giovedì 31 luglio 2014

Amenhotep III e i suoi scarabei: matrimonio con la principessa mitannica Khilughipa


Dopo aver analizzato lo scarabeo di Ty, passiamo a quello del matrimonio con Khilughipa. È il più interessante tra gli scarabei di Amenhotep III, del quale sono noti cinque esemplari. Esso celebra il matrimonio, avvenuto nel'anno decimo di regno, tra Amenhotep III e Khilughipa, figlia di Shuttarna II, re di Mitanni. La giovane principessa era giunta in Egitto accompagnata da ben 317 damigelle d'onore. 

Comparazione del testo con l'originale:




Traduzione del testo: 


domenica 20 luglio 2014

Il villaggio di Deir el-Medina


Deir el Medina si trova in una stretta valle desertica non lontano dalla valle dei re e delle regine. La città ospitava gli operai, e le loro famiglie, impiegati nelle costruzione e decorazione delle tombe reali della valle dei re. Deir el Medina venne fondata da Thotmosis I e rimase abitata per più di 400 anni, fino a quando, all’inizio della XXI dinastia, venne definitivamente abbandonata. Nel corso della sua esistenza, la città fu ingrandita almeno 2 volte, sotto Thotmosis III e Ramses II.
La comunità degli operai era chiamata “Servitori della sede di Maat” (Maat è la Dea che personifica la verità) ed era formata da lavoratori specializzati, come carpentieri, scultori, pittori, cavapietre e manovali. Gli operai erano divisi in due squadre, ognuna con il suo caposquadra, che si davano il cambio ogni 10 giorni: erano inoltre controllati da uno scriba reale e dal Visir. Il caposquadra aveva invece il compito di tenere una lista aggiornata delle presenze giornalieri e delle eventuali assenze con relative giustificazioni: parto della moglie, ammalato, bisticci familiari e così via. Ovviamente i falsi malati o ritardatari erano sottoposti a sanzioni.
Poiché gli operai i luoghi segreti delle tombe dei faraoni, essi non godevano di piena liberà di movimento. La città era infatti racchiusa da un muro di cinta, per permettere così una più facile sorveglianza sulla comunità. Tuttavia, si trattava sempre di un gruppo di operai privilegiati con un buon tenore di vita. La comunità era alle dirette dipendenze del sovrano, che provvedeva al loro completo sostentamento. Essi erano pagati con beni di consumo distribuiti alla fine di ogni mese. Il salario consisteva per lo più in grano, ma potevano essere dati anche altri prodotti: carne, vino, sale, stoffe e legna. Gli operai ricevano poi ogni giorno, acqua, verdure fresche e pesce. Il sovrano forniva inoltre tutte le attrezzature necessarie al lavoro nelle tombe. Va comunque detto che gli operai non erano pagati tutti allo stesso modo, ma ricevano un salario in rapporto alla loro funzione.
 A Deir El Medina è attestato quello che può essere considerato il primo caso di sciopero storicamente avvenuto. Un papiro ci informa che durante il regno di Ramses III (XX Dinastia) gli operai ricorsero a vere e proprie dimostrazioni di protesta, rifiutandosi di lavorare a causa dei ritardi nel pagamento dei salari. Nel papiro gli operai affermano di essere affamati, di non avere cibo e vesti e di non ricevere pagamenti da parecchi giorni.

Le case degli operai di Deir El Medina erano abbastanza modeste, ma vanno considerate in funzione del clima di un Paese caldo, dove si trascorreva molto tempo all'aperto. Avevano pianta rettangolare ed erano composte da 4 o 5 stanze, situate una dietro l’altra; erano in genere costituite da un solo piano, anche se tutte avevano scale interne che conducevano alla terrazza sul tetto, dove si poteva eventualmente dormire nelle notti più calde. Le abitazioni erano costruite in mattoni, le porte e le finestre erano però inquadrate in cornici di pietra. La prima stanza, leggermente più bassa del piano stradale, era probabilmente un soggiorno con una curiosa costruzione in mattoni, forse una tavola o un letto. Seguiva poi la stanza principale, dove viveva la famiglia. Questa stanza, che era la più grande e la meglio decorata, aveva una panca in mattoni; al centro vi erano una o due colonne in legno, mentre addossato a una parete si trovava un piccolo altare per il culto degli antenati. Da qui si accedeva a una o due camere da letto. L’ultima stanza era la cucina, dove si trovavano un forno, un mortai e delle giare per l’acqua; dalla cucina si poteva scendere in una cantina sotterranea per la conservazione del cibo o degli oggetti preziosi della famiglia. I muri esterni delle case erano intonacati di bianco, mentre sopra le porte, dipende in rosso, era indicato il nome del proprietario. A Deir El Medina sono stati trovati gli archivi degli operai, costituiti da papiri e da testi scritti su schegge di calcare o cocci di vasellame (gli ostraka).
I testi su papiro, gli ostraka e le iscrizioni ritrovati all'interno delle case dimostrano come il numero delle persone che sapevano leggere e scrivere a Deir El Medina fosse abbastanza elevato; questi testi ci permettono inoltre di farci un’idea di quella che doveva essere la vita di una comunità al di fuori dell’ambito della corte e della nobiltà. C’è un testo, ad esempio, che descrive come un operaio di nome Menna abbia avuto grosse difficoltà per ottenere il pagamento di un vaso di grasso che aveva venduto al funzionario di Polizia Montumosi. I numerosi esercizi scolastici e letterari contenuti in questi testi ci suggeriscono che la comunità aveva una propria scuola. Sappiamo inoltre che nella città vi era un tribunale che risolveva le contese interne o di minore rilevanza. Alcune iscrizioni su ostraka contengono infatti la registrazione di cause portate davanti al tribunale, i cui membri erano gli stessi operai che lavoravano nelle tombe. Vicino alla città vennero costruite numerose cappelle, dedicate al culto di varie divinità, e una necropoli. Tra le divinità più venerate della popolazione si possono citare la Dea Hathor, il Dio Amon, e la Dea serpente locale chiamata Mertseger, cioè “Colei che ama il silenzio”. 
Le tombe degli operai erano formate da una parte sotterranea che ospitava il corpo del defunto con il suo corredo funerario, mentre al di sopra del suolo vi era una cappella dedicata al culto funerario e una piccola piramide.

