venerdì 30 aprile 2010

Geroglifico: I determinativi

Abbiamo già accennato che la grafia di una parola egizia era costituita da una parte fonetica, espressa da segni che corrispondevano a suoni, e da una parte cosidetta semantica, rappresentata da un geroglifico, posto al termine della parola stessa, che non si leggeva ma che aveva il compito di determinare l'ambito in cui quella parola andava inquadrata. Questo geroglifico viene chiamato appunto ''determinativo''. E' importante ricordare che quando i geroglifici fungono da determinativi, la loro posizione è sempre alla fine della parola. Facciamo un esempio.Qui a sinistra troviamo una parola formata da due segni unilitteri, la BASE DI VASO che si legge G e la BOCCA, che si legge R. Il geroglificoraffigurante un uomo seduto che si tappa la bocca non si legge ma sta a significare che la parola che lo precede avrà attinenza con azioni che implicano l'uso della bocca(come mangiare, bere, parlare)ivi compresi i processi mentali che con essa si esprimono. La parola che abbiamo visto si leggerà dunque GER e significa ''tacere''. Nel caso in cui la parola sia formata, invece che da segni fonetici, da un ideogramma, il determinativo è costituito da un tratto verticale, chiamato diatrico.Qui a destra vediamo come esempio l'ideogramma della STELLA, che si legge SEBA, seguito dal suo silenzioso determinativo.

Vediamo ora alcuni esempi di determinativi.

mercoledì 28 aprile 2010

Introduzione ad Hatshepsut


Figlia maggiore del re Thutmosis I, sposata al fratellastro Thutmosis II e tutrice del giovane fratellastro-nipote Thutmosis III, Hatshepsut (a sinistra, ricostruzione del viso della regina) riuscì in un modo o nell'altro a sfidare la tradizione e a installarsi saldamente sul trono divino dei faraoni. Fu l'unica presenza femminile nella storia ad essere rappresentata, sia come donna che come uomo, vestita con abiti maschili, dotata di accessori maschili e addirittura della barba finta tradizionalmente esibita dai faraoni. Nonostante durante il suo regnò l'Egitto prosperasse, dopo la sua morte, si cercò con ogni mezzo di cancellare il suo nome e la sua immagine. I monumenti di Hatshepsut furono abbattuti o usurpati da altri, i ritratti distrutti e il nome cancellato dalla storia e dall'elenco ufficiale dei re egizi. Ma qualcosa rimase: Manetone, menzionò un faraone donna, di nome Amense o Amensis, come quinto sovrano della XVIII dinastia. La regina Hatshepsut è il monarca di sesso femminile più famoso che l'Egitto abbia mai avuto in tutto il corso della sua storia. Infatti, al contrario di come comunemente si crede, non fu l'unica donna che riuscì a governare l’Egitto. Per decenni questa regina è stata definita come l'usurpatrice di un ruolo completamente maschile e quindi la sua presa del potere viene interpretata come un atto che contrasta fortemente con lo status quo. Studi recenti ha però dimostrato che uno degli elementi chiave nei successi di Hatshepsut fu sicuramente lo sviluppo del ruolo della regina durante la seconda metà della XVII dinastia. Hatshepsut era cresciuta nel palazzo del re, dove era stata educata dagli scribi di corte. In quel periodo il palazzo del re si trovava a fianco dell'entrata nord del tempio di Amon a Karnak, dove oggi c’è il colonnato fatto costruire da Tarharka nel cortile di Rameses II. Durante la sua gioventù Hatshepsut dovette vedere la morte dei suoi due fratelli Ahmose and Wadjmose, e della sorella, Neferubity, anche se non abbiamo nessuna informazione sulle cause di queste morti. Potrebbe essere dopo questi decessi che Thutmosi I presentò sua figlia Hatshepsut alla corte e ne fece la sua erede, come attesta una sua iscrizione che si trova nel suo tempio funerario di Deir el Bahari. Poi sua maestà (Thutmosi I) disse a loro: "Questa è mia figlia, Khnumetamon Hatshepsut - possa lei vivere! - Io ho scelto lei come successore per il mio trono...lei dirigerà il popolo in ogni parte del palazzo; lei vi guiderà. Obbedite alle sue parole, unitevi al suo comando." I nobili reali, i dignitari e i capi del popolo sentirono il proclama della promozione della sua figlia, il Re dell’Alto e del Basso Egitto, Maatkara - possa lei vivere in eterno!" Ma a questo punto, compare improvvisamente sulla scena un altro figlio del faraone, Thutmosi, che fino ad allora non era mai stato nominato nelle iscrizioni ufficiali di suo padre. E fu lui, non Hatshepsut a diventare faraone allo morte di Thutmosi I. Si può presumere che, per rinforzare i suoi diritti al trono, fu in questo periodo che si decise il suo matrimonio con la sorellastra, Hatshepsut, che doveva avere qualche anno più di lui. Si ipotizza che Hatshepsut lo sposò appena prima o forse addirittura durante la sua incoronazione, nell’anno 1, il secondo giorno del mese di Akhet. Dopo la morte di Thutmosi I il primo dovere del nuovo re e della sua energica sposa dovette essere la sepoltura del loro padre. Il nuovo faraone doveva essere molto giovane. Una statua del re, recentemente scoperta ad Elefantina lo rappresenta senza dubbio come un giovinetto, e il fatto che non sia mai nominato come principe durante i trent’anni del regno di suo padre, suggerisce che avesse molto meno dei trent’anni che Luc Gabolde gli attribuisce. Il visir Ineni ha lasciato scritto che egli salì al trono come un falco nell’uovo. La stessa espressione che venne in seguito usata sia da Thutmosi III che da Amenofi III, ed in entrambi i casi abbiamo la certezza della loro estrema giovinezza al momento di diventare faraoni. Un’altra indicazione, per quanto poco attendibile, sulla sua gioventù e sulla brevità del suo regno ci è data dal basso numero di eredi generati. L’unica figlia di Hatshepsut, la principessa Neferura, era ancora neonata quando sua madre diventò la reggente di Thutmosi III, che risulta essere l’unico figlio maschio di Thutmosi II e che era anch’egli solo un bambino quando salì al trono.

mercoledì 7 aprile 2010

Geroglifico: maschili e femminili

Nell'antica lingua egizia per trasformare un nome da maschile al femminile si aggiungeva una t ( raffigurata dal simbolo del pane, rappresentata come una collinetta).


Il primo gruppo di simboli si trascivono e si leggono SA e significano ''figlio''.
Il secondo gruppo di geroglifici si trascrivono e si leggono SAT e significano ''figlia''.


Il primo gruppo di geroglifici si leggono SHERI, si trascrivono con Srj e significano ''piccolo''.
Il secondo gruppo di geroglifici si leggono SHERIT, si trascrivono Srjt e significano ''piccola''.

giovedì 1 aprile 2010

I coni di profumo


Donne e uomini dedicavano particolare attenzione alla cura del corpo e della capigliatura. Utilizzavano un'infinità di prodotti che oggi ci sono famigliari, ma anche alcuni sorprendenti ''coni di profumo''.
I profumi e i cosmetici furono strettamente legati alla vita quotidiana degli egizi fin dai primi tempi della loro storia, come mostrano le tavolozze predinastiche per mescolare le pitture facciali. Uno dei prodotti utilizzati che più richiama la nostra attenzione è il cono di profumo. Preparato con un unguento grasso e profumato, il cono veniva posto sulla testa:con il calore del corpo, si scioglieva e profumava i capelli e i vestiti. Come mostrano i dipinti delle tombe, poteva apparire tanto sulle parrucche dei commensali presenti a un banchetto come sulla testa rasata di un sacerdote che officiava una cerimonia. La sua fabbricazione era collegata a quella dei profumi. Dopo aver estratto l'essenza profumata dalla pasta di piante aromatiche, resine e oli, la base grassa in eccedenza veniva conservata per essere poi utilizzata sotto forma di cono al momento opportuno.

