venerdì 14 maggio 2010

La tecnica del vetro


Il primo vetro di cui si ha notizia in Egitto risale al Periodo Predinastico, durante il V e il IV millennio a.c. Si otteneva mescolando polvere di silice, calce e soda, che si colorava con un minerale di rame, la malachite. Poi si fondava il tutto ad alte temperature. La sostanza risultante veniva applicata su un nucleo fatto di polvere di silice e argilla o steatite. In tal modo si facevano collane e amuleti, figurine come gli ushabti, incrostrazioni e la rifinitura di statuine e vasi. Il cristallo risale al Predinastico e al tempo della'Antico e del Medio Regno. Si fabbricarono con esso gioielli, amuleti, figurine di animali e mosaici. La produzione di vasi di vetro iniziò verso il 1500 a.C., precisamente durante il regno di Thutmosi I. Questa novità fu dovuta all'espansione dell'Egitto in Medio Oriente. Nel Nuovo Regno sono documentati vari centri di produzione del vetro: Malqata, Tell el-Amarna e Lisht. Dopo il Nuovo Regno si verificò un declino del potere reale cosa che tra l altro comportò un rallentamento della produzione del vetro. In epoca greco-romana vi furono due centri importanti, uno ad Alessandria e l altro a Naucrati, dove si fabbricavano prodotti seguendo lo stile greco.
L'uso del vetro celeste con incrostazioni di motivi ornamentali in colori contrastanti fu abbastanza diffuso durante la XVIII dinastia e anche nelle più tarde imitazioni di piccoli oggetti per la cura del corpo, come i recipienti per i cosmetici, i profumi e gli unguenti.Uno dei motivi impiegati per decorare oggetti di vetro, soprattutto recipienti, collane o anche le rotelline del fuso, erano i fiorellini a forma di croce di colore rosso, bianco o giallo, o i fiori con sei punte bianche e il bocciolo giallo su uno sfondo verde azzurrato, a imitazione del turchese. Nella decorazione dei vasi prevalevano i colori giallo e bianco su sfondo azzurro, sebbene fosse utilizzato anche il verde verso la metà della XVIII dinastia. A partire dell'epoca amarniana, è frequente una decorazione a macchie, simili a occhi. Le forme dei vasi di vetro potevano essere abbastanza diverse. Molto imitavano i recipienti di metallo, calcare, alabastro e terracotta o quelli in faiance. Sono frequenti le tazze grandi, il calice, le coppe, i crateri, i vasi tubolari, quelli di forma ovoidale e collo cilindrico e i recipienti a forma animale.

lunedì 10 maggio 2010

La festa di Opet


I templi egizi non erano aperti alla gente comune, soltanto i sacerdoti e il faraone vi potevano entrare, i fedeli non potevano oltrepassare il primo pilone e la statua del dio era nascosta all'interno. Amon, il cui nome significa ''il nascosto'', veniva portato fuori in pochissime occasioni. Una di esse era la festa di Opet, che cominciò a essere celebrata durante la XVIII dinastia, allo scopo di unire il dio Amon con la madre del sovrano. Si festeggiava una volta l'anno, nel secondo mese della stagione di Akhet. Poteva durare da due a quattro settimane. Nel corso della festa le immagini di Amon, Mut e Khonsu venivano portate da Karnak a Luxor, il santuario che era considerato il loro harem. Esse venivano trasportate in barche. La processione iniziava con l'ingresso del sovrano nel santuario di Karnak, dove si trovavano l'immagine di Amon e la sua barca sacra. All'interno il faraone offriva alimenti e libagioni, secondo il rituale, e purificava tutto con incenso. La barca sacra che trasportava l'immagine di Amon doveva essere condotta da trenta persone. Quando arrivava al pontile, essa venica collocata in un'altra barca per poter attraversare il fuume. La barca sacra era chiamata Userhat, che significa ''potente a prua''; dietro di lei andavano le barche degli dei Mut e Khonsu e quelle dei sovrani. Presentate le offerte, i sacerdoti prendevano le barche e uscivano, seguiti dal faraone, da musicisti e ballerini e persino da soldati nubiani e libici. All'inizio le barche venivano portate via terra da Karnak a Luxor; dalla fine della XVIII dinastia, furono trasportato lungo il fiume. Le barche sacre erano collocate in altre a remi e , al loro passaggio, la gente cantava e ballava. Quando l'immagine si trovava ormai all'esterno, veniva consultato l'oracolo; alle domande la statua rispondeva inclinandosi da un lato o dall'altro. Lungo la strada percorsa dalle barche vi erano cappelle in cui venivano compiuti sacrifici ad Amon. Giunto nel tempio, il dio si univa alla madre del faraone. Amon ordinava al dio Khnum di modellare il ka del re e così il faraone usciva rigenerato e trasformato in divinità.
Alcune feste egiziane attuali ricordano quelle del passato, è il caso di quella celebrata a Luxor in onore di Sheik Yusef Abu el-Haggag, che riecheggia la festa di Opet. Si celebra il giorno dell'arrivo del discendente di Maometto a Luxor, dove fu costruita una moschea in suo onore, all'interno del complesso della città stessa. A ricordo della barca usata da Yusef per i suoi spostamenti, si svolge una processione di feluche guidate dai fedeli. Una di queste arriva fino al tempio, come la barca di Userhat di Amon.

