La passione e il richiamo per l'antico Egitto ci ha sempre indotto a circondarci di souvenir su souvenir, illudendoci in qualche modo di riempire quel vuoto che ognuno di noi sente quando si è lontani dall'Egitto, dal suo richiamo e dalla sua magia. Vi piacerebbe avere in casa una riproduzione del busto di Nefertiti? O addirittura una mini mummia di re Tut con sarcofago? Allora anche voi rientrare nella descrizione precedente. Le collezioni egizie sono composte da una notevole varietà di oggetti, tale da stimolare nei visitatori il desiderio di portarsi via il souvenir di qualche esemplare eccezionale o significativo della collezione. Fino a poco tempo fa, tale souvenir non andava più in là delle cartoline, poster o cataloghi della collezione. Tuttavia, col passare del tempo e sottoposti a pressanti richieste, i musei hanno ampliato l'offerta di oggetti da portarsi a casa. Alcuni di essi sono di tipo pratico, mentre altri sono stati studiati per essere una specie di evocazione permanente dell'originale e altri ancora per accontentare i bambini; anche se a volte ci si trova difronte a delle poco curate riproduzioni, che nulla hanno dell'antico spirito con cui gli originali furono creati. Quindi in ogni museo ci ritroviamo spesso davanti a centinaia e centinaia di oggetti, dai sarcofagi gonfiabili che ho trovato al Metropolitan Museum di New York, passando per la scatola dei pastelli con la forma della stele di Rosetta del British Museum a Londra e i palloni con i dipinti delle tombe Tebane del Beijing World Art Museum a Pechino, fino alla classica bigiotteria in stile faraonico presente in tutti i musei. L'antico Egitto sembra essere presente nelle nostre case in ogni momento e così abbiamo l'impressione di possedere anche noi un pò di Egitto, sempre sperando che il souvenir acquistato non sia stato fabbricato in Cina!
lunedì 7 febbraio 2011
Un museo in casa
La passione e il richiamo per l'antico Egitto ci ha sempre indotto a circondarci di souvenir su souvenir, illudendoci in qualche modo di riempire quel vuoto che ognuno di noi sente quando si è lontani dall'Egitto, dal suo richiamo e dalla sua magia. Vi piacerebbe avere in casa una riproduzione del busto di Nefertiti? O addirittura una mini mummia di re Tut con sarcofago? Allora anche voi rientrare nella descrizione precedente. Le collezioni egizie sono composte da una notevole varietà di oggetti, tale da stimolare nei visitatori il desiderio di portarsi via il souvenir di qualche esemplare eccezionale o significativo della collezione. Fino a poco tempo fa, tale souvenir non andava più in là delle cartoline, poster o cataloghi della collezione. Tuttavia, col passare del tempo e sottoposti a pressanti richieste, i musei hanno ampliato l'offerta di oggetti da portarsi a casa. Alcuni di essi sono di tipo pratico, mentre altri sono stati studiati per essere una specie di evocazione permanente dell'originale e altri ancora per accontentare i bambini; anche se a volte ci si trova difronte a delle poco curate riproduzioni, che nulla hanno dell'antico spirito con cui gli originali furono creati. Quindi in ogni museo ci ritroviamo spesso davanti a centinaia e centinaia di oggetti, dai sarcofagi gonfiabili che ho trovato al Metropolitan Museum di New York, passando per la scatola dei pastelli con la forma della stele di Rosetta del British Museum a Londra e i palloni con i dipinti delle tombe Tebane del Beijing World Art Museum a Pechino, fino alla classica bigiotteria in stile faraonico presente in tutti i musei. L'antico Egitto sembra essere presente nelle nostre case in ogni momento e così abbiamo l'impressione di possedere anche noi un pò di Egitto, sempre sperando che il souvenir acquistato non sia stato fabbricato in Cina!
venerdì 4 febbraio 2011
Gli Egizi e l'amore
Gli egizi manifestarono grande interesse per l'amore. Durante il Nuovo Regno (1552-1069 a.C.)la lirica amorosa divenne un genere letterario indipendente. I poemi esprimevano i sentimenti d'amore comuni a tutti gli amanti di qualsiasi epoca: la felicità e il piacere, ma anche le sofferenze le difficoltà che generava l'amore e la sua conseguenza più grave, la gelosia. La descrizione della bellezza fisica e spirituale degli amanti mostrava il desiderio che nasceva tra gli innamorati. Come sappiamo dalle ricette presenti sui papiri medico-magici, donne e uomini ricorrevano alla magia per far sì che la persona amata ricambiasse il loro sentimento. In Egitto l'omossessualità era considerata un peccato. In un passaggio del Libro dei Morti, il defunto spera che venga tenuto in conto il fatto che in tutta la sua vita egli si sia astenuto dal commettere atti omosessuali. La relazione omosessuale più eclatante fu quella del faraone Neferkare che amava il generale Sisene. Una delle liriche amorose più conosciute recita così:
Così è venuto il tempo di preparare il letto.
Servitore, ti dico:
''Metti del bisso per il suo corpo, un letto per lei di lino regale.