venerdì 5 marzo 2010

Introduzione all'Antico Regno

L'avvento dell'Antico Regno comportò il consolidamento e il perfezionamento del primo stato territoriale centralizzato della storia. Permise anche lo sviluppo della civiltà egizia, che raggiunse in questo periodo, per la prima volta, uno dei momenti di massimo splendore. L'unificazione e l'accentramento politico, realizzati dall'ultimo re tinita Khasekhemuy, costituirono le basi dell'Antico Regno. A partire dai regni dei suoi figli, Sanakht-Nebkha e Zoser, i cambiamenti si susseguirono a un ritmo vertiginoso, ragion per cui tali sovrani vengono considerati gli iniziatori della III dinastia e , quindi, dell'Antico Regno. Con Sanakht-Nebkha la capitale fu stabilita definitivamente a Menfi; nella necropoli di Saqqara fu costruito il primo grande monumento interamente in blocchi di pietra lavorata, la cosiddetta ''mastaba iniziale''. Su di essa venne edificata, per il fratello e successore Zorser, una piramide a gradoni, prima di quattro e poi di sei. La costruzione della prima piramide, opera di Imhotep, rappresentò non solo un importantissimo salto di qualità nell'architettura in pietra scolpita e un cambiamento significativo nel rituale funerario reale, ma anche l'adesione della monarchia ai postulati teologici del clero di Eliopoli. Da questo momento, le relazioni tra la monarchia e il clero eliopolitano determinarono la storia dell'Antico Regno. Durante la IV dinastia, sotto Cheope, Chefren e Micerino, le piramidi raggiunsero la massima grandezza e perfezione, e il potere reale impose i propri dettami al clero. Ma, con la V dinastia, i sacerdoti controllarono la monarchia e le piramidi dei re divennero più piccole.
Il regno di Snefru segnò l'avvento della IV dinastia, senza dubbio l'epoca di tutta la storia egizia in cui il potere del faraone raggiunse il suo massimo splendore. La grandezza delle piramidi costruite in questo periodo è un fedele riflesso dell'autorità dello Stato e dei sovrani che le fecero edificare. I monarchi furono identificati con lo stesso dio Ra e il loro culto con quello alla divinità. Cheope, figlio e successore di Snefru, fece costruire a Giza la ''grande piramide''-il più grande e perfetto di questi monumenti- per i suoi discendenti, Chefren e Micerino, vennero eretti altri due edifici nello stesso luogo, più piccoli ma egualmente perfetti. Ma con la crisi politico-religiosa verificatasi dopo il regno di Micerino, il clero di Eliopoli impose ai sovrani della V dinastia il proprio volere, separando il culto divino da quello reale. Di conseguenza, le piramidi di questi monarchi sono molto più piccole, riflettendo il momento in cui lo Stato andava esaurendo rapidamente le sue risorse economiche. La crisi finale arrivò con la VI dinastia.

mercoledì 3 marzo 2010

I geroglifici silenziosi

La scrittura egizia a poco a poco si evolve rispetto al sistema iniziale, già formato da un metodo misto fonetico-ideografico.
Il metodo si perfezionò sempre di più per la particolare struttura linguistica perchè in egiziano i segni riproducono soltanto suoni consonantici e semiconsonantici (perciò gli egittologi, per poter leggere i testi geroglifici, usano interporre una "e" fra i segni).
Quel sistema avrebbe potuto generare confusioni tra parole con radici simili.
Ecco allora che fu posto un simbolo che non si doveva leggere ma che aveva la funzione di circoscrivere alcuni significati fra i tanti che avrebbero potuto avere i segni precedenti.

Si trascrive hrw e si legge HeRU,(la e è una convenzione degli egittologi)e significa ''giorno''. Il simbolo del sole non si legge ma sta appunto a significare che l'intero gruppo di segni ha attinenza con il sole e quindi con la giornata.




Le scritture geroglifiche qui a destra hanno entrambe i simboli della bocca e della mano, si trascrivono tutte e due rd e si leggono convenzionalmente ReD.
La prima, però, ha come segno determinativo il piede, mentre la seconda ha la scala.
Pur leggendosi quindi allo stesso modo, hanno significati diversi: appunto piede e scala.

martedì 2 marzo 2010

Christian Jacq e i romanzi sull'Egitto


Il fascino dell'Egitto antico ha avuto un grande eco nella letteratura occidentale a partire dal secolo scorso. Ma negli ultimi anni c'è stato un vero e proprio boom, specialmente con lo strepitoso successo dei romanzi di Christian Jacq. La letteratura si è avvicinata all'antico Egitto da punti di vista molto diversi, e questo ci consente di parlare di generi; è stato coltivato il romanzo storico, che descrive momenti controversi, soprattutto del Nuovo Regno, come quello amarniano. Le vite dei grandi personaggi della storia sono da sempre fonte di ispirazione per gli scrittori e così Cheope, Akhenaton, Ramses II e donne straordinarie che hanno fatto epoca, come Nefertiti o Cleopatra, sono i protagonisti indiscussi di avvincenti biografie romanzate. Accanto ai libri più rigorosamente storici, l'Egitto ha ispirato anche romanzi d'avventura, romantiche storie d'amore, la letteratura fantastica e quella del terrore e numerosi libri di viaggi. Infine, bisogna ricordare che non sono stati solo gli scrittori di professione a occuparsi dell'Egitto antico. Alcuni egittologi prestigiosi (prima Georg Ebers e poi Christian Jacq) hanno scritto romanzi storici che hanno riscosso un incredibile successo in tutto il mondo. Il professor Jacq, insegna egittologia alla Sorbona, premiato dall'Academie Française, ha scritto numerose opere di divulgazione sull'Egitto e i faraoni. 

La sua pentalogia su Ramses ha fatto esplodere ovunque l'Egittomania.

Bibliografia principale di C.Jacq:

Saggi
1981 – L'Egitto dei grandi faraoni – ISBN 8804471840
1981 – Vita quotidiana nell'antico Egitto – ISBN 8804472073
1981 – I segreti dell'antico Egitto – ISBN 8804453362
Il mondo magico dell'antico Egitto (1983) – ISBN 8804480580
I grandi monumenti dell'antico Egitto (1986) – ISBN 8804448873
La grande sposa Nefertiti (1990) – ISBN 8804436379
La valle dei re (1992) - ISBN 8804477725
L'insegnamento del saggio egizio Ptahhotep. Il libro più antico del mondo (1993) – ISBN 8804442468
Conoscere l'antico Egitto (1994) - ISBN 8804435046
Il segreto dei geroglifici. Come entrare nel magico mondo degli antichi egizi (1994) - ISBN 8838443513
Le donne dei faraoni (1996) - ISBN 8804481005
La misteriosa sapienza dell'antico Egitto. Massime di eterna saggezza (1998) - ISBN 880446822X
Testi delle piramidi. Manuale di vita (2000) - ISBN 8845238407
Viaggio nell'Egitto dei faraoni (2002) - ISBN 8804525908

Romanzi
Il romanzo di Kheops 1 - L'inferno del giudice (1993) - ISBN 8804464879
Il romanzo di Kheops 2 - Il testamento degli dèi (1993) - ISBN 8804468874
Il romanzo di Kheops 3 - Il ladro di ombre (1994) - ISBN 880447856X
Barrage sur le Nil (1995)
Il romanzo di Ramses - IL FIGLIO DELLA LUCE(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA DIMORA MILLENARIA(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA BATTAGLIA DI QADESH(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - LA REGINA DI ABU SIMBEL(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il romanzo di Ramses - L'ULTIMO NEMICO(1995/1997) - ISBN 8804464836
Il faraone nero (1997) - ISBN 880444794X

lunedì 1 marzo 2010

Le domande più strane di Febbraio

Eccoci al resoconto delle domande più strane del mese, delle vere perle di saggezza..


