domenica 7 febbraio 2010

Le onorificenze militari

Le onorificenze che il faraone conferiva consistevano in collane e armi decorate. Il sovrano le concedeva nel corso di una cerimonia che iniziava dalla casa stessa del premiato. Quest'ultimo, funzionario o soldato, si recava a palazzo, dove lo attendeva il faraone. Anche se la maggior parte delle onorificenze premiava il valore in battaglia, altre erano per la fedeltà al sovrano. Un documento dell'ufficiale Ahmose, figlio di Abana, rinvenuto nella sua tomba di el-Kab, informa di alcuni doni offerti dal faraone ai soldati '' parlo a tutti gli uomini, affinché conosciate tutti i favori che ho ricevuto. Mi fu concesso oro sette volte in presenza di tutto il paese e schiavi allo stesso modo, e mi furono dati in proprietà moltissimi campi''.
Per la maggior parte, i premiati erano funzionari vicini alla corte, i rilievi della necropoli di Akhenaton, l'attuale Tell el-Amarna, raffigurano la consegna di onorificenze, come quella dove Ay viene raffigurato con un cono di profumo sulla testa, mentre riceve una grande collana e sul collo sfoggia sei collane con piccoli dischi d'oro. Le collane concesse dal faraone erano l'oro del valore o la collana dell'onore; ''la fama di chi è valoroso proviene da ciò che ha fatto'', recitava un testo dell'antico Egitto.
Una delle onorificenze più famose e conosciute nell'antico Egitto era la collana dalle mosche d'oro. Già dai primi tempi la mosca aveva per gli egizi valore di prevenzione e protezione. Nelle epoche predinastiche compaiono amuleti di pietra a forma di mosche, così come pitture su ceramiche con questo insetto. A partire dal Nuovo Regno esiste già l'onorificenza dell'Ordine della Mosca dorata o Mosca del valore. Come la mosca punge gli animali, il soldato ''pungeva'' i suoi nemici. Alcuni soldati, come un generale agli ordini di Thutmosi I, ricevettero sei mosche d'oro per il coraggio dimostrato davanti ai nemici. Ma queste onorificenze non furono riservate soltanto ai soldati, poiché sono state rinvenute collane con mosche d'oro nelle tombe di diverse spose di Thutmosi III. L'esempio migliore è quello della regina Ahotep, madre del faraone Ahmose, della XVIII dinastia, fondatore del Nuovo Regno; a lei fu concessa per il ruolo politico nella guerra che condusse alla cacciata degli hyksos.

L'Egitto a Villa Adriana


La Villa Adriana è un complesso monumentale in cui sono mirabilmente sintetizzate diverse culture che l'imperatore Adriano conobbe durante i suoi lunghi viaggi, specialmente quelle della Grecia, dell'Asia Minore e dell'Egitto. La villa, poi utilizzata da altri imperatori, fu abbandonata nel Medioevo.
La Villa è un insieme di edifici fatti costruire dell'imperatore romano Adriano (117-138 a.C.). Si trova a circa 25 Km da Roma e occupa un territorio di 120 ettari a sud-ovest di Tivoli. Il suo legame con l'Egitto è chiaro: Adriano dedicò uno spazio alla riproduzione di una piccola città del Basso Egitto, Canopo, non molto lontano da Alessandria, la città più importante del mondo ellenistico nel Periodo Tolemaico; oggi Abuqir. Secondo quanto racconta Strabone, il canale che univa le due città ''si riempiva di giorno e di notte di imbarcazioni cariche di gente che suonava musica e danzava in modo lussurioso senza fermarsi mai''. A Canopo vi era un tempio in onore di Serapide, meta di pellegrinaggi. Questo dio fu venerato al tempo dei Tolomei, poichè l'Egitto era più vicino al mondo ellenistico che ai propri culti antichi. Si tratta della fusione di tre divinità: Osiride, Api e Ra, in lui si uniscono i concetti di fertilità agricola, vita e morte; fu una divinità che venne onorata anche nello stesso Impero romano. Sembra che il Serapeo di Canopo sia stato distrutto nel 391 dall'imperatore Teodosio, in base a un ordine contro i culti pagani.
Adriano trascorse a Roma pochi anni del suo regno, in quanto si dedicò a visitare il suo vasto regno. Nella costruzione della sua villa, l'imperatore progammò una sintesi delle principali culture dell'Impero romano; fece erigere edifici che le ricordavano, sfruttando e unendo elementi architettonici, scultorei e naturali, come l'acqua o i giardini. Le culture più rappresentate sono quella greca e quella egizia, dalle quali l'imperatore di origine spagnola trasse gli edifici che lo avevano più colpito:teatri greci, un ninfeo che evocava la tholos (tempio circolare) della Venere di Cnido, un ginnasio, biblioteche, esedre. Sono presenti molte statue, anche se la maggior parte è andata perduta con il tempo o a causa dei collezionisti privati. Comunque, pur comprendendo allusioni a modelli egizi, Villa Adriana è unanimemente considerata come una delle più felici espressioni dell'architettura romana.

