giovedì 23 dicembre 2010

La figura dello Scriba

In Egitto il buon funzionamento dello stato dipendeva essenzialmente dall'attività degli scribi. Amministratori, contabili, letterati o scrivani pubblici, questi maestri di scrittura erano onnipresenti. Esperto della sua arte e della società, lo scriba degli Archivi Reali dirigeva l'amministrazione culturale.
Lo scriba Khuuiu, vissuto sotto la V dinastia, era ''l'incaricato degli affari del re'', ''scriba dei documenti reali'' e ''direttore degli scribi'' allo stesso tempo.
Sotto la VI dinastia, Djau, la cui tomba è situata as Abido, era ''scriba dei ruoli divini'', ''direttore degli scribi reali'' e ''sacerdote lettore''.
Questi alti personaggi erano indispensabili per il buon funzionamento dello stato, retto essenzialmente da regole scritte.
Nel paese dei faraoni, niente veniva fatto senza un documento giustificativo e tutti gli atti erano diligentemente copiati e ricopiati e potevano servire come prova in caso di liti. Nessun settore di attività economica o politica sfuggiva al controllo degli scribi. Meccanismo essenziale dell'amministrazione, essi tenevano i conti, legiferavano, componevano, rimavano, traducevano e, a volte, modificavano la scrittura.
Durante l'Antico Regno, lo scriba degli Archivi Reali, di cui si trova tracci a partire dal regno di Neferirkara, re della V dinastia, era responsabile del dipartimento dei dei documenti reali, chiamato anche ''doppio laboratorio''. A questa istituzione facevano riferimento altri archivi e biblioteche. I compiti dello scriba degli Archivi Reali erano molto vasti. Mettava a punto, controllava e registrava le azioni di tutte le varie istituzioni. La vastità delle sue responsabilità sottolineava, fin dalle epoche più remote, l'importanza che lo stato dava ai documenti scritti.
La scrittura, ''più durevole della pietra delle piramidi'', era la testimonianza indispensabile di tutto ciò che costituiva la vita di un paese il cui governo era fondato su una conoscenza precisa delle persone, dei beni e delle situazioni. Dalla V dinastia, epoca piuttosto ricca di riforme amministrative, la lunga carriera di magistrato-amministratore conduceva alla carica di direttore degli Archivi Reali. A partire dalla VI dinastia, la funzione di direttore degli Archivi Reali era spesso suddivisa tra un visir e un non visir. L'ufficio del visir divenne il centro dell'Archivio di Stato, e i reparti d'inventario specializzato divennero progressivamente più numerosi. Il visir controllava sistematicamente l'insieme dei documenti, ne prendeva visione personalmente e apponeva il proprio sigillo prima di farli riporre in grandi giare accuratamente inventariate.
Il faraone era il primo fra gli scribi, di natura divina, il sovrano si rapportava a Thot, dio della scrittura e della cultura, nell'epoca tarda l'immagine del babbuino, l'animale che insieme all'ibis è consacrato al dio, serviva per designare lo ''scriba''. Snefru, Thutmosi III, Amenhotep IV(Akhenaton), Horemheb o Sethi I, numerosi furono i faraoni che hanno scritto degli insegnamenti destinati ai loro successori, il grande papiro Harris, il più lungo che si conosca (42m), sarebbe stato redatto da Ramses III per suo figlio Ramses IV.
All'origine, gli scribi venivano reclutati fra le conoscenze privilegiate della famiglia reale. Verso la fine dell'Antico Regno, lo sviluppo dell'amministazione portò alla nascita di una vera e propria casta degli scribi. Appartenenti per lo più alla classe media, essi costituivano il principale supporto dell'autorità faraonica. Numerosi erano i padri di famiglia che pensavano che ''il più bel mestiere per i propri figli fosse quello dello scriba'', ma cera anche chi diceva ''se sei pigro, se non hai forza e un pò grassoccio, dedicati alla carriera di scriba''.
La formazione veniva acquisita attraverso un iter scolastico. Istruiti nelle ''case della vita'', dipendenti dal tempio, gli apprendisti scribi studiavano a partire dall'età di cinque anni per circa una dozzina d'anni le scritture geroglica e ieratica, la grammatica e i testi classici, ma anche il disegno, il diritto, le lingue straniere, la storia, la geografia e la contabilità. Da semplici copiatori di testi classici e letterati colti, gli scrbi formavano una corporazione di privilegiati, esenti da lavori pesanti, onorati e pagati in natura. L'arte della scrittura era a quei tempi la chiave per ottenere tutti i vantaggi sociali, e non era raro per scrivi d'origine modesta accedere alle più alte cariche dello stato. L'alta considerazione in cui questa professione era tenuta, aveva ripercussioni nelle arti figurative.