Mercoledì 3 Febbraio ore 03.39

Anonimo
Ciao Waset, volevo chiederti una cosa che mi assilla da tempo, a cui non riesco proprio a dare una risposta, confido in te per la soluzione.
Avevo letto tempo fa su internet, che la mummia di Ramses II si svegliò in presenza di diversi testimoni, ma di questo avvenimento nessuno sa nulla, ma è mai possibile che i servizi segreti riescano a censurare anche una cosa così grande?
Ti ringrazio in anticipo per la risposta.

Risposta
Ciao, capirei la tua sorpresa nel sapere che una mummia era tornata in vita, e il tuo smarrimento nell'apprendere che nessuno ne sapesse niente; ma le cose non andarono esattamente così.
Qualche tempo fa al Cairo, il braccio destro della mummia del faraone Ramses II scattò all'improvviso, questo fu dovuto alla presurizzazione e al calore all'interno della teca in cui era conservata la mummia. Come vedi non c'è nessun complotto.

Martedì 16 Febbraio ore 11.17

Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo chiederti perché voi studiosi dell'antico Egitto, continuate a negare che a Dendera ci sono dei rilievi che rappresentano delle vere è proprie lampade elettriche, non siete stanchi di aggrapparvi sugli specchi?

Risposta
Buongiorno, non siamo stanchi perché non lo abbiamo mai fatto, ciò che tu chiami ''lampade di Dendera'', non è altro che una rappresentazione mitologica, il serpente primordiale che nasce da un fiore di loto è un mito egizio conosciuto e anche il sostegno è un simbolo ricorrente nell'arte egiziana, collegato con Osiride e raffigurante la sua spina dorsale. La scena dovrebbe pertanto rappresentare la costruzione di due santuari primordiali. A questo stesso ambito riporta il significato dei geroglifici iscritti. Ti voglio dare un consiglio personale, cerca sempre di capire dov'è la verità, aldilà delle tue idee personali.

Domenica 21 Febbraio ore 14.26

Anonimo
Buongiorno Waset, leggo tutti i tuoi articoli con grande interesse, però mi chiedo perchè non parli mai dei difetti del popolo egizio?erano cannibali, avevano costruito le piramidi con gli schiavi e poi non erano questi gran guerrieri; secondo me sei poco obiettiva.

Risposta
Buongiorno e buona domenica, io parlerei di questi aspetti se fossero veri, ma ormai è da tempo che si è dimostrato che le piramidi non furono costruite dagli schiavi e che l'Egitto fu una potenza militare da non sottovalutare, anche se spesso molti di voi cadono nell'errore di paragonare diverse civiltà su una stessa base, la civiltà egizia non fu una potenza militare come quella romana, ma la sua grandezza e superiorità era in altri aspetti.
Per quanto riguarda il cannibalismo, penso che tu ti riferisca a due episodi, il primo è ''l'inno cannibale'', che era un testo di epoca arcaica che fu preservato fino all'Antico Regno e che nulla aveva a che fare con la pratica del cannibalismo, poiché si parla di metafore. Il secondo episodio, riguarda un periodo di crisi, all'incirca tra il Primo periodo intermedio e il Medio Regno, dove alcuni egittologi hanno ipotizzato che per la carestia e la fama, gli antichi egizi, si diedero al cannibalismo; ipotesi ormai naufragata da diverse scoperte.
Molto presto parlerò anche di aspetti meno piacevoli della civiltà egizia, come le varie condanne di morte.


Ora vorrei condividere con voi, una bellissima e-mail che ho ricevuto il mese scorso, e che mi ha fatto riflettere su quello che l'Egitto ha rappresentato per me e sicuramente per tutti voi.

Venerdì 26 Febbraio ore 21.02

Sabrina
Buona sera Waset, i tuoi articoli mi piacciono molto, sono pieni di informazioni e di particolari interessanti, io sono una ragazza di sedici anni che sogna di diventare un egittologa, vorrei poter vivere in quel bellissimo paese e contribuire alla conoscenza di quella che fu una delle più grandi civiltà del mondo, anzi, la più grande. Molti miei coetanei, non hanno passione, passano il tempo con i videogiochi, su msn o dietro al fidanzato/a; non rendendosi conto che ci sono mille cose a cui potrebbero interessarsi. La mia passione è nata quando ero alle scuole medie, studiammo l'arte egizia e mi innamorai della purezza dell'architettura e della nobiltà delle raffigurazioni egizie. Per tutti questi quattro anni, non ho fatto altro che incrementare la mia passione con diverse letture. Vorrei sapere da te qualche testo che mi consigleresti su questi argomenti: letteratura, Akhenaton, Egitto tolemaico e religione.
Grazie, Sabrina.

Risposta
Ciao Sabrina, la tua passione è molto bella, è una cosa che se saprai coltivare, ti appassionerà per tutta la vita. Tieni sempre presente che davanti a te c'è un percorso lungo e difficile, ma nulla di impossibile per te che hai un grande amore verso questo paese e la sua civiltà. Ti consiglio questi testi..

Letteratura: Letteratura dell'Antico Egitto di Edda Bresciani
Akhenaton: Akhenaton e Nefertiti di Franco Cimmino
Egitto Tolemaico: L' Egitto dopo i faraoni di Bowman
Religione: Egitto magico religioso di De Rachewiltz
A presto, Waset.

mercoledì 24 febbraio 2010

Geroglifici:i segni bi e trilitteri

In egiziano esistono anche simboli che hanno una lettura convenzionale formata da due o da tre suoni; sono i cosiddetti bilitteri o trilitteri.
Possono essere utilizzati come ideogrammi oppure solamente per rendere la parte fonetica di una parola.
Prendiamo ad esempio il segno dello SCARABEO.

Come ideogramma significa "scarabeo", si trascrive hpr e si legge convenzionalmente KHEPER.



Il simbolo LACCI DI SANDALO,
Significa "vita". Si scrive anh(kh) e ha come lettura convenzionale ANKH. Questo simbolo ricorre spesso nei bassorilievi egizi.


Questo segno rappresenta una TAVOLA D'OFFERTE. Si trascrive Htp e si legge convenzionalmente HETEP,usato in certi contesti significa ''soddisfare''.


CUORE E TRACHEA: Si trascrive nfr e ha come lettura convenzionale NEFER, usato in certi contesti significa "bello, buono, perfetto".



DIO. Si trascrive ntr e ha come lettura convenzionale NETJER.

mercoledì 17 febbraio 2010

Geroglifici:gli idiogrammi


I primi tentativi degli antichi egizi di trasporre in scrittura la loro lingua risalgono alla fine del quarto millenio a.C. e sono perciò contemporanei alla formazione del primo regno unitario nella valle del Nilo.
In quest' epoca la scrittura geroglifica è caratterizzata da un rapporto di tipo pittografico tra il concetto che si desidera comunicare e il segno scelto per esprimerlo. Vale a dire che a ogni segno corrisponde una parola. Un esempio divenuto ormai classico di questo di comunicare è dato dalla ben conosciuta Tavolozza di Narmer. Tenendo nella dovuta considerazione le relazioni che intercorrono fra i vari segni e leggendoli in modo ordinato dall'alto verso il basso la frase che si voleva comunicare è evidente:IL FARAONE CONQUISTA IL POPOLO DEL DELTA.
Da questo esempio è riscontrabile uno degli elementi caratteristici del sistema di scrittura geroglifico, ovverosia l' esistenza di segni corrispondenti a parole. Tali segni, detti ideogrammi, corrispondono all'oggetto di cui sono fedele rappresentazione oppure a un concetto ad esso strettamente correlabile. Deciderne l'esatta lettura è possibile soltanto all'interno di un determinato contesto.