sabato 12 luglio 2014

Gli epiteti degli Dei

Così come i re e le regine, nell'antico Egitto, anche gli dei avevano titoli ed epiteti che venivano a loro associati. Questi "riconoscimenti" molto spesso sono simili tra di loro, servivano quindi come preambolo al nome della divinità, oltre che per uno scopo puramente rituale. 
I titoli dei vari dei ci permettono anche di capire le loro funzioni, così Anubis è chiamato Imy Wt (quello delle bende) proprio per indicare il ruolo primario del dio nella mummificazione. 
Harpocrates è definito Tepy-en Asir (Primo degli Osiris) per rammentarci che ogni re vivo era Horus e da morto diventava Osiride, oltre ad indicare lo stretto legame fra il giovane Horus e suo padre.
Tra gli epiteti di Thot troviamo Neb Khemnu (Signore di Ermopolis), questo titolo oltre a rinsaldare il legame tra il dio ibis e la città di Ermopolis, l'antica Khemnu, ci rammenta anche che Thot è chiamato: "quello dell'otto", poiché il nome di Ermopolis in antico egizio è scritto con otto linee, una per ogni creatura primordiale che generò il sole (quattro rane e quattro serpenti).
Così facendo ogni divinità ha titoli personali, ma tuttavia ci sono titoli comuni che si ripetono spesso per ogni dio.



Ci sono poi titoli che possono essere legati solo ad un gruppo di divinità o a più di una, esempio è il titolo che condividono Bastet e Sekhmet, entrambe infatti erano un occhio del dio Ra. Anche se questo titolo con il tempo è stato associato anche ad altre divinità. 


Facciamo ora qualche esempio di titolatura completa, di seguito riporto i titoli della dea Uadjet, patrona del Basso Egitto, rappresentata da un cobra e signora di Buto.


Infine bisogna aggiungere che molto spesso i vari epiteti possono essere scritti con grafie diverse. In geroglifico non ha importanza se la lettera A è scritta con l'avvoltoio egiziano o l'avambraccio, quindi di conseguenza possiamo ritrovarci spesso davanti a variazioni di ogni sorta, che tuttavia non cambiano il significato del titolo divino. Di seguito è riportata la titolatura di Sobek.





domenica 6 luglio 2014

I generi letterari egizi

Spesso per l'antichità il termine "letteratura" racchiude l'intera produzione scritta di una lingua. Di fronte all'abbondanza dei testi egizi, si possono definire alcune grandi categorie che compongono questa letteratura: religiosa, profana e tecnica.
Una questione rimane da chiarire: quanti egizi sapevano leggere e scrivere? Purtroppo non è possibile determinare con precisione la percentuale di alfabetizzati sull'intera popolazione. Tuttavia è ipotizzabile che le classi che sapessero scrivere e leggere fossero tutte quelle implicate nei lavori amministrativi, escludendo quindi contadini e servi.

I testi religiosi
I testi funebri furono i primi ad essere prodotti. Alla fine dell'Antico Regno (fine della V e della VI dinastia), i Testi delle Piramidi, che decorano gli appartamenti funebri, costituiscono il più antico esempio di scrittura funebre e mitologica. Queste scritture sono riservate esclusivamente al faraone: ne assicuravano la sopravvivenza dopo la morte in compagnia di Ra e degli dei.


Testi rituali
Esistono anche alcuni testi rituali che ci sono pervenuti più o meno completi (Rituale per respingere il male, Rituale dell'imbalsamazione, Rituale dell'apertura della bocca, ecc.). All'inizio erano scritti in ieratico su papiro e venivano usati dai sacerdoti durante le cerimonie. Tuttavia i muri dei templi tolemaici riprendono in molti punti la trascrizione su pietra di alcuni rituali o testi mistici.

Inni e preghiere
È soprattutto a partire dal Medio Regno che si sviluppano gli inni e le preghiere in onore degli dei. Si ritrovano fino alla fine della storia dell'antico Egitto su differenti supporti: pareti delle tombe e dei templi, steli, papiri e ostraci (pezzi di pietra o di coccio che venivano utilizzati come supporto per scrivere).


Testi profani
Accanto all'abbondante produzione dei testi religiosi esistevano anche opere profane costituite essenzialmente da favole e insegnamenti. Tutte le composizioni letterarie avevano lo scopo di istruire il lettore. Le favole lo facevano in modo ricreativo, riprendendo situazioni e personaggi dal quotidiano. Esse rivelano una costruzione letteraria piuttosto articolata, il che va a suffragare l'idea che fossero tratte dalla tradizione orale. Pochissime erano le opere di finzione.

Le favole
Appaiono nel Medio Regno: i grandi classici sono Le avventure di Sinuhe, Il naufrago, Cheope e i maghi, Il paesano eloquente. Nel Nuovo Regno ricordiamo: I due fratelli, Horus e Seth, Verità e menzogna, La presa di Joppe.

Gli insegnamenti
Gli insegnamenti erano testi che si presentavano spesso sotto forma di precetti da parte di un uomo maturo nei confronti di un giovane (il padre al figlio, il maestro all'allievo). Venivano usati per formare i giovani scribi, dal Medio Regno fino all'epoca tolemaica.



Testi tecnici
Non erano i più numerosi. Fra questi i papiri medici erano i più importanti, in quanto descrivevano i rimedi da utilizzare per guarire diversi malanni. Fra  i testi di matematica, il papiro Rhind è il più completo: contiene 87 problemi di aritmetica e di geometria, di cui vengono riportate le rispettive soluzioni. Infine, fra i testi più curiosi e interessanti, è da segnalare un trattato di storia naturale che fornisce da una parte la descrizione di molti rettili (precisando l'eventuale pericolosità dei loro morsi) e dell'altra la preparazione dei rimedi per guarire dai morsi stessi.


