, suggeriscono che la sepoltura è stato depredata.


La terza tomba...
Esiste anche un'altra tomba di Horemheb a Tell el-Amarna, di minore importanza, fatta costruire quando era ancora a servizio di Akhenaton, prima che venisse iniziata la costruzione della tomba di Saqqara.

sabato 14 gennaio 2012

Eduardo Toda

L'attività di Eduardo Toda in Egitto fu breve ma diede ottimi risultati. I suoi lavori sulla tomba intatta di Sennedjem hanno permesso di conoscere i riti funebri della fine del Nuovo Regno.
Eduardo nacque a Reus (Spagna) nel 1855. Studiò diritto a Madrid e di laureò nel 1873. L'anno dopo arrivò in Egitto come console spagnolo al Cairo, dove fece amicizia con il francese Gaston Maspero, allora direttore del Servizio di Antichità. Si interessò di egittologia e imparò a decifrare i geroglifici. Toda rimase in Egitto solo due anni, ma, spinto dalla passione per l'avventura, viaggiò per tutto il paese. Visitò le rovine di Menfi e Saqqara, le grotte di Asyut e i templi di Dendera, e si fermò diversi giorni a Tebe. Si imbarcò sulla nave Bulaq con la squadra di Maspero. Durante la sua permanenza a Luxor giunse la notizia della scoperta di una tomba a Deir el-Medina. Maspero affidò a Toda l'apertura di questo sepolcro, che iniziò gli scavi nel febbraio del 1886. La tombe apparteneva a Sennedjem; secondo l'avventuriero, non era posteriore alla XX dinastia. L'importanza di questo ritrovamento stava nel fatto che il sepolcro era intatto. Toda continuò il suo viaggio fino alla Nubia, poi tornò a Luxor e poi nel marzo del 1886 tornò in Europa.
L'attività di Eduardo Toda nel campo dell'egittologia consistette nello scavare e far conoscere la tomba di Sennedjem e nel raccogliere un'importante collezione di antichità che poi cedette al Museo Archeologico Nazionale di Madrid e al Museo Victor Balaguer de Vilanova I la Geltrù. La maggior parte del corredo funerario rinvenuto nella tomba di Sennedjem e scrisse una serie di monografie per la raccolta ''Studi Egittologici'', in cui espose i risultati delle sue ricerche. I suoi documenti manoscritti sul soggiorno in Egitto sono conservati al Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche di Madrid. Toda morì il 26 aprile 1941 e fu sepolto nel monastero cistercense di Poblet (Terragona).

domenica 8 gennaio 2012

Le domande di Gennaio 2012

Sono molti mesi che non aggiorno questa rubrica, quindi inauguro questo 2012 con la promessa di scrivere più post e pubblicare nuove teorie personali; soprattutto di affrontare argomenti sempre diversi e numerosi.


La papirologia consiste nell'imparare i geroglifici?
Daniela da Youtube


-No la papirologia non consiste nell'imparare i geroglifici, poiché la papirologia è la scienza che decifra e studia i testi greci e latini pervenuti su papiro, su legno, su frammenti di ceramica e, in senso più lato, su pergamena. In un arco cronologico che va dal IV secolo a.C. al XI secolo d.C., tale disciplina interpreta sia i testi di carattere documentario sia letterario prevalentemente, anche se non solo, provenienti dall'Egitto. Io ho conseguito una seconda laurea in archeologia classica, da qui ho preso le specializzazioni in papirologia ed epigrafia. Nel mio caso avendo studiato egittologia, io applico queste discipline allo studio dei papiri egizi, quindi di papirologia egizia. Naturalmente è fondamentale avere le basi di queste lingue: geroglifico e le sue varianti e derivati(ieratico, demotico, copto), greco e latino; altrimenti ci limiteremmo solo ad un analisi scientifica e no storiografica e letterale.Inoltre i papiri scritti in geroglifico, sono percentualmente meno numerosi di quelli scritti nelle altre sue varianti, poichè il geroglifico era una scrittura non quotidiana e usata in alcuni frangenti, ad esempio nei templi et ecc..


