sabato 20 ottobre 2012

L'antico Egitto nei colossal cinematografici

Nella storia del cinema non si contano le superproduzioni spettacolari, realizzate con incredibile dispendio di mezzi tecnici e artistici. Le molte pellicole di questo tipo ambientate nell'Egitto antico sono sia scadenti sia brillanti.

A iniziare il filone fu Cecil B.De Mille con I dieci comandamenti del 1923 girato con budget di 600.000 dollari, fu un tale successo che nel 1956 ne usci un'altra versione, più rigorosa della prima. Il budget, superiore a 13 milioni di dollari, fu il più alto della storia della Paramount, ma in pochissimi mesi il film incassò 80 milioni, collocandosi al secondo posto in tutto il mondo dopo Via col vento. Fu girato in parte sul monte Sinai e in parte negli studi della Paramount e dell'RKO a Hollywood. Alcune delle scene più straordinarie e applaudite dal pubblico, furono la trasformazione dell'acqua in sangue, l'arrivo di Mosè a Menfi, la costruzione dell'obelisco nella città di Pi Ramesse e naturalmente la separazione delle acque. 
Il grande successo del cinemascope spinse la Fox a produrre il film Sinuhe l'egiziano (1954), diretto da un regista specializzato in western, il veterano Michael Curtiz, e tratto dal popolare romanzo omonimo di Mika Waltari. Raccontava la storia di Sinuhe, un giovane medico, interpretato da Edmund Pardom, che viene raccolto dalle acque del Nilo, come Mosé, e adottato da un modesto medico, che ignora il suo sangue reale. Da adulto ricerca la verità alla corte di Amenhotep IV, anche noto come Akhenaton, personaggio interpretato dall'attore Michael Wilding. I buoni propositi di Sinuhe vengono ostacolati da Nefer, una seduttrice babilonese, impersonata da Bella Darvi, che tenta di separarlo a ogni costo da Merit(Jean Simmons). L'attore Victor Mature interpreta il guerriero Horemheb, che poi salirà al trono d'Egitto inseguito al matrimonio con Baketamon(Gene Tierney, a lato), sorella del faraone eretico.

Le riprese del film Cleopatra, nella sua versione del 1963, furono così dure e laboriose che la loro spettacolarità e la loro durata lasciarono la compagnia Fox, una delle grandi case produttrici di Hollywood, in mezzo a un caos finanziario, aggravato dalle difficoltà provocate dalla salute e dai capricci della bellissima Elizabeth Taylor, che interpretava il ruolo della regina macedone. Con scene grandiose, il film costò 37 milioni di dollari e, come altri grandi colossal dell'epoca, fu girato nei paesi mediterranei. Le riprese di Cleopatra, diretto da Ruben Mamouilian, iniziarono a Londra, dove la scenografia occupava tre etteri. Interrotte per la malattia della protagonista, ricominciarono alcuni mesi più tardi a Roma, con Joseph Mankiewicz come regista, e dopo numerosi scandali(nacque su questo set il burrascoso amore tra la Taylor e Richard Burton, che interpretava Marco Antonio)e problemi finanziari, terminarono finalmente in Almeria, dove vennero girate le scene della battaglia di Farsalo. Le pellicole dedicate all'antica civiltà egizia non terminarono con questo grande colossal, negli ultimi anni abbiamo assistito a diverse pellicole ambientate in luoghi e tempi lontani, come il film d'avventura La Mummia, al quale seguì un secondo film, entrambi raccontano la rinascita del principe Imhotep(Arnold Vosloo). Esotismo, maestosità e miglia di comparse sono gli elementi di un cinema spettacolare che si ispira alla grandezza dell'antico Egitto.

sabato 6 ottobre 2012

Rahotep e Nofret



Uno dei gruppi scultori più noti della storia dell'Egitto è la coppia formata da Rahotep, sacerdote di Ra a Eliopoli, e Nofret, la ''conoscente del sovrano''. Sono due statue sedute, scolpite in blocchi di pietra calcarea come se fossero altorilievi, cioè come figure unite a uno schienale che serve da supporto, in questo caso i troni. La loro espressività, grazie al trattamento del volto, e i contrasti tra la figura maschile e quella femminile esaltano la bellezza del gruppo. Ai contorni più morbidi di Nofret si contrappone il corpo angoloso di Rahotep. La donna indossa un mantello bianco, mentre l'uomo mostra il torso nudo e ha la pelle di colore rossiccio, caratteristica delle raffigurazioni maschili nell'antico Egitto. Tutti questi elementi mettono in risalto la qualità artistica di questo gruppo scultorio. Il ritrovamento delle statue è avvenuto a nord della piramide di Maidum, durante gli scavi compiuti da Auguste Mariette nel 1871, e oggi è conservata al Museo egizio del Cairo. Rahotep era figlio del faraone Snefru, anche se altri ipotizzano che fosse figlio di Huni, fu sommo sacerdote di Eliopoli. Di Nofret non si conosce praticamente nulla, neanche i genitori, purtroppo i resti archeologici sono scarsi e a parte la mastaba(in pessime condizioni)o la statua, di lei non abbiamo nulla.

martedì 18 settembre 2012

Poesie d'amore e frammenti erotici

Nell'antico Egitto, la poesia d'amore era molto diffusa, sono giunti fino a noi molte testimonianze di questo genere; stessa condizione per la letteratura erotica. Ma per meglio comprendere lo stile e la scrittura, posto direttamente alcune poesie.