Trascrizione ra (pronuncia convenzionale RA), e può significare "il sole" (oggetto rappresentato) oppure, aggiungendovi un trattino verticale, si trascrive hrw (pronuncia convenzionale HERU) e significa "il giorno" (concetto correlato).


Se con il trattino, si trascrive s3 (pronuncia convenzionale SA) e significa "oca" (oggetto rappresentato) oppure, senza trattino, si trascrive sempre s3 e significa "figlio".

giovedì 4 febbraio 2010

Leggere i geroglifici: parte prima

E' naturale chiedersi come si legga l'antica scrittura egizia e quale suono avesse. Invece dei 26 caratteri usati da noi, quelli più impiegati dagli egizi erano circa 800 e avevano significati diversi. C'erano quelli monoconsonantici (che indicano una sola consonante, come le nostre lettere alfabetiche), quelle bi e triconsonantici, altri che fornivano il suono di parole intere (fonogrammi) o indicavano idee (ideogrammi) e infine segni impiegati come determinativi (determinano l'argomento di cui si parla) e rafforzativi. E' ovvio che la complessità della lingua non permette di spiegarla in poche righe; cercherò però di dirvi come tradurre segni e frasi più comuni in modo da poter leggere, alla fine dell'anno, alcune delle iscrizioni che s'incontrano sui monumenti o nei musei.

Diamo uno sguardo al nome della regina Nefertari(qui a sinistra) i cui segni sono compresi entro il cosiddetto ''cartigilio'', che circonda i nomi dei re e regine. Il primo passo è sapere in che direzione vanno letti i segni.
Per capirlo dobbiamo osservare il senso in cui guardano quelli raffiguranti esseri viventi (anche animali). Nel cartiglio di Nefertari, bisogna guardare all'avvoltoio, simbolo della dea Mut, che guarda verso destra, perciò questa scritta va letta da destra a sinistra.
Ora decifriamo i singoli segni letti nel giusto ordine. L'avvoltoio (che si pronncia ''Mut'' e ha vicino un simbolo a semisfera che normalmente si pronuncia ''t'' ma che qui è solo un rafforzativo)è messo in alto poichè simbolo divino. In realtà lo leggeremo in fondo alla frase.
Iniziamo quindi col segno che somiglia a uno strumento musicale (ma simboleggia la trachea) e che si pronuncia ''nefer''. C'è poi la semisfera (la ''t'') che abbiamo già visto e dopo torniamo a destra dove troviamo l'elegante simbolo della canna in fiore (che si pronuncia ''i'').
Viene quindi un gruppo formato dal simbolo di una bocca (si legge ''r'') e da due barre sottostanti che si leggono ''y''. Sotto c'è un altro gruppo di segni formato da un rettangolo (che si legge ''meri'') sormontato da una lunga serpentina (si pronuncia ''n'').

L'ultima ''t'' è la desinenza femminile e serve a far capire che srtiamo parlando di una donna. Il tutto si legge NEFER-T-I-R-Y MERI(T) N MUT (Nefertari Meritenmut). Letteralmente ''La bellissima (Nefertari) amata (meri-t) da (en) Mut (dea tebana e sposa di Amon).

mercoledì 3 febbraio 2010

Le domande più strane di Gennaio

Ogni mese ricevo molte e-mail da parte di persone incuriosite dall'egittologia, ho deciso di rendere pubbliche quelle più divertenti o bizzarre.

Mercoledì 13 Gennaio ore 15,37
Anonimo
Ciao, ho letto sul forum che sei un egittologa, volevo sapere se è vero che i faraoni portano iella?grazie.

Risposta
Ciao, personalmente non sono mai incappata in una maledizione egizia, e sono propensa a scartare questa ipotesi, tuttavia qualora dovessi essere vittima della rabbia di qualche faraone te lo farò sapere, anche se probabilmente non avrò la possibilità di farlo.

Venerdì 19 Gennaio ore 20, 55
Anonimo
Ciao, ho letto in un forum di ufologia che una volta è stato ritrovato un alieno verde all'interno del sarcofago di Seti, secondo te è vero?da quando ho saputo questa cosa non faccio altro che vedere alieni ovunque, anche nella tazza del latte.

Risposta
Ciao, sono abbastanza sicura nell'affermare che non ci sono alieni nel sarcofago di Seti, tuttavia sarà mia premura accertarmi che sia effettivamente così.
Per quanto riguarda i tuoi ''avvistamenti'' io ti consiglio un po' di riposo, nel caso in cui dovessero continuare sono sicura che troverai nella tua città qualcuno che possa aiutarti.

Martedì 26 Gennaio ore 16,09
Anonimo
Buon giorno, ho saputo che ti occupi di egittologia, ho da sempre un dubbio, volevo sapere se è vero che la maledizione di Hom-dai fa risvegliare i morti?

Risposta
Ciao, personalmente non ho mai riportato in vita nessun morto, ma se mai mi capiterà di doverlo fare proverò ad usare l'Hom dai, ma non credo sia efficace, mi dispiace.

Queste sono quelle più assurde, domande poste a volte come provocazione, o in alcuni casi, come curiosità morbose, ma ho anche ricevuto molte e-mail di persone che amano l'Egitto e che desiderano conoscerlo meglio, tra queste la più bella è sicuramente questa:

Domenica 31 Gennaio ore 09.11
Daniel
Buongiorno,
sono un grande appassionato di egittologia, ho da sempre una grande passione, ma mi sono sempre chiesto cosa si provava a vivere in quel regno lontano, come doveva essere vivere secondo la civiltà egizia, cosa provavano, che odori e sapori sentivano.
Quindi leggendo un po' su answer mi sono imbattuto in una tua risposta, e ho letto che sei un egittologa, quindi chiedo a te di rispondere a queste mie domande. Grazie.

Risposta
Buongiorno, io mi sono posta le tue stesse domande per tutta la vita, la mia passione è nata quando ero molto piccola, siamo cresciute insieme!
A queste domande ho anche dato diverse risposte, credo che vivere nell'antico Egitto era, con le dovute differenze, come vivere in una qualsiasi epoca, c'erano i problemi legati alle tasse, i beni materiali che non bastavano mai, problemi di salute e si viveva la giornata come facciamo noi, al meglio delle nostre possibilità. Ma credo che l'atmosfera dell'antico Egitto fosse impregnata di sensazioni magiche, osservare un tramonto sul Nilo, guardare i pescatori mentre alzavano una rete ricca di pesci, vedere le donne mentre preparavano la birra o macinavano il grano; la vita era semplice e contornata dagli odori di una terra ricca di splendori,vivere nell'antico Egitto secondo me era come vivere sulle rive della storia.
Ogni egizio amava la propria terra, non poteva allontanarsi da essa, tanto è vero che fu scritto ''chi ha bevuto l'acqua del Nilo non può dissetarsi altrove''; una metafora eccellente per esprimere il grande vuoto che l'Egitto lascia a chi è costretto a vivere lontano da esso.