Cos'è l'epigrafia romana? e perché ha deciso di specializzarsi in tale disciplina? Pamela da Twitter

-Le iscrizioni hanno costituito nell'antichità, e in particolare nel mondo romano, uno dei principali strumenti attraverso i quali si è compiuto il processo di acculturazione delle popolazioni che entravano nell'orbita di Roma. Leggere quanto era scritto sugli edifici pubblici, sui cippi posti ai lati delle strade, sulle basi del foro e sulle tombe costituiva per il cittadino uno strumento di eccezionale efficacia per conoscere la realtà politica, culturale e sociale nella quale era immerso. L'epigrafia, sia romana che greca, o degli altri popoli in cui questa disciplina ormai è fondamentale per decifrare usi e costumi dell'antichità, è per me una vera passione e con la conoscenza di questa disciplina io ho un quadro più chiaro del periodo in cui l'Egitto è stato legato ai greci o ai romani.

domenica 1 gennaio 2012

Buon 2012 da Kemet...

Auguro a tutti i miei lettori di Kemet e degli altri canali di collegamento al sito un ottimo 2012, con la speranza che vi porti tutto ciò che desiderate.. Ginevra (Kemet)

sabato 31 dicembre 2011

I significati dei colori

I pittori e i loro metodi
La tecnica pittorica degli antichi egizi assomiglia, verosimilmente, alla nostra tecnica della tempera: si basava sull'uso di pigmenti colorati diluiti in acqua, ai quali si aggiungeva un legante. Per la decorazione delle pareti si utilizzò molto presto il disegno a rilievo, ma anche la pittura: si preparava una base di gesso su un muro liscio, il disegnatore tracciava una quadrettatura e la usava come riferimento per disporre oggetti e personaggi. Poi il pittore applicava i colori. Di solito lo sfondo era grigio o bianco. Anche i colori della pelle erano convenzionali: marrone-rossastro per gli uomini, ocra pallido per le donne, mentre gli dei hanno spesso una carnagione verdastra o blu; la pelle dei Nubiani era nera, quella degli asiatici gialla.

Il simbolismo dei colori
Non solo la pelle aveva un significato proprio, ma in ogni forma d'arte figurativa, il colore utilizzato dall'artista gioca un ruolo fondamentale:

  • il bianco ricorda la luce che trionfa sulle tenebre, è il colore della gioia e della gloria;
  • il blu è il colore dell'aria e degli spazi celesti. Il blu scuro del lapislazzulo descrive le profondità della terra e del cielo stellato, l'azzurro turchese l'acqua del Nilo e l'immensità del mare;
  • il giallo simboleggia l'oro, "la carne degli dei" e l'immortalità;
  • il nero è un colore benefico: è il limo prezioso lasciato dal Nilo dopo l'inondazione. Rappresenta la rinascita del corpo nell'aldilà;
  • il rosso significava violenza e vittoria, è il colore del sole, del deserto, del caos e del sangue;
  • il verde rappresenta la vita vegetale, la gioventù e la salute, è il colore del dio Osiride.

Il bianco si ricavava dal gesso o dal calcare, finemente tritato, per ottenere il celeste si utilizzava l'azzurrite, per i marroni si mescolavano ossido di ferro e pigmenti bianchi. Il nero era ricavato dal carbone o dall'ossido di manganese, il rosso utilizzando l'ossido di ferro, il verde veniva prodotto polverizzando la malachite e per il giallo si usava l'ossido di ferro idratato. A partire dalla XII dinastia fece la sua comparsa l'arsenico. Il legante per i colori non è stato ancora identificato con sicurezza. Forse venivano utilizzati materiali gommosi, cera d'api e bianco d'uovo.

giovedì 1 dicembre 2011

I geroglifici di Abydos

Molti pseudo archeologi o studiosi, da anni ormai continuano a proporre la storiella dei geroglifici di Abydos, incrementando così l'ignoranza di chi non è un esperto.
Bisogna prima di tutto spiegare una cosa, questi geroglifici fanno parte della titolatura di un re, chi usurpava tale monumento doveva in qualche modo anche cambiare il nome del suo predecessore e la sua titolatura con la propria, questo effetto è dovuto proprio a tale esigenza. Successivamente, Ramses II ideò uno stratagemma per evitare proprio queste usurpazioni, incidendo i geroglifici nella pietra invece di farli scolpire a rilievo. 
Quindi, cosa sono i geroglifici "alieni" di Abydos? Si tratta di una sovrapposizione tentata da Ramses II che cercò così di appropriarsi della sala ipostila iniziata da Sethi I e poi completata da lui stesso.