Se non ci sono abbracci e carezze
ogni volta che giungi a casa mia,
cosa significa per noi il piacere?
Se desideri carezzare le mie cosce e il mio seno,
non ti respingerò.
(La potenza dell'amore).



La più erotica delle poesie d'amore, con la evidente connotazione fallica del pesce rosso, è quella in cui la ragazza seminuda esce dall'acqua:

Mio dio, mio signore, t'accompagno.
Fai dolce l'andarsene verso la riva,
verso i fiori di loto [...]
Fai dolce il discendere nell'acqua
per fare il bagno davanti a te.
Lascio vedere la mia bellezza,
in una veste di bisso finissimo,
impregnato di essenza profumata,
intinto nell'olio odoroso.
Entro nell'acqua con te,
e, per amor tuo, esco tenendo un pesce rosso.
E' tranquillo fra le mie dita,
lo depongo sul mio petto.
O mio amato, vieni e guarda.
(Desideri d'amore).


Oppure questo bellissimo pezzo dei canti gioiosi e belli per ''La tua amata quando ritorna dai campi'':

La voce della colomba risuona e dice:
La terra si schiara, dov'è la tua strada?
No, o colomba, mi rimproveri,
ma io ho trovato il mio amato nel suo letto
e il mio cuore è molto felice.

sabato 8 settembre 2012

Pettinature e Parrucche

Gli egizi, sia uomini che donne, curavano molto il loro aspetto fisico. Questo faceva si che si preoccupassero anche dei capelli. Le pettinature e le parrucche aiutavano a mettere in risalto i gioielli e i vestiti, completando l'abbellimento del corpo.
Come regola generale, gli uomini di tutte le classi sociali preferivano portare i capelli corti, anche se esistevano diversi stili a seconda della posizione sociale. Una caratteristica comune degli alti dignitari era la pettinatura con piccoli ricci che coprivano le orecchie formando una curva dalle tempie alla nuca. Le donne seguivano la moda e, sebbene nell'Antico Regno si osservi una predilizione per i capelli corti o di media lunghezza, col passare del tempo aumentarono le chiome lunghe raccolte in treccine sottili. I testi parlano del lavaggio dei capelli come di una pratica essenziale. Sappiamo che gli egizi usavano oli e profumi per la cura dei capelli e tinture per nascondere i capelli bianchi. I capelli dei bambini erano raccolti in un ciuffo che ricadeva sulla spalla destra coprendo l'orecchio. Il ciuffo poteva essere intrecciato, tutto o solo in parte, oppure poteva consistere in una semplice coda di cavallo. Il resto dei capelli era tagliato molto corto o completamente rasato. All'età di dieci anni, con la circoncisione, il ciuffo veniva tagliato, segnando in questo modo il passaggio all'età adulta. Le bambine portavano di solito capelli molto corti, sebbene nel Nuovo Regno appaiano usanze differenti. Nell'Antico Egitto, non solo i sacerdoti si radevano completamente la testa, ma a volte, era una precauzione per i pidocchi. Durante le prime quattro dinastie, l'uso della parrucca era abbastanza raro, l'iconografia ci mostra che con il tempo divenne invece molto comune. Le poche parrucche che sono giunte fino a noi risalgono al Nuovo Regno e ci offrono una valida testimonianza, come quella in alto a sinistra, che apparteneva alla sposa di Thutmosi III.

sabato 18 agosto 2012

Introduzione al Nuovo Regno

Il Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) fu per l’Egitto il periodo di maggior splendore. I faraoni delle tre dinastie (la XVIII, la XIX e la XX)che si susseguirono in tale epoca sono i più noti. Nella XVIII dinastia (1552-1305 a.C.), si assistette alla riunificazione dell’Egitto e all’espulsione degli Hyksos. I faraoni, i cui nomi ricorrenti erano Amenhotep e Thutmosi, si assicurarono il controllo delle basi del crescente potere del sacerdozio di Amon, Questi sovrani ampliarono le frontiere verso le zone dell’Asia e della Nubia e furono, pertanto, gli autori delle conquiste più significative. La fine della dinastia fu caratterizzata da una crisi provocata dalla rivoluzione amarniana di Akhenaton, cui seguì il ritorno alla normalità con Horemheb. Senza dimenticare l'importantissimo contributo dato da Tutankhamon, figlio di Akhenaton, che con la scoperta della sua tomba, ha aiutato lo studio dell'egittologia e di conseguenza la comprensione dell'Antico Egitto.
La XIX dinastia (1305-1186) ha inizio con l’ascesa al trono di un generale, Ramses, il quale continuò la politica di potenziamento della casta militare e fece in modo che i sacerdoti di Amon fossero maggiormente controllati dai sovrani, favorendo il culto di altre divinità, in particolar modo di Osiride e di Seth. La florida situare ione generale del paese, testimoniata anche dal gran numero di monumenti edificati, nei regni di Sethi I e Ramses II. Quest’ultimo fu colui che affrontò gli ittiti a Qadesh.
Merenptah, invece, dovette affrontare un pericolo esterno che procedeva dalla Libia, tentando di invadere il Delta, rappresentato dai cosiddetti Popoli del Mare, le cui mire di conquista destabilizzarono tutto il Mediterraneo Orientale, ma le loro mire sull’Egitto furono inconcludenti. Il problema legato invece alla successione di Sethi II determinò la conclusione di questa dinastia, e un usurpatore, Sethnakht, fu il primo sovrano della XX dinastia (1186-1069 a.C.), l’ultima del Nuovo Regno.
I Popoli del Mare cercarono di invadere nuovamente l’Egitto, ma furono sconfitti da Ramses III. Non c’è molto da dire in merito ai deboli faraoni, appartenenti alle successive dinastie che lasciarono languire l’impero egizio. I cattivi raccolti, poi, diedero luogo a una situazione di precarietà tra la popolazione, che sfociò nella rivolta dei lavoratori di Deri el- Medina e il saccheggio delle tombe reali. Di questa situazione interna ne approfittarono sia i vicini asiatici, per rioccupare i loro territori, sia i Nubiani, i quali a poco a poco crearono un regno indipendente nel sud. I sacerdoti di Amon, intanto, la cui autorità si tramandava anch’essa per successione ereditaria, attuarono una divisione del potere: essi avrebbero comandato da Tebe, mentre i sovrani avrebbero governato dal Delta.