sabato 6 febbraio 2010

Le statue dei Faraoni



In Egitto l'arte riflettava gli avvenimenti quotidiani, le sculture dei faraoni confermavano ciò che si leggi in molte opere dell'epoca: i sovrani erano dotati di un potere soprannaturale, che manteneva l'ordine dell'universo e conferiva loro una natura divina. Le opere arrivate fino ai nostri giorni permettono di leggere nelle loro fattezze e nelle loro pose le vicissitudini del potere reale. Le forme in cui i sovrani sono raffigurati esprimono il loro grado di autorità. Nei momenti di massimo splendore della monarchia, il faraone era un re-dio; al contrario, nelle epoche in crisi, egli era raffigurato in atteggiamento quasi servile. Le regole per ritrarre il faraone furono fissate all'inizio dell'Antico Regno. Una serie di elementi iconografici definiva la regalità, per esempio la posa ieratica, le mani appoggiate sulle cosce, la barba posticcia, i diversi tipi di corone, la cosa di leone o di toro, gli scettri o la grandezza della figura. Nel Medio Regno, il ritratto scultorio del re accentuò i lineamenti che caratterizzavano il volto, nel Nuovo Regno, sotto il governo di Amenhotep III, si pose la costruzione dei colossi; il faraone ''eretico'' Akhenaton favorì la stilizzazione e l'iperrealismo; infine, nel Periodo Tolemaico, le figure si ellenizzarono. Fu utilizzato un vasto repertorio di forme e canoni per rappresentare il sovrano: dalle immagini destinate a preservare l'anima del defunto, a quelle che simboleggiavano il potere del faraone, come le sfingi, passando per quelle in cui il faraone era accompagnato da dei. In tutte il re suscita una sensazione di maestosità. La cura con cui gli artisti raffiguravano il faraone esprime il ruolo chiave che il re aveva nella civiltà egizia. La grandezza del corpo, le fattezze del volto e l'atteggiamento del sovrano erano caratteristiche che lo distinguevano dal resto delle figure umane.
Le sculture dei faraoni venivano realizzate nelle botteghe reali. Numerosi artigiani disegnavano le fattezze del re sui blocchi di pietra di vari tipi e grandezze. La decorazione di alcune tombe di nobili e gli scavi delle botteghe della città di Akhenaton sono serviti a conoscere le fasi di elaborazione di una statua. In primo luogo, il faraone posava per lo scultore di fiducia. Da questo modello veniva ricavato un gesso che serviva per realizzare i ritratti successivi. Poi un gruppo di operai si occupava di eseguire le figure.