Cerchiamo quindi di capire cosa diceva l'iscrizione principale e quella secondaria:



Ora invece procediamo ad una spiegazione tecnica del contesto geroglifico (cliccare per ingrandire):




Infine non posso non dare una mia personale valutazione per questo abbaglio generale. Personalmente ritengo che sia tipico del cervello umano cercare riferimenti al proprio mondo, il nostro cervello cerca informazioni nel proprio database per colmare la momentanea lacuna, elaborando da prima un'immagine a noi familiare, ma in un secondo momento, osservando attentamente i particolari, possiamo notare che tutto ciò è facilmente spiegabile. Diciamo che è una sorta di criterio di Shepard sul riconoscimento di oggetti familiari indotti da oggetti non familiari.

(La prima immagine è di Antonio Crasto)

giovedì 24 novembre 2011

I segni D

SEGNI D:
D1 Ideogramma in tp ‘’testa’’ talvolta da leggersi dj3dj3, con significato identico; determinativo nelle parole connesse e nei verbi relativi ad azioni che implicano movimenti del corpo
D2 Ideogramma in hr ‘’faccia’’, da cui trae il valore fonetico hr, e parole connesse
D3 Determinativo in iny ‘’capelli’’, ‘’peli’’ e parole connesse, in inm ‘’pelle’’ e nei verbi e sostantivi concernenti la nozione di lutto (nell’Antico Egitto il non rasarsi era simbolo di lutto)
D4 Ideogramma in irt ‘’occhio’’, da cui foneticamente ir. Determinativo nelle parole relative all’azione di vedere e all’organo della vista
D5 Determinativo in azioni o condizioni dell’occhio, dgi ‘’guardare’’, shp ‘’cieco’’, rs ‘’vigile’’
D6 Determinativo di azioni o particolari stati dell’occhio (truccato, truccarsi)
D7 Determinativo in msdjmt ‘’galena’’, usato come cosmetico per gli occhi, e in ‘n ‘’bello’’, da cui foneticamente ‘n
D8 Determinativo in ‘an
D9 Determinativo in rmi ‘’piangere’’
D10 Ideogramma o Determinativo in wdj3t, letteralmente ‘’occhio sano’’, nome dell’occhio di Horus
D11 Simbolo delle frazioni
D12 Determinativo in djfdj ‘’pupilla’’
D13 Ripetuto due volte è scrittura per inh ‘’sopracciglia’’
D14 Usato come simbolo per 1/16
D15 Simbolo per 1/32
D16 Simbolo per 1/64
D17 Ideogramma o Determinativo in tìt ‘’immagine’’, ‘’figura’’
D18 Ideogramma o Determinativo in msdjr ‘’orecchio’’
D19 Ideogramma o determinativo in fnd/fndj e shrt, ambedue significanti ‘’naso’’; determinativo nelle parole connesse al naso, all’odorato e alla gioia. Da khnt ‘’faccia’’, di cui è determinativo, deriva il valore khnt
D20 Variante di D19, ma si riferisce raramente a sculture o dipinti
D21 Ideogramma in r3 ‘’bocca’’, da cui foneticamente r
D22 Ideogramma in 2/3, lettura rwy
D23 Ideogramma in ¾, probabile lettura khmt-rw
D24 Ideogramma o determinativo in spt ‘’labbro’’, ‘’confine’’
D25 Ideogramma o determinativo in spty ‘’labbra’’
D26 Determinativo in psg, bshi, k3; ‘’sputare’’ ‘’vomitare’’ e in snk ‘’sangue’’
D27 Ideogramma o Determinativo in mndj ‘’mammella’’ e nelle azioni ad essa connesse (snk ‘’succhiare’’)
D28 Ideogramma in k3 (ka) ‘’spirito’’ ‘’anima’’, da cui deriva il valore fonetico k3
D29 Variante di D28, combinazione del segno ka con uno stendardo divino; esprime la natura divina del Ka