venerdì 30 aprile 2010

Geroglifico: I determinativi

Abbiamo già accennato che la grafia di una parola egizia era costituita da una parte fonetica, espressa da segni che corrispondevano a suoni, e da una parte cosidetta semantica, rappresentata da un geroglifico, posto al termine della parola stessa, che non si leggeva ma che aveva il compito di determinare l'ambito in cui quella parola andava inquadrata. Questo geroglifico viene chiamato appunto ''determinativo''. E' importante ricordare che quando i geroglifici fungono da determinativi, la loro posizione è sempre alla fine della parola. Facciamo un esempio.Qui a sinistra troviamo una parola formata da due segni unilitteri, la BASE DI VASO che si legge G e la BOCCA, che si legge R. Il geroglificoraffigurante un uomo seduto che si tappa la bocca non si legge ma sta a significare che la parola che lo precede avrà attinenza con azioni che implicano l'uso della bocca(come mangiare, bere, parlare)ivi compresi i processi mentali che con essa si esprimono. La parola che abbiamo visto si leggerà dunque GER e significa ''tacere''. Nel caso in cui la parola sia formata, invece che da segni fonetici, da un ideogramma, il determinativo è costituito da un tratto verticale, chiamato diatrico.Qui a destra vediamo come esempio l'ideogramma della STELLA, che si legge SEBA, seguito dal suo silenzioso determinativo.

Vediamo ora alcuni esempi di determinativi.