Sta attento ad usare della biancheria ricamata, cosparsa di essenza profumata''
L'arte egizia rappresentava con grande naturalezza la sessualità femminile; non si può dire lo stesso di quella maschile. Tuttavia, va precisato che nei tempi e nelle tombe, l'atto sessuale non veniva raffigurato. Solo partendo dallo studio di diversi elementi simbolici presenti in alcune scene di caccia e pesca (i fiori o i pesci dove questi ultimi rappresentano chiari riferimenti fallici), appare possibile intravedere alcune allusione alla sfera sessuale. La pratica amorosa raffigurata nella forma più realistica ricorreva invece di frequente nei graffiti e negli ostraka realizzati dagli operai dei villaggi degli artigiani, come Deir el-Medina , oppure anche sugli amuleti propiziatori, di cui disponevano sia gli uomini sia le donne allo scopo di potenziare la sessualità e la fecondità. Gli amuleti femminili si moltiplicarono nella Bassa Epoca e durante l'epoca greco-romana, anche se non sempre con fini riproduttivi; a volte, infatti , l'unico scopo era quello di soddisfare il desiderio sessuale. Era il caso di due ''deviazioni'': la necrofilia e la zoofilia. E' noto, attraverso le testimonianze di Erodoto, che gli addetti all' imbalsamazione davano sfogo alle loro necessità approfittando di corpi di defunte giovani e belle; e al fine di evitare questo contatto carnale con i cadaveri, i familiari lasciavano trascorrere alcuni giorni prima di portare la defunta all imbalsamazione. Diversi racconti narrano le relazioni di uomini e donne con animali; un'invettiva recitava: ''Che un asino abbia rapporti sessuali con tua moglie!''.
La verginità non era una virtù richiesta al matrimonio, ma nel caso poteva essere un dono fatto al futuro marito; alcuni papiri incitavano i giovani e le giovani a fare più esperienze possibili prima del matrimonio, poichè l'adulterio era un peccato molto grave. Le relazioni amorose in ambito divino venivano rappresentate in modo simbolico. La nascita di un erede, seguita alla relazione tra la divinità e la regina, veniva illustrata con l'immagine della coppia seduta sul letto e il dio che toccava il simbolo della vita o mentre le sue gambe si incrociavano tra quelle della regina. Un'eccezione è rappresentata dalla scena del coito, in cui i protagonisti sono la dea del cielo Nut e il dio della terra Geb, che appaiono raffigurati nel momento in cui stanno per concepire le due grandi coppie divine: Iside-Osiride e Seth-Nefti. Anche la coppia Iside-Osiride è un caso particolare che potrebbe essere considerato da un punto di vista moderno, un esempio di necrofilia, in quanto Iside aveva relazioni sessuali con il corpo inerte di Osiride. Il frutto di questa relazione ''innaturale'' e incestosa fu Horus. Gli dei non venivano rappresentati nudi se non in casi particolari come quello di Min e Amon-Min, connessi con la fecondità.
martedì 1 febbraio 2011
Le regine tolemaiche
Alla morte di Alessandro Magno (323 a.C), i Lagidi governarono l'Egitto. Accanto ai faraoni le regine tolemaiche svolsero un ruolo decisivo e la loro impronta è ancora presente nelle città che portano i loro nomi. Il periodo Ellenistico Tolemaico (332-30 a.C) costituì l'ultima fase del regno egizio. Durante quest' epoca furono le regine a godere di notevole prestigio. Alcune governarono come reggenti, altre a pieno titolo.Tutte ebbero come nome Berenice, Arsinoe o Cleopatra. Furono donne ambiziose, intelligenti e abili che non esitarono a prendere parte attiva nella politica.
Di queste energiche donne sono giunte fino a noi molti ritratti e questo costituisce una prova della loro importanza. Inutile dire che la più celebre regina d'Egitto fu senz'altro, Cleopatra VII, anche se le regine che la precedettero non furono da meno nel contribuire a scrivere la storia del paese.
La prima delle regine tolemaiche fu Berenice I, moglie del faraone Tolomeo I, generale di Alessandro Magno e suo fido compagno. Ebbe per figlio Tolomeo II che dedicò alla madre diverse città chiamate con il nome della regina. Arsinoe II, moglie e sorella di Tolomeo II, ottenne le lodi dei poeti del suo tempo per aver contribuito allo sviluppo colturale di Alessandria. Non tutte le regine tolemaiche erano di origine egizia. Ad esempio, Berenice II(in alto a destra), moglie di Tolomeo III, era figlia di Megas, re di Cirene, un territorio che fu annesso all'Egitto. Tre di queste regine, Arsinoe II, Berenice II e Arsinoe III (moglie di Tolomeo IV), vennero anche divinizzate.
Le loro immagini compaiono su alcuni recipienti destinati alle libagioni. Si ebbe, poi, anche il caso di due regine, Cleopatra II e sua figlia Cleopatra III, che regnarono contemporaneamente. Alcune esercitarono la reggenza fino al compimento della maggior età delle proprie figlie, altre, come Berenice IV, regnarono per un breve periodo. L'ultima rappresentante della monarchia faraonica fu Cleopatra VII.