I princi reali e gli alti funzionari, come per esempio il governatore di provincia Kai, la cui statua è espsosta al Museo del Louvre, si facevano volentieri rappresentare intenti alla scrittura. Nel III millennio, gli scribi, personaggi saggi e degni, molto stimati dai loro contemporanei, erano onorati di rappresentazioni artistiche degne dei nobili.
La statua del governatore Kai, alta 53cm, viene chiamata ''lo Scriba accovacciato'', risale al XXV secolo a.c., costituisce l'orgoglio della collezione egizia del Louvre, scoperto a Saqqara nel 1850 da Auguste Mariette, che stava cercando il tempio Serapide, è una delle più belle rappresentazioni di uno scriba giunta fino a noi.
La presentazione dello scriba da parte degli artisti egizi era convenzionale. Seduto a gambe incrociate, il segretario di corte teneva disteso sul gonnellino il rotolo di papiro che in genere srotolava con la mano sinistra mentre con la destra si apprestava alla redazione del testo. Accanto aveva i tradizionali strumenti di lavoro: uno stiletto, un astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulirei pennelli.

domenica 19 dicembre 2010

Le onorificenze militari


Le onorificenze che il faraone conferiva consistevano in collane e armi decorate. Il sovrano le concedeva nel corso di una cerimonia che iniziava dalla casa stessa del premiato. Quest'ultimo, funzionario o soldato, si recava a palazzo, dove lo attendeva il faraone. Anche se la maggior parte delle onorificenze premiava il valore in battaglia, altre erano per la fedeltà al sovrano. Un documento dell'ufficiale Ahmose, figlio di Abana, rinvenuto nella sua tomba di el-Kab, informa di alcuni doni offerti dal faraone ai soldati '' parlo a tutti gli uomini, affinché conosciate tutti i favori che ho ricevuto. Mi fu concesso oro sette volte in presenza di tutto il paese e schiavi allo stesso modo, e mi furono dati in proprietà moltissimi campi''.

Per la maggior parte, i premiati erano funzionari vicini alla corte, i rilievi della necropoli di Akhenaton, l'attuale Tell el-Amarna, raffigurano la consegna di onorificenze, come quella dove Ay viene raffigurato con un cono di profumo sulla testa, mentre riceve una grande collana e sul collo sfoggia sei collane con piccoli dischi d'oro. Le collane concesse dal faraone erano l'oro del valore o la collana dell'onore; ''la fama di chi è valoroso proviene da ciò che ha fatto'', recitava un testo dell'antico Egitto.
Una delle onorificenze più famose e conosciute nell'antico Egitto era la collana dalle mosche d'oro. Già dai primi tempi la mosca aveva per gli egizi valore di prevenzione e protezione. Nelle epoche predinastiche compaiono amuleti di pietra a forma di mosche, così come pitture su ceramiche con questo insetto. A partire dal Nuovo Regno esiste già l'onorificenza dell'Ordine della Mosca dorata o Mosca del valore. Come la mosca punge gli animali, il soldato ''pungeva'' i suoi nemici. Alcuni soldati, come un generale agli ordini di Thutmosi I, ricevettero sei mosche d'oro per il coraggio dimostrato davanti ai nemici. Ma queste onorificenze non furono riservate soltanto ai soldati, poiché sono state rinvenute collane con mosche d'oro nelle tombe di diverse spose di Thutmosi III. L'esempio migliore è quello della regina Ahotep, madre del faraone Ahmose, della XVIII dinastia, fondatore del Nuovo Regno; a lei fu concessa per il ruolo politico nella guerra che condusse alla cacciata degli hyksos.

