domenica 20 giugno 2010

L'eredità di Alessandro Magno in Egitto



In questi giorni mi è stato chiesto quale fosse l'eredità di Alessandro il grande per il paese dei faraoni, questa è la mia risposta:
La conquista del paese da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C.e l’annessione nell'impero romano nel 30 a.C. fecero entrare la civiltà egizia nella costellazione culturale del mondo classico; tuttavia, le antiche tradizioni stilistiche rimasero vive ancora a lungo in terra d’Egitto, come mostra ad esempio l’iconografia locale di Alessandro e dei suoi successori. Sia durante la dinastia dei Tolomei, sia nel periodo romano furono costruiti in Egitto templi che non si allontanavano nella struttura e nelle forme dalle tipologie architettoniche consolidate nel corso dei millenni precedenti. L'amministrazione greca e romana fece raggiungere all'Egitto un livello di sviluppo e di ricchezza sconosciuto nei secoli precedenti. Le dominazioni libiche, assire, nubiane, persiane avevano provocato il declino economico, sociale e politico dell'Egitto.L'introduzione della economia monetaria, l'abolizione del regime feudale, l'incremento del commercio estero, la ricostruzione della flotta mercantile e militare, la costruzione di strade, canali e porti, la trasformazione dei villaggi in città, la creazione di centri culturali di livello internazionale riportarono l'Egitto ad essere un punto di riferimento fondamentale nell'area mediterranea.Su una moneta romano-alessandrina emessa dall'imperatore Antonino Pio le personificazioni del Nilo e del Tevere si danno la mano. E' la dextra coniunctio, segno di concordia: omonoia è scritto nella parte inferiore della moneta. Roma rinnovò e continuò l'antica civiltà egiziana.A partire da Costantino la situazione cambiò. Il potere passò al patriarca cristiano di Alessandria e al suo esercito privato. L'Egitto si trasformò in una teocrazia con il potere civile che perdeva sempre più il controllo della situazione. Nel VII secolo 4.000 arabi superarono il confine e fu la fine dell'Egitto bizantino.Tra il 332 e il 331 a.C, Alessandro fu accolto come un liberatore in Egitto. Infatti, era in quel paese africano che il giogo persiano era maggiormente avvertito e il meno accettato. Alessandro ricompensò gli Egiziani riordinando l'amministrazione non sul modello del satrapo persiano fino ad allora da lui adottato, ma nominando due governatori indigeni, Petisi e Doloaspi. L'amministrazione delle finanze fu invece affidata a un greco residente in Egitto, Cleomene di Naucrati. Ai macedoni e ai greci al seguito di Alessandro e ai membri della sua corte furono assegnate solo cariche militari, ma non civili.Alessandro dimostrò inoltre grande rispetto per gli dei del paese. A Menfi fece un sacrificio al bue Api, ingraziandosi così i sacerdoti egiziani e si recò fino all'oasi di Siwa nel deserto libico, dove esisteva un celebre santuario oracolare del dio Ammone (assimilato dai Greci a Zeus). Il responso dell'oracolo lo dichiarò figlio del dio, offrendogli un punto di partenza per l'istituzione di un culto divino centrato sulla sua persona.Nella regione del Delta del Nilo, su una stretta lingua di terra tra la palude Mareotide e il mare, dove a un miglio dalla costa sorgeva l'isola di Faro, decise la fondazione di Alessandria d'Egitto, la prima delle molte città a cui diede il suo nome.
Questa fu l'eredità di Alessandro all'Egitto...

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