mercoledì 28 aprile 2010

Introduzione ad Hatshepsut


Figlia maggiore del re Thutmosis I, sposata al fratellastro Thutmosis II e tutrice del giovane fratellastro-nipote Thutmosis III, Hatshepsut (a sinistra, ricostruzione del viso della regina) riuscì in un modo o nell'altro a sfidare la tradizione e a installarsi saldamente sul trono divino dei faraoni. Fu l'unica presenza femminile nella storia ad essere rappresentata, sia come donna che come uomo, vestita con abiti maschili, dotata di accessori maschili e addirittura della barba finta tradizionalmente esibita dai faraoni. Nonostante durante il suo regnò l'Egitto prosperasse, dopo la sua morte, si cercò con ogni mezzo di cancellare il suo nome e la sua immagine. I monumenti di Hatshepsut furono abbattuti o usurpati da altri, i ritratti distrutti e il nome cancellato dalla storia e dall'elenco ufficiale dei re egizi. Ma qualcosa rimase: Manetone, menzionò un faraone donna, di nome Amense o Amensis, come quinto sovrano della XVIII dinastia. La regina Hatshepsut è il monarca di sesso femminile più famoso che l'Egitto abbia mai avuto in tutto il corso della sua storia. Infatti, al contrario di come comunemente si crede, non fu l'unica donna che riuscì a governare l’Egitto. Per decenni questa regina è stata definita come l'usurpatrice di un ruolo completamente maschile e quindi la sua presa del potere viene interpretata come un atto che contrasta fortemente con lo status quo. Studi recenti ha però dimostrato che uno degli elementi chiave nei successi di Hatshepsut fu sicuramente lo sviluppo del ruolo della regina durante la seconda metà della XVII dinastia. Hatshepsut era cresciuta nel palazzo del re, dove era stata educata dagli scribi di corte. In quel periodo il palazzo del re si trovava a fianco dell'entrata nord del tempio di Amon a Karnak, dove oggi c’è il colonnato fatto costruire da Tarharka nel cortile di Rameses II. Durante la sua gioventù Hatshepsut dovette vedere la morte dei suoi due fratelli Ahmose and Wadjmose, e della sorella, Neferubity, anche se non abbiamo nessuna informazione sulle cause di queste morti. Potrebbe essere dopo questi decessi che Thutmosi I presentò sua figlia Hatshepsut alla corte e ne fece la sua erede, come attesta una sua iscrizione che si trova nel suo tempio funerario di Deir el Bahari. Poi sua maestà (Thutmosi I) disse a loro: "Questa è mia figlia, Khnumetamon Hatshepsut - possa lei vivere! - Io ho scelto lei come successore per il mio trono...lei dirigerà il popolo in ogni parte del palazzo; lei vi guiderà. Obbedite alle sue parole, unitevi al suo comando." I nobili reali, i dignitari e i capi del popolo sentirono il proclama della promozione della sua figlia, il Re dell’Alto e del Basso Egitto, Maatkara - possa lei vivere in eterno!" Ma a questo punto, compare improvvisamente sulla scena un altro figlio del faraone, Thutmosi, che fino ad allora non era mai stato nominato nelle iscrizioni ufficiali di suo padre. E fu lui, non Hatshepsut a diventare faraone allo morte di Thutmosi I. Si può presumere che, per rinforzare i suoi diritti al trono, fu in questo periodo che si decise il suo matrimonio con la sorellastra, Hatshepsut, che doveva avere qualche anno più di lui. Si ipotizza che Hatshepsut lo sposò appena prima o forse addirittura durante la sua incoronazione, nell’anno 1, il secondo giorno del mese di Akhet. Dopo la morte di Thutmosi I il primo dovere del nuovo re e della sua energica sposa dovette essere la sepoltura del loro padre. Il nuovo faraone doveva essere molto giovane. Una statua del re, recentemente scoperta ad Elefantina lo rappresenta senza dubbio come un giovinetto, e il fatto che non sia mai nominato come principe durante i trent’anni del regno di suo padre, suggerisce che avesse molto meno dei trent’anni che Luc Gabolde gli attribuisce. Il visir Ineni ha lasciato scritto che egli salì al trono come un falco nell’uovo. La stessa espressione che venne in seguito usata sia da Thutmosi III che da Amenofi III, ed in entrambi i casi abbiamo la certezza della loro estrema giovinezza al momento di diventare faraoni. Un’altra indicazione, per quanto poco attendibile, sulla sua gioventù e sulla brevità del suo regno ci è data dal basso numero di eredi generati. L’unica figlia di Hatshepsut, la principessa Neferura, era ancora neonata quando sua madre diventò la reggente di Thutmosi III, che risulta essere l’unico figlio maschio di Thutmosi II e che era anch’egli solo un bambino quando salì al trono.

mercoledì 7 aprile 2010

Geroglifico: maschili e femminili

Nell'antica lingua egizia per trasformare un nome da maschile al femminile si aggiungeva una t ( raffigurata dal simbolo del pane, rappresentata come una collinetta).


Il primo gruppo di simboli si trascivono e si leggono SA e significano ''figlio''.
Il secondo gruppo di geroglifici si trascrivono e si leggono SAT e significano ''figlia''.


Il primo gruppo di geroglifici si leggono SHERI, si trascrivono con Srj e significano ''piccolo''.
Il secondo gruppo di geroglifici si leggono SHERIT, si trascrivono Srjt e significano ''piccola''.

giovedì 1 aprile 2010

I coni di profumo


Donne e uomini dedicavano particolare attenzione alla cura del corpo e della capigliatura. Utilizzavano un'infinità di prodotti che oggi ci sono famigliari, ma anche alcuni sorprendenti ''coni di profumo''.
I profumi e i cosmetici furono strettamente legati alla vita quotidiana degli egizi fin dai primi tempi della loro storia, come mostrano le tavolozze predinastiche per mescolare le pitture facciali. Uno dei prodotti utilizzati che più richiama la nostra attenzione è il cono di profumo. Preparato con un unguento grasso e profumato, il cono veniva posto sulla testa:con il calore del corpo, si scioglieva e profumava i capelli e i vestiti. Come mostrano i dipinti delle tombe, poteva apparire tanto sulle parrucche dei commensali presenti a un banchetto come sulla testa rasata di un sacerdote che officiava una cerimonia. La sua fabbricazione era collegata a quella dei profumi. Dopo aver estratto l'essenza profumata dalla pasta di piante aromatiche, resine e oli, la base grassa in eccedenza veniva conservata per essere poi utilizzata sotto forma di cono al momento opportuno.