mercoledì 15 dicembre 2010

Introduzione alla storia del Primo Periodo Intermedio


''In verità, il paese gira come la ruota del vasaio..In verità, il deserto è esteso sulla terra coltivata''
Queste terribili parole, tratte dalle Lamentazioni di Ipu-ur, sono un autentico riflesso della tremenda confusione che si ebbe in Editto durante il Primo Periodo Intermedio in cui la monarchia egizia subì la sua prima grave crisi. Le cause della fine dell'Antico Regno furono svariate e tra esse vi furono gli eccessivi tributi per il mantenimento del culto funerario, l'esenzione dei sacerdoti e dei nobili e il crescente potere di questi ultimi. Il Delta fu invaso dagli Asiatici e si scatenò una rivoluzione cui seguì un periodo di anarchia. Secondo Manetone, durante la VII dinastia si succedettero 70 re in 70 giorni. Con il numero 70 intende dire innumerevoli. L'VIII dinastia fu composta da discendenti di quella menfita; conosciamo i nomi di alcuni faraoni. Iti e Imutes inviarono spedizioni allo Wadi Hammamat per ottenere pietre con cui costruire le loro piramidi. All'VIII dinastia seguirono la IX e la X; la capitale fu trasferita a Eracleopoli Magna. Il cambio di dinastia avvenne quando Acotes, nomarca di Eracleopoli, rovesciò Neferikare. Il paese era in crisi: non venivano più compiute spedizioni alle miniere di turchese del Sinai e in Nubia e non si commerciava nemmeno con Biblo. I nomarchi di Eracleopoli lottavano con gli Asiatici per scacciali dal Delta. Ankhtifi, nomarca di Ieracompoli, riuscì, durante il regno di Neferkare VIII, a controllare Edfu. Nel frattempo, a Tebe, una famiglia di nomarchi chiamati Inyotef mostròp la sua intenzione di dominare il paese. Essi si proclamarono faraoni dell'Alto e del Basso Egitto e, racchiudendo il loro nome in un serekh, fondarono l'XI dinastia. Nel 2133 a.C., il nomarca di Tebe, Mentuhotep I, si dichiarò indipendente, iniziò così una guerra civile. Il confine tra queste due fazioni era a Thinis; i nomarchi di Asyut appoggiavano Eracleopoli. Il conflitto terminò con la presa di questa città nel 2010 a.C. e la riunificazione dell'Egitto sotto Montuhotep II (a destra), che fu il vero fondatore del Medio Regno.

martedì 7 dicembre 2010

I simboli della regalità

Nelle raffigurazioni il faraone si riconosce con facilità, grazie a una serie di oggetti che porta o che indossa, i quali lo identificano come colui che governa. Sono simboli della regalità.
Dall'epoca predinastica i governatori delle due confederazioni-quella del Basso e quella dell'Alto Egitto-portavano simboli che li identificavano come faraoni. Quando il paese si unificò (3100 a.C.), il nuovo sovrano recuperò e assimilò molti di essi, che rappresentavano il governo, la protezione e il carattere divino del re. Ma, nel corso della storia dell'Egitto faraonico, il monarca ne aggiunse o ne modificò alcuni, conservandone altri. I più rappresentati furono forse le corone: quella bianca(Hedjet) è la più antica che si conosca, mentre quella rossa(Deshert) e quella doppia(Pa Skhemet) si vedono già nella tavolozza di Narmer. Altre, come quella azzurra, la Khepresh, fatta di tela sulla quale venivano incisi dischi dorati, è stata identificata come un elmo da guerra; comparvero più tardi, mentre quella atef veniva utilizzata solo in alcune occasioni. Il serpente protettore del faraone, l'ureo, è uno dei simboli del re risalenti a prima dell'unificazione, poichè rappresenta la dea del Basso Egitto, Uadjet. Veniva raffigurata accanto a Nekhbet, simbolo dell'Alto Egitto, su un diadema o a partire dal Medio Regno, sulla corona sotto forma di avvoltoio.


Oltre alle corone, il sovrano portava sulla testa il nemes, una specie di fazzoletto a righe che copriva la fronte, pendeva sulle spalle e dietro arrivava fino alla schiena, dove terminava in una sorta di coda. Sopra di esse venivano indossate le corone, ma il nemes veniva propriamente identificato come una di queste. Nelle mani teneva scettri raffiguranti il potere o l'autorità, che risalivano a epoche predinastiche-come l'Uas, identificato con un animale totemico e di significato funerario. Lo scettro era allungato e terminava a un capo in una specie di testa di cane, considerato a volte come il simbolo di Seth, e dall'altro lato era brifido. Lo scettro Heqat, raffigurante il governo, dritto e terminante in una testa curva e arrotondata, è anch'esso molto antico. Alcuni simboli furono associati a una divinità prima che al faraone, come il flagello, emblema di Osiride, di Min e di qualche animale sacro. Un altro scettro era il Sekhem, con il quale il faraone era raffigurato nell'atto di attaccare i nemici e che venne utilizzato anche da alcuni personaggi importanti.

domenica 28 novembre 2010

Il ''sindaco del villaggio''