venerdì 5 febbraio 2010

Il Museo Egizio del Cairo: parte prima



La più importante collezione di pezzi dell'Egitto faraonico è conservata al Museo Egizio del Cairo. La piazza di el-Tahrir, centro nevralgico della vita del Cairo, si chiude sul lato nord con un palazzo della fine del XIX secolo, che dal 1902 ospita il Museo Egizio, per gli egiziani semplicemente el-mathaf, il museo per eccellenza. Questa istituzione fu il culmine degli sforzi di Auguste Mariette (1821-1881) per creare un museo che completasse la funzione svolta dal Servizio delle Antichità, da lui creato sotto gli auspici di Said Pascià, viceré d'Egitto.
Nel 1858 fu istituito il primo nucleo del museo nel quartiere di Bulaq; da lì, nel 1891, fu trasferito a Giza finché, all'inizio del XX secolo, trovò la sua collocazione definitiva nella piazza di el-Tahrir. Finoalla rivoluzione egiziana del 1952, il museo ha avuto direttori europei, tra i quali va menzionato almeno Gaston Maspero (1846-1916), successore di Mariette come direttore del Mueo di Bulaq e del Servizio delle Antichità. A Maspero si deve la sistemazione del Museo e l'organizzazione del catalogo scientifico che ne illustra i monumenti. I pezzi espsoti sono oltre 6000, e quasi altrettanti sono conservati nei magazzini in attesa di una sistemazione definitiva.
I pezzi esposti nel Museo Egizio sono classificati per sezioni articolate indicativamente secondo un ordine cronologico. Il pianterreno presenta gli oggetti più significativi dall'inizio dell'epoca dai faraoni fino alla tarda epoca romana. Il primo piano contiene, come sezioni principali, la sala dedicata al Tesoro di Tutankhamon e la collezione di mummie di faraoni. Accanto a quest'ultima, sullo stesso piano, sono in mostra i sarcofagi di faraoni e di sacerdoti, oltre a diversi oggetti di uso domestico. Ogni settimana vi descriverò uno dei tantissimi pezzi conservati nel bellissimo Museo Egizio del Cairo.

Il diadema della principessa Sathathoriunet
Dati
Materiali: Oro, lapisalazzuli, cornalina, pasta vitrea.
Altezza: 44cm
Larghezza: 19,2 cm
Luogo del ritrovamento: El-Lahun, complesso funerario di Sesostri II, tomba di Sathathoriunet.
Epoca: XII dinastia, regno di Amenemhet III (1842-1794 a.C.).
Archeologo: W.M.F Petrie (1914).
Questo raffinato diadema è stato rinvenuto nella tomba della principessa Sathathorinunet, dentro un vano murato che custodiva un ricco corredo di gioielli. Il gioiello, destinato a cingere una parrucca, è costituito da una fascia d'oro decorata da quindici rosette e da un serpente ureo con intarsi di cornalina, lapisplazzuli e pasta vitrea verde. Le bande d'oro sulla parte posteriore del diadema riproducono le due alte piume caratteristiche delle acconciature regali e divine, mentre le lamine mobili ai lati del volto e dietro alla nuca evocano i nastri ornamentali che venivano spesso applicati alle ghirlande floreali.

giovedì 4 febbraio 2010

Leggere i geroglifici: parte prima

E' naturale chiedersi come si legga l'antica scrittura egizia e quale suono avesse. Invece dei 26 caratteri usati da noi, quelli più impiegati dagli egizi erano circa 800 e avevano significati diversi. C'erano quelli monoconsonantici (che indicano una sola consonante, come le nostre lettere alfabetiche), quelle bi e triconsonantici, altri che fornivano il suono di parole intere (fonogrammi) o indicavano idee (ideogrammi) e infine segni impiegati come determinativi (determinano l'argomento di cui si parla) e rafforzativi. E' ovvio che la complessità della lingua non permette di spiegarla in poche righe; cercherò però di dirvi come tradurre segni e frasi più comuni in modo da poter leggere, alla fine dell'anno, alcune delle iscrizioni che s'incontrano sui monumenti o nei musei.