sabato 30 gennaio 2010

Giochi e giocattoli egizi

Gli egizi erano accaniti giocatori, molto spesso risolvevano le loro controversie ricorrendo al gioco; quindi giochi di società e giocattoli d'infanzia non erano certo sconosciuti, come testimonia un antico papiro che parla di un giovane egizio vissuto all'epoca del Nuovo Regno.
Nekthy aveva otto anni, come tutti i piccoli egizi, adorava giocare all'aperto con altri bambini della sua età, e la madre era d'accordo, poiché non amava essere disturbata dai bambini quando puliva la casa o cucinava. Con i ciottoli o l'argilla, Nekhty disputava interminabili partite, talvolta, la banda gioiosa si dedicava a sfrenati giochi con la palla.
Per confezionare queste palle, per lo più veniva usato un tessuto arrotolato, ma negli ambienti più agiati si utilizzavano un pezzo di cuoio cucito o bordato di perline; le tre sorelle di Nekhty preferivano invece giocare con le bambole d'argilla, di cenci o di legno; alcune bambole avevano le braccia articolate e le bambine si divertivano a cambiare loro la parrucca. La più piccola adorava passeggiare tirando con una fune un piccolo animale di legno o d'avorio montato su rotelline.
Anche Nekhty tremila anni fa collezionava figurine, alcune le scambiava con i compagni, altre le confezionava lui stesso, coma aveva imparato da suo padre, Semui, che era il servitore di un funzionario di Tebe. Queste figurine, scolpite in argilla, rappresentavano spesso animali come l'ippopotamo, le scimmie, i coccodrilli o i buoi; un grande bestiario popolare ispirato alla fauna egizia.
Per i bambini più ricchi, le figurine erano di alabastro o d'avorio, la tomba di Tutankhamon, il giovane faraone morto a circa vent'anni, ne conteneva un gran numero.
Gli animali domestici avevano una grande importanza nella vita dei bambini, Nekhty possedeva un cane, un grazioso meticcio di levriero che lo seguiva ovunque. Possedeva anche dei piccioni che aveva addomesticato e che nutriva personalmente con chicchi d'orzo; nelle famiglie agiate non era raro che a un bambino venisse donata una gazzella catturata nel deserto.
Gli esercizi all'aria aperta, numerosi e molto vari, costituivano un mezzo efficace per mettere alla prova la propria abilità, resistenza e forza. Le vendemmie ispiravano un gioco chiamato ''tirare per Shezemu'', essendo Shezemu il dio del torchio; i bambini dovevano colpire con un bastone alcuni bersagli posti al suolo.
Il gioco del capretto era piu complicato: due bambini si sedevano per terra faccia a faccia, con le gambe e le braccia ben tese, le dita delle mani divaricate e il tallone sinistro che toccava la punta del piede destro; formavano così un ostacolo che gli altri bambini che partecipavano al gioco dovevano superare senza barare. I ragazzi che costituivano l'ostacolo dovevano tentare di bloccare il saltatore per le mani e farlo cadere, gettando così il ''capretto'' all'aria. La lotta, la corsa sulle ginocchia, le acrobazie e il lancio del giavellotto erano attività molto diffuse.
Anche le bambine praticavano giochi fisici, ma si dedicavano più volentieri alla danza, ai giochi di abilità o ai giochi con la palla, tutte le ragazzine, non soltanto quelle destinate a diventare ballerine, imparavano a danzare; ricevevano spesso anche lezioni di acrobazia per partecipare a spettacoli rituali o popolari.
Gli egizi amavano ritrovarsi nella frescura di un giardino per dedicarsi ai giochi di società.

Nel Medio Regno, il gioco del serpente, il mehen, godeva dei maggiori favori del pubblico; tramandato dalla preistoria egizia, si giocava sopra un tavolo rotondo sul quale era raffigurato o intarsiato un serpente arrotolato a spirale su stesso, con la testa al centro e con il corpo diviso in caselle. I giocatori si servivano di pedine a forma di leone, spesso d'avorio, che tiravano fuori da un cofanetto di legno: tre leoni, tre leonesse e alcune biglie rosse e bianche. Questo gioco, lontano antenato del nostro gioco dell'oca, aveva un significato simbolico, derivante dalle antiche tecniche di caccia al leone, che consistevano nel far cadere la bestia in una fossa usando un serpente morto come esca.


Il mehen scomparve nel Nuovo Regno, il celebre senet, di cui non si conoscono bene le regole(potrebbero essere state simili ai nostri scacchi o dama), si presentava sotto forma di scacchiera con trenta caselle quadrate, di cui tre con geroglifici, disegnate su una cassetta di legno prezioso con cassettino sul fronte anteriore per custodire le pedine; i due giocatori, seduti l'uno di fronte all'altro, disponevano di pedine a forma di cono sormontate da un bottone rotondo e di altre pedine simili a un rocchetto, per giocare venivano gettati gli astragali.


Infine, il gioco del cane e dello sciacallo opponeva due giocatori, ciascuno dei quali provvisto di cinque bastoncini di osso, che terminavano con teste di sciacallo o di cane, da disporre sopra un scultura a forma di animale o di tavolo, sul quale erano praticati sessanta fori. Le regole del gioco non ci sono state tramandate ma secondo le ipotesi più accreditate, ogni giocatore muoveva i propri pezzi lungo uno dei due lati del percorso evidenziati da un bordo colorato o collegati fra di loro da linee, fino a quando uno dei due non arrivava ad un punteggio che gli permettesse di vincere.
Tutto questo ci fa capire come i secoli e la struttura sociale non cambi le cose più semplici della nostra esistenza.

sabato 23 gennaio 2010

Intervista su Akhenaton



Si hanno notizie di Akhenaton prima della sua ascesa al trono? E quale Egitto eredita come successore di Amenophi III?”
“Le notizie che si hanno su Akhenaton sono tutte legate alla presunta co-reggenza tra lui e suo padre. Molti studiosi hanno difatti ipotizzato che Amenhotep III per rafforzare l'autorità reale abbia associato al trono un reggente; naturalmente tutto questo aveva come unico scopo quello di combattere l'avversa influenza sacerdotale. Si deve poi rimarcare che altri studiosi ipotizzano che Akhenaton abbia raggiunto un potere pieno solo quando suo padre e sua madre erano in veneranda età, come testimonierebbe una stele conservata a Londra; tuttavia su entrambe le ipotesi gli egittologi esprimono opinioni contrastanti. Akhenaton eredita da suo padre un Egitto che ha già tutti i problemi che spesso, in modo superficiale, vengono attribuiti come unico frutto del suo regno; è per l'appunto rilevante sottolineare che i suddetti problemi intestini furono già evidenti nell'eredità lasciata da Thutmose IV ad Amenhotep III. Infatti è con quest'ultimi che inizia il distacco con il clero tebano, che porterà poi Amenhotep III a spostare il palazzo reale da Tebe a Malqata e che susseguentemente condurrà Akhenaton verso quello che oggi definiamo ‘’scisma amarniano’’. Inoltre è con Amenhotep III che abbiamo l’inizio del processo di indebolimento militare che viene solitamente fatto coincidere unicamente con il periodo della reggenza del figlio. Quindi, in definitiva, l’Egitto lasciato ad Akhenaton, seppur ricco, è un paese che si trova in una situazione politica precaria e con una forte instabilità e che preme per un cambiamento sia internamente che esternamente.”