mercoledì 15 agosto 2012

Urbe Tour


Questo mese nasce Urbe Tour, un sito dedicato all'esplorazione archeologica privata. L'Archeologia e la storia sono ormai l'unico ponte verso il passato, queste discipline non solo ci insegnano a rispettare ciò che è stato ma anche noi stessi. Seguendo questo proposito abbiamo deciso di creare questa associazione. Ci occupiamo di seguire il turista passo per passo, dalla prenotazione degli alloggi alla visita di ogni singolo sito o museo. Le nostre tariffe sono personalizzabili. Per qualsiasi informazione basta contattarci all'indirizzo e-mail: urbetour@live.it

mercoledì 18 luglio 2012

I Libici sul trono d’Egitto

Durante gli ultimi anni della XXI dinastia crebbe il potere dei militari libici, noti come ‘’comandanti del ma’’. Questi si integrarono profondamente con la popolazione e le usanza egizie. Psusenne II, che non ebbe figli maschi, cedette il trono al gran re dei ma, Sheshonq I, che inaugurò l’epoca libica (945 – 715 a.C.), inizio del dominio dei popoli stranieri in Egitto. La capitale continuò a essere Tanis, che fu anche il luogo di sepoltura dei re libici. Shehonq I ristabilì il potere e l’unità del paese. Controllò il gran sacerdozio, così come le alleanze matrimoniali con le grandi famiglie di Tebe. Designò suo figlio Iuput gran sacerdote di Amon e capo dell’esercito e nominò suo figlio Nimlot generale di Eracleopoli. Condusse spedizioni militari in Israele, prese Gerusalemme (930 a.C.) e giunse fino a Megiddo. Instaurò con la Fenicia contatti diplomatici e commerciali mantenuti poi dai suoi successori.
Osorkon I proseguì la politica di controllo a Tebe. Nominò correggente suo figlio Sheshonq II, già gran sacerdote di Amon. Alla morte di Shehonq II, il trono passò al figlio Takelot I. Agli inizi del suo regno, Osorkon II (874-850 a.C.) designò gran sacerdote di Tebe Harsiesis, figlio di Sheshonq II, riconosciuto come correggente prima che venisse nominato gran sacerdote il figlio Nimlot. Harsiesis adottò un titolo reale e manifestò il desiderio di rendere indipendente la Tebaide delle truppe mercenarie libiche, i governatori locali conquistarono l’indipendenza dal potere centrale. Taklot II (850-825 a.C.) fu l’ultimo faraone della XXII dinastia riconosciuto come re dell’Altro e del Basso Egitto. Quando il successore Sheshonq III (825-773 a.C.) salì al trono, Petubasti I (818-793 a.C.) fondò la XXIII dinastia, con capitale Leontopolis (nel Delta orientale). Alto e Basso Egitto si divisero e nel paese si instaurò la cosiddetta ‘’anarchia libica’’. Osorkon III (777-749 a.C.), della XXIII dinastia, sottomise Eracleopoli e Tebe. La XXII dinastia mantenne il dominio del Delta. Due gerarchi del Medio Egitto, Peftauauybast e Nimlot, adottarono titoli reali rispettivamente a Eracleopoli e a Eremopoli Magna. Successivamente altri dinasti, come Tefnakht, affermarono la loro autonomia dalla XXIV dinastia, che si proclamò indipendente a Sais intorno all’anno 740. L’aristocrazia libica introdusse nel paese l’epoca feudale, e a lungo andare l’Egitto cadde nelle mani dei re etiopi della XXV dinastia.
I contatti con i Fenici
I re libici mantennero intensi contatti con l città fenicie, Sheshonq I condusse una politica espansionistica, mantenendo relazioni commerciali e diplomatiche durature con la Fenicia. A Biblo è stata ritrovata una statua si Sheshonq I accanto a quella di suo figlio Osorkon I. Sheeshonq rialacciò i contatti con questa città, mercato tradizionale per i prodotti egizi. Durante il regno dei monarchi libici è stata rilevata una cereta continuità nelle relazioni commerciali con le città fenicie. Vi sono anche dureante i regni TGakelot I e di Oresorkon II. Sono stati rinvenuti alcuni vasi di alabastro con il nome di Osorkon II in Oriente, nella Samaria, e in Occiedente, a Sexi, attuale Almunecar, colonia fenica a sud della penisola iberica. In questa colonia sono stati ritrovati anche vada di alabastro con il nome di Takelo I e un vaso di Sheshonq III.
L’apogeo delle relazioni commerciali tra Egitto e Fenicia coincide con l’intensa attività commerciale nel Mediterraneo occidentale. I Fenici fornivano agli Egizi argento e bronzo, metalli piuttosto scaersi in Egitto. Quando i Fenici transitavano in Egitto, raccoglievano manufatti che diffondevano poi in tutto il Mediterraneo. In questo periodo Menfi era il principale ‘’emporio’’ commerciale e industriale dell’Egitto.