Diamo uno sguardo al nome della regina Nefertari(qui a sinistra) i cui segni sono compresi entro il cosiddetto ''cartigilio'', che circonda i nomi dei re e regine. Il primo passo è sapere in che direzione vanno letti i segni.
Per capirlo dobbiamo osservare il senso in cui guardano quelli raffiguranti esseri viventi (anche animali). Nel cartiglio di Nefertari, bisogna guardare all'avvoltoio, simbolo della dea Mut, che guarda verso destra, perciò questa scritta va letta da destra a sinistra.
Ora decifriamo i singoli segni letti nel giusto ordine. L'avvoltoio (che si pronncia ''Mut'' e ha vicino un simbolo a semisfera che normalmente si pronuncia ''t'' ma che qui è solo un rafforzativo)è messo in alto poichè simbolo divino. In realtà lo leggeremo in fondo alla frase.
Iniziamo quindi col segno che somiglia a uno strumento musicale (ma simboleggia la trachea) e che si pronuncia ''nefer''. C'è poi la semisfera (la ''t'') che abbiamo già visto e dopo torniamo a destra dove troviamo l'elegante simbolo della canna in fiore (che si pronuncia ''i'').
Viene quindi un gruppo formato dal simbolo di una bocca (si legge ''r'') e da due barre sottostanti che si leggono ''y''. Sotto c'è un altro gruppo di segni formato da un rettangolo (che si legge ''meri'') sormontato da una lunga serpentina (si pronuncia ''n'').

L'ultima ''t'' è la desinenza femminile e serve a far capire che srtiamo parlando di una donna. Il tutto si legge NEFER-T-I-R-Y MERI(T) N MUT (Nefertari Meritenmut). Letteralmente ''La bellissima (Nefertari) amata (meri-t) da (en) Mut (dea tebana e sposa di Amon).

mercoledì 3 febbraio 2010

Le domande più strane di Gennaio

Ogni mese ricevo molte e-mail da parte di persone incuriosite dall'egittologia, ho deciso di rendere pubbliche quelle più divertenti o bizzarre.

Mercoledì 13 Gennaio ore 15,37
Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo sapere se è vero che i faraoni portano iella?grazie.

Risposta
Ciao, personalmente non sono mai incappata in una maledizione egizia, e sono propensa a scartare questa ipotesi, tuttavia qualora dovessi essere vittima della rabbia di qualche faraone te lo farò sapere, anche se probabilmente non avrò la possibilità di farlo.

Venerdì 19 Gennaio ore 20, 55
Anonimo
Ciao, ho letto in un forum di ufologia che una volta è stato ritrovato un alieno verde all'interno del sarcofago di Seti, secondo te è vero?da quando ho saputo questa cosa non faccio altro che vedere alieni ovunque, anche nella tazza del latte.

Risposta
Ciao, sono abbastanza sicura nell'affermare che non ci sono alieni nel sarcofago di Seti, tuttavia sarà mia premura accertarmi che sia effettivamente così.
Per quanto riguarda i tuoi ''avvistamenti'' io ti consiglio un po' di riposo, nel caso in cui dovessero continuare sono sicura che troverai nella tua città qualcuno che possa aiutarti.

Martedì 26 Gennaio ore 16,09
Anonimo
Buon giorno, ho saputo che ti occupi di egittologia, ho da sempre un dubbio, volevo sapere se è vero che la maledizione di Hom-dai fa risvegliare i morti?

Risposta
Ciao, personalmente non ho mai riportato in vita nessun morto, ma se mai mi capiterà di doverlo fare proverò ad usare l'Hom dai, ma non credo sia efficace, mi dispiace.

Queste sono quelle più assurde, domande poste a volte come provocazione, o in alcuni casi, come curiosità morbose, ma ho anche ricevuto molte e-mail di persone che amano l'Egitto e che desiderano conoscerlo meglio, tra queste la più bella è sicuramente questa:

Domenica 31 Gennaio ore 09.11
Daniel
Buongiorno,
sono un grande appassionato di egittologia, ho da sempre una grande passione, ma mi sono sempre chiesto cosa si provava a vivere in quel regno lontano, come doveva essere vivere secondo la civiltà egizia, cosa provavano, che odori e sapori sentivano.
Quindi leggendo un po' su answer mi sono imbattuto in una tua risposta, e ho letto che sei un egittologa, quindi chiedo a te di rispondere a queste mie domande. Grazie.