“Un tuo ritratto di Akhenaton”
“Akhenaton è stato definito con diversi titoli; profeta, pazzo, mentecatto e, il mio preferito, alieno; è bene innanzitutto chiarire che non era nulla di tutto ciò. Indiscutibilmente contraddistinto da una forte personalità, fu essenzialmente un politico dallo scarso talento, un uomo egocentrico e machiavellico che, tuttavia, capì che l’unico modo per ridare ad un faraone la sua propria essenza era quello di riportare, alla percezione del popolo, l'identificazione tra il faraone stesso e un dio assoluto; è bene ricordare che ogni faraone era già una divinità ma, nell’epoca in cui visse il nostro Akhenaton, segnata dallo strapotere del clero, non serviva a molto essere un dio fra tanti. Quindi, quando l’Egitto entrò in crisi, in seguito alla "coraggiosa" campagna politico-religiosa di Akhenaton, non fu perché egli allontanò il suo popolo da un pantheon di dei effimeri, ma perché cercò di detronizzare e cancellare colui che ormai da secoli aveva assunto il ruolo principale, Amon. Il faraone era la luce, l’unico mezzo di comunicazione con colui a cui gli egizi dovevano la vita, Aton aveva infatti scelto di creare il mondo, facendo subentrare la componente della decisione arbitraria nella creazione eliminando la casualità tipica del caos originario del pantheon egizio; Il regnante era quindi il dio in terra e da lui, come si può osservare in un famoso bassorilievo, il popolo ottiene la benevolenza dell’Aton. Tutto questo lo racchiude nel suo nome, durante il quinto anno del suo regno compie quel cambiamento nominale così importante e famoso, passa infatti da Amenhotep (Amon è soddisfatto) ad Akhenaton (luce di Aton), segnando il definitivo decollo di una rivoluzione iniziata da suo nonno e poi perpetrata dal padre. Con l’inno all’Aton, il faraone non fa altro che proclamare la grandezza del suo dio, innalzandolo al di sopra di tutti gli altri; infatti la “religione” di questo re non va interpretata come una fede monoteista ma come una oligarchia religiosa, dalla quale il clero viene escluso. Questa rivoluzione “copernicana” quindi è una vera mossa politica basata sull’arma più potente a disposizione di un regnante astuto, la religione; su colei a cui tutti noi affidiamo le nostre speranze e paure, perché l’uomo in quanto tale ha bisogno di confidare in qualcosa di più grande; Akhenaton questo lo sapeva e pensò bene di sfruttarlo a suo vantaggio. Il problema nasce quando un uomo inizia a credere nelle bugie che racconta. “Governare è far credere” disse Niccolò Machiavelli, e in tutto questo c’è una logica che, per quanto cinica, è fondamentale per comprendere Akhenaton. Infatti, tutto ciò che costruì per riprendere il potere, era basato proprio su questa verità, egli si costruì un fantoccio, Aton, e mise in scena una brillante commedia, che, purtroppo per lui, si trasformò in una tragedia personale. Le varie ipocrisie possono durare fino a quando la persona che le dice ha ben chiaro a cosa servono ed è in grado di gestire la menzogna e di proporla come realtà, ma, se si inizia nel credere in quella stessa realtà, si sprofonda nell'irrazionalità e si cade in un vortice di esaltazione, come fu per questo Faraone, dove la coscienza della manovrabilità altrui non ha avuto coscienza della manovrabilità personale. In parole semplici, è facile convincersi di essere un dio se tutti lo pensano e tutti lo accettano nel modo in cui tu l'hai proposto loro, e questo perché, come oggi, tremila anni fa quello che contava erano le apparenze; quando però questa gestione, tutt'ora applicata nella politica moderna, basti pensare a tutto ciò che non si conosce e che quindi non esiste, si trasforma in autoconvinzione ci si addentra in un fenomeno psicologico particolarmente pericoloso, soprattutto se sei un uomo e non credi di essere solamente un dio, ma sei profondamente convinto di essere il Dio. Perdendo razionalità, Akhenaton si fece sfuggire dalle mani l’intero gioco, passando dalla politica al delirio religioso. Io quindi divido la sua tragicommedia in due atti, un primo in cui fu consapevole di ciò che era e di come fare per realizzare i suoi scopi, un secondo in cui si convinse di essere ciò che raccontava; perdendo di vista l’intero disegno. Con questo si spiega anche il perché Akhenaton si sia rinchiuso nella sua città, perché la sua era una realtà circoscritta, non accettata universalmente e quindi solo lì era quello che egli si considerava.''

“Come mai fu quasi nulla l’influenza del culto di Aton sul popolo?”
“Possiamo analizzare mille ipotesi del perché il popolo non abbia seguito questa fede, o meglio che l’abbia fatto solo di facciata e per un breve momento; ma troveremo la risposta in una sola e indiscutibile verità. Immaginiamo che uno dei più potenti capi di stato del nostro mondo, con un processo graduale ma veloce affermi e ci costringa a credere in una moltitudine di dei, che proclami di essere l’unico mezzo con coloro a cui tutti noi dobbiamo la vita e a cui affidiamo speranze o credenze; quale sarebbe la nostra reazione? Gli egizi erano ormai abituati in oltre tremila anni ad una forma religiosa abbastanza diversa, infatti il popolo continuò ad adorare i vecchi dei.”

“Il monoteismo di Akhenaton non escludeva gli altri dei e, quindi, come afferma Nicolas Grimal “Il cambiamento in sé non aveva nulla di rivoluzionario…”
“Akhenaton esaltava Aton, nella stessa titolatura del dio compaiono altre divinità come Ra e Shu; il culto estremizzato non escludeva gli altri dei, in fondo l’unico nemico del re era il clero tebano che venerava Amon. Ma la religione amarniana è appunto ristretta alla città di Tell el-Amarna e alla corte reale, infatti il resto del popolo non ebbe poi grandi sconvolgimenti.”

“Perché Akhenaton scelse Aton come simbolo di un nuovo culto? E qual’è il significato di questa parola?”
“Akhenaton scelse l’Aton perché era il disco del sole, e il suo significato è proprio ''disco del sole'', qualcosa che poteva esser visto, qualcosa che prima di lui aveva solo l’aspetto di un entità celeste e quel qualcosa che poi non è così banale; mostrare il divino. Il nome Aton è presenta già nel Medio Regno e anche dopo Akhenaton, con il faraone Horemheb viene definito ‘’corpo visibile di Ra’’. “Il culto monoteistico di Akhenaton è stato spesso ‘accostato’ al cristianesimo, il grande inno ad Aton paragonato al Salmo 104. Mosè stesso da più parti viene indicato come egizio e promulgatore di una religione che si accordava in molti punti con quella atoniana.E' importante evidenziare che ciò che incontriamo nelle parole dedicate al dio sole è si accostabile alla stessa forma di fede cristiana, ma nel paragone si commette anche un errore, perché anche se i fattori sono gli stessi, sono usati diversamente. Nelle tradizioni giudaiche, cristiane o coraniche, Dio è sempre il padre, fonte di speranza e giustizia per l’umanità; nell’epoca amarniana invece egli era per un lato tutto questo ma, mentre nelle tre grandi fedi monoteistiche non c’è una necessità assoluta e vincolante di un intermediario fra l’uomo e Dio, nella religione di Akhenaton, invece, è lui stesso l’unico collegamento, obbligato per i fedeli, che sono soltanto semplici mortali, fra terra e cielo; questo è spiegabile poiché il Dio veniva percepito non come ciò che ritroviamo in ognuno di noi ma come presente e possibile solo con e nell'essenza del re, l'eletto. Infatti dopo la morte del faraone il culto fu completamente abbandonato, perché scomparve il vero oggetto di venerazione. Per quanto riguarda Mosè è bene ricordarsi che la tradizione lo vuole principe d’Egitto, quindi cresciuto nelle consuetudini egizie; ed egli con Akhenaton aveva in comune proprio questo. Sono state formulate tantissime ipotesi sulla figura storica di Mosè, e una di questa lo vuole addirittura fratello di Akhanaton (altri invece hanno ipotizzato che fosse lo stesso faraone), secondo queste teorie, il fratello maggiore del re che si chiamava Thutmose, in realtà non morì prima di diventare faraone; ma tramutò il suo nome in Mosè (Thut\Mose)e iniziò un percorso che poi negli anni avrebbe coinvolto anche il fratello. Non ci sono prove che diano validità a queste teorie, ma quando la religione si mescola alla storia è davvero difficile avere un quadro chiaro dei fatti.”