La maggior parte delle regine tolemaiche venne usata come mezzo per accedere al trono d'Egitto. In alcuni casi le figlie dei faraoni furono date in moglie ai governatori della Siria, come accadde a una Berenice, sorella del faraone Tolomeo III e moglie del re Antioco II.
domenica 30 gennaio 2011
Il patrimonio storico dell'Egitto in pericolo
In questi giorni, telegiornali, quotidiani e internet ci danno notizie sempre più scoraggianti sulla situazione politica dell'Egitto. Ieri dei poliziotti hanno saccheggiato il Museo Egizio del Cairo, fatto confermato dalla giornalista Mona Eltahawy, hanno distrutto e danneggiato diversi reperti, che secondo il direttore del SCA Zahi Hawass, possono essere restaurati. Oggi giungono altre notizie di danni e saccheggi a discapito di altri musei, come quelli di el-Qantara nel Sinai. Tutto questo a noi egittologi o egittofili, sembra una situazione quasi inverosimile, un incubo da cui voremmo svegliarci. Per fortuna la situazione sembra ora sotto controllo, visto lo schieramento dell'esercito e il comportamento della gente che ha protetto il museo, permettendo l'arresto dei saccheggiatori.Vi segnalo articoli, video e foto per visionare la situazione:
Telefonata di Hawass che spiega la situazione
Articolo della Repubblica che spiega cosa è accaduto al Museo Egizio del Cairo
Il video dei soldati che pattugliano le sale del Museo Egizio del Cairo
Una gallery di foto del Museo Egizio del Cairo dopo il saccheggio
Il video di La7 su la situazione del Museo di el-Qantara
mercoledì 26 gennaio 2011
La tomba di Ramose

La tomba tebana n°55 di Qurna apparteneva a un nobile di nome Ramose, vissuto verso la fine della XVIII dinastia (1552-1305 a.C.). Le scene rappresentate nel suo ipogeo costituiscono una delle più belle espressioni nella storia dell'arte antica. Ramose fu visir e governatore della città di Tebe alla fine del regno di Akhenaton. La sua tomba non terminata si trova ai piedi della collina di Qurna. Ramose, fedele al suo padrone e signore, lo seguì fino a Tell el-Amarna, dove fu fondata la nuova capitale dell'Egitto. Probabilmente Ramose fece scavare qui una tomba, che però non è stata ancora individuata. L'ipogeo tebano del visir è un capolavoro della XVIII dinastia, la pianta ha la classica forma a T rovesciata delle tombe tebane. La sala ipostila, l'unica parte decorata, e la cappella sono più grandi del normale. Il soffitto della sala era sostenuto da 32 colonne papiriformi a capitello chiuso, che non di dono conservate; qualcuna è stata ricostruita. La cappella, oggi inaccessibile, terminava in una nicchia. Tuttavia, l'interesse artistico della tomba sta negli stili decorativi. Come nei vicini sepolcri di Kheruef e Parennefer, in quello di Ramose compaiono le prime testimonianze dell'arte amarniana. L'ipogeo fu scavato dall'inglese H.W.Villiers Stuart nel 1879. Come altre tombe di Qurna, anche quella di Ramose si è deteriorata. La crescita urbanistica della zona ha provocato un aumento dell'umidità, causando difetti nei rilievi e nelle pitture murali.
La tomba di Ramose è uno dei pochi ipogei decorati sia con dipinti sia con rilievi. Nella sala ipostila, si notano due stili completamente contrapposti: Da una parte, i dipinti della parete sud e i rilievi di Amenhotep III, di stile classico; dall'altra, lo stile dell'arte amarniana nella parete ovest. La decorazione delle due pareti dell'entrata della sala ipostila è costituita da rilievi incisi su pietra calcarea. Le rappresentazioni sono molto raffinate e i particolari molto lavorati. I rilievi della parete est sono di una perfezione irreale, caratteristica dell'arte funeraria della fine del regno di Amenhotep III. Qui sono le scene del banchetto, che facevano riferimento alla vita quotidiana; servivano per esprimere un'idea chiara della rinascita. Lo stile è rigido, tradizionale, ma di una eleganza e di una purezza straordinarie. Ramose viene spesso raffigurato insieme a sua moglie Maya. Nella parete ovest, si trova un rilievo che raffigura Akhenaton nell'atto di adorare il dio Aton. Altre due scene rappresentano Ramose in compagnia di Akhenaton, una di stile classico, in cui Ramose offre fiori al monarca e alla dea Maat, e l'altra di stile amarniano, in cui il sovrano e la sua sposa assistono alle cerimonie in onore del defunto. La parete sud della sala è decorata con una serie di pitture che illustrano la celebre processione funeraria di Ramose. In esse sono raffigurate le famose prefiche dell'inumazione, così come il corteo funebre e i portatori del corredo funerario destinato alla tomba di questo nobile.