Le scritture egizie ci permettono di raccogliere informazioni e di sapere come gli egizi concepivano il mondo in cui vivevano; come ad esempio il Papiro Erotico di Torino. È anche grazie a questi testi, spesso alquanto frammentari, che noi storici possiamo ricostruire la piccola e la grande storia dell'Egitto.

sabato 28 giugno 2014

Traduzioni dalla Tomba di Nefertari: QV66

La tomba della regina Nefertari, grande sposa di Ramses II e una delle regine più importanti dell'intera storia egizia, è da sempre considerata come la "Cappella Sistina" dell'antichità. Le bellissime immagini e i ricchi particolari che le impreziosiscono, fanno delle raffigurazioni della tomba QV66 (Queen Valley numero 66) il gioiello dell'arte funeraria dell'antico Egitto. Tuttavia, oltre al valore artistico, possiamo prendere in esame anche le varie scene e cercare di capirne il significato tramite la lettura dei geroglifici; di seguito sono riportate tre raffigurazioni tra le più famose.

Scena 1: Maat garantisce la protezione della regina



Scena 2: Nefertari gioca una partita che non può perdere


Scena 3: Nefertari reca onori a Thot


(clicca sull'immagine per ingrandirla)





Traduzioni di A.G.Napoli

lunedì 9 giugno 2014

Viaggio in Egitto 2015

Con questo post voglio condividere con chiunque segua il mio blog, che sto organizzando un nuovo viaggio in Egitto per Settembre 2015.
Con il mio amico e collega Sandro Biagi ho creato uno straordinario itinerario, il sogno di chiunque ami la storia egizia. Di seguito riporto il percorso che seguiremo.
Naturalmente questo viaggio è costruito secondo dei prerequisiti:
  1. Ottima tenuta fisica (ci saranno grandi camminate ed escursioni lunghissime e faticose)
  2. Buona conoscenza della società egizia 
  3. Un minimo di conoscenza della lingua inglese
  4. Curiosità per siti meno eclatanti ma di grande importanza archeologica 
  5. Serietà 


Giorno 0 - Giovedì 03 Settembre
Riunione all'aeroporto di Roma Fiumicino entro le 10.00, disbrigo delle formalità, imbarco dei bagagli da stiva e successiva partenza per il Cairo alle 12.45. Arrivo all'aeroporto internazionale del Cairo alle 17.00, cena in battello e pernottamento.
Giorno 1 - Venerdì 04 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento per Alessandria. Arrivo e registrazione in hotel. Nel pomeriggio visita del forte di Qaitbay e sosta alla biblioteca di Alessandria. Cena, rientro in hotel e pernottamento.
Giorno 2 - Sabato 05 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Visita della Colonna di Pompeo e del Serapeum. Nel pomeriggio, visita dell'anfiteatro romano e della moschea di An-Nabi Daniel, tempo libero. Cena e pernottamento.
Giorno 3 - Domenica 06 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. In mattinata visita delle catacombe di Kom Ash-Shuqqafa.  Nel pomeriggio visita delle Catacombe di Chatby. Rientro in hotel e pernottamento.
Giorno 4 - Lunedì 07 Settembre
Sveglia e colazione in hotel.  Proseguimento per il Cairo. Durante il percorso sosta a Wadi Natrun, visita dei monasteri Copti e dell'intera area. Arrivo al Cairo e pomeriggio libero. Pernottamento.
Giorno 5 - Martedì 08 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Visita alla piana di Giza, del Museo della barca solare, della Sfinge e della necropoli dell'Antico Regno. Ritorno in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 6 - Mercoledì 09 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Secondo giorno di visita alla piana di Giza con l'interno delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Cena e pernottamento.
Giorno 7 - Giovedì 10 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Visita alla Necropoli di Saqqara, con il Museo di Imhotep, Serapeum e la necropoli del Nuovo Regno. Dopo pranzo visita del piccolo museo di Menfi e del tempietto di Sethi I. Ritorno in hotel. Pernottamento.
Giorno 8 - Venerdì 11 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Partenza per Avaris e Tanis. Durante il ritorno al Cairo, visita di Bubastis. Cena libera e pernottamento in albergo.
Giorno 9 - Sabato 12 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Visita del vecchio Museo egizio del Cairo e della sala delle mummie, pranzo al ristorante del Museo e nel pomeriggio continua la visita al Museo (facoltativo). Per cena, visita di Khan el Khalili e del famoso caffè Fishawi. Ritorno in hotel e pernottamento.
Giorno 10 - Domenica 13 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Visita delle piramidi di Lisht e Meidum di mattina. Di pomeriggio visita di Abusir e Dashur. Ritorno in hotel e recupero dei bagagli. Proseguimento alla stazione di Giza e treno Abela notturno per Aswan alle 20.00. Cena e pernottamento a bordo.
Giorno 11 - Lunedì 14 Settembre
Sveglia e colazione in treno. Arrivo in hotel e disbrigo delle formalità.Visita delle tombe dei Nobili e nel pomeriggio visita del Museo Nubiano. Ritorno in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 12 - Martedì 15 Settembre
Sveglia e colazione in hotel.  Visita dell'isola di  Elefantina. Ritorno in hotel e nel pomeriggio partenza in autobus per Abu Simbel. Arrivo in hotel, cena e pernottamento. Possibilità di una prima visita ad Abu Simbel (a seconda dell'orario di arrivo) o in serata spettacolo suoni e luci (facoltativo).
Giorno 13 - Mercoledì 16 Settembre
All'alba visita dei Templi di Abu Simbel. Proseguimento in autobus e ritorno ad Aswan. Sistemazione in hotel.
Giorno 14 - Giovedì 17 Settembre
Sveglia e colazione. Visita al tempio di Philae e di quello di Kalabsha. Cena e pernottamento.
Giorno 15 - Venerdì 18 Settembre
Sveglia e colazione. Visita del tempio di Kom Ombo e di Gebel Silsila. Cena e pernottamento.
Giorno 16 - Sabato 19 Settembre
Sveglia e colazione. Visita dell'Isola di Sehel. Pranzo. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
Giorno 17 - Domenica 20 Settembre
Sveglia presto e partenza per Luxor. Colazione e pranzo a sacco. Soste a Edfu, El Kab e Esna. Arrivo in serata a Luxor, cena e pernottamento.
Giorno 18 - Lunedì 21 Settembre
All'alba giro in mongolfiera (facoltativo). Colazione al sacco e primo giorno di visite delle Necropoli tebane: Valle delle Regine, Ramesseum, Malkata e Medinet Habu. Cena e pernottamento.
Giorno 19 - Martedì 22 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento con il secondo giorno di visite delle Necropoli tebane: Valle dei Re, Valle Ovest (Tomba di Ay) e Deir el Medina (Tombe, villaggio et ecc..). Cena e pernottamento.
Giorno 20 - Mercoledì 23 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento con il terzo giorno di visite dedicato a Tebe ovest: Deir el Bahari e una seconda visita alla Valle dei Re. Cena e pernottamento.
Giorno 21 - Giovedì 24 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento con il quarto giorno di visite dedicato a Tebe ovest: Valle dei nobili, con le tombe di Ramose, Sennefer ecc..ecc.. Cena e pernottamento in un hotel della riva Est.
Giorno 22 - Venerdì 25 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Intera giornata dedicata alla visita del  Tempio di Karnak e di quello di Luxor. Cena e pernottamento.
Giorno 23 - Sabato 26 Settembre
Sveglia e colazione. Visita del Museo di Luxor e del Museo di Mummificazione. Pomeriggio libero. Cena e pernottamento.
Giorno 24 - Domenica 27 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Partenza per Abydos, pranzo al sacco e durante il tragitto sosta a Dendera. Arrivo e visita del tempio di Abydos, cena e pernottamento.
Giorno 25 - Lunedì 28 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Seconda visita al tempio di Abydos e proseguimento per la necropoli predinastica. Cena e pernottamento.
Giorno 26 - Martedì 29 Settembre
Sveglia e colazione, pranzo al sacco. Partenza per Minya e sosta ad Akhmin, dove ammireremo i resti del tempio di Min. Proseguimento per Minya, arrivo, sistemazione in hotel, cena e pernottamento.
Giorno 27 - Mercoledì 30 Settembre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento per la prima visita di Tell el Amarna, l'antica capitale del faraone eretico. Pranzo al sacco, ritorno in hotel. Cena e pernottamento.
Giorno 28 - Giovedì 01 Ottobre
Sveglia e colazione in hotel. Proseguimento per la seconda visita di Tell el Amarna. Pranzo al sacco. Cena e pernottamento.
Giorno 29 - Venerdì 02 Ottobre
Sveglia e colazione in hotel. Partenza per il Cairo, ma prima visita della tomba di Petosiris e delle tombe di Beni Hassan. Deviazione e sosta fotografica a Lahun e Hawara. Arrivo al Cairo, sistemazione al hotel Cityview del Cairo, cena al ristorante Sequoia e pernottamento.
Giorno 30 - Sabato 03 Ottobre
Sveglia e colazione in hotel. Seconda visita del Museo Egizio del Cairo, inclusa la sala delle Mummie reali. Dopo pranzo, proseguimento per l'aeroporto internazionale del Cairo, disbrigo delle formalità, imbarco dei bagagli da stiva e partenza per Roma alle 17.00. Arrivo a Roma alle 20.30 e scioglimento del gruppo.