“Vi è traccia nella storia dell’antico Egitto di culti monoteisti prima di Akhenaton?”
“E' importante prima di tutto definire la funzione fondante di un culto politeistico tipico delle società "superiori"; difatti, in questo tipo di società, tra cui si identifica anche l'Egitto, uno spettro variegato di divinità è fondamentale per fornire una realtà stabile agli uomini del presente che possono poi edificare una società sopra delle certezze immutabili, fondate nella loro completezza nel cosiddetto "tempo delle origini" dagli stessi dei ora venerati.La presenza di culti monoteistici, in particolar modo in una società fortemente conformata al suo patrimonio sacro, basti vedere come ogni sfera privata e pubblica aveva un suo corrispettivo rito nella religione canonica, è impropria nell'Egitto.I culti che si sono andati differenziando nell'arco del percorso storico di questa nazione sono stati tutti simbolicamente espressi in forma piramidale, al cui vertice a volte si trovavano dei differenti e che, in base al periodo storico, venivano cambiati in base a determinate priorità, o addirittura declassati, ma mai sostituiti, né canonicamente (si pensi che nella fondazione del culto di Aton, Akhenaton ebbe numerosi rapporti personali con il culto di Osiride) né socialmente (gli stessi operai che costruivano i templi dedicati ad Aton veneravano steli con inni ad Amon).Quando il faraone riuniva in sè il potere degli dei, riuniva comunque in un'unica figura le qualità di differenti entità, che restavano vive in quanto garanti di quel potere divino al faraone concesso.Andando tuttavia ad analizzare con attenzione la questione è importante differenziare tra la presenza di un culto monoteistico e la presenza di un solo dio; se il primo infatti è improponibile, il secondo nelle origini mitologiche di paesi come India, Grecia, Mesopotamia ed Egitto è sempre presente, si trova sempre un'entità iniziale che rappresenta la totalità del caos originario, da cui poi hanno origine gli altri dei. In definitiva, si può affermare che il culto di Aton fu estemporaneo e comunque mal interpretato nella storiografia egizia, che deve invece considerare basilare la struttura molteplice della sfera religiosa.”


“Ginevra, in una tua precedente risposta hai accennato ad un processo di indebolimento militare iniziato con Amenhotep III ma fatto coincidere generalmente con la reggenza di suo figlio Akhenaton.”

"In effetti, una delle ‘accuse’ mosse al faraone ‘eretico’ è stata indubbiamente quella di essere stato un monarca ‘pacifista’ cioè di non aver preso parte alle lotte che sconvolsero, durante il suo regno, il vicino Oriente e di conseguenza causato la rovina dell’impero egizio, anche se tale accusa, secondo alcuni studiosi deve considerarsi condivisa con Amenophis III. 

''Curiosamente, però, Akhenaton si fece rappresentare spesso in atteggiamenti non proprio ‘pacifici’ ovvero nell’atto di massacrare il nemico vinto, vedasi la facciata del terzo pilone di Karnak o anche le “talatat” ove anche Nefertiti brandisce una minacciosa mazza heg sopra le teste dei nemici vinti.''
“In realtà quel pilone, fu fatto erigere da Amenhotep III, e mentre sulla facciata esterna il faraone venne rappresentato a bordo della barca di Amon-Ra, su quella posteriore Amenhotep elencò i tributi ricevuti in dono dagli asiatici. Inoltre io non mi stupirei tanto di trovare una rappresentazione del genere a Karnak, perché significherebbe che fu commissionata all’inizio del regno di questo sovrano. Anche sé in ogni caso, ciò che Akhenaton volle o meno raffigurare non era necessariamente la realtà. Come fece poi Ramses II con la battaglia di Qadesh, dove ebbe la sfacciataggine di tramandare ai posteri un pareggio come una grande vittoria. Era nella tradizione egizia omettere o truccare sconfitte, problemi e segni di debolezza. La situazione militare sotto l’autorità di questo faraone era davvero disastrosa, e certamente le circostanze non erano le stesse del regno di suo padre, nel quale registriamo l’inizio di un processo di indebolimento dell’esercito che troverà poi il culmine con Akhenaton.”



“Un altro aspetto singolarmente ‘unico’ di Akhenaton è sicuramente quello che riguarda le sue rappresentazioni iconografiche che hanno portato, e portano tuttora, molti studiosi a ipotizzare l’omosessualità di questo faraone unita a diverse diagnosi di malattie di cui avrebbe sofferto, in particolare la sindrome di Froelich con una conseguente controversa probabile impotenza sessuale. Alan Gardiner nel suo ‘La civiltà egizia’ ha scritto che ”E’ ben difficile che da genitori nel complesso normali potesse nascere un figlio più difforme di Amenophis IV. Sebbene nei monumenti di data più antica i lineamenti e il corpo non presentino notevoli differenze da quelle dei principi egizi suoi predecessori, non è possibile mettere in dubbio la fedeltà dei ritratti di pochi anni dopo dai quali appare persino repellente: Una testa oblunga pende in avanti da un collo lungo e sottile; una faccia stretta, col naso prominente, labbra spesse e mento arrotondato e sporgente; un corpo dallo stomaco infossato e il ventre rigonfio, grosse cosce e polpacci sottili: insomma, un aspetto per nulla virile”

La sindrome di Froelich causa appunto impotenza sessuale, è quindi da escludere a priori, visto che il re ebbe sei figlie da Nefertiti e poi lo stesso Tutankhamon da Kyia. Un'altra sindrome ipotizzata per l'aspetto di Akhenaton è quella di Marfan. Per quanto riguarda questa malattia si tratta di una patologia ereditaria, quindi anche se il corpo di Akhenaton non ci è pervenuto, è possibile escluderla perchè abbiamo a nostra disposizione tre mummie imparentate con questo faraone; Amenhotep III, Tutankhamon e il probabile Smenkhara, rispettivamente padre, figlio e forse fratello di Akhenaton. In ognuno di loro non si riscontrano i segni della Marfan ed è quindi altamente improbabile che il faraone ne potesse soffrire. Vorrei aggiungere che è decisamente poco costruttivo ipotizzare una qualsiasi malattia solo sulla base di immagini, e poi significherebbe che si trattò più di un ''epidemia'' che di una malattia ereditaria, visto che non solo la famiglia reale venne ritratta con forme particolari. Come testimonierebbero anche le strane teste allungate che ritroviamo nel faraone e nella sposa, che visto l’impossibilità di rapporti familiari testimoniano il gusto artistico dell’epoca. Quindi le buffe immagini date dall'epoca amariniana sono da attribuire esclusivamente ad un rinnovo della concezione artistica del re. L'arte egizia prima e dopo questo re era caratterizzata da due motivi sostanziali, il primo fu che era un arte creata per chi ha un uso diverso della vista, cioè la divinità, con Akhenaton divenne un opera che doveva esser vista anche o elusivamente dall'uomo suddito. Il secondo era quello di dare un immagine perfetta del sovrano, distaccandolo dal semplice uomo; invece nell'epoca amarinana ritroviamo l'essenza umana del re, il faraone non è più una divinità distante seppur in terra, ma un dio che interagisce con il popolo e che entra in contatto con esso. Per fare tutto ciò le forme si ammorbidiscono fino ad ingrandire i difetti di un sovrano che non è più perfetto, ma che come ogni uomo invecchia. Anche nell'arte Akhenaton tentò di riconquistare il suo popolo.”

“Se, come tu affermi le 'buffe' raffigurazioni iconografiche di Akhenaton giunte fino a noi non descrivono il suo vero aspetto, quale potrebbe essere stato lo stesso nella realtà?”
“Per capire quale fosse il suo aspetto, dobbiamo ancora una volta guardare a suo padre e a suo figlio; entrambi di altezza e corporatura media. Quindi non credo di sbagliare affermando che fosse alto all'incirca sul 1,60cm e che il suo aspetto rispecchiava quello di Amenhotep III.”