Le sculture a tutto tondo di personaggi privati raggiunsero il loro apogeo nel corso della V dinastia, durante l'Antico Regno. Il grande realismo del volto del sacerdote Ka-Aper ha reso questa impressionante figura una delle più celebri statue di semplici cittadini della storia dell'arte egizia.
La statua fu rinvenuta nel gennaio del 1860 dal gruppo di archeologi diretti dal francese Auguste Mariette. Gli operai che scoprirono, a Saqqara, le diedero il soprannome di Sheikh el-Beled per la somiglianza con il sindaco del loro villaggio. La figura non reca alcuna iscrizione, ma la mastaba in cui fu ritrovata apparteneva al sacerdote-lettore principale Ka-Aper. La scultura è in legno di sicomoro, un albero di grande conteuto simbolico nell'antico Egitto. Nella stessa tomba furono rinvenute altre due statue di legno. Una di esse appartiene alla moglie del sacerdote. L'altra, di legno più scuro, potrebbe rappresentare Ka-Aper più giovane, ma con aspetto diverso: porta una parrucca e il suo corpo è più slanciato. Al contrario delle statuette di pietra contemporanee, quella di Ka-Aper non presenta un pilastro dorsale come parte del blocco originario: fu dunque realizzata unendo vari pezzi. Il torso si ottenne da un solo blocco, ma le braccia furono scolpite a parte e poi fissate al corpo. La figura è lavorata non solo nella parte frontale, ma anche in quella posteriore, compito che l'artista svolse con grande perizia. Il personaggio è rappresentato in piedi, con la gamba sinistra in avanti, come se stesse compiedno un passo in avanti. Nella mano sinistra tiene un bastone; il braccio destro è steso e la mano è chiusa a pugno. Le sue dimensioni sono considerevoli: misura 1,12 metri di altezza. L'artigiano volle sottolineare la senile pesantezza del corpo, che appare in evidente sovrappeso.
La testa del sacerdote, di lato, lascia intravedere la linea divisoria che segnava la zona dove iniziavano i capelli, che erano neri e furono dipinti sullo strato di stucco che fu applicato all'epoca in cui fu lavorata la statua. Questo strato dovette nascondere, a suo tempo, le giunture e i difetti del legno.

venerdì 26 novembre 2010

L'Egitto nel Barocco

Il Barocco in Europa comprende l'intero XVII secolo e la prima metà del XVIII; rappresenta un periodo di apertura verso un'arte piena di dinamismo, contrasti e audace spettacolarità, nonché di raffinata sensibilità.

Il Barocco offre un immagine dell'Egitto spesso distorta dalla mancanza di conoscenza della sua realtà storica e culturale. Tuttavia, era un elemento abbastanza frequente in numerose opere d'arte di tutto questo periodo, sia come scenario di episodi biblici, come nel caso di rappresentazioni della vita di Mosè o della fuga in Egitto della Sacra famiglia, sia come tema centrale di opere pittoriche e di sculture. Si distinguono, in questo secondo gruppo, episodi della vita di Cleopatra (ad esempio ''Lo sbarco di Cleopatra a Tarso'' di Lorrain, a destra), così come la presenza, a Roma, di obelischi con scritte a caratteri geroglifici, sebbene interpretati con molta libertà e immaginazione. A partire dalle opere di Gian Lorenzo Bernini a Roma, specialmente durante il pontificato di Urbano VIII, le fontane ricoprirono un ruolo di primo piano nel paesaggio romano. Le idee di Bernini saranno poi oggetto di imitazione per molto tempo. Egli inaugurò un nuovo concetto di fontana come scultura vera e propria, attraverso complessi gruppi di figure, e talvolta con l'introduzione di elementi derivati e tradotti dalla cultura egizia. Le fontane di Bernini si adattano allo spazio che le circonda e, allo stesso tempo, formano un elemento dominante dell'insieme. Quindi durante l'epoca del Barocco, l'Egitto fu oggetto di straordinaria attenzione da parte di artisti, che con le loro opere accontentarono il gusto di vari committenti: monarchi, nobili, borghesi e papi.

martedì 16 novembre 2010

Condizione del popolo nell'antico Egitto.


Gli egizi non concepivano la persona come individuo ma come elemento che doveva compiere la propria funzione all'interno della società.
I contadini fornivano il cibo, coltivavano i campi, pagavano le tasse e svolgevano lavori per lo stato, gli operai e gli artigiani fabbricavano ogni genere di prodotti e ricevevano un salario in natura, gli scribi si occupavano della gestione dei mezzi di produzione e le classi dirigenti erano guidate dal faraone.
La società egizia era una catena di lavoro, senza una classe l'altra non poteva vivere, al capo di tutto ciò cera il faraone, poi la nobiltà e i funzionari, i sacerdoti, i militari, gli artigiani e gli operai, e infine gli schiavi.
Le condizioni del popolo comunque erano molto buone, nel senso che in Egitto la disoccupazione non era un problema, la maggior parte del popolo lavorava e contribuiva, la loro settimana lavorativa era costituita da sette giorni di lavoro e poi tre di riposo e l'unica spesa che dovevano affrontare erano quelle personali, un datore di lavoro doveva garantire le cure mediche e il cibo, mentre lo stato garantiva la casa e l'istruzione.
Le donne erano uguale agli uomini per la legge, e in caso di divorzio era garantito il mantenimento pari a più di un terzo dello stipendio del ex marito, se era la donna a chiedere il divorzio manteneva i suoi beni e la casa, e aveva la possibilità dell'affidamento dei figli.
In Egitto cera anche una specie di contratto di matrimonio di prova, nel senso che un uomo e una donna si sposavano per un periodo di sette anni, passato quel periodo decidevano se restare insieme o lasciarsi, nel secondo caso ognuno andava via con quello che aveva all'inizio e i beni comprati insieme divisi a metà; per non parlare del rapporto con la sessualità, che era completamente libero a qualsiasi età, tranne per chi era sposato, poiché l'adulterio era punito severamente, ed è per questo che molti saggi egizi incoraggiavano i giovani ad avere più rapporti possibili, la verginità non era un obbligo ma un dono, c'è un contratto di un uomo che chiese alla donna di mantenersi vergine come dote.
Ogni uomo poteva diventare ciò che voleva, le cariche erano aperti a tutti quelli che avevano determinati requisiti, la famiglia di Ramses il grande era una famiglia di guerrieri ad esempio.