martedì 25 gennaio 2011
I sigilli di identificazione
Le impronte lasciate sull'argilla dai sigilli cilindrici sono tra i documenti scritti più antichi. Le informazioni che offrono ci permettono di conoscere il nome e i titoli di alcuni importanti personaggi. I sigilli venivano usati dagli scribi già nel corso del Periodo Predinastico (Fine V millennio-3200 a.C.). La loro origine è mesopotamica e, pertanto, il sigillo egizio è un debito culturale nei confronti di questa zona dell'Asia. Alla fine del Periodo Predinastico, il suo uso conosce un forte sviluppo, come testimonia il ritrovamento di numerosi sigilli cilindrici e di impronte sulle caraffe danno informazioni importanti come l'anno di regno del faraone, il tipo di vino, il vigneto d'origine, il nome del proprietario. Durante le prime dinastie, il sigillo cilindrico iniziò a essere meno usato perché sostituito dal sigillo a pressione. Gli scribi se ne servivano per autenticare gli atti, apponendo il nome e i titoli del faraone e quelli dei funzionari. A essere sigillati non erano solo documenti, ma anche tombe e oggetti del corredo funerario. Gli alti funzionari lo portavano appeso al collo e se ne servivano anche come amuleto. A partire dal Medio Regno (2040-1786 a.C.), la simbologia dei sigilli mutò. Dalla XII dinastia (1991-1786 a.C.), fa la sua comparsa lo scarabeo, un sigillo che riproduce la forma di questo animale. Sotto si scrivevano nome e titoli del faraone o del funzionario. Il sigillo garantiva l'autenticità del documento. Benché il suo uso iniziasse a diminuire nel Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), esso tornò in voga durante la XXV e XXV dinastia. Nel Nuovo Regno si diffusero gli scarabei commemorativi di alcuni faraoni. Pur non avendo nulla a che vedere con i sigilli di tipo amministrativo, hanno valore come documenti letterari e storici, in quanto danno conto di eventi accaduti. Poi gli scarabei persero valore come sigilli e cominciarono a essere acquistati dai Fenici, i quali se ne servivano per commerciare.
''I sigilli sono un attestato, in vita, della devota venerazione del sovrano nei confronti delle divinità. Essi hanno l'identica funzione del Papiro Harris. La loro motivazione più importante sta nell'impetrare la protezione degli dei per la tomba del faraone, la stessa che muove i Testi delle Piramidi''.
Con queste parole, l'egittologo James Henry Breasted analizza l'importanza dei sigilli trovati nelle necropoli e nelle tombe della Valle dei Re. I sigilli della necropoli hanno l'immagine di uno sciacallo (che raffigura il dio Anubi, protettore dei siti funebri) e nove prigionieri legati, simbolo del controllo sul caos. C'è poi anche quella di un funzionario chiamato ''Portatore del sigillo reale''. Nell'ambito della mummificazione, invece, esisteva un aiutante del sacerdote che realizzava l'imbalsamazione. Questi era denominato ''Portatore del sigillo degli dei'', tale incarico, fortemente legato al rituale della mummificazione, veniva svolto da un sacerdote di Osiride. Nel momento in cui si portava il defunto alla tomba, alla porta venivano apposti due sigilli; uno della necropoli e uno del faraone. Secondo Howard Carter, la presenza di un sigillo intatto nella tomba del faraone Tutankhamon lasciava intendere che essa non era stata violata, come successivamente il mondo ebbe modo di verificare.
venerdì 21 gennaio 2011
Cheope e i maghi

La serie di racconti Cheope e i maghi è generalmente nota con il nome di Storie del Papiro Westcar, in onore del proprietari, che portò il papiro dell'Egitto in Europa nella prima metà del XIX secolo. Questo manoscritto sembra risalire all'epoca degli Hyksos (1730-1537 a.C.), benché sia forse una copia di un altro testo più antico, forse della XII dinastia. Attualmente è conservato nel Museo di Berlino. I racconti sono indipendenti ma organizzati in una sequenza come ''narrazioni concatenate''. Il loro esemplare successivo, e molto più noto, è costituito da Le Mille e una Notte e il ruolo riservato al crudele re Shahriyar è svolto qui da un sovrano buono, il faraone Cheope della IV dinastia. Sembra che egli si stesse annoiando, per cui convocò i propri figli affinché gli raccontassero delle storie. E poiché erano nove, si suppone che il manoscritto comprendesse altrettanti racconti. Ma il papiro che si è conservato è incompleto; vi sono solo quattro racconti, in diverso stato. Del primo rimane soltanto la formula finale; si ignora il contenuto. Il secondo, malgrado le lacune, racconta di un marito ingannato e della sua successiva vendetta compiuta grazie alla magia. Il terzo narra di un mago che, in virtù dei suoi straordinari poteri, recupera un gioiello dal fondo del lago. Il quarto descrive le capacità magiche di un personaggio di nome Dyedi.
''Gli portano un'oca alla quale tagliarono la testa..allora Dyedi pronunciò le sue parole magiche e il corpo dell'animale rinvenne, così come la sua testa, e le sue parti si unirono e l'oca cominciò a starnazzare..Allora sua maestà ordinò di portare un bue, cui fu tagliata la testa: Dyedi ripetè le parole magiche e il bue tornò in piedi..''
mercoledì 12 gennaio 2011
Statua di Akhenaton offerente
La piccola scultura, che ritrae il re Akhenaton in veste di offerente, può essere definita un vero e proprio oggetto di culto, trovandosi all'interno di una casa nel quartiere residenziale di Akhenaton (''Orizzonte di Aton''), l'odierna Tell el-Amarna. La funzione cultuale di statuette come questa è ormai accertata: esse erano il sostituto magico dello stesso sovrano, indispensabile per la celebrazione dei riti connessi all'Aton. La posizione assunta dal sovrano in questa riproduzione, piuttosto rigida e a gambe unite, appare inconsueta e può spiegarsi solo con la solennità del gesto, un'offerta diretta al dio Aton. Il corpo del re è realizzato secondo modelli realistici, con il ventre sporgente, mentre l'espressione del viso è seria, comprensiva del gesto altamente sacrale che si sta compiendo. Sul capo il re indossa la corona khepresh, la cui funzione è anche connessa alla cerimonia dell'incoronazione reale.Dati
Materiali: Calcare dipinto
Altezza: 35 cm
Luogo del ritrovamento: Tell el-Amarna
Epoca: XVIII dinastia, regno di Akhenaton (1350 a.C-1333 a.C)
Scavi: L.Borchardt (1911)
Sala: n°3
giovedì 6 gennaio 2011
L'Ambiguità della Sfinge

''Proteggo la cappella della tua tomba, sorveglio la tua porta. Scaccio gli estranei..Getto a terra i nemici e le loro armi. Distruggo i tuoi avversari nei loro covi e faccio in modo che non tornino mai più''. Questa iscrizione su una sfinge della XXVI dinastia ne rivela la funzione protettrice.