Per qualsiasi info potete contattarmi all'indirizzo e-mail: kemet@live.it
Successivamente vi fornirò il mio contatto skype o il mio numero di cellulare. Oppure potete contattarmi tramite Facebook, mi raccomando di inviarmi un messaggio perché non accetto amicizie indistintamente. 

sabato 31 maggio 2014

Keperkara Senuseret: Sesostri I



Secondo faraone della XII dinastia, Sesostri I rientra nella grande tradizione dei sovrani fondatori, amministratori capaci di portare splendore e prosperità alla civiltà egizia. Sesotri I è stato uno dei più gloriosi sovrani della XII dinastia: un merito ancor più grande se si considera che questa fu una delle più prestigiose dinastie nella storia dell’antico Egitto. Fu la seconda del Medio Regno e resse il paese per quasi due secoli (all’incirca dal 2000 al 1800 a.C.) per mezzo di due stirpi di sovrani, gli Amenemhat e i Senuseret, nome originale del grecizzato “Sesotri”.
La storia dell’Egitto abbonda di paradossi. Non stupisce, dunque, che Sesostri I, il cui regno coincise con un periodo di pace e di prosperità, sia stato un soldato: egli condusse all’esterno dei confini una guerra vittoriosa contro i Libici e portò la battaglia fino in Asia. Furono, comunque, soprattutto le sue geniali doti di amministratore e costruttore a dare lustro al suo regno, nel periodo compreso tra il 1970 e il 1936 a.C. Sesotri I era figlio di un altro grande sovrano, Amenemhat I, fondatore della XII dinastia. Amenemhat iniziò suo figlio al ruolo di faraone molto presto; non lesinando consigli e raccomandazioni (come si evince dagli insegnamenti di Amenemhat, i quali furono attribuiti a questo faraone, ma che presumibilmente furono composti dopo la morte del re), gli insegnò a essere vigile e diffidente nei confronti dei cortigiani, senza mai rinunciare alla saggezza e alla generosità. Durante il regno di suo padre, Sesostri apprese il mestiere delle armi e l’esercizio del comando, diventando capo dell’esercito nel corso delle spedizioni che lo portarono in Asia, in Libia e in Nubia.

Non si conoscono le circostanze esatte della morte di Amenemhat I: forse, nonostante la sua nota prudenza, fu vittima di un complotto fomentato all’interno del suo harem. È certo, ivece, che il figlio imparò bene la lezione paterna e riuscì a sventare una congiura organizzata contro di lui da suo fratello. Appena salito al potere, Sesostri I, che aveva sposato la regina Neferu, si avvalse dei servigi di un dignitario illuminato e potente che gli era assolutamente devoto, il visir Mentuhotep. Seconda personalità dello stato dopo il sovrano, questi seppe saggiamente consigliare il suo signore, ne fece eseguire fedelmente la volontà anche a dispetto delle forti tradizioni vigenti e raggruppò un buon numero di funzionari competenti e zelanti. È in parte a questa amministrazione rigorosa che si deve la prosperità del regno di Sesostri I, le cui finanze erano oggetto di una cura particolare: ogni spesa doveva essere registrata da uno scriba e giustificata, anche se era fatta direttamente dal re.
Sesostri I intendeva evitare sopra ogni cosa il ritorno al disordine che era seguito all'Antico Regno, durante il Primo Periodo Intermedio: era stata una parentesi terribile, durante la quale la nazione egizia aveva rischiato di sparire perché, ancora una volta, il Basso e l'Alto Egitto si erano separati e una forte rivalità era sorta tra loro. Di tutto questo Sesostri I era venuto a conoscenza da suo padre, che a sua volta lo aveva appreso dai suoi predecessori. Il caos nel paese era stato orribile: lo Stato era ridotto alla totale impotenza; anarchia e confusione regnavano ovunque. I funzionari attingevano dal tesoro e i banditi arrivavano fin nelle città per derubare gli abitanti. Le città si facevano guerra tra loro e si distruggevano; ma ormai tutto questo era passato. Il paese era nuovamente unificato e l'autorità dello Stato restaurata. Il faraone Amenemhat I, infine, per rinforzare definitivamente i rapporti tra il sud e il nord del regno, lasciò la capitale Tebe e andò a stabilirsi a El-Lisht, nel nord del Medio Regno, l'antica Iti Tawy. Da lì, Sesostri I avrebbe consolidato ancor di più la sua organizzazione, portando al suo popolo: pace, benessere e giustizia.