D30 Simbolo di Neheb-kau, serpente mitico e ipostasi del dio creatore
D31 Combinazione di D28 e U36, generalmente indica ‘’servo del ka’’ cioè un sacerdote
D32 Determinativo per abbracciare: ink ‘’circondare’’, hpt ‘’abbracciare’’ etc. Ideogramma o determinativo in skhn ‘’abbracciare’’, ‘’cercare’’
D33 Ideogramma o Determinativo in khni ‘’remare’’, da cui fonogramma khn
D34 Ideogramma in ‘h3 ‘’combattere’’
D35Ideogramma negli avverbi di negazone n e nn e nel pronome relativo negativo iwty ‘’che non’’; determinativo in vari verbi negativi e nel verbo khm ‘’ignorare, essere ignorante’’, da cui l’uso come determnativo fonetico khm
D36 Ideogramma in ‘w ‘’braccio’’, da cui fonogramma
D37 Ideogramma di ‘’dare’’, anticamente per imi, imperativo del verbo dare.
D38 Variante di D37, braccio con pane tondo, grafia dell’imperativo da, imi. Da qui deriva il valore fonetico mi, più spesso attestato nella foma m
D39 Variante di D37, braccio con ciotola; determinativo nel verbo hnk ‘’offrire’’.
D40 Ideogramma o determinativo in kh3i ‘’misurare’’; sostituisce spesso come determinativo l’uomo che colpisce (A24) nei verbi e sostantivi denotanti la forza, potere
D41 Ideogramma o Determinativo in rmnw ‘’braccio’’ e sinonimi. Determinativo per i movimenti del braccio, da nì ‘’respingere’’, valore fonetico nì
D42 Ideogramma o Determinativo in mh ‘’cubito’’
D43 Ideogramma in khwi ‘’proteggere’’
D44 Determinativo in khrp ‘’presiedere’’, ‘’controllare’’, ‘’amministrare’’ e derivati
D45 Ideogramma o determinativo in djsr ‘’sacro’’, ‘’segregare’’
D46 Ideogramma in drt ‘’mano’’, valore fonetico d ‘’mano’’
D47 Determinativo di mano (djrt, dj3t) quando scritta foneticamente
D48 Ideogramma in shsp, misura in ampiezza della mano
D49 Determinativo per afferra 3mm, khf’
D50 Ideogramma o Determinativo in djb’ ‘’dito’’ della mano e parole connesse
D51 Ideogramma o Determinativo in djb ‘’dito’’
D52 Determinativo di virilità, usato sia per gli uomini che per gli animali, valore fonetico mt.
D53 Variante di D52, un fallo in atto di emettere liquido seminale, per l’uso del segno, spesso indistinto da mt dopo il Medio Regno, questo segno si legge b3h, e indica le funzioni dell’organo
D54 Determinativo in ‘nn ‘’tornare indietro’’, sbh3 ‘’far ritirare’’ etc..
D55 Ideogramma in ìw ‘’venire’’, determinativo nei verbi di moto
D56 Ideogramma o Determinativo in rd ‘’gamba’’; determinativo per i nomi di parti della gamba; da altri nomi per ‘’gamba e sue parti’’ derivano i valori fonetici pds, w’rt, sbk
D57 Determinativo in i3t ‘’mutilato’’ e parole connesse
D58 Fonogramma B
D59 Fonogramma in ‘b ‘’corno’’
D60 Ideogramma in w’b ‘’puro’’, ‘’pulito’’
D61Ideogramma o Determinativo in s3h, ‘’dito del piede’’, da cui il valore fonetico s3h
D62 Variante di D61
D63 Variante di D61

venerdì 18 novembre 2011

Perchè Akhenaton si faceva raffigurare con aspetti femminili?


Molti studiosi hanno ipotizzato che Akhenaton fosse malato, alcuni hanno detto che il suo aspetto si doveva alla malattia di Marfan, altri hanno parlato di corrente artistica, ma senza mai spiegare il perché questo faraone si facesse raffigurare con gambe grosse, seni flaccidi e ventre pieno.