lunedì 2 luglio 2012

Così si viveva nel Medio Regno


Nel Medio Regno l'Egitto recuperò la grandezza raggiunta durante quello Antico. Il potere dei primi governanti dell'XI dinastia abbracciava soltanto la zona di Tebe. Mentuhotep II unificò il paese (2040 a.C.) e fondò lì la capitale. I Faraoni dell'XI (2133-1991 a.C.) e della XII dinastia (1991-1786 a.C.) furono veri uomini di governo. Il loro nome di trono rifletteva quello degli dei che adoravano: Montu e Amon. Durante la XII dinastia la capitale fu trasferita a Ittauy, nel Fayum. Qui si concentrarono il potere politico e le costruzioni funerarie. Durante il Medio Regno, e soprattutto sotto la XII dinastia, l'Egitto si dedicò all'ampliamento delle frontiere. La zona del Deltaera stata occupata dai Libici; per evitare altre invasioni fu innalzata una muraglia, chiamata ''Muro del principe''. L'espansione avvenne verso sud, nella zona della Bassa Nubia, dove era fiorita una notevole civiltà, i faraoni della XII dinastia, soprattutto Sesostri III, costruirono fortezze e fissarono i limiti nella seconda cateratta. Lo sfruttamento delle miniere continuò e, con Amenemhet III, le relazioni commerciali con l'estero- e soprattutto con Biblo e Creta- si intensificarono. All'interno i normarchi furono privati delle cariche ereditarie, anche se non del potere. Le grandi opere di irrigazione mediante canali nella zona di el-Faiyum permisero di strappare terre al deserto. Nel campo religioso vi fu una ''democratizzazione'' dell'aldilà e la crescente ascesa del culto a Osiride; Busiris e Abido divennero i centri principali di pellegrinaggio.
La vita quotidiana trascorreva tranquilla durante il Medio Regno. All'inizio vi furono cattivi raccolti, per cui si soffrì la fame; ma, grazie ai piani di irrigazione di el-Faiyum, il cibo fu assicurato. La coltivazione dei cereali continuò a essere la più importante; l'eccedenza veniva conservata nei granai reali per compensare il raccolto dell'anno seguente.
A quest'epoca risalgono testimonianze di casi di fuga di contadini che non volevano svolgere il lavoro gratuito obbligatorio fissato dallo Stato. Con i cereali si preparava la pasta con cui si lavorava il pane, che in questo periodo era ancora fatto in casa. Questa stessa pasta veniva utilizzata per produrre la birra, che, insieme ai vari tipi di frutta e ortaggi, era alla base della dieta degli Egizi. Gli animali domestici, come la capra, la pecora e, in minor misura, il maiale, oltre ai vari uccelli cacciati, completavano la dieta. Anche se la maggior parte della popolazione era costituita da contadini, esistevano altri mestieri, come quello del falegname, tessitore o macellaio, come si vede nei modellini funerari. La gioielleria raggiunge l'apice. La letteratura visse un'epoca di splendore, con lo sviluppo del cosiddetto '' egiziano classico'' e veri e propri capolavori, come la Storia di Sinuhe.