Risposta
Buongiorno, io mi sono posta le tue stesse domande per tutta la vita, la mia passione è nata quando ero molto piccola, siamo cresciute insieme!
A queste domande ho anche dato diverse risposte, credo che vivere nell'antico Egitto era, con le dovute differenze, come vivere in una qualsiasi epoca, c'erano i problemi legati alle tasse, i beni materiali che non bastavano mai, problemi di salute e si viveva la giornata come facciamo noi, al meglio delle nostre possibilità. Ma credo che l'atmosfera dell'antico Egitto fosse impregnata di sensazioni magiche, osservare un tramonto sul Nilo, guardare i pescatori mentre alzavano una rete ricca di pesci, vedere le donne mentre preparavano la birra o macinavano il grano; la vita era semplice e contornata dagli odori di una terra ricca di splendori,vivere nell'antico Egitto secondo me era come vivere sulle rive della storia.
Ogni egizio amava la propria terra, non poteva allontanarsi da essa, tanto è vero che fu scritto ''chi ha bevuto l'acqua del Nilo non può dissetarsi altrove''; una metafora eccellente per esprimere il grande vuoto che l'Egitto lascia a chi è costretto a vivere lontano da esso.

martedì 2 febbraio 2010

Un giorno da Faraone


La giornata di un re egizio era regolata nei minimi particolari. Tanto nella vita pubblica quanto in quella privata, essa era organizzata secondo un severo e rigido cerimoniale. Il suo tempo era diviso tra le udienze e i giudizi, la caccia e la guerra, le passeggiate e i divertimenti.
Il risveglio del re era una grande cerimonia, il faraone si preoccupava del suo aspetto fisico, e si affidava alle mani esperte del barbiere e della manicure. Doveva indossare un grande vestito: il gonnellino shenti, corto e a pighe, rientrava tra i suoi indumenti. Il faraone non appariva mai in pubblico con la testa scoperta; anche nell'initimità portava sempre un copricapo. Perciò indossava una parrucca e sopra di essa il nemes con il serpente ureo. Una barba posticcia si univa al copricapo. Il re portava collane, pettorali e bracciali. Indossava sandali o camminava scalzo. Di mattina leggeva la posta, si lavava e poi offriva un sacrificio e ascoltava le preghiere del sommo sacerdote. Il re doveva essere al corrente di tutti gli avvenimenti. Dettava risposte, convocava il consiglio, ma il suo principale dovere era quello di manifestare gratitudine agli dei:restaurava monumenti, costruiva nuovi santuari e statue, faceva erigere obelischi; sovrintendeva e controllava l'esecuzione dei suoi ordini. Il faraone nominava gli alti funzionari, sceglieva il sommo sacerdote e ricompensava i generali che avevano compiuto imprese memorabili. Si attendeva che vi fossero diversi personaggi da ricompensare per chiamarli a palazzo. Un'altra cerimonia regale consisteva nel ricevere i delegati stranieri, che arrivavano con i tributi. L'occupazione più importante del re era la guerra. Al ritorno da una spedizione, al faraone piaceva svagarsi nel suo palazzo e divertirsi con la famiglia. Ma anche la caccia era uno sport appassionante: nel deserto, il faraone cacciava leoni, tori o antilopi.I palazzi reali erano in corrispondenza dei templi dedicati al culto del faraone, ogni complesso aveva la ''finestra delle apparizioni'', dalla quale il re distribuiva oro e beni di necessità.
Per quanto riguarda la sessualità nella vita di un faraone possiamo affidarci alla deduzione logica, probabilmente con diversi harem a disposizione, passava le sue notti all'interno di essi. La vita agiata di cui godevano i faraoni è testimoniata da una mummia in particolare, quella di Ramses III, che aveva problemi di obesità; ma tuttavia le mummie testimoniano anche di problemi salutari e in alcuni casi di fastidiose malattie.