Sesostri I istituì un sistema fiscale più adeguato alla sua epoca. Fece emanare leggi nuove e più eque, soprattutto in materia di debiti. Rese la libertà ai prigionieri di guerra. L'educazione e la cultura ebbero una nuova spinta. Furono intraprese importanti opere d'irrigazione: sotto il suo regno fu scavato il grande canale che unisce il Nilo al mar Rosso. Allo stesso tempo il sovrano limitò i poteri, spesso eccessivi, dei nomarchi, potenti dignitari che volevano dominare incontrastati sulle province, i cosiddetti ''nomi''. Anche in campo architettonico Sesostri I dimostrò il proprio valore. L'Egitto gli deve numerosi templi, edifici e luoghi di culto: a El-Lisht, a Karnak, ad Abydos e a Eliopoli. Il faraone diede avvio a ciò che sarebbe diventata la sontuosa opera architettonica del Medio Regno. Sempre sotto il suo regno fu intrapresa la bonifica e la valorizzazione della magnifica oasi del Fayyum, sita ad ovest del Nilo.

Non stupisce, dunque, che il popolo venerasse e cantasse le lodi di Sesostri I. Egli era la "stella che illumina il doppio paese", il "falco conquistatore" e il "maestro universale". In alcune città il culto tributato al faraone superava quello riservato al dio locale. Presenza familiare a corte, il poeta Sinuhe, nel suo ''romanzo'', descrive il sovrano come: "un dio senza eguali, un maestro di saggezza, perfetto nei piani". Una glorificazione che testimonia l'armonia che caratterizzò la civiltà del Medio Regno.

martedì 20 maggio 2014

La storia di Hatshpsut attraverso le sue opere


“Ed ecco, io ero seduta nel mio palazzo e pensavo a colui che mi aveva creata.  E il mio cuore mi indusse a fare per lui due obelischi in oro fino, i cui pyramidion si confondono col cielo …”
Hatshepsut, Obelisco di Karnak

La storia dell’antico Egitto è piena di istanti importanti, ma senza dubbio, il momento che ha determinato maggiormente il corso di tale cultura è il Nuovo Regno. Con questo termine si usa indicare il lasso di tempo intercorso tra la cacciata degli Hyksos (1543 a.C. circa) e il Terzo Periodo Intermedio (1078 a.C.). Durante questo eccezionale periodo regnarono in Egitto le dinastie: XVIII, XIX e XX, in cui si avvicendarono sul trono di Horus faraoni dalla personalità straordinaria. Uno di questi era Hatshepsut. Nell’antico Egitto non era di certo una novità il regno di un faraone donna, prima di lei si annoverano i re: Nitocri, Sobekneferu e Neferuptah, tuttavia secondo la legge egizia, erano gli uomini a dover regnare. Con la morte di Thutmosi I si verificò la mancanza di un erede maschio, infatti Thutmosi II, suo successore, era figlio di una concubina, quindi non legittimato a regnare, e fu per questi motivi che sposò Hatshepsut, garantendosi così il trono di suo padre. In questo caso assunse l’appellativo di Grande sposa reale, così come fecero tutte le regine d’Egitto. Il regno dei due fratellastri durò poco o più di cinque anni, alla sua morte Thutmosi II lasciò due figlie avute dal matrimonio con Hatshepsut e un figlio nato dal rapporto con la seconda moglie, Isis. Il piccolo non fu destinato a regnare da suo padre, che probabilmente pensava di vivere abbastanza da poter avere un figlio maschio dalla sposa principale, infatti, fu affidato all’inizio ai sacerdoti di Amon. Una leggenda racconta che durante una processione nel tempio del dio tebano, Amon avrebbe sussurrato al giovane principe d essere destinato a regnare, avvenimento che fu immortalato in seguito e descritto in questo modo:

“ sembrava che il dio cercasse qualcuno, poi si fermò davanti al giovane principe, che si chinò pieno di rispetto.. ma il dio lo sollevò e lo portò con sé dove solo i re possono entrare.. “

Il nome di questo fanciullo era Thutmosi, passato alla storia come il Napoleone d’Egitto, un faraone leggendario dalla fama di guerriero imbattuto. Tuttavia all’epoca della morte del padre, Thutmosi era solo un bambino e la reggenza fu affidata alla zia e matrigna Hatshepsut, che riuscì così a diventare faraone e a mantenere il potere per molto tempo, almeno fino al 1457 a.C.
Durante il suo regno il clero tebano promulgò una legge teocratica, per la quale la successione doveva essere garantita e appoggiata dai sacerdoti di Amon. Per questi e altri motivi, Hatshepsut fece scolpire a Deir el-Bahri, un tempio funerario che si trova ancora oggi sulla riva ovest del Nilo a Luxor, la storia della sua nascita; mettendosi in linea diretta di discendenza con Amon stesso. Questo stratagemma gli consentì di mantenere il potere ai danni di Thutmosi anche quando quest’ultimo arrivò all’età giusta per regnare. In numerosi documenti è possibile vedere Hatshepsut in testa alle processioni e alle spalle il nipote. Per rafforzare il proprio potere, iniziò a indossare vesti maschili e la barba posticcia, simbolo di regalità e dominio.  Hatshepsut così rafforza il proprio dominio sull’Egitto grazie alla religione, attraverso una teogamia reale, secondo la quale essendo lei nata direttamente dal dio aveva di conseguenza lei sola il diritto di rappresentarlo in terra. Fatto sta, che questo diede inizio allo strapotere del clero tebano, che porterà poi all’indebolimento dell’influenza faraonica, che costringerà Akhenaton, il faraone eretico, al distacco da Tebe e da Amon. La vita di questo faraone non fu di certo immune ai pettegolezzi, infatti, molti sostennero che il secondo sacerdote di Tebe, tale Senmut fosse anche il suo amante e vero padre della principessa Neferura, con la quale è stato ritratto in diverse occasioni. Nondimeno, Senmut fu anche un architetto geniale, artefice del tempio funerario di Deir el-Bahri, che diede il via a una vera e propria catena di ricostruzioni sulle rovine lasciate dal dominio degli Hyksos, che sarà poi sottolineata dalla stessa Hatshepsut:

“Ho ricostruito ciò che fu distrutto e ho portato a buon termine quello che non era finito. Gli asiatici con altri barbari hanno abitato nel nord del paese, dove hanno distrutto ciò che era stato costruito una volta, in disprezzo del dio Ra …”

Mentre si occupava di politica interna e di opere edilizie, lasciò completamente da parte l’espansione geografica, mantenendo rapporti tranquilli con i paesi vicini. Le relazioni con tali popoli furono anche agevolate dal commercio e da alcune spedizioni coloniali. Durante il nono anno di regno di Hatshepsut, si dice che fu lo stesso Amon a volere un’esplorazione nel paese di Punt, che aveva come scopo quello di approvvigionare il santuario della regina-faraone.  Negli anni il suo potere crebbe a dismisura, fino ad affermare:

“Tutti i paesi stranieri mi sono soggetti. I miei confini arrivano a sud fino a Punt, a est fino alle paludi dell’Asia. Gli abitanti del Sinai sono sotto il mio dominio. A occidente il mio regno arriva fino a Manu. Io domino sulla Libia. A nord il confine è segnato dalle isole del mare … Dominio sui beduini dominatori del deserto … “


Non sappiamo esattamente com’è morta Hatshepsut, molti hanno ipotizzato che Thutmosi stanco del ruolo secondario nelle vicende dell’Egitto, abbia poi deciso di ucciderla. Tuttavia, non c’è nulla che ci faccia pensare ad una tale ipotesi, quindi, presumibilmente, possiamo parlare di morte naturale. Nondimeno sappiamo però che Thutmosi cercò invece di distruggerne la memoria, infatti una volta diventato faraone, mise in opera una massiccia campagna di damnatio memoriae ai danni della matrigna, arrivando a distruggere e usurpare i suoi monumenti. Nonostante i vari sforzi egli non riuscì nel suo intento, tanto che oggi Hatshepsut rimane la più famosa regina-faraone dell’intera storia egizia.

giovedì 15 maggio 2014

Lessico religioso: Lettere B & C


B

Ba
Entità assimilabile al nostro concetto di “anima”. Per gli egizi era una parte invisibile dell’essere umano; a differenza della carne, era incorruttibile. Il ba veniva rappresentato per mezzo di un uccello dalla testa umana, e si differenziava dal ka, che era un vero e proprio “duplicato” dell’anima e del corpo. Ogni dio e ogni uomo possedevano un proprio ba e un proprio ka.

Benben
Roccia o “collina” primordiale legata al culto elio polita: era la terra miracolosamente emersa dalle acque il giorno della creazione e sulla quale il sole posò i suoi raggi durante la prima alba della storia. A questo mitico molite erano ispirati gli obelischi, che simboleggiavano al tempo steso il benben e il raggio solare pietrificato. 

C

Canto
Accompagnava le cerimonie religiose in cui, al suono di flauti, tamburelli e crotali, giovani donne intonavano inni liturgici e preghiere. Placando le ire del dio, il canto delle fanciulle lo rendeva più propenso ad accogliere le invocazioni dei fedeli. Le donne preposte a cantare le lodi di Amon godevano di una particolare considerazione.

Clero
Insieme delle persone consacrate al culto di un dio e che risiedevano in un tempio o nelle proprietà a questo collegate. Comprendeva, in primo luogo, i sacerdoti, veri e propri servitori del dio; vi erano poi gli addetti alle funzioni religiose, gli scribi, e così via. Spesso, dopo un mese di servizio i membri del clero potevano ritornare alla vita laica ed erano sostituiti da un nuovo gruppo di sacerdoti; trascorsi un mese o due di pausa, riprendevano a vivere nel tempio. Questa osmosi tra mondo religioso e mondo laico contribuì ad accentuare il carattere religioso della società egizia.

Cosmogonia
Dottrina che cerca di spiegare l’origine dell’universo (il cosmo) basandosi su credenze mitologiche o religiose, oppure su nozioni scientifiche. Quella egizia poteva variare a seconda del centro religioso in cui era stata elaborata: secondo la dottrina di Eliopoli, Ra aveva creato il mondo; a Menfi invece, questo ruolo veniva attribuito a Ptah.

Criocefalo
Riferito a un essere dalla testa di ariete. Khnum, e Amon in alcune raffigurazioni, erano divinità criocefale.

Crotalo
Strumento musicale a percussione, costituito da due pezzi di osso o di avorio, a forma di mani o di avambracci: sbattendoli uno sull’altro, si dava il ritmo alle melodie suonate per gli dei. Sono stati ritrovati dei crotali che venivano utilizzati dalle sacerdotesse addette al culto di Hathor e di Heket. 

Ctonio
Dal greco chthònios (della terra): si riferisce a tutto ciò che riguarda il mondo sotterraneo (cioè i defunti) e il mondo disorganizzato (associato al caos e ali inferi). Questo aggettivo caratterizzava, in particolare, gli dei e gli spiriti legati all'aldilà. Il serpente Apep era una delle più famose entità ctonie.