martedì 2 novembre 2010

Le statue dei Faraoni


In Egitto l'arte rifletteva gli avvenimenti quotidiani, le sculture dei faraoni confermavano ciò che si leggi in molte opere dell'epoca: i sovrani erano dotati di un potere soprannaturale, che manteneva l'ordine dell'universo e conferiva loro una natura divina. Le opere arrivate fino ai nostri giorni permettono di leggere nelle loro fattezze e nelle loro pose le vicissitudini del potere reale. Le forme in cui i sovrani sono raffigurati esprimono il loro grado di autorità. Nei momenti di massimo splendore della monarchia, il faraone era un re-dio; al contrario, nelle epoche in crisi, egli era raffigurato in atteggiamento quasi servile. Le regole per ritrarre il faraone furono fissate all'inizio dell'Antico Regno. Una serie di elementi iconografici definiva la regalità, per esempio la posa ieratica, le mani appoggiate sulle cosce, la barba posticcia, i diversi tipi di corone, la cosa di leone o di toro, gli scettri o la grandezza della figura. Nel Medio Regno, il ritratto scultorio del re accentuò i lineamenti che caratterizzavano il volto, nel Nuovo Regno, sotto il governo di Amenhotep III, si pose la costruzione dei colossi; il faraone ''eretico'' Akhenaton favorì la stilizzazione e l'iperrealismo; infine, nel Periodo Tolemaico, le figure si ellenizzarono. Fu utilizzato un vasto repertorio di forme e canoni per rappresentare il sovrano: dalle immagini destinate a preservare l'anima del defunto, a quelle che simboleggiavano il potere del faraone, come le sfingi, passando per quelle in cui il faraone era accompagnato da dei. In tutte il re suscita una sensazione di maestosità. La cura con cui gli artisti raffiguravano il faraone esprime il ruolo chiave che il re aveva nella civiltà egizia. La grandezza del corpo, le fattezze del volto e l'atteggiamento del sovrano erano caratteristiche che lo distinguevano dal resto delle figure umane.
Le sculture dei faraoni venivano realizzate nelle botteghe reali. Numerosi artigiani disegnavano le fattezze del re sui blocchi di pietra di vari tipi e grandezze. La decorazione di alcune tombe di nobili e gli scavi delle botteghe della città di Akhenaton sono serviti a conoscere le fasi di elaborazione di una statua. In primo luogo, il faraone posava per lo scultore di fiducia. Da questo modello veniva ricavato un gesso che serviva per realizzare i ritratti successivi. Poi un gruppo di operai si occupava di eseguire le figure.

martedì 26 ottobre 2010

Il Museo Egizio del Cairo:I vasetti di Yuya


In un angolo della camera funeraria di Yuya e Tuya erano stati deposti dei finissimi vasetti di fattura originale e inconsueta. Fissati a un'unica base lignea, essi sono fabbricati in calcare dipinto di bianco, a imitazione del più prezioso alabastro. Pur rappresentando un gruppo omogeneo, i quattro recipienti sono leggermente diversi tra loro per forma e decorazione: tre di essi sono dotati di anse di varia foggia, mentre il quarto è ornato da un beccuccio che termina a testa di stambecco. I coperchi sono sormontati dalle efigi di alcuni animali: una testa di vitello pezzato nero, uno stambecco accovacciato, una rana e una testa di vitello pezzato rossa. Sul corpo di ogni vaso è dipinta un'iscrizione in geroglifico corsivo su fondo giallo. Il breve testo costituisce per ''l'Osiride Yuya giustificato'', secondo una fraseologia usata per i defunti, identificati con il dio dei morti. I vasi, per pochi centrimetri, costituivano un'imitazione dei veri recipienti destinati a contenere oli e unguenti per l'Oltretomba. Secondo gli antichi Egizi la presenza dei contenitori, seppur fittizi, garantiva magicamente la fornitura del loro ipotetico contenuto al defunto.