mercoledì 20 giugno 2012

Gli umanisti e il linguaggio dei Geroglifici

Il passaggio dal Medioevo al Rinascimento fu reso possibile dalle conquiste dell'Umanesimo. La riscoperta e lo studio dell'antichità classica, iniziati nelle repubbliche dell'Italia del XV secolo, offrirono l'opportunità di un avvicinamento alla cultura geroglifica egizia, interpretata in modo immaginario. L'umanesimo fu un movimento culturale, consolidato e sviluppato principalmente in Italia durante il XV secolo, che intendeva recuperare il protagonismo dell'uomo attraverso i modelli letterari, filosofici e artistici dell'antichità. L'azione di recupero filologico della Grecia e da Roma, insieme allo studio dei resti archeologici, fornì nuovi mezzi per l'interpretazione dei geroglifici egizi. Testi antichi, copiati in monasteri medievali, come ''Hieroglyphica'' di Orapollo, ebbero un notevole successo negli ambiti umanistici e facilitarono la comparsa di opere in cui venivano decifrati geroglifici di nuova invenzione, anche se spacciati per egizi. La più importante di tutte fu ''Hypnerotomachia Poliphili'' (il sogno di Polifilo), di Francesco Colonna, pubblicata nel 1499. Quest'opera, riccamente illustrata, descrive il viaggio onirico di un giovane innamorato e il suo incontro con fantastici monumenti e iscrizioni ''geroglifiche'' da lui interpretate. La passione dell'Umanesimo per l'antichità, le arti decorative e gli enigmi fece si che questa strana opera avesse un successa senza precedenti. A parte l'interesse generale degli umanisti per l'antichità, si verificò un episodio di notevole importanza per la diffusione dei geroglifici durante il Rinascimento: il ritrovamento in Grecia, agli inizi del XV secolo, dell'opera di Orapollo ''Hieroglyphica'', un antico testo sui geroglifici. Nello stesso periodo in Germania venne scoperto un manoscritto dello storico romano di origine greca del IV secolo, Ammiano Marcellino, con descrizioni di geroglifici egizi. L'opera Hieroglyphica, scritta in egizio da Orapollo di Nilopoli intorno al V secolo d.C., venne tradotta in greco da un tale Filippo. Questo trattato ha un fondamento di verità, anche se mischiato a fantasia, che dimostra come l'autore dovesse conoscere relativamente bene la scrittura geroglifica egizia. In questo trattato i geroglifici non si combinano tra loro per formare concetti o frasi. Successivamente all'edizione dell'opera di Orapollo e alla pubblicazione del libro di Francesco Colonna, Pierius Valerianus (il cui vero nome era Giovan Pietro de la Fosse) pubblicò un nuovo trattato sui geroglifici, in cui forniva un metodo allegorico per l'interpretazione dei geroglifici copiato da Orapollo e da altri classici. Ad esempio, a fianco possiamo vedere come Pierius ricostruisce un iscrizione di Sais, presa da Plutarco.

giovedì 14 giugno 2012

La conquista Persiana dell'Egitto

L'Egitto era già stato minacciato da altre potenze asiatiche, quali gli Ittiti e gli Assiri. Nel VI secolo a.C. queste potenze erano rappresentate dalla Grecia e dalla Persia. I Persiani, che avevano deciso di annettersi l'Egitto, furono guidati attraverso il deserto del Sinai dai beduini shasu. Psammetico III (526-525 a.C.), ultimo monarca della XXVI dinastia, non poté frenare l'avanzata persiana. Sconfitto a Pelusio (525 a.C.) dal re persiano Cambise II, dovette ritirarsi a Menfi. Una volta catturato fu deportato a Susa. Cambise si incoronò faraone, inaugurando così la XXVII dinastia. Un sacerdote di Sais, Udaharresne, lo istruì sulle usanze egizie: '' Io composi il suo titolo, ossia il suo nome di re dell'Alto e del Basso Egitto, Mestyure''. Cambise morì in Persia nel tentativo di sconfiggere l'usurpatore Gaumata. Dario I (522-486 a.C.), suo successore, giunse in Egitto nel 518 a.C. Dario I realizzò grandi riforme economiche e portò a termine la costruzione del canale che collegava il Nilo al Mar Rosso attraverso lo Wadi Tumilat, progetto iniziato da Neco II. Quando lasciò l’Egitto, affidò il governo al satrapo Ariande, che venne poi destituito per abuso di potere. In questo periodo i Persiani subirono varie sconfitte per mano dei Greci, tra cui quella di Maratona (490 a.C.), che provò l’insurrezione del Delta. A soffocare questa ribellione giunse il figlio di Dario, Serse I (486-465 a.C.), che pose il fratello Achemene a capo del governo dell’Egitto.
Questo periodo fu caratterizzato dall’intransigenza dei Persiani, che abbandonarono la pratica seguita da Dario di adottare alcune usanze dei faraoni egizi. I Persiani furono sconfitti dai Greci a Salamina (480 a.C.) si sollevarono due principi egizi, Inaro e Amirteo. I Persiani riuscirono a soffocare anche questa rivolta, ma il loro potere era ormai in declino. Firmarono un armistizio con i Greci (449 a.C.), ma le rivolte di Cipro e dell’Egitto e la lotta per il potere in Persia misero fine al loro dominio. Successivamente ebbe inizio l’ultimo periodo di governo indigeno con la XXVIII dinastia (404-398 a.C.), il cui unico rappresentante fu Amirteo, e con le dinastie XXIX (359-341 a.C.), ultimo sovrano egizio, sconfitto dai Persiani nel 341 a.C.
La Seconda Dominazione Persiana
L’occupazione dell’Egitto da parte dei Persiani si sviluppò in due fasi diverse. La Prima Dominazione Persiana (525-404 a.C.) fu l’epoca dei grandi re, quali Cambise II, Dario I e Serse I. La Seconda Dominazione Persiana (343-332 a.C.) fu un brevissimo periodo di transizione al quale mise fine il Periodo Ellenistico Tolemaico. Il primo sovrano persiano di questa fase fu Artaserse III Oco (358-338 a.C.), che sconfisse Nectanebo II (341 a.C.) e riuscì a conquistare tutto il paese. Se i precedenti re persiani avevano rispettato i costumi egizi – e alcuni erano giunti addirittura a rappresentarsi come faraoni - i sovrani di questo periodo agirono in modo completamente diverso. Il dominio persiano è ricordato dagli egizi come un’epoca di trasgressioni religiose e politiche, con distruzioni e stragi. Le imposte furono molto elevate, le città vennero distrutte e l’instabilità era palpabile ovunque. In Persia l’eunuco Bagoa destabilizzò il potere, fece uccidere Artaserse e incoronò il figlio di questo, Arsete (338-336 a.C.). Nel frattempo in Egitto le ivolte si succedevano sobillate anche dai mercenari greci. I Persiani inoltre erano molto occupati nel tentativo di far fronte al nuovo e incalzante regno di Macedonia. I giorni dell’impero persiano erano contati. L’ultimo sovrano persiano, Dario III (336-330 a.C.), conservò del suo glorioso antenato solo il nome, dal momento che sconfitto da Alessandro Magno nella battaglia di Isso (333 a.C.). Le satrapie caddero una dopo l’altra; nel 332 a.C., fu la volta dell’Egitto.