Secondo il mio punto di vista Akhenaton si ispirò al dio Hapy, infatti il dio si presentava con quelle forme per sottolineare la vita che scaturiva dal Nilo, quindi Akhenaton come unico rappresentante dell'Aton sulla terra era la vita e la luce dell'umanità; concetto che egli cercò in ogni modo di far trasparire anche nell'arte.

mercoledì 16 novembre 2011

L'Inno ad Aton


Il sole fu un elemento sempre presente nella vita degli egizi e numerose divinità erano a esso legate. In particolare, Aton rappresentava il disco solare nel firmamento. Sebbene la sua figura fosse già conosciuta nell'Antico Regno, Aton assunse maggiore importanza nel Nuovo Regno, durante l'Epoca Amarniana. Il faraone Akhenaton, durante il sesto anno del suo regno, lo dichiarò unico oggetto di culto e fece chiudere i templi dedicati agli altri dei. Egli stesso si proclamò suo unico sacerdote e profeta, e scrisse un inno in cui esaltava la grandezza del Sole, creatore di tutte le cose, e l'eguaglianza fra tutti gli uomini. La somiglianza tra questo inno e il salmo 104 del Libro dei Salmi dell'Antico Testamento fa pensare che la religione egizia e quella ebraica abbiano avuto per un breve momento una convergenza di elementi dottrinali (per un approfondimento ''Intervista su Akhenaton'').


Inno ad Aton:

''Come sono numerose le tue opere! Esse sono incomprensibili per l'uomo.

Dio unico, al di fuori di cui nessuno esiste. Tu hai creato la terra a tuo desiderio

quando eri solo con gli uomini, il bestiame e ogni animale selvatico

che cammina con i piedi, e che è nel cielo e vola con le ali.

E i paesi stranieri, la Siria, la Nubia, e la terra d'Egitto. Tu hai collocato ogni uomo

al suo posto, hai provveduto ai suoi bisogni, ognuno con il suo cibo

ed è calcolata la durata della sua vita. Le loro lingue sono diverse,

e anche i loro caratteri e le loro pelli. Hai differenziato i popoli stranieri.

E hai fatto un Nilo nel mondo sotterraneo del Duat, e lo mandi dove vuoi tu a portare vita alle genti.

Tu, signore di tutte loro, che ti affatichi per loro, o Aton del giorno, grande di dignità!

E anche in tutte le terre lontane e straniere fai che vivano anch'essi. Tu hai posto un Nilo in cielo,

che scenda per loro, faccia onde sui monti come un mare e bagna i loro campi e le loro contrade.

Come sono perfette le tue vie, o Signore dell'eternità!

Il Nilo nel cielo è per gli stranieri e per gli animali del deserto ma il Nilo viene dalla Duat per l'Egitto.

I tuoi raggi fanno da nutrice a tutte le piante. Quando tu splendi, esse vivono e prosperano per te.

Tu fai le stagioni per far sviluppare tutte le cose che crei,

l'inverno per rinfrescarle, l'estate perché godano di te.

Tu hai fatto il cielo lontano per splendere in lui e per vedere,

unico che splendi nella tua forma di Aton vivente, sorto e luminoso, lontano eppure vicino.

Tu fai milioni di forme da te, tu unico: città, villaggi, campi, vie, fiume.

Ogni occhio vede te davanti a sé e tu sei l'Aton del giorno sopra (la terra).

Quando sei andato via e dorme ogni occhio di cui tu hai creato lo sguardo

per non vederti solo, e non si vede più quello che hai creato, tu sei ancora nel mio cuore.

Nessuno ti conosce tranne tuo figlio Nefer-kheperu-Ra Ua-en-Ra.

Tu fai che egli comprenda i tuoi piani e capisca il tuo potere.

Le tue opere sulla terra sono nelle tue mani, proprio come tu le hai create.

Se tu splendi, esse vivono. Se tu tramonti, esse muoiono.

Sei la durata stessa della vita. Viviamo di te.

Gli occhi vedono la bellezza fino al momento del tuo tramonto a destra

e allora in quel momento ognuno cessa il lavoro che stava facendo.