Cuore (Ib)
Per gli egizi era la sede dell’intelligenze e svolgeva funzioni che noi attribuiamo al cervello. Nel giudizio finale, durante la cerimonia della psicostasia, veniva pesato per verificare se la confessione del defunto era veritiera, ponendolo su una bilancia accanto alla dea Maat.

domenica 4 maggio 2014

L'avorio


Dopo l’argento e l’oro, l’avorio era una delle materie più preziose dell’antico Egitto: per questa ragione, i sovrani lo affidavano solo agli artigiani più abili, capaci di realizzare raffinati oggetti di ogni tipo. La necessità di procurarsi l’avorio fu anche uno dei motivi per cui vennero organizzate le prime spedizioni in Nubia, con cui ben presto si stabilirono relazioni commerciali stabili.
Gli antichi egizi ricavavano l’avorio in almeno due modi: i più utilizzati allo scopo erano i denti di ippopotamo, che fornivano un materiale di buona qualità e piuttosto facile da trovare; questi animali, infatti, li perdono e sostituiscono regolarmente quando diventano troppo grandi e fastidiosi. Quanto alle zanne di elefante, bisogna tenere presente che questo pachiderma viveva molto più a sud, nei territori nubiani: i faraoni poterono godere di questo pregiato materiale solo a partire del Medio Regno, prima grazie alle spedizioni commerciali, poi con l’occupazione militare.
La lavorazione dell’avorio richiedeva molta pazienza e grande precisione da parte degli artigiani. Per questo motivo, considerando anche la difficoltà nel reperirlo, l’avorio di elefante era destinato solo ai lavoratori di corte, gli unici ad avere il privilegio di intagliarlo e ricavarne oggetti preziosi. Peraltro, in virtù del suo colore bianco crema, spesso opaco, l’avorio era considerato un simbolo di purezza assoluta: pertanto, solo mani esperte e di fiducia potevano maneggiare questa sorta di “dono degli dei”. Con l’avorio, gli artigiani egizi realizzavano soprattutto piccoli oggetti di uso quotidiano, come monili e accessori per il trucco, pettini, spatole per il fard e contenitori per i più svariati unguenti, che sono stati ritrovati in molte tombe, deposti accanto al defunto, di cui, secondo le credenze dell’epoca, continuava a servirsene nell'aldilà. Tutti gli oggetti erano finemente intagliati con motivi geometrici o figure di animali.

L’avorio arrivava sul banco di lavoro dell’artigiano allo stato grezzo. Le lunghe zanne ricurve venivano tagliate in piccoli cilindri, poi cominciava il lavoro vero e proprio dell’artigiano. Innanzitutto, questi esaminava molto attentamente ogni pezzo per coglierne al meglio le caratteristiche: in questo modo, decideva la destinazione finale della materia prima, in base agli ordini che doveva evadere. Per esempio, un blocco lungo e stretto poteva essere adatto per realizzare una statuetta o un oggetto da toilette, un altro più compatto poteva prestarsi per creare un portagioie, e così via. In ossequio alla concezione dell’arte diffusa a quei tempi, l’artigiano si serviva quindi del suo estro per “liberare” la forma finale dell’oggetto da un blocco di materia. Un po’ alla volta, scheggia dopo scheggia, si avvicinava alla forma intuita fin dall’inizio: con gli utensili adeguati, l’artista continuava a definire i dettagli e la decorazione. Alla fine, l’oggetto veniva lucidato per mezzo di una polvere abrasiva, che conferiva al prodotto finito il suo caratteristico bagliore lattiginoso. Gli scarti di lavorazione non venivano gettati, ma riutilizzati per magnifici lavori di intarsio. Nel corso dell’intero procedimento, semplice solo i apparenza, l’artigiano doveva tenere conto che l’avorio è estremamente friabile, se lavorato con un attrezzo: per non sbriciolarlo, quindi, era necessaria una grande esperienza e la capacità di sapere istintivamente fino a che punto ci si poteva spingere senza compromettere il risultato finale.

sabato 26 aprile 2014

Stele di Semna di Sesostri III


Quale sistema difensivo contro i Nubiani, che minacciavano l'Egitto da Sud, il faraone Sesostri III (circa 1877-1843), della XII dinastia, fece collocare una roccaforte militare in Nubia, all'estremità meridionale della seconda cateratta del Nilo.
Una catena di tre forti (a Semna, sulla riva occidentale del fiume, sull'isola di Uronarti, e a Kumma, sulla riva orientale) era completata da due muraglie: una a Nord, a Serra, e l'altra a Sud, a Sai.
Alcune iscrizioni, incise sulle rocce presso il fiume, ci danno testimonianza di questa attività del faraone. Una prima stele, risalente all'anno otto di regno, dimostra che erano state prese le più severe misure per impedire il passaggio dei Nubiani. Con tono più solenne e orgoglioso, la sottomissione della Nubia è commemorata in una seconda stele, dell'anno sedici, incisa su una roccia presso il forte di Semna e su di un'altra di identico contenuto, colloca nell'isola di Uronarti. 
In questo post si prenderà in considerazione solo la seconda stele, visto l'interessante descrizione che Sesostri III fa di se stesso.










Nell'immagine successiva potete notare a quali parti dell'iscrizione si fa riferimento. Affianco la stessa suddivisione su una copia in bianco e nero per facilitare il riconoscimento dei geroglifici.


Prima parte (gialla)

Seconda parte (verde)




Traduzioni di Alberto Elli

domenica 20 aprile 2014

Il Museo Egizio del Cairo: Statua di Tjay e Naia




I coniugi sono assisi su un sedile con schienale alto: l'uomo ha il palmo destro aperto poggiato sul ginocchio e la mano sinistra chiusa a pugno e appoggiata sulla coscia. La donna ha il palmo sinistro aperto sul ginocchio, mentre con la mano destra cinge la schiena del marito. Tra le due figure, sullo schienale è raffigurato Osiride in trono sotto un baldacchino; sulla parte inferiore del sedile stanno seduti, uno di fronte all'altra, odorando fiori di loto. Sul retro del sedile è scolpito un uomo assiso, che nella mano sinistra reca un drappo e un bastone-sekhem e nella destra un fiore di loto. I geroglifici incisi a bassorilievo sulla gonna di Tjay, sulla base d'appoggio dei piedi delle due statue, sopra la figura di Osiride e sul retro dello schienale contengono formule di offerta per Ra-Horakhti e per Ptah-Sokaris in favore del ka dei due coniugi. 