Dati

Materiali: Calcare dipinto
Altezza: 25 cm
Lunghezza: 38 cm
Luogo del ritrovamento: Valle dei Re, tomba di Yuya e Tuya
Epoca: XVIII dinastia, regno di Amenhotep III(1387-1350 a.C.).
Archeologo: Scavi del servizio delle antichità egiziano di Th.M.Davis.
Sala: n°43

lunedì 18 ottobre 2010

La festa Sed: il giubileo del faraone


In accordo con la sua dimensione umana, il re era soggetto al deperimento fisico con il passare degli anni. Tuttavia, in quanto essere divino, egli non poteva subire un così grave contrasto. Per risolverlo era necessario, attraverso i riti della festa Sed, o Heb Sed, un rinnovamento completo delle sue forze vitali. La festa Sed era uno degli eventi più importanti del regno di un faraone; perciò, la maggior parte dei codumenti che la riguardano esprime il desiderio di celebrare giubilei. Tale desiderio, sembra essere in qualche modo collegato al tempo, alal durata della vita e del regno: terminare il periodo che segna una ''generazione di 30 anni''. Una volta finito questo periodo, le forze vitali del re dovevano rinnovarsi. La prima festa Sed, tranne alcune eccezioni, veniva celebrata nel 30°anno di regno, e alcuni faraoni ebbero occasione di ripeterla a intervalli più brevi, di tre o quattro anni. Ramses II arrivò a celebrare quattordici feste Sed. Tuttavia, non ci è giunta nessuna testimonianza completa di questa festa; è molto probabile che i riti compiuti fossero scritti su papiro. Quando il sovrano aveva rinnovato le sue forze vitali, eseguiva una corsa rituale, prova del rinnovamento della sua forza fisica. In un rilievo della ''Cappella Rossa'', che la regina Hatshepsut fece erigere nel grande tempio di Amon, a Karnak, la sovrana è raffigurata mentre compie la corsa rituale in compagnia del toro Api. Uno dei momenti culminanti dell'Heb Sed era quando il sovrano veniva incoronato nuovamente re dell'Alto e del Basso Egitto. A Deir-el Bahri, Howard Carter, scoprì una grandiosa statua del re Nebhepetra Montuhotep II (a destra), realizzata in pietra arenaria dipinta, avvolta in lino e posta vicino a un sarcofago vuoto. La statua era sdraiata sul fianco sinistro, posizione nella quale venivano sistemati i morti nel Medio Regno. Raffigura il re seduto, con la corona rossa del Basso Egitto e il corpo avvolto nella tunica della festa Sed. Si tratta di uno dei pochi esempi giunti fino a noi della sepoltura di una statua durante la celebrazione dei rituali dell'Heb Sed. Essa simboleggiava il re invecchiato che andava a ''riposare'' nella tomba in attesa di recuperare le sue energie vitali in tale festa.

domenica 3 ottobre 2010

Il canale youtube di Kemet: egitto0020, il portale video dell'Antico Egitto

Associato a questo blog, ormai da molti mesi esiste un canale youtube dove pubblico video di interesse egittologico e culturale. Il mio scopo è pubblicare filmati a carattere divulgativo per trasmettervi informazioni basilari, ma anche recuperare vecchi documentari che senza il mio intervento andrebbero persi. Questi sono alcuni titoli che troverete su egitto0020:
Costruzione di un impero:Egitto (History Channel)
Alessandro Magno (Il filo di Arianna)
Cleopatra (Enigma)
Carter (BBC)
Champollion (BBC)
Belzoni (BBC)
Egitto, alla ricerca dell'eternità (National Geographic)
Tutankhamon, la verità svelata (Discovery)

Questi sono solo alcuni titoli che sono a disposizione o che lo saranno a breve.
Per qualsiasi richiesta scrivetemi: waset@live.it
Per segnalazioni o informazioni: kemet@live.it

venerdì 1 ottobre 2010

Cleopatra, dal mito alla storia: Il ritratto filo-romano degli antichi


Uno dei migliori biografi moderni di Cleopatra, W.W.Tarn, scrive che contro di lei ''venne lanciata una delle più terribili campagne d'odio della storia; nessuna accusa era troppo bassa per non esserle scagliata contro, e le colpe attribuitele da allora sono riecheggiate per il mondo''. Con una serie di articoli, ho intenzione di tracciare diversi ritratti della regina Cleopatra, per poi passare ad un analisi storica della figura della regina, basata sui reperti e i ritrovamenti degli egittologi. Partiamo con la figura tracciata dagli autori romani, che ne hanno fatto il simbolo della lussuria e della vanità.