venerdì 5 marzo 2010

Introduzione all'Antico Regno

L'avvento dell'Antico Regno comportò il consolidamento e il perfezionamento del primo stato territoriale centralizzato della storia. Permise anche lo sviluppo della civiltà egizia, che raggiunse in questo periodo, per la prima volta, uno dei momenti di massimo splendore. L'unificazione e l'accentramento politico, realizzati dall'ultimo re tinita Khasekhemuy, costituirono le basi dell'Antico Regno. A partire dai regni dei suoi figli, Sanakht-Nebkha e Zoser, i cambiamenti si susseguirono a un ritmo vertiginoso, ragion per cui tali sovrani vengono considerati gli iniziatori della III dinastia e , quindi, dell'Antico Regno. Con Sanakht-Nebkha la capitale fu stabilita definitivamente a Menfi; nella necropoli di Saqqara fu costruito il primo grande monumento interamente in blocchi di pietra lavorata, la cosiddetta ''mastaba iniziale''. Su di essa venne edificata, per il fratello e successore Zorser, una piramide a gradoni, prima di quattro e poi di sei. La costruzione della prima piramide, opera di Imhotep, rappresentò non solo un importantissimo salto di qualità nell'architettura in pietra scolpita e un cambiamento significativo nel rituale funerario reale, ma anche l'adesione della monarchia ai postulati teologici del clero di Eliopoli. Da questo momento, le relazioni tra la monarchia e il clero eliopolitano determinarono la storia dell'Antico Regno. Durante la IV dinastia, sotto Cheope, Chefren e Micerino, le piramidi raggiunsero la massima grandezza e perfezione, e il potere reale impose i propri dettami al clero. Ma, con la V dinastia, i sacerdoti controllarono la monarchia e le piramidi dei re divennero più piccole.
Il regno di Snefru segnò l'avvento della IV dinastia, senza dubbio l'epoca di tutta la storia egizia in cui il potere del faraone raggiunse il suo massimo splendore. La grandezza delle piramidi costruite in questo periodo è un fedele riflesso dell'autorità dello Stato e dei sovrani che le fecero edificare. I monarchi furono identificati con lo stesso dio Ra e il loro culto con quello alla divinità. Cheope, figlio e successore di Snefru, fece costruire a Giza la ''grande piramide''-il più grande e perfetto di questi monumenti- per i suoi discendenti, Chefren e Micerino, vennero eretti altri due edifici nello stesso luogo, più piccoli ma egualmente perfetti. Ma con la crisi politico-religiosa verificatasi dopo il regno di Micerino, il clero di Eliopoli impose ai sovrani della V dinastia il proprio volere, separando il culto divino da quello reale. Di conseguenza, le piramidi di questi monarchi sono molto più piccole, riflettendo il momento in cui lo Stato andava esaurendo rapidamente le sue risorse economiche. La crisi finale arrivò con la VI dinastia.

mercoledì 3 marzo 2010

I geroglifici silenziosi

La scrittura egizia a poco a poco si evolve rispetto al sistema iniziale, già formato da un metodo misto fonetico-ideografico.
Il metodo si perfezionò sempre di più per la particolare struttura linguistica perchè in egiziano i segni riproducono soltanto suoni consonantici e semiconsonantici (perciò gli egittologi, per poter leggere i testi geroglifici, usano interporre una "e" fra i segni).
Quel sistema avrebbe potuto generare confusioni tra parole con radici simili.
Ecco allora che fu posto un simbolo che non si doveva leggere ma che aveva la funzione di circoscrivere alcuni significati fra i tanti che avrebbero potuto avere i segni precedenti.

Si trascrive hrw e si legge HeRU,(la e è una convenzione degli egittologi)e significa ''giorno''. Il simbolo del sole non si legge ma sta appunto a significare che l'intero gruppo di segni ha attinenza con il sole e quindi con la giornata.




Le scritture geroglifiche qui a destra hanno entrambe i simboli della bocca e della mano, si trascrivono tutte e due rd e si leggono convenzionalmente ReD.
La prima, però, ha come segno determinativo il piede, mentre la seconda ha la scala.
Pur leggendosi quindi allo stesso modo, hanno significati diversi: appunto piede e scala.