domenica 27 maggio 2012

Le Steli


Le steli sono lastre monolitiche, generalmente di pietra calcarea ma anche di granito o di arenaria. Inizialmente erano di legno. Il nome egizio che indicava la ''stele'' era uedkh o aha. Su di esse ci sono rilievi spesso dipinti, e iscrizioni. Generalmente le dimensioni variano da uno a quattro metri di altezza. Questi monumenti possono avere diverse funzioni e forme. Le stele funerarie rappresentano, insieme al sarcofago, l'elemento più significativo della tomba egizia. Identificano il defunto, indicandone il nome e i titoli. Venivano poste nelle cappelle delle tombe e facevano in modo che il defunto ricevesse gli alimenti e gli oggetti necessari per la sua vita nell'aldilà. La stele a falsa porta è propria dell'Antico Regno (2686-2173 a.C.); attraverso la porta 'magica'', l'abitante dell'aldilà poteva avere contatti con il mondo dei vivi. Le stele cultuali o votive venivano solitamente collocate nei templi; erano dedicate agli dei, e in esse venivano incise scene di adorazione o offerte agli dei. Le commemorative possedevano una finalità propagandistica: in esse risaltano le vittorie di un re o le imprese di un nobile. Quelle di demarcazione, o limitrofe, segnavano i limiti di una città, o i confini del Paese.

Le stele reali della I dinastia, ad Abido, hanno la parte superiore arrotondata e si trovano in uno dei lati delle mastabe a coppie; esse contenevano solo il nome del faraone. Durante la III dinastia (2686-2613 a.C.) esistono già ''stele di nicchia'', situate nella sovrastruttura della mastaba. Le stele caratteristiche dell'Antico Regno (2686-2173 a.C) sono quelle a falsa porta, che iniziano a ingrandirsi a partire dall'antica ''facciata del palazzo'' e dalla sua stele di nicchia.
Solitamente erano di pietra talvolta di legno. Quelle di pietra sepolcrale sono tipiche della mastaba di Giza e si trovavano nel lato orientale della mastaba. Durante il Primo Periodo Intermedio (2173-2040 a.C.) furono utilizzate forme rettangolari piane, con semplice decorazione, si ritornò pertanto alla tradizione delle stele di nicchia. Quelle del Medio Regno (2040-1786 a.C.) sono rettangolari o arrotondate nella parte superiore. Le stele del Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) hanno diverse forme. Sono caratterizzate dalla presenza di divinità, in particolar modo Osiride.
Questa linea continua anche nella Bassa Epoca, ma nelle stele c'e un sistema definito di relazioni nelle proporzioni della decorazione.

Stele di Demarcazione
Sebbene meno frequenti e poco note, in Egitto esistono anche stele che segnavano i confini. Alcuni esemplari furono ritrovati nell'antica Akhetaten. Servivano a segnalare i limiti territoriali della città che il re Akhenaten (Amenhotep IV) fece costruire nella zona dell'attuale Tell el-Amarna. Tra l'altro non avevano solo una funzione territoriale. In esse possiamo vedere il faraone, con la sua sposa Nefertiti, che venerano Aton, il disco solare. Queste stele, inoltre possiedono un carattere cultuale

Stele politica
Queste stele si trovano nella parete esterna del tempio di Abu Simbel. Il suo scopo era propagandistico, sebbene le scene possiedono un carattere rituale e archetipo. Da un lato, si vede Ramesse II che sacrifica i nemici, dall'altro, il faraone in adorazione. I testi geroglifici esaltano le vittorie del sovrano.

Stele a falsa porta (in alto a sinistra)
Questo tipo di stele funeraria era diffuso durante l'Antico Regno. La stele a falsa porta era situata tra la camera delle offerte e quella mortuaria. Era formata da un sistema di stipiti e di architravi eseguiti secondo il canone dell'architettura del palazzo reale.