Poiché spesso scrivono per glorificare il regno di Augusto, gli autori antichi contribuiscono a creare l'immagine di una Cleopatra pericolosa seduttrice, che mette a repentaglio la sicurezza dell'Occidente. Così accade anche ai poeti contemporanei di Augusto, come Virgilio, Properzio e Orazio; nel I secolo d.C. Lucano dedica la sua epopea, la Pharsalia, alla gloria di Pompeo e alla denuncia di Cesare e di Cleopatra; l'epitomatore romano Floro (II secolo d.C.) e lo storiografo greco Dione Cassio, suo contemporaneo, mostrano una netta propensione per Augusto. A loro si può aggiungere lo storico ebreo Flavio Giuseppe che, nel I secolo d.C., si presenta come acceso partigiano dei romani e del re di Giudea, Erode, nemico di Cleopatra. A questi attacchi violenti, si oppone la voce romanzesca di Plutarco, biografo e moralista greco (49-120 d.C.). Plutarco si basa su fonti di prima mano: le testimonianze verbali raccolte dai membri della sua famiglia vissuti ad Alessandria ai tempi di Cleopatra (suo nonno partecipò alla battaglia di Azio tra le file di Antonio) e il diario del medico personale della regina, Olimpo.

''Questa principessa ambiziosa e avara, dopo aver perseguitato in modo così crudele i propri consanguinei, che non ne restava più nessuno vivo, rivolse il suo furore contro gli estranei. Calunniò presso Antonio i più abbienti e lo indusse a farli morire per impossessarsi del bottino''. Flavio Giuseppe, Guerra Giudea.




''L'incestuosa Tolomeide [...]. L'empia sorella si sposa col fratello, già sposa del condottiero latino e, passando da un marito all'altro, possiede l'Egitto e si guadagna Roma''. Lucano, Pharsalia, X, 68 e 357-359.



''Si deve bere, e con il piede battere la terra in libertà, ora, era già tempo, amici, di ornare il convito sacro degli dei con vivande dei sacerdoti Salii. Era sacrilegio, prima d'ora, trarre dalle cantine avite il Cecubo riposto, mentre al Campidoglio preparava la regina folli rovine e morte all'impero, lei, col suo greggio immondo di uomini turpi, sfrenata nelle sue speranze, ubriacata dalla dolce sua fortuna. Ma fu follia placata da quella sola nave scampata al fuoco, e la sua mente allucinata dal vino di Mareia Cesare ricondusse alla realtà paurosa, incalzando con la forza dei remi lei che veloce fuggiva dall'Italia, come sparviero incalza le tenere colombe, come il cacciatore le lepre che corre nelle pianure della nevosa Emonia, per consegnare alle catene quel segno funesto del destino. Ma nobilmente lei cercò la morte; non ebbe femminile timore della spada né ripiegò con la flotta veloce verso coste remote: e osò guardare la sua reggia umiliata con sereno sguardo, coraggiosa a toccare terribili serpenti per assorbire nel suo corpo il nero veleno, resa più fiera dalla morte così deliberata, per sottrarsi ai vascelli nemici, per impedire d'essere condotta, come donna comune, lei, donna regale, al superbo trionfo''. Orazio, Odi, 1-37.


''Quindi [per sedurre Antonio] ella aveva preparato un appartamento splendido e un letto sontuoso; si era adornata con una certa trascuratezza e (colmo della raffinatezza)i suoi abiti da lutto mettevano in risalto il suo splendore''. Dione Cassio, Storia Romana, 51.