martedì 2 marzo 2010

Christian Jacq e i romanzi sull'Egitto


Il fascino dell'Egitto antico ha avuto un grande eco nella letteratura occidentale a partire dal secolo scorso. Ma negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio boom, specialmente con lo strepitoso successo dei romanzi di Christian Jacq. La letteratura si è avvicinata all'antico Egitto da punti di vista molto diversi, e questo ci consente di parlare di generi; è stato coltivato il romanzo storico, che descrive momenti controversi, soprattutto del Nuovo Regno, come quello amarniano. Le vite dei grandi personaggi della storia sono da sempre fonte di ispirazione per gli scrittori e così Cheope, Akhenaton, Ramses II e donne straordinarie che hanno fatto epoca, come Nefertiti o Cleopatra, sono i protagonisti indiscussi di avvincenti biografie romanzate. Accanto ai libri più rigorosamente storici, l'Egitto ha ispirato anche romanzi d'avventura, romantiche storie d'amore, la letteratura fantastica e quella del terrore e numerosi libri di viaggi. Infine, bisogna ricordare che non sono stati solo gli scrittori di professione a occuparsi dell'Egitto antico. Alcuni egittologi prestigiosi (prima Georg Ebers e poi Christian Jacq) hanno scritto romanzi storici che hanno riscosso un incredibile successo in tutto il mondo. Il professor Jacq, insegna egittologia alla Sorbona, premiato dall'Academie Française, ha scritto numerose opere di divulgazione sull'Egitto e i faraoni. 

La sua pentalogia su Ramses ha fatto esplodere ovunque l'Egittomania.

Bibliografia principale di C.Jacq:

Saggi
1981 – L'Egitto dei grandi faraoni – ISBN 8804471840
1981 – Vita quotidiana nell'antico Egitto – ISBN 8804472073
1981 – I segreti dell'antico Egitto – ISBN 8804453362
Il mondo magico dell'antico Egitto (1983) – ISBN 8804480580
I grandi monumenti dell'antico Egitto (1986) – ISBN 8804448873
La grande sposa Nefertiti (1990) – ISBN 8804436379
La valle dei re (1992) - ISBN 8804477725
L'insegnamento del saggio egizio Ptahhotep. Il libro più antico del mondo (1993) – ISBN 8804442468
Conoscere l'antico Egitto (1994) - ISBN 8804435046
Il segreto dei geroglifici. Come entrare nel magico mondo degli antichi egizi (1994) - ISBN 8838443513
Le donne dei faraoni (1996) - ISBN 8804481005
La misteriosa sapienza dell'antico Egitto. Massime di eterna saggezza (1998) - ISBN 880446822X
Testi delle piramidi. Manuale di vita (2000) - ISBN 8845238407
Viaggio nell'Egitto dei faraoni (2002) - ISBN 8804525908

Romanzi
Il romanzo di Kheops 1 - L'inferno del giudice (1993) - ISBN 8804464879
Il romanzo di Kheops 2 - Il testamento degli dèi (1993) - ISBN 8804468874
Il romanzo di Kheops 3 - Il ladro di ombre (1994) - ISBN 880447856X
Barrage sur le Nil (1995)
Il romanzo di Ramses - IL FIGLIO DELLA LUCE(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA DIMORA MILLENARIA(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA BATTAGLIA DI QADESH(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA REGINA DI ABU SIMBEL(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - L'ULTIMO NEMICO(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il faraone nero (1997) - ISBN 880444794X

lunedì 1 marzo 2010

Le domande più strane di Febbraio

Eccoci al resoconto delle domande più strane del mese, delle vere perle di saggezza..


Mercoledì 3 Febbraio ore 03.39

Anonimo
Ciao Waset, volevo chiederti una cosa che mi assilla da tempo, a cui non riesco proprio a dare una risposta, confido in te per la soluzione.
Avevo letto tempo fa su internet, che la mummia di Ramses II si svegliò in presenza di diversi testimoni, ma di questo avvenimento nessuno sa nulla, ma è mai possibile che i servizi segreti riescano a censurare anche una cosa così grande?
Ti ringrazio in anticipo per la risposta.

Risposta
Ciao, capirei la tua sorpresa nel sapere che una mummia era tornata in vita, e il tuo smarrimento nell'apprendere che nessuno ne sapesse niente; ma le cose non andarono esattamente così.
Qualche tempo fa al Cairo, il braccio destro della mummia del faraone Ramses II scattò all'improvviso, questo fu dovuto alla presurizzazione e al calore all'interno della teca in cui era conservata la mummia. Come vedi non c'è nessun complotto.

Martedì 16 Febbraio ore 11.17

Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo chiederti perché voi studiosi dell'antico Egitto, continuate a negare che a Dendera ci sono dei rilievi che rappresentano delle vere è proprie lampade elettriche, non siete stanchi di aggrapparvi sugli specchi?