mercoledì 23 maggio 2012

Il parto


Il momento del parto riguardava solo le donne, l’uomo non interveniva in nulla, il parto non era neanche un argomento medico, a meno che non subentrassero complicazioni, poiché il rischio di mortalità per la madre e per il neonato era alto e di conseguenza le donne temevano il parto; da ciò deriva l’importanza dei riti e degli scongiuri, trasformando il parto in un momento sacro. La donna si preparava massaggiandosi il ventre con olio per mantenere elastica la pelle, conclusi i mesi della gravidanza, la donna si isolava in un ambiente speciale della casa, denominato ‘’padiglione del parto’’ (soprattutto durante il Nuovo Regno); a Deir el-Medina sono state ritrovate decorazioni di stanze di questo tipo, con rappresentazioni delle divinità Tueris, Meretseger e Bes, tra le altre. In questa stanza la partoriente portava avanti il travaglio nuda e accovacciata sui cosiddetti ‘’mattoni del parto’’, oppure seduta su uno sgabello provvisto di un buco per il passaggio del neonato. Era accompagnata da altre donne della famiglia esperte in parti , e a volte erano presenti anche ostetriche esperte, che erano itineranti (come narra il Papiro Westcar quando racconta delle dee che andavano ad assistere a un parto facendosi passare per danzatrici). Queste immobilizzavano la partoriente e ricevevano il neonato. Non si utilizzavano strumenti chirurgici, se non un coltello di ossidiana per tagliare il cordone ombelicale. In caso di difficoltà, si bendava il basso ventre e si applicavano cataplasmi. Questi rimedi venivano accompagnati da un complesso formulario di riti il cui obiettivo era quello di facilitare il parto. La partoriente veniva identificata a tal fine con le dee Iside e Hathor e venivano invocate diverse divinità che potessero aiutare la dea/partoriente. Gli scongiuri erano una protezione per la futura madre e il bambino, infatti sono stati ritrovati diversi oggetti apotropaici per propiziare il parto, come un bastone, realizzato in genere con una zanna di ippopotamo (animale sacro a Tueris) sezionata trasversalmente, probabilmente veniva posato sul ventre della donna al momento del parto per allontanare il male; veniva decorato con immagini di divinità, armate di coltelli e del laccio sa (‘’protezione’’), o con iscrizioni relative alla sua funzione protettiva. I pericoli insiti nel parto erano numerosi, soprattutto in caso di nascita prematura, in cui la speranza di vita del bambino era quasi nulla; infatti la mortalità infantile era elevata anche a distanza dal parto. Le donne eseguivano sul neonato vari esami per il timore di perderlo: uno di questi consisteva nel fargli mangiare una quantità di placenta imbevuta nel latte; e il neonato vomitava, era segno che sarebbe morto. Si aspettava inoltre con impazienza il primo vagito: s ricordava la parola ‘’no’’, era presagio che il neonato sarebbe morto, se invece era simile a un ‘’si’’, significava che sarebbe sopravvissuto. Si ricorreva infine anche alla magia popolare con scongiuri del tipo: “ Per dare protezione al bambino nel giorno della sua nascita”. Durante il Nuovo Regno questi scongiuri venivano scritti su papiro e inseriti in una scatoletta cilindrica legata al collo del neonato. Vi sono pochi esempi di sepolture e mummificazione di bambini, il caso più famoso è sicuramente quello dei feti mummificati ritrovati nella tomba di Tutankhamon, forse perché i neonati non erano considerati membri della società con pieno diritto. In alcuni villaggi sono stati ritrovati bambini sepolti sotto le case, secondo la credenza popolare infatti lo spirito del neonato avrebbe favorito la nascita immediata di un altro figlio. Il parto non era meno pericoloso per la madre. Gli studi eseguiti su alcune mummie hanno messo in evidenza lacerazioni vaginali e individuato donne che avevano perso la vita durante il parto. Da una scena della tomba di reale di Tell el-Amarna si sa che la seconda figlia di Akhenaton morì di parto. La sposa di Horemheb, Mutnedymet, fu sepolta con i resti di un neonato o di un feto mummificati, morì anch'essa di parto.

mercoledì 9 maggio 2012

L'Interesse dell'Inghilterra vittoriana per l'Egitto



Durante l'epoca vittoriana, le numerose esposizioni di oggetti provenienti dall'Egitto affascinarono gli Inglesi; il loro interesse verso questo mondo pervase tutto ciò che li circondava. Edifici, statue, quadri e persino i vestiti vennero adornati con sfingi, faraoni, obelischi o piramidi.
Alla luce delle scoperte archeologiche del XIX secolo, gran parte dei musei europei acquistò oggetti provenienti dal paese dei faraoni. Tra i primi a venire in possesso di una collezione egizia fu il British Museum di Londra. L'interesse degli Inglesi per l'Egitto non si basava sull'attrazione culturale, ma riguarda piuttosto la relazione che questo paese aveva avuto con gli Israeliti. I temi in voga a quell'epoca erano tratti dall'Antico Testamento, e come sfondo, c'era l'Egitto, rappresentato come la terra in cui gli Ebrei avevano sofferto la schiavitù. Nell'intento di captare al massimo i dettagli e il realismo, i pittori riproducevano minuziosamente gli oggetti esistenti nei musei. Fu proprio nell'arte che questo interesse trasversale per la schiavitù ebraica in Egitto toccò l'apice, infatti molti pittori rappresentarono schiavi e schiave a lavoro per i loro padroni egizi, come si può notare nel dipinto in alto.
Le illustrazioni di questo periodo presentano alcune immagini dell'Egitto, dei conquistatori arabi e di harem. Anche se la morale fortemente puritana dell'epoca vittoriana inorridiva, questi temi erano ormai di moda. Il gusto per tutto quello che apparteneva all'Egitto giunse anche dentro le case, orologi, mobili, teiere e candelabri con temi egizi. Alcuni architetti arrivarono persino a progettare prigioni e tribunali seguendo lo stile degli edifici egizi, tentando di rammentare il concetto di maat o giustizia. Purtroppo, l'acceso interesse per l'Egitto portò a una serie di furti, e ciò indusse la scrittrice Amelia Edwards a fondare un'associazione con lo scopo di stimolare gli scavi in Egitto e limitare le spoliazioni di tombe e monumenti. La fondazione, nata da un interesse meramente artistico e dal gusto esotico, tipico dell'epoca, permise a egittologi come Flinders Petrie di realizzare importanti scavi scientifici. Sulla scia di questa ossessione inglese per l'Egitto, circa ventuno anni dopo la fine dell'epoca vittoriana, gli inglesi Howard Carter e Lord Carnarvon arrivarono nel 1922 alla scoperta della tomba di Tutankhamon, entrambi figli di quell'epoca.