Dati 
Materiali: calcare
Altezza: 90 cm

Dati della scoperta
Luogo del ritrovamento: Saqqara
Epoca: Nuovo Regno (1550-1075 a.C.).
Archeologo: A. Mariette (1862).
Sala in cui è attualmente custodito: n°14

mercoledì 16 aprile 2014

Il fiore di Loto

In Egitto si trovavano due specie di ninfee, chiamate dai Greci e dai Latini "loti": il loto bianco e il loto azzurro. Il primo presenta delle foglie dal bordo dentellato, boccioli arrotondati e petali larghi e aperti; il secondo ha invece foglie dal bordo lineare, boccioli appuntiti e petali stretti. Il loto azzurro fu il più sacro e il più rappresentato nell'arte egizia. Poiché il fiore di loto alla sera si chiude e si immerge sotto la superficie dell'acqua, per poi risollevarsi e dischiudersi nuovamente al mattino, esso divenne facilmente un simbolo del sole e della creazione, oltre che della rinascita. Secondo un mito della città di Hermopolis, fu un grande loto che si sollevò dalle acque primordiali (Nun) e da cui, per la prima volta, sorse il sole. L'idea del giovane dio sole che appare come un fanciullo su un fiore di loto è ben descritta nel capitolo XV del Libro dei Morti e fu di frequente rappresentata nell'arte egizia. Questo giovane dio si chiamava Nefertum e portava spesso il titolo di ''signore dei profumi'', evidente allusione alla fragranza del loto stesso. Come simbolo di rinascita, il fiore venne anche strettamente associato al culto funerario. 
I quattro figli di Horus, che si prendevano cura del defunto, sono spesso raffigurati su un fiore che spunta da uno specchio d'acqua dinanzi al trono del dio Osiride, signore dei morti per eccellenza. Il Libro dei Morti contiene poi delle formule che permettevano al defunto di trasformarsi in un fiore di loto, al fine di resuscitare dopo la morte. Un piccolo busto di Tutankhamon (sopra) esprime questo concetto e mostra la testa del giovane faraone che si innalza sopra un fiore di loto a una nuova vita. Il loto appare in scene in cui esso viene offerto agli dei e, durante il Nuovo Regno, viene dipinto nelle tombe in scene di banchetto, sopra delle giare di vino (l'essenza del fiore di loto era forse usata nella preparazione del vino per le sure leggere proprietà narcotiche). Nello stesso periodo il loto divenne un simbolo dell'Alto Egitto. 

sabato 12 aprile 2014

Il trattato di pace tra egizi e hittiti: testo geroglifico dell'intestazione

Con una serie di post andrò a presentare l'intero testo del trattato di pace tra egizi e hittiti in seguito alla battaglia di Kadesh, il trattato risale al 1268 a.C circa; iniziamo con l'intestazione.

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

Per avere una maggiore comprensione del testo è necessario suddividerlo in quattro parti e analizzare parola per parola, in modo che possiate individuarla nell'intestazione completa.  Nell'immagine vedrete la riga di riferimento, mentre sotto si trova la scomposizione in parole.

Riga 1:


Riga 2:


Riga 3:


Riga 4:


Per ingrandire i testi, basta semplicemente cliccare sull'immagine. Buona lettura.




Traduzioni di Alberto Elli

venerdì 14 marzo 2014

Tabù, divieti e sacrilegi

Nel pensiero religioso dell'antico Egitto sono molte le divinità che hanno come prerogativa quella di colpire con un tabù una determinata categoria di esseri, di animali, di oggetti o di azioni. Queste proibizioni sacrali sono numerose e devono probabilmente essere ritenute un'eredità di pratiche tribali comuni nei tempi della preistoria delle terre del Nilo. La loro osservanza faceva parte della complessa rete di relazioni che legavano i mortali ai loro padroni ultraterreni. Per la maggior parte, i tabù variavano da città a città, a seconda della divinità dominante e delle specifiche forme del culto locale e potevano essere esercitati in due diversi modi, ossia "a favore" o "contro" qualcosa o qualcuno.
Nel primo caso il tabù serviva in particolar modo per proteggere alcune specie sacre di animali. In alcune località era vietato pescare qualsiasi pesce, maltrattare una mucca, oppure era proibito presentarsi dinanzi a una divinità indossando le spoglie della sua ipostasi o manifestazione terrena.
Ad esempio, nell'isola di Elefantina, sede del dio ariete Khnum, era vitato indossare, in presenza della divinità, abiti fatti con prodotti ricavati dal corpo del dio, come cuoio o lana. Il fatto che l'azione contraria avrebbe potuto suscitare orrore tra gli dei è dimostrato dai maghi, che con questi argomenti, potevano arrivare a minacciare direttamente le divinità affinché queste facessero funzionare i loro incantesimi a loro vantaggio. Le formule rituali di minaccia contengono infatti frasi di questo tipo:

"Se non ascolti le mie parole farò in modo che Sobek si sieda avvolto nella pelle di un coccodrillo, farò si che Anubis si sieda avvolto nella pelle di uno sciacallo..".

A volte l'esigenza del rispetto di questo bizzarro sistema di proibizioni rituali poteva creare delle tensioni tra gli egizi e gli stranieri residenti in Egitto. Sempre a Elefantina, ad esempio, vi era una colonia di Giudeo-Aramaici, i quali sacrificavano arieti a Javeh, con evidente scandalo degli egizi (fenomeno continuo nella storia, si pensi a quante emozioni negative e incontrollabili dia tutt'ora origine in India, la questione della vacca sacra nel rapporto tra induisti e musulmani). 
Nell'antico Egitto, il divieto poteva essere anche "contro" qualcosa; in tal caso non si trattava più di proteggere un animale sacro, bensì di vietare qualcosa che era ritenuto abominevole: un'azione, come accendere il fuoco in un dato luogo, un certo tipo di nutrimento o la presenza di una certa categoria di animali (tipo il maiale). A volte lo studio dei culti delle città e dei molteplici riferimenti sulla mitologia locale contenuti nelle opere d'arte figurativa permette di comprendere il significato di un tabù, in molti casi, tuttavia, i divieti e le proscrizioni restano inspiegabili; le loro radici sono così sepolte in un passato a noi ignoto, che non ci permettono di coglierne le motivazioni.
La cosa, forse, non deve stupirci più di tanto, se pensiamo che ancora oggi ci sono persone che, senza sapere perché, preferiscono evitare di passare sotto una scala o proseguire lungo una strada se questa è stata attraversata da un comune gatto nero.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...