Quando tu risplendi, infondi vigore per il Re,

e metti forza e agilità nelle gambe da quando hai fatto la terra.

Tu sorgi per tuo figlio, generato da te, Re della Valle e Re del Delta

che vive di verità, Signore delle Due Terre, Nefer-kheperu-ra, figlio di Ra,

Signore della Verità, Signore delle corone, Akhenaton dalla lunga vita

e per la grande sposa reale Signora delle Due Terre Nefer-neferu-aton Nefertiti,

da lui tanto amata. Possa ella vivere a lungo e rimanere giovane in eterno!''

sabato 5 novembre 2011

Kemet è anche su facebook...



Ho aperto su Facebook la pagina ufficiale del blog di Kemet, dove possiamo commentare le notizie del mondo dell'egittologia, aggiornarci sulle novità editoriali, parlare di qualsiasi argomento e socializzare con chi ha la nostra stessa passione.

Vi aspetto tutti...

lunedì 17 ottobre 2011

Arriva IEgitto, l'applicazione di Kemet...

Ho sempre pensato di realizzarla e finalmente è arrivata. A breve la troverete in tutti gli App Store. Questa applicazione ti permetterà di conoscere l'antico Egitto. Iniziare lo studio dei geroglifici. Studiare la storia dell'antica civiltà del Nilo. Per tutti quelli che almeno una volta hanno sognato di andare in Egitto. Segui anche tu Kemet, la voce dell'antico Egitto.
IEgitto

(l'immagine dell'app è provvisoria)

mercoledì 12 ottobre 2011

Viaggio in Egitto per Aprile/Maggio...

Questo è un viaggio fai da te, quindi il tempo e le visite possono essere giostrati a piacimento o saltate se il programma è troppo duro. Il viaggio costa tutto compreso sui 1200 euro circa(aereo, hotel, monumenti, visto e spostamenti). Per qualsiasi domanda o rispondete qui o potete scrivermi all'inidirizzo kemet@live.it o su skype kemetblog. Non ci saranno problemi di lingua, parlo corentemente l'arabo e l'inglese. Naturalmente in ogni sito ognuno è libero di vedere ciò che più vuole, ad esempio l'intero gruppo aperto delle tombe della Valle dei Re o dei Nobili. Inoltre forse visiteremo la tomba di Senenmut. Organizzo questo nuovo viaggio per alcuni amici che vogliono visitare l'Egitto, ma come si dice? Più siamo e meglio è....

Viaggio in Egitto dal 20/04/2012 al 09/05/2012

Giovedì 19 aprile
Riunione a Roma alle 20.00 in piazza Esedra
20aprile-1°giorno Roma/Il Cairo: Arrivo in aeroporto e sistemazione in hotel
21aprile-2°giorno Museo egizio, cittadella e khan el khalili
22aprile-3°giorno Giza, Saqqara e Menfi
23aprile-4°giorno Dahshur e El-Lisht
24aprile-5°giorno Dal CairoBubastis e Avaris
25aprile-6°giorno treno per Alessandria e visita della città
26aprile-7°giorno Sais e Buto
27aprile-8°giorno Treno per Minia, arrivo e sistemazione in hotel
28aprile-9°giorno visita dei monumenti di Beni Hasan
29aprile-10°giorno visita di Tell el Amarna
30aprile-11°giorno treno per Luxor, arrivo e sistemazione in hotel
1maggio-12°giorno visita dei templi di Luxor, museo archeologico, tempio di Karnak e del museo di mummificazione
2maggio-13°giorno Valle dei Re e Valle dei Nobili
3maggio-14°giorno Visita dei templi di Dendera ed Abido
4maggio-15°giorno Templi funerari e Valle delle Regine
5maggio-16°giorno visita dei templi di Esna e Edfu e continuazione per Assuan, arrivo in serata e sistemazione in hotel
6maggio-17°giorno Visita dell'isola di File e nel pomeriggio tempio di Kom Ombo
7maggio-18°giorno Abu Simbel
8maggio-19°giorno Tempio di Kalabsha e poi in serata treno notturno Abela per il Cairo
9maggio-20°giorno Arrivo al Cairo e aereo per Roma

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...