La Sfinge sorvegliava l'ingresso all'aldilà e ai santuari. Il nome egizio shesep ankh, significa ''immagine vivente'', uno dei titoli con cui era conosciuto Atum. Nella forma tipica presentava corpo di leone e testa di uomo (Androsfinge), montone (Criosfinge) o falco (Ieracosfinge). Benché ne esista una a figura femminile, quella di Hatshepsut, il suo aspetto è generalemente maschile. La raffigurazione del sovrano come sfinge comparve nel'Antico Regno, associata al dio sole Ra, e perdurò fino alla fine dell'epoca dei faraoni. Nonostante la sua funzione protettrice, vi sono gioielli in cui il faraone, rappresentato come sfinge, schiaccia i suoi nemici. Al tempo del Medio Regno, intorno al volto del re fu scolpita una criniera felina (a sinistra Amenhemet III), che gli conferiva un aspetto più feroce. In tal modo l'artista sommava all'intelligenza del faraone la forza del leone. La testa della sfinge, come si è detto, poteva subire delle variazioni:
Androcefala
Questo tipo di sfinge è una figura con corpo di leone e testa umana, che di solito rappresentava un faraone.

Cricefala
La sfinge con testa di montone era legata ad Amon e veniva posta vicino ad un tempio a lui dedicato.

Ieracocefala
La sfinge con testa di falco è associata alle divinità come Ra e Horus o con sembianze di falco.

Anche se nella Creta minoica e nel Vicino Oriente già si conoscevano rappresentazioni di esseri ibridi, con l'espansione del regno faraonico, il tema della sfinge si diffuse ulteriormente. Per i Greci, le sfingi erano figure femminili con corpo di leone e ali, che portavano nell'aldilà i soldati morti in battaglia. La più famosa fu quella inviata a Tebe da Era, che solo Edipo riuscì a risolverne l'enigma. Invece, nel Vicino Oriente, la sfinge custodiva il re divinizzato. Come in Egitto, sorvegliava anche i santuari, specialmente quelli legati ad Apollo, ad esempio a Delo, e compariva sulle porte della città, come nella capitale ittita Hattusa.
(sopra a sinistra sfinge di avorio proveniente dalla città Assira Nimrud)
martedì 4 gennaio 2011
Tausert, la regina faraone.
La XIX dinastia del Nuovo Regno si chiuse con un'epoca incerta, nel corso della quale si deve collocare il governo di una delle regine che ressero l'Egitto: Tausert. Secondo Diodoro Siculo, Tausert (1194 - 1186 a.C.)fu la quinta donna a governare l'Egitto come faraone. Era la seconda sposa di Sethi II, dal quale ebbe un figlio, Sethi-Merenptah, che morì ancora bambino. A Sethi II succedette il figlio Siptah (1194-1188 a.C.), che era ancora bambino quando salì al trono. Per tale motivo svolsero la funzione di reggenti la matrigna, Tausert, e un cancelliere di origine siriana di nome Bay, di cui non si conserva un buon ricordo. Di quest'epoca parla il Papiro Harris I, in cui è nominato un certo Yarsu, identificato con il siriano Bay: ''La terra d'Egitto era nelle mani di caporioni e governatori di città; si uccideva il vicino, grande e piccolo. Poi vennero altri tempi, con anni vuoti, e Yarsu, un siriano, stava tra loro come capo. Fece in modo che tutta la terra gli presentasse tributi; unì i propri compagni e saccheggiò le loro proprietà (degli egizi)''. Anche se Bay incoronò Siptah, Tausert conservò sufficiente influenza e potere per farsi costruire una tomba nella Valle dei Re. Dopo sei anni di regno, Siptah morì. Tausert divenne allora faraone; adottò tutti i titoli reali e il nome di Sitra-Meriamon Tausert, che significa ''Figlia di Ra, amata da Amon, Tausert''. Manetone, nella sua opera Storia d'Egitto, parla di un ''re Tuoris, che Omero chiama Polibus, marito di Alcandria, e nella cui epoca fu presa Troia''. Questo sovrano Tuoris, che secondo Manetone governò per sette anni alla fine della XIX dinastia, è stato poi spesso identificato con la regina-faraone Tausert. Infatti, il regno della regina sembra coincidere nel tempo con la caduta della città di Troia, come indica lo storico Manetone quando si riferisce a questa dinastia egizia. Tausert regnò sola, ma solo per due anni secondo l'egittologia moderna, durante i quali riallacciò i contatti con altri paesi e realizzò una politica di costruzione in Egitto. Non si ha notizia di campagne all'estero, né in Siria né in Nubia. Sono state trovate placche col suo nome del Delta e il suo cartiglio compare in gioielli dell'epoca di Sethi II. Nella zona di Bubasti fu trovato un tesoro con vasi d'oro e d'argento che recano il suo nome. La fine della XIX dinastia appare abbastanza confusa. Nel Papiro Harris, il faraone Sethnakht è presentato come salvatore. Come avvenne nel caso di Hatshepsut, Sethnakht ordinò la damnatio memorie del nome di Tausert: usurpò la sua tomba della Valle dei Re e distrusse i cartigli. Si arrivò addirittura a pensare che avesse distrutto la sua mummia, ma quella che è stata scoperta nel nascondiglio della tomba di Amenhotep II, accanto a quella di Siptah, sembra essere della regina. La mummia, come era accaduto nel caso di altri faraoni, era stata in parte distrutta.