venerdì 4 maggio 2012

Studio di una Mummia

Per il mio centesimo post ho deciso di iniziare una nuova rubrica dedicata alle Mummie, e il miglior modo per introdurvi questo argomento e spiegarvi come si procede allo studio di una mummia; per questo analizzeremo la cosiddetta ''Dama di Kemet''.

In passato lo studio delle mummie cominciava dall'eliminazione delle bende e ciò ne danneggiava l'integrità. Oggi, con le tecniche usate in medicina, si possono compiere studi estremamente precisi sulle mummie egizie, come quello compiuto appunto sulla Dama di Kemet, una mummia dell'epoca romana custodita nel Museo Egizio di Barcellona. Dal tempo dei cosiddetti "profanatori di mummie" la situazione è davvero mutata. Infatti, nel XVIII secolo essi strappavano le bende delle mummie non tanto per comprovare la veridicità dei racconti dello storico greco Erodoto, ma con la speranza di trovare oggetti di valore al loro interno; non furono i soli. Studiosi come Blumenbach, Pettigrew o Maspero sbendarono le mummie in modo tale da infliggere pesanti danni ai resti dei corpi. Ma a partire dal 1898, con il ricorso alle tecniche radiologiche per lo studio delle mummie, si verifica una vera e propria rivoluzione. L'analisi ai raggi X permette infatti di ottenere dati molto complessi sulle mummie (come età, sesso, statura, patologie, cause di decesso) senza con ciò rovinarle fisicamente. Questo metodo di studio non diviene però uno standard consolidato fino al XX secolo inoltrato, è solo negli anni ottanta che si mettono infatti decisamente a punto le tecniche e gli strumenti capaci di migliorare sensibilmente la conoscenza del corpo umano: La tomografia assiale computerizzata (TAC), la risonanza magnetica e i vari sistemi di endoscopia. Questi procedimenti, uniti alle raffinate analisi di oggi possibili grazie all'informatica, hanno dato un contributo determinante alla qualità e alla quantità di informazioni che è possibile ricavare dalle mummie, garantendone la totale integrità e la conservazione. La Dama di Kemet è stata oggetto di un progetto di ricerca organizzato dalla Fundaciò Arqueològica Clos, di Barcellona. Responsabili dell'èquipe medica erano i dottori Felix Escalas e Javier Lucaya. In una prima fase è stato compiuto uno studio morfologico e anatomico. L'impiego della tomografia assiale computerizzata elicoidale ha permesso di confermare il sesso della mummia e di fissare i parametri biologici e fisici, come l'età (15 anni) e l'altezza (1,65). Nel corso dell'esame non sono stati trovati traumi rilevanti, anche se è venuta fuori una perforazione occipitale realizzata per estrarre il contenuto craniale, normale durante le operazioni di mummificazione del periodo greco-romano. Successivamente, attraverso l'endoscopia, si è proceduto all'esame dell'interno del torace e dell'addome della mummia. Sono stati infine prelevati diversi campioni di tessuto per una serie di studi ulteriori. L'obiettivo dello studio era una ricostruzione morfologica e analogica del corpo della mummia. Uno dei banchi di prova, ad esempio, è stato la ricostruzione dei tratti facciali a partire dai dati craniometrici. Per riuscirci è stato importante comparare il risultato ottenuto con un ritratto esistente. Inoltre, campioni di capelli sono stati inviati al dottor Stephen A.Macko, dell'Università della Virginia, USA; uno specialista nel conseguimento di dati dietetici a partire dall'analisi scientifica di questo tipo di tessuti.



A partire dalla ricca messe di informazioni ottenute grazie alla tomografia è stato anche possibile stabilire la zona di accesso meno dannosa per la mummia. Ciò ha facilitato sia l'endoscopia che il prelievo di campioni. Con l'aiuto di alcune pinze da biopsia, sono poi stati prelevati campioni del tessuto osseo, muscolare e delle articolazioni. Lo studio di questi resti ha rivelato che la Dama di Kemet non ha sofferto in vita alcuna malattia grave; particolare curioso è che nel tessuto muscolare è stato ritrovato un parassita.

sabato 21 aprile 2012

Metropolitan Museum of Art

Sono recentemente stata a New York per lavoro, avendo un po di tempo libero ho potuto rigirare la città e fare un'altra visita al museo newyorchese.
Le sale della collezione egizia sono esattamente sulla destra appena si entra, ed occupano gran parte del museo, che vanta collezioni importantissime, come quella romana o dell'Arte Asiatica che si trova al secondo piano. Non starò qui a dilungarmi troppo su particolari che possono risultare noiosi e quindi vi lascio alle foto della collezione egizia.

Foto Metropolitan Museum of Art

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...