Risposta
Buongiorno, non siamo stanchi perché non lo abbiamo mai fatto, ciò che tu chiami ''lampade di Dendera'', non è altro che una rappresentazione mitologica, il serpente primordiale che nasce da un fiore di loto è un mito egizio conosciuto e anche il sostegno è un simbolo ricorrente nell'arte egiziana, collegato con Osiride e raffigurante la sua spina dorsale. La scena dovrebbe pertanto rappresentare la costruzione di due santuari primordiali. A questo stesso ambito riporta il significato dei geroglifici iscritti. Ti voglio dare un consiglio personale, cerca sempre di capire dov'è la verità, aldilà delle tue idee personali.

Domenica 21 Febbraio ore 14.26

Anonimo
Buongiorno Waset, leggo tutti i tuoi articoli con grande interesse, però mi chiedo perchè non parli mai dei difetti del popolo egizio?erano cannibali, avevano costruito le piramidi con gli schiavi e poi non erano questi gran guerrieri; secondo me sei poco obiettiva.

Risposta
Buongiorno e buona domenica, io parlerei di questi aspetti se fossero veri, ma ormai è da tempo che si è dimostrato che le piramidi non furono costruite dagli schiavi e che l'Egitto fu una potenza militare da non sottovalutare, anche se spesso molti di voi cadono nell'errore di paragonare diverse civiltà su una stessa base, la civiltà egizia non fu una potenza militare come quella romana, ma la sua grandezza e superiorità era in altri aspetti.
Per quanto riguarda il cannibalismo, penso che tu ti riferisca a due episodi, il primo è ''l'inno cannibale'', che era un testo di epoca arcaica che fu preservato fino all'Antico Regno e che nulla aveva a che fare con la pratica del cannibalismo, poiché si parla di metafore. Il secondo episodio, riguarda un periodo di crisi, all'incirca tra il Primo periodo intermedio e il Medio Regno, dove alcuni egittologi hanno ipotizzato che per la carestia e la fama, gli antichi egizi, si diedero al cannibalismo; ipotesi ormai naufragata da diverse scoperte.
Molto presto parlerò anche di aspetti meno piacevoli della civiltà egizia, come le varie condanne di morte.


Ora vorrei condividere con voi, una bellissima e-mail che ho ricevuto il mese scorso, e che mi ha fatto riflettere su quello che l'Egitto ha rappresentato per me e sicuramente per tutti voi.

Venerdì 26 Febbraio ore 21.02

Sabrina
Buona sera Waset, i tuoi articoli mi piacciono molto, sono pieni di informazioni e di particolari interessanti, io sono una ragazza di sedici anni che sogna di diventare un egittologa, vorrei poter vivere in quel bellissimo paese e contribuire alla conoscenza di quella che fu una delle più grandi civiltà del mondo, anzi, la più grande. Molti miei coetanei, non hanno passione, passano il tempo con i videogiochi, su msn o dietro al fidanzato/a; non rendendosi conto che ci sono mille cose a cui potrebbero interessarsi. La mia passione è nata quando ero alle scuole medie, studiammo l'arte egizia e mi innamorai della purezza dell'architettura e della nobiltà delle raffigurazioni egizie. Per tutti questi quattro anni, non ho fatto altro che incrementare la mia passione con diverse letture. Vorrei sapere da te qualche testo che mi consigleresti su questi argomenti: letteratura, Akhenaton, Egitto tolemaico e religione.
Grazie, Sabrina.

Risposta
Ciao Sabrina, la tua passione è molto bella, è una cosa che se saprai coltivare, ti appassionerà per tutta la vita. Tieni sempre presente che davanti a te c'è un percorso lungo e difficile, ma nulla di impossibile per te che hai un grande amore verso questo paese e la sua civiltà. Ti consiglio questi testi..

Letteratura: Letteratura dell'Antico Egitto di Edda Bresciani
Akhenaton: Akhenaton e Nefertiti di Franco Cimmino
Egitto Tolemaico: L' Egitto dopo i faraoni di Bowman
Religione: Egitto magico religioso di De Rachewiltz
A presto, Waset.

mercoledì 24 febbraio 2010

Geroglifici:i segni bi e trilitteri

In egiziano esistono anche simboli che hanno una lettura convenzionale formata da due o da tre suoni; sono i cosiddetti bilitteri o trilitteri.
Possono essere utilizzati come ideogrammi oppure solamente per rendere la parte fonetica di una parola.
Prendiamo ad esempio il segno dello SCARABEO.