sabato 1 gennaio 2011
L'educazione dei bambini nell'Antico Egitto

L'educazione dei bambini fu una preoccupazione costante degli egizi. La scuola fu istituita solo al tempo del Medio Regno, quando fu necessario riorganizzare tutta l'amministrazione. I bambini vi andavano dalle prime ore del mattino a mezzogiorno e disponevano di un periodo di tempo per giocare. Il metodo utilizzato si basava sulla memorizzazione e la copiatura. Vi era un insegnamento elementare, con nozioni fondamentali di calcolo e di calligrafia. Questo era l'apprendistato della maggior parte dei funzionari e degli scribi, poiché dovevano essere in grado di redigere i testi in geroglifico e quelli amministrativi in ieratico. Nel tempio, gli scribi copiavano i papiri funerari per i privati o i testi da conservare nella biblioteca della casa della divinità. In questo caso l'insegnamento era di livello superiore, vi era una specializzazione nelle occupazioni e una grande varietà di testi. La formazione era molto complessa, con libri di matematica, geometria, medicina, geografia e fisica, oltre ce di storia e di religione.
Il maestro, uno scriba ormai a riposo, inculcava agli alunni i rudimenti del calcolo e della scrittura. I bambini andavano nelle scuole che si trovavano accanto ai templi, come quella vicina al Ramesseo o quella accanto al tempio di Mut, a Karnak. La scuola del tempio, o ''casa della vita'', era riservata agli scribi. Il bambino entrava in questa scuola a cinque anni. Gli esercizi venivano fatti su ostraka e tavole di legno imbiancate, che potevano essere riutilizzate lavandole. Il papiro veniva usato ai livelli di istruzione superiori. Inoltre avevano un apprendistato pratico presso i genitori, che oltre alla morale gli insegnavano il casalingo e dei campi.
Il libro di base degli studenti era la Kemit, una specie di manuale con un compendio di tutte le materie. Composto durante il Medio Regno, esso trattava della formazione pratica e delle regole della sapienza.
giovedì 23 dicembre 2010
La figura dello Scriba
In Egitto il buon funzionamento dello stato dipendeva essenzialmente dall'attività degli scribi. Amministratori, contabili, letterati o scrivani pubblici, questi maestri di scrittura erano onnipresenti. Esperto della sua arte e della società, lo scriba degli Archivi Reali dirigeva l'amministrazione culturale.
Lo scriba Khuuiu, vissuto sotto la V dinastia, era ''l'incaricato degli affari del re'', ''scriba dei documenti reali'' e ''direttore degli scribi'' allo stesso tempo.
Sotto la VI dinastia, Djau, la cui tomba è situata as Abido, era ''scriba dei ruoli divini'', ''direttore degli scribi reali'' e ''sacerdote lettore''.
Questi alti personaggi erano indispensabili per il buon funzionamento dello stato, retto essenzialmente da regole scritte.
Nel paese dei faraoni, niente veniva fatto senza un documento giustificativo e tutti gli atti erano diligentemente copiati e ricopiati e potevano servire come prova in caso di liti. Nessun settore di attività economica o politica sfuggiva al controllo degli scribi. Meccanismo essenziale dell'amministrazione, essi tenevano i conti, legiferavano, componevano, rimavano, traducevano e, a volte, modificavano la scrittura.
Durante l'Antico Regno, lo scriba degli Archivi Reali, di cui si trova tracci a partire dal regno di Neferirkara, re della V dinastia, era responsabile del dipartimento dei dei documenti reali, chiamato anche ''doppio laboratorio''. A questa istituzione facevano riferimento altri archivi e biblioteche. I compiti dello scriba degli Archivi Reali erano molto vasti. Mettava a punto, controllava e registrava le azioni di tutte le varie istituzioni. La vastità delle sue responsabilità sottolineava, fin dalle epoche più remote, l'importanza che lo stato dava ai documenti scritti.
La scrittura, ''più durevole della pietra delle piramidi'', era la testimonianza indispensabile di tutto ciò che costituiva la vita di un paese il cui governo era fondato su una conoscenza precisa delle persone, dei beni e delle situazioni. Dalla V dinastia, epoca piuttosto ricca di riforme amministrative, la lunga carriera di magistrato-amministratore conduceva alla carica di direttore degli Archivi Reali. A partire dalla VI dinastia, la funzione di direttore degli Archivi Reali era spesso suddivisa tra un visir e un non visir. L'ufficio del visir divenne il centro dell'Archivio di Stato, e i reparti d'inventario specializzato divennero progressivamente più numerosi. Il visir controllava sistematicamente l'insieme dei documenti, ne prendeva visione personalmente e apponeva il proprio sigillo prima di farli riporre in grandi giare accuratamente inventariate.