lunedì 1 febbraio 2010

I coni di profumo


Donne e uomini dedicavano particolare attenzione alla cura del corpo e della capigliatura. Utilizzavano un'infinità di prodotti che oggi ci sono famigliari, ma anche alcuni sorprendenti ''coni di profumo''.
I profumi e i cosmetici furono strettamente legati alla vita quotidiana degli egizi fin dai primi tempi della loro storia, come mostrano le tavolozze predinastiche per mescolare le pitture facciali. Uno dei prodotti utilizzati che più richiama la nostra attenzione è il cono di profumo. Preparato con un unguento grasso e profumato, il cono veniva posto sulla testa:con il calore del corpo, si scioglieva e profumava i capelli e i vestiti. Come mostrano i dipinti delle tombe, poteva apparire tanto sulle parrucche dei commensali presenti a un banchetto come sulla testa rasata di un sacerdote che officiava una cerimonia. La sua fabbricazione era collegata a quella dei profumi. Dopo aver estratto l'essenza profumata dalla pasta di piante aromatiche, resine e oli, la base grassa in eccedenza veniva conservata per essere poi utilizzata sotto forma di cono al momento opportuno.

La figura dello Scriba

In Egitto il buon funzionamento dello stato dipendeva essenzialmente dall'attività degli scribi. Amministratori, contabili, letterati o scrivani pubblici, questi maestri di scrittura erano onnipresenti. Esperto della sua arte e della società, lo scriba degli Archivi Reali dirigeva l'amministrazione culturale.
Lo scriba Khuuiu, vissuto sotto la V dinastia, era ''l'incaricato degli affari del re'', ''scriba dei documenti reali'' e ''direttore degli scribi'' allo stesso tempo.
Sotto la VI dinastia, Djau, la cui tomba è situata as Abido, era ''scriba dei ruoli divini'', ''direttore degli scribi reali'' e ''sacerdote lettore''.
Questi alti personaggi erano indispensabili per il buon funzionamento dello stato, retto essenzialmente da regole scritte.
Nel paese dei faraoni, niente veniva fatto senza un documento giustificativo e tutti gli atti erano diligentemente copiati e ricopiati e potevano servire come prova in caso di liti. Nessun settore di attività economica o politica sfuggiva al controllo degli scribi. Meccanismo essenziale dell'amministrazione, essi tenevano i conti, legiferavano, componevano, rimavano, traducevano e, a volte, modificavano la scrittura.
Durante l'Antico Regno, lo scriba degli Archivi Reali, di cui si trova tracci a partire dal regno di Neferirkara, re della V dinastia, era responsabile del dipartimento dei dei documenti reali, chiamato anche ''doppio laboratorio''. A questa istituzione facevano riferimento altri archivi e biblioteche. I compiti dello scriba degli Archivi Reali erano molto vasti. Mettava a punto, controllava e registrava le azioni di tutte le varie istituzioni. La vastità delle sue responsabilità sottolineava, fin dalle epoche più remote, l'importanza che lo stato dava ai documenti scritti.
La scrittura, ''più durevole della pietra delle piramidi'', era la testimonianza indispensabile di tutto ciò che costituiva la vita di un paese il cui governo era fondato su una conoscenza precisa delle persone, dei beni e delle situazioni. Dalla V dinastia, epoca piuttosto ricca di riforme amministrative, la lunga carriera di magistrato-amministratore conduceva alla carica di direttore degli Archivi Reali. A partire dalla VI dinastia, la funzione di direttore degli Archivi Reali era spesso suddivisa tra un visir e un non visir. L'ufficio del visir divenne il centro dell'Archivio di Stato, e i reparti d'inventario specializzato divennero progressivamente più numerosi. Il visir controllava sistematicamente l'insieme dei documenti, ne prendeva visione personalmente e apponeva il proprio sigillo prima di farli riporre in grandi giare accuratamente inventariate.
Il faraone era il primo fra gli scribi, di natura divina, il sovrano si rapportava a Thot, dio della scrittura e della cultura, nell'epoca tarda l'immagine del babbuino, l'animale che insieme all'ibis è consacrato al dio, serviva per designare lo ''scriba''. Snefru, Thutmosi III, Amenhotep IV(Akhenaton), Horemheb o Sethi I, numerosi furono i faraoni che hanno scritto degli insegnamenti destinati ai loro successori, il grande papiro Harris, il più lungo che si conosca (42m), sarebbe stato redatto da Ramses III per suo figlio Ramses IV.
All'origine, gli scribi venivano reclutati fra le conoscenze privilegiate della famiglia reale. Verso la fine dell'Antico Regno, lo sviluppo dell'amministazione portò alla nascita di una vera e propria casta degli scribi. Appartenenti per lo più alla classe media, essi costituivano il principale supporto dell'autorità faraonica. Numerosi erano i padri di famiglia che pensavano che ''il più bel mestiere per i propri figli fosse quello dello scriba'', ma cera anche chi diceva ''se sei pigro, se non hai forza e un pò grassoccio, dedicati alla carriera di scriba''.
La formazione veniva acquisita attraverso un iter scolastico. Istruiti nelle ''case della vita'', dipendenti dal tempio, gli apprendisti scribi studiavano a partire dall'età di cinque anni per circa una dozzina d'anni le scritture geroglica e ieratica, la grammatica e i testi classici, ma anche il disegno, il diritto, le lingue straniere, la storia, la geografia e la contabilità. Da semplici copiatori di testi classici e letterati colti, gli scrbi formavano una corporazione di privilegiati, esenti da lavori pesanti, onorati e pagati in natura. L'arte della scrittura era a quei tempi la chiave per ottenere tutti i vantaggi sociali, e non era raro per scrivi d'origine modesta accedere alle più alte cariche dello stato. L'alta considerazione in cui questa professione era tenuta, aveva ripercussioni nelle arti figurative.