Come ideogramma significa "scarabeo", si trascrive hpr e si legge convenzionalmente KHEPER.



Il simbolo LACCI DI SANDALO,
Significa "vita". Si scrive anh(kh) e ha come lettura convenzionale ANKH. Questo simbolo ricorre spesso nei bassorilievi egizi.


Questo segno rappresenta una TAVOLA D'OFFERTE. Si trascrive Htp e si legge convenzionalmente HETEP,usato in certi contesti significa ''soddisfare''.


CUORE E TRACHEA: Si trascrive nfr e ha come lettura convenzionale NEFER, usato in certi contesti significa "bello, buono, perfetto".



DIO. Si trascrive ntr e ha come lettura convenzionale NETJER.

mercoledì 17 febbraio 2010

Geroglifici:gli idiogrammi


I primi tentativi degli antichi egizi di trasporre in scrittura la loro lingua risalgono alla fine del quarto millenio a.C. e sono perciò contemporanei alla formazione del primo regno unitario nella valle del Nilo.
In quest' epoca la scrittura geroglifica è caratterizzata da un rapporto di tipo pittografico tra il concetto che si desidera comunicare e il segno scelto per esprimerlo. Vale a dire che a ogni segno corrisponde una parola. Un esempio divenuto ormai classico di questo di comunicare è dato dalla ben conosciuta Tavolozza di Narmer. Tenendo nella dovuta considerazione le relazioni che intercorrono fra i vari segni e leggendoli in modo ordinato dall'alto verso il basso la frase che si voleva comunicare è evidente:IL FARAONE CONQUISTA IL POPOLO DEL DELTA.
Da questo esempio è riscontrabile uno degli elementi caratteristici del sistema di scrittura geroglifico, ovverosia l' esistenza di segni corrispondenti a parole. Tali segni, detti ideogrammi, corrispondono all'oggetto di cui sono fedele rappresentazione oppure a un concetto ad esso strettamente correlabile. Deciderne l'esatta lettura è possibile soltanto all'interno di un determinato contesto.

Trascrizione ra (pronuncia convenzionale RA), e può significare "il sole" (oggetto rappresentato) oppure, aggiungendovi un trattino verticale, si trascrive hrw (pronuncia convenzionale HERU) e significa "il giorno" (concetto correlato).


Se con il trattino, si trascrive s3 (pronuncia convenzionale SA) e significa "oca" (oggetto rappresentato) oppure, senza trattino, si trascrive sempre s3 e significa "figlio".

giovedì 4 febbraio 2010

Leggere i geroglifici: parte prima

E' naturale chiedersi come si legga l'antica scrittura egizia e quale suono avesse. Invece dei 26 caratteri usati da noi, quelli più impiegati dagli egizi erano circa 800 e avevano significati diversi. C'erano quelli monoconsonantici (che indicano una sola consonante, come le nostre lettere alfabetiche), quelle bi e triconsonantici, altri che fornivano il suono di parole intere (fonogrammi) o indicavano idee (ideogrammi) e infine segni impiegati come determinativi (determinano l'argomento di cui si parla) e rafforzativi. E' ovvio che la complessità della lingua non permette di spiegarla in poche righe; cercherò però di dirvi come tradurre segni e frasi più comuni in modo da poter leggere, alla fine dell'anno, alcune delle iscrizioni che s'incontrano sui monumenti o nei musei.

Diamo uno sguardo al nome della regina Nefertari(qui a sinistra) i cui segni sono compresi entro il cosiddetto ''cartigilio'', che circonda i nomi dei re e regine. Il primo passo è sapere in che direzione vanno letti i segni.
Per capirlo dobbiamo osservare il senso in cui guardano quelli raffiguranti esseri viventi (anche animali). Nel cartiglio di Nefertari, bisogna guardare all'avvoltoio, simbolo della dea Mut, che guarda verso destra, perciò questa scritta va letta da destra a sinistra.
Ora decifriamo i singoli segni letti nel giusto ordine. L'avvoltoio (che si pronncia ''Mut'' e ha vicino un simbolo a semisfera che normalmente si pronuncia ''t'' ma che qui è solo un rafforzativo)è messo in alto poichè simbolo divino. In realtà lo leggeremo in fondo alla frase.
Iniziamo quindi col segno che somiglia a uno strumento musicale (ma simboleggia la trachea) e che si pronuncia ''nefer''. C'è poi la semisfera (la ''t'') che abbiamo già visto e dopo torniamo a destra dove troviamo l'elegante simbolo della canna in fiore (che si pronuncia ''i'').
Viene quindi un gruppo formato dal simbolo di una bocca (si legge ''r'') e da due barre sottostanti che si leggono ''y''. Sotto c'è un altro gruppo di segni formato da un rettangolo (che si legge ''meri'') sormontato da una lunga serpentina (si pronuncia ''n'').