Il faraone era il primo fra gli scribi, di natura divina, il sovrano si rapportava a Thot, dio della scrittura e della cultura, nell'epoca tarda l'immagine del babbuino, l'animale che insieme all'ibis è consacrato al dio, serviva per designare lo ''scriba''. Snefru, Thutmosi III, Amenhotep IV(Akhenaton), Horemheb o Sethi I, numerosi furono i faraoni che hanno scritto degli insegnamenti destinati ai loro successori, il grande papiro Harris, il più lungo che si conosca (42m), sarebbe stato redatto da Ramses III per suo figlio Ramses IV.
All'origine, gli scribi venivano reclutati fra le conoscenze privilegiate della famiglia reale. Verso la fine dell'Antico Regno, lo sviluppo dell'amministazione portò alla nascita di una vera e propria casta degli scribi. Appartenenti per lo più alla classe media, essi costituivano il principale supporto dell'autorità faraonica. Numerosi erano i padri di famiglia che pensavano che ''il più bel mestiere per i propri figli fosse quello dello scriba'', ma cera anche chi diceva ''se sei pigro, se non hai forza e un pò grassoccio, dedicati alla carriera di scriba''.
La formazione veniva acquisita attraverso un iter scolastico. Istruiti nelle ''case della vita'', dipendenti dal tempio, gli apprendisti scribi studiavano a partire dall'età di cinque anni per circa una dozzina d'anni le scritture geroglica e ieratica, la grammatica e i testi classici, ma anche il disegno, il diritto, le lingue straniere, la storia, la geografia e la contabilità. Da semplici copiatori di testi classici e letterati colti, gli scrbi formavano una corporazione di privilegiati, esenti da lavori pesanti, onorati e pagati in natura. L'arte della scrittura era a quei tempi la chiave per ottenere tutti i vantaggi sociali, e non era raro per scrivi d'origine modesta accedere alle più alte cariche dello stato. L'alta considerazione in cui questa professione era tenuta, aveva ripercussioni nelle arti figurative.

I princi reali e gli alti funzionari, come per esempio il governatore di provincia Kai, la cui statua è espsosta al Museo del Louvre, si facevano volentieri rappresentare intenti alla scrittura. Nel III millennio, gli scribi, personaggi saggi e degni, molto stimati dai loro contemporanei, erano onorati di rappresentazioni artistiche degne dei nobili.
La statua del governatore Kai, alta 53cm, viene chiamata ''lo Scriba accovacciato'', risale al XXV secolo a.c., costituisce l'orgoglio della collezione egizia del Louvre, scoperto a Saqqara nel 1850 da Auguste Mariette, che stava cercando il tempio Serapide, è una delle più belle rappresentazioni di uno scriba giunta fino a noi.
La presentazione dello scriba da parte degli artisti egizi era convenzionale. Seduto a gambe incrociate, il segretario di corte teneva disteso sul gonnellino il rotolo di papiro che in genere srotolava con la mano sinistra mentre con la destra si apprestava alla redazione del testo. Accanto aveva i tradizionali strumenti di lavoro: uno stiletto, un astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulirei pennelli.
domenica 19 dicembre 2010
Le onorificenze militari

Le onorificenze che il faraone conferiva consistevano in collane e armi decorate. Il sovrano le concedeva nel corso di una cerimonia che iniziava dalla casa stessa del premiato. Quest'ultimo, funzionario o soldato, si recava a palazzo, dove lo attendeva il faraone. Anche se la maggior parte delle onorificenze premiava il valore in battaglia, altre erano per la fedeltà al sovrano. Un documento dell'ufficiale Ahmose, figlio di Abana, rinvenuto nella sua tomba di el-Kab, informa di alcuni doni offerti dal faraone ai soldati '' parlo a tutti gli uomini, affinché conosciate tutti i favori che ho ricevuto. Mi fu concesso oro sette volte in presenza di tutto il paese e schiavi allo stesso modo, e mi furono dati in proprietà moltissimi campi''.
Per la maggior parte, i premiati erano funzionari vicini alla corte, i rilievi della necropoli di Akhenaton, l'attuale Tell el-Amarna, raffigurano la consegna di onorificenze, come quella dove Ay viene raffigurato con un cono di profumo sulla testa, mentre riceve una grande collana e sul collo sfoggia sei collane con piccoli dischi d'oro. Le collane concesse dal faraone erano l'oro del valore o la collana dell'onore; ''la fama di chi è valoroso proviene da ciò che ha fatto'', recitava un testo dell'antico Egitto.