I princi reali e gli alti funzionari, come per esempio il governatore di provincia Kai, la cui statua è espsosta al Museo del Louvre, si facevano volentieri rappresentare intenti alla scrittura. Nel III millennio, gli scribi, personaggi saggi e degni, molto stimati dai loro contemporanei, erano onorati di rappresentazioni artistiche degne dei nobili.
La statua del governatore Kai, alta 53cm, viene chiamata ''lo Scriba accovacciato'', risale al XXV secolo a.c., costituisce l'orgoglio della collezione egizia del Louvre, scoperto a Saqqara nel 1850 da Auguste Mariette, che stava cercando il tempio Serapide, è una delle più belle rappresentazioni di uno scriba giunta fino a noi.
La presentazione dello scriba da parte degli artisti egizi era convenzionale. Seduto a gambe incrociate, il segretario di corte teneva disteso sul gonnellino il rotolo di papiro che in genere srotolava con la mano sinistra mentre con la destra si apprestava alla redazione del testo. Accanto aveva i tradizionali strumenti di lavoro: uno stiletto, un astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulirei pennelli.

Rahotep e Nofret



Uno dei gruppi scultori più noti della storia dell'Egitto è la coppia formata da Rahotep, sacerdote di Ra a Eliopoli, e Nofret, la ''conoscente del sovrano''. Sono due statue sedute, scolpite in blocchi di pietra calcarea come se fossero altorilievi, cioè come figure unite a uno schienale che serve da supporto, in questo caso i troni. La loro espressività, grazie al trattamento del volto, e i contrasti tra la figura maschile e quella femminile esaltano la bellezza del gruppo. Ai contorni più morbidi di Nofret si contrappone il corpo angoloso di Rahotep. La donna indossa un mantello bianco, mentre l'uomo mostra il torso nudo e ha la pelle di colore rossiccio, caratteristica delle raffigurazioni maschili nell'antico Egitto. Tutti questi elementi mettono in risalto la qualità artistica di questo gruppo scultorio. Il ritrovamento delle statue è avvenuto a nord della piramide di Maidum, durante gli scavi compiuti da Auguste Mariette nel 1871, e oggi è conservata al Museo egizio del Cairo. Rahotep era figlio del faraone Snefru, anche se altri ipotizzano che fosse figlio di Huni, fu sommo sacerdote di Eliopoli. Di Nofret non si conosce praticamente nulla, neanche i genitori, purtroppo i resti archeologici sono scarsi e a parte la mastaba(in pessime condizioni)o la statua, di lei non abbiamo nulla.