L'ultima ''t'' è la desinenza femminile e serve a far capire che srtiamo parlando di una donna. Il tutto si legge NEFER-T-I-R-Y MERI(T) N MUT (Nefertari Meritenmut). Letteralmente ''La bellissima (Nefertari) amata (meri-t) da (en) Mut (dea tebana e sposa di Amon).

mercoledì 3 febbraio 2010

Le domande più strane di Gennaio

Ogni mese ricevo molte e-mail da parte di persone incuriosite dall'egittologia, ho deciso di rendere pubbliche quelle più divertenti o bizzarre.

Mercoledì 13 Gennaio ore 15,37
Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo sapere se è vero che i faraoni portano iella?grazie.

Risposta
Ciao, personalmente non sono mai incappata in una maledizione egizia, e sono propensa a scartare questa ipotesi, tuttavia qualora dovessi essere vittima della rabbia di qualche faraone te lo farò sapere, anche se probabilmente non avrò la possibilità di farlo.

Venerdì 19 Gennaio ore 20, 55
Anonimo
Ciao, ho letto in un forum di ufologia che una volta è stato ritrovato un alieno verde all'interno del sarcofago di Seti, secondo te è vero?da quando ho saputo questa cosa non faccio altro che vedere alieni ovunque, anche nella tazza del latte.

Risposta
Ciao, sono abbastanza sicura nell'affermare che non ci sono alieni nel sarcofago di Seti, tuttavia sarà mia premura accertarmi che sia effettivamente così.
Per quanto riguarda i tuoi ''avvistamenti'' io ti consiglio un po' di riposo, nel caso in cui dovessero continuare sono sicura che troverai nella tua città qualcuno che possa aiutarti.

Martedì 26 Gennaio ore 16,09
Anonimo
Buon giorno, ho saputo che ti occupi di egittologia, ho da sempre un dubbio, volevo sapere se è vero che la maledizione di Hom-dai fa risvegliare i morti?

Risposta
Ciao, personalmente non ho mai riportato in vita nessun morto, ma se mai mi capiterà di doverlo fare proverò ad usare l'Hom dai, ma non credo sia efficace, mi dispiace.

Queste sono quelle più assurde, domande poste a volte come provocazione, o in alcuni casi, come curiosità morbose, ma ho anche ricevuto molte e-mail di persone che amano l'Egitto e che desiderano conoscerlo meglio, tra queste la più bella è sicuramente questa:

Domenica 31 Gennaio ore 09.11
Daniel
Buongiorno,
sono un grande appassionato di egittologia, ho da sempre una grande passione, ma mi sono sempre chiesto cosa si provava a vivere in quel regno lontano, come doveva essere vivere secondo la civiltà egizia, cosa provavano, che odori e sapori sentivano.
Quindi leggendo un po' su answer mi sono imbattuto in una tua risposta, e ho letto che sei un egittologa, quindi chiedo a te di rispondere a queste mie domande. Grazie.

Risposta
Buongiorno, io mi sono posta le tue stesse domande per tutta la vita, la mia passione è nata quando ero molto piccola, siamo cresciute insieme!
A queste domande ho anche dato diverse risposte, credo che vivere nell'antico Egitto era, con le dovute differenze, come vivere in una qualsiasi epoca, c'erano i problemi legati alle tasse, i beni materiali che non bastavano mai, problemi di salute e si viveva la giornata come facciamo noi, al meglio delle nostre possibilità. Ma credo che l'atmosfera dell'antico Egitto fosse impregnata di sensazioni magiche, osservare un tramonto sul Nilo, guardare i pescatori mentre alzavano una rete ricca di pesci, vedere le donne mentre preparavano la birra o macinavano il grano; la vita era semplice e contornata dagli odori di una terra ricca di splendori,vivere nell'antico Egitto secondo me era come vivere sulle rive della storia.
Ogni egizio amava la propria terra, non poteva allontanarsi da essa, tanto è vero che fu scritto ''chi ha bevuto l'acqua del Nilo non può dissetarsi altrove''; una metafora eccellente per esprimere il grande vuoto che l'Egitto lascia a chi è costretto a vivere lontano da esso.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...