“Tutankhamon figlio di Akhenaton?”
“Non siamo a conoscenza della sua genealogia ma era sicuramente di stirpe reale. In un iscrizione Tutankhamon chiama padre Amenhotep III anche se a mio avviso si tratta di un altro tentativo di cancellare Akhenaton e legarsi allo pseudo-nonno; considerando gli anni di regno di Akhenaton tra i 13-17anni è impossibile che Tutankhamon sia figlio di Amenhotep visto che il re salì a trono all'età di 9anni, quindi molto piccolo per essere fratello e no figlio di Akhenaton.


“Il tentativo di cancellare Akhenaton lo si potrebbe intendere come un desiderio da parte di Tutankhamon di rinnegarlo come padre?''

“Non sono certa che dietro il distacco di Tutankhamon da Akhenaton ci fosse il giovane faraone, molto probabilmente questa politica, che io tengo a precisare la sola possibile, c’è un personaggio molto singolare, Ay; che fu faraone dopo il re bambino e probabilmente padre di Nefertiti.”


“Quali benefici avrebbe portato al giovane faraone il suo legarsi ad Amenhotep III?”

“Sicuramente quello di riportare in Egitto un equilibrio che ormai mancava da troppo, inoltre questo volersi riunire ai faraoni prima dello scisma amarniano è rafforzato dal fatto che chiama Thutmosis IV bisnonno, ma questo mi fa pensare che egli fu aiutato da uomini come Ay, Horemheb, Nakhtmin e Maya; persone che vissero quell'epoca di sconvolgimenti e che sapevano cosa fare e come farlo.”



“Akhenaton e sua moglie Nefertiti: un rapporto idilliaco?”
“Quando parliamo di rapporti personali è bene sempre ipotizzare, visto che non esistono prove a sostegno di una qualsiasi certezza. Ipotizzando potrei dire che il loro fu un matrimonio basato sulla complicità, il rispetto, il sostegno e l’ammirazione reciproca.”


“Però, non sei certamente all'oscuro di una probabile separazione di Nefertiti dal marito, avvenuta dopo l'anno 12 del regno di Akhenaton”

“Si, ad un certo punto Nefertiti scompare, non si hanno più tracce di lei, probabilmente morì o probabilmente no. Appena scompare la regina esce un personaggio di nome Neferneferuaton Nefertiti, dopo di lui cè un Neferneferuaton Ankheperura(che molto probabilmente fu il succesore di Akhenaton)e poi giungiamo ad Ankheperura Smenkhara; il nome del faraone che regnò prima di Tutankhamon, forse questi personaggi erano la stessa persona?o ne sono diverse?”


“Il mistero della morte di Akhenaton e della sua mummia non ancora ritrovata e del luogo della sepoltura.”

“Come sia morto Akhenaton rimane un mistero, come la sua mummia del resto. Molti credono che il suo corpo è quello ritrovato nella KV55 e altri invece che sia andato perduto, personalmente penso che il suo corpo non è ancora nascosto da qualche parte nel deserto egiziano e che la mummia ritrovata in quella tomba sia di Akhenaton.”


“Siamo in presenza di semplici ipotesi oppure esistono prove convincenti a conforto della tesi, da te condivisa, che vuole la mummia della KV55 essere quella di Akhenaton? ''

''Purtroppo quando si esegui il trasporto della mummia della KV55 cioè King Valley n°55(la sigla con cui si indica una tomba)si confusero i resti della mummia del sarcofago con un altro corpo presente nella tomba. Ma recenti esami eseguiti sulla mummia che si presume sia quella del sarcofago, hanno sottolineato una somiglianza impressionante con Tutankhamon, il cranio corrisponde e questo indicherebbe una parentela stretta.”

“Per concludere, torniamo al nome del successore di Akhenaton. Prima hai parlato di Neferneferuaton Ankheperura come probabile candidato”
“Chi successe ad Akhenaton è oggetto di dibattito, ma è certo che prima di Tutankhamon ci sia stato almeno un re, forse Smenkhara, un personaggio molto misterioso che alcuni identificano con Nefertiti e altri affermano che tratti di suo fratello o di suo figlio.Credo che alla morte di Akhenaton l’Egitto sia stato governato da Nefertiti con il nome di Ankheperura Neferneferuaton(personaggio che compare con la scomparsa della regina)e che solo in un secondo momento Smenkhara assunse il ruolo di re con accanto Meritaton figlia di Akhenaton e Nefertiti.”

mercoledì 20 gennaio 2010

I gatti nell'antico Egitto

Il Gatto era molto amato e riverito nell'antico Egitto, sia in quanto ospite in casa sia come animale sacro alla dea Bastet.
L' addomesticamento di tale animale risale al Periodo Predinastico, sono stati trovati resti di gatto in una tomba dell'epoca a Mostaghedda, nel Medio Regno, sono assai frequenti le rappresentazioni di gatti che accompagnano il loro padrone a caccia e a pesca nelle paludi, o che riposano, magari divorando un buon pesce, accoccolati sotto la sedia della padrone di casa, o ancora mentre tengono in bocca un topo appena catturato.
Ai gatti di casa si riservava anche un buon trattamento dopo la morte, molti venivano sepolti, talora anche in sarcofagi di pietra.

Nel libro dei morti il gatto maschio appare come personificazione del dio-sole Ra e combatte col malvagio serpente Apofi, è il ''grande gatto di Eliopoli''. In un altro mito solare, noto attraverso testi d'epoca toleimaica, si narra come la dea ''Occhio del sole'', adirata contro il padre Ra, si fosse ritirata nel paese di Kush e avesse assunto l'aspetto di gatta, simbolo del potere divino femminile.
In epoca tarda, un gran numero di gatti sacri furono mummificati e depositati in gallerie sotterranee, essendo stati consacrati a Bastet, a tale epoca risalgono numerose statuette votiva in bronzo dei gatti.
Bastet è rappresentata come una donna con la testa di gatta o con l'aspetto completo di gatta.
La sua figura subì durante la storia egizia, una progressiva evoluzione degli aspetti più aggressivi agli aspetti più gioiosi della femminilità, era originaria della città di Bubasti(che in egiziano era detta Per-Bastet ''dominio/casa di Bastet), dove era considerata madre del dio leone Mysis. Bastet era adorata già nell'Antico Regno a Menfi e a Eliopoli, in queste città era assimilata alle dee leonesse Sekhmet e Tefnut. Come la dea leonessa, Bastet, impersonava la violenza e l' aggressività, era come Hathor e Tefnut, l'occhio sinistro del sole che fa strage di venti.
Al contempo però proteggeva la regalità, di cui incarnava la potenza guerriera, ma fu anche dea della pace e come dea della pace, Bastate incarnava invece la femminilità gioiosa e proteggeva il focolare domestico.
Questo secondo aspetto prevalse sopratutto durante il Nuovo Regno, quando la dea venne identificata preferibilmente con la gatta, il felino domestico. A Bastet erano dedicate le mummie dei gatti, i più famosi cimiteri dedicati ai gatti, sono quelli di Bubasti, Tanis, Saqqara, Beni Hassan e Tebe.
La città di Bubasti esisteva già dall'epoca della IV dinastia, ma la sua ascesa politica si ebbe durante la XXII dinastia libica.
Bubasti rimasi quindi un centro molto importante, Amenemete III e Amenhotep III ci fecero costruire delle cappelle giubilari, Osorkon I costruì una sala ipostila, Nectanebo II un portale con il suo giubileo e sono stati ritrovati dei vasi in oro e argento recanti il cartiglio di Ramses II..ora c'è un progetto in corso per riportare la città agli antichi splendori, sarà una meraviglia.
I gatti figurano anche nei libri dei sogni e compaiono nel Papiro Satirico con effetti ironici, mentre i testi funerari mettevano in guardia contro i demoni con aspetto felino.
I gatti venivano anche impiegati nell'ambito di certe pratiche medicinali.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...