Una delle onorificenze più famose e conosciute nell'antico Egitto era la collana dalle mosche d'oro. Già dai primi tempi la mosca aveva per gli egizi valore di prevenzione e protezione. Nelle epoche predinastiche compaiono amuleti di pietra a forma di mosche, così come pitture su ceramiche con questo insetto. A partire dal Nuovo Regno esiste già l'onorificenza dell'Ordine della Mosca dorata o Mosca del valore. Come la mosca punge gli animali, il soldato ''pungeva'' i suoi nemici. Alcuni soldati, come un generale agli ordini di Thutmosi I, ricevettero sei mosche d'oro per il coraggio dimostrato davanti ai nemici. Ma queste onorificenze non furono riservate soltanto ai soldati, poiché sono state rinvenute collane con mosche d'oro nelle tombe di diverse spose di Thutmosi III. L'esempio migliore è quello della regina Ahotep, madre del faraone Ahmose, della XVIII dinastia, fondatore del Nuovo Regno; a lei fu concessa per il ruolo politico nella guerra che condusse alla cacciata degli hyksos.
mercoledì 15 dicembre 2010
Introduzione alla storia del Primo Periodo Intermedio

''In verità, il paese gira come la ruota del vasaio..In verità, il deserto è esteso sulla terra coltivata''
Queste terribili parole, tratte dalle Lamentazioni di Ipu-ur, sono un autentico riflesso della tremenda confusione che si ebbe in Editto durante il Primo Periodo Intermedio in cui la monarchia egizia subì la sua prima grave crisi. Le cause della fine dell'Antico Regno furono svariate e tra esse vi furono gli eccessivi tributi per il mantenimento del culto funerario, l'esenzione dei sacerdoti e dei nobili e il crescente potere di questi ultimi. Il Delta fu invaso dagli Asiatici e si scatenò una rivoluzione cui seguì un periodo di anarchia. Secondo Manetone, durante la VII dinastia si succedettero 70 re in 70 giorni. Con il numero 70 intende dire innumerevoli. L'VIII dinastia fu composta da discendenti di quella menfita; conosciamo i nomi di alcuni faraoni. Iti e Imutes inviarono spedizioni allo Wadi Hammamat per ottenere pietre con cui costruire le loro piramidi. All'VIII dinastia seguirono la IX e la X; la capitale fu trasferita a Eracleopoli Magna. Il cambio di dinastia avvenne quando Acotes, nomarca di Eracleopoli, rovesciò Neferikare. Il paese era in crisi: non venivano più compiute spedizioni alle miniere di turchese del Sinai e in Nubia e non si commerciava nemmeno con Biblo. I nomarchi di Eracleopoli lottavano con gli Asiatici per scacciali dal Delta. Ankhtifi, nomarca di Ieracompoli, riuscì, durante il regno di Neferkare VIII, a controllare Edfu. Nel frattempo, a Tebe, una famiglia di nomarchi chiamati Inyotef mostròp la sua intenzione di dominare il paese. Essi si proclamarono faraoni dell'Alto e del Basso Egitto e, racchiudendo il loro nome in un serekh, fondarono l'XI dinastia. Nel 2133 a.C., il nomarca di Tebe, Mentuhotep I, si dichiarò indipendente, iniziò così una guerra civile. Il confine tra queste due fazioni era a Thinis; i nomarchi di Asyut appoggiavano Eracleopoli. Il conflitto terminò con la presa di questa città nel 2010 a.C. e la riunificazione dell'Egitto sotto Montuhotep II (a destra), che fu il vero fondatore del Medio Regno.
martedì 7 dicembre 2010
I simboli della regalità
Nelle raffigurazioni il faraone si riconosce con facilità, grazie a una serie di oggetti che porta o che indossa, i quali lo identificano come colui che governa. Sono simboli della regalità.
Dall'epoca predinastica i governatori delle due confederazioni-quella del Basso e quella dell'Alto Egitto-portavano simboli che li identificavano come faraoni. Quando il paese si unificò (3100 a.C.), il nuovo sovrano recuperò e assimilò molti di essi, che rappresentavano il governo, la protezione e il carattere divino del re. Ma, nel corso della storia dell'Egitto faraonico, il monarca ne aggiunse o ne modificò alcuni, conservandone altri. I più rappresentati furono forse le corone: quella bianca(Hedjet) è la più antica che si conosca, mentre quella rossa(Deshert) e quella doppia(Pa Skhemet) si vedono già nella tavolozza di Narmer. Altre, come quella azzurra, la Khepresh, fatta di tela sulla quale venivano incisi dischi dorati, è stata identificata come un elmo da guerra; comparvero più tardi, mentre quella atef veniva utilizzata solo in alcune occasioni. Il serpente protettore del faraone, l'ureo, è uno dei simboli del re risalenti a prima dell'unificazione, poichè rappresenta la dea del Basso Egitto, Uadjet. Veniva raffigurata accanto a Nekhbet, simbolo dell'Alto Egitto, su un diadema o a partire dal Medio Regno, sulla corona sotto forma di avvoltoio.

Oltre alle corone, il sovrano portava sulla testa il nemes, una specie di fazzoletto a righe che copriva la fronte, pendeva sulle spalle e dietro arrivava fino alla schiena, dove terminava in una sorta di coda. Sopra di esse venivano indossate le corone, ma il nemes veniva propriamente identificato come una di queste. Nelle mani teneva scettri raffiguranti il potere o l'autorità, che risalivano a epoche predinastiche-come l'Uas, identificato con un animale totemico e di significato funerario. Lo scettro era allungato e terminava a un capo in una specie di testa di cane, considerato a volte come il simbolo di Seth, e dall'altro lato era brifido. Lo scettro Heqat, raffigurante il governo, dritto e terminante in una testa curva e arrotondata, è anch'esso molto antico. Alcuni simboli furono associati a una divinità prima che al faraone, come il flagello, emblema di Osiride, di Min e di qualche animale sacro. Un altro scettro era il Sekhem, con il quale il faraone era raffigurato nell'atto di attaccare i nemici e che venne utilizzato anche da alcuni personaggi importanti.
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