''Due sono state le perle più grandi di tutti i tempi; entrambe le possedette Cleopatra, ultima regina d'Egitto, avendole ricevute dalle mani dei re dell'Oriente. Costei, mentre ogni giorno Antonio si rimpinzava di cibi raffinati, con un superbo e al tempo stesso sfrontato disdegno, come una regina meretrice, denigrava ogni suo lusso e l'apparato dei suoi banchetti; e poiché egli le chiedeva che cosa di poteva ancora aggiungere a quella magnificenza, rispose che avrebbe in una sola cena consumato dieci milioni di sesterzi. Antonio desiderava apprendere il modo, ma non credeva che la cosa fosse possibile. Quindi, fatta la scommessa, il giorno successivo-quello in cui si svolgeva il giudizio-fece apprestare ad Antonio una cena peraltro magnifica, affinché quel giorno non andasse perduto, ma di ordinaria amministrazione. Antonio scherzava e chiedeva il conto delle spese. Ma la donna, confermando che si trattava di un corollario, che quella cena sarebbe costata il prezzo fissato e lei da sola avrebbe mangiato dieci milioni di sesterzi, ordinò di portare la seconda mensa. Secondo le sue istruzioni, i servi posero davanti a lei soltanto un vaso d'aceto, la cui forte acidità fa sciogliere fino alla dissoluzione le perle. Portava alle orecchie quei gioielli più che mai straordinari:un capolavoro veramente unico in natura. Pertanto mentre Antonio aspettava di vedere che cosa mai avrebbe fatto, toltisi una delle due perle, la immerse nell'aceto e, una volta liquefatta, la inghiottì. Gettò la mano sull'altra perla Lucio Planco, giudice di quella scommessa, mentre la donna si preparava a distruggerla alla stessa maniera; e sentenziò che Antonio era vinto: presagio che si è verificato. La fama accompagna la gemella di quella perla:una volta catturata la regina, vincitrice di una controversia così importante, la perla fu tagliata in due, affinché ad entrambe le orecchie di Venere, a Roma, nel Pantheon, vi fosse la metà della loro cena''. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, X, 58.


''Cleopatra ha potuto soggiogare un vecchio con i suoi sortilegi'' Lucano, Pharsalia, X, 260.



''Ahimé, soldati romani(non lo vorreste credere, o posteri!)venduti come schiavi a una femmina''. Orazio, Odi e Epodi, 9, 11-12.



''Noi siamo senza dubbio Romani e comandiamo la più vasta e la migliore fra le terre abitate:è indegno dei nostri padri l'essere disprezzati e calpestati da una femmina egiziana![...] Tutti eroi[...]sarebbero feriti, eccome, se si accorgessero che siamo caduti in mano a un flagello di donna!Antonio stesso è diventato''lo schiavo di una femmina'', è ''effeminato'', ''si comporta da femmina''.''. Dione Cassio, Storie, 50, 24.




''I suoi unici amori certi furono Cesare e Antonio. E' ben poco, se si pensa alla vita turbolenta dei romani suoi contemporanei!E inoltre quelle relazioni furono riconosciute ufficialmente''. Plutarco, Vita di Antonio.




sabato 18 settembre 2010

La lista Gardiner: parte 1

Per continuare lo studio dei geroglifici è necessario mettervi a disposizione uno strumento indispensabile. Alan Gardiner (Eltham, 1879 – Oxford, 1963), autore della migliore grammatica geroglifica ancora in circolazione, grande studioso di papirologia e egittologo eccezionale, nei primi anni venti mise appunto una lista per classificare i geroglifici. Questa lista ormai è diventata uno strumento a cui non si può rinunciare per l'apprendimento dello geroglifico. Inizierò con postarvi la lista in questa prima parte, successivamente pubblicherò i codici di riferimento(che potete già notare sotto ad ogni geroglifico). In ogni caso è mia intenzione ampliare e migliorare questa lista, attraverso la mia decennale esperienza introdurrò altri simboli.



sabato 11 settembre 2010

Amenhotep III e i suoi scarabei: scarabeo di Ty




Il faraone Amenhotep III è famoso per la lunga serie di scarabei che diede ordine di incidere durante il suo regno, i più famosi sono cinque; oggi parleremo di quello che a mio avviso è il più importante. Questo scarabeo è noto in 56 esemplari. Benché solitamente classificato quale ''scarabeo del matrimonio'', l'iscrizione non è commemorativa dello sposalizio di Amenhotep III con la regina Ty, avvenuto nell'anno quinto di regno; è pertanto più corretta la dizione ''scarabeo di Ty''. Nel testo vengono citati anche i genitori della regina: Yuia, sacerdote nella città di Akhmim e Tuia; i suoceri del faraone vennero poi sepolti, fatto abbastanza raro per personaggi di sangue non reale, in una tomba della Valle dei Re.

TRASCRIZIONE:
ank hr ka nkht kha m Maat Nbty smn hpw sgrh tawy hr nbw aa khpsc hwi sttyw n-sw-bit Nb-Maat-Ra sa ra Imn-htp(w) hka Wast dy ankh hmt nsw wrt tyy ankh.ti rn n it.s Ywia rn n mwt.s Twia hmt pw nt nsw nkt tasc.f rsy r Kry mhty.f r Nhrn


TRADUZIONE:

Possa vivere l'Horus ''Toro possente che appare come Maat'', le Due Signore '' colui che rende salde le leggi e pacifica le Due Terre'', l'Horus d'Oro ''grande di potenza, che colpisce gli Asiatici'', re dell'Alto e Basso Egitto Nebmaatra, figlio di Ra ''Amenhotep, principe di Tebe'' che sia dotato di vita!. La grande sposa reale Ty che possa vivere!. Il nome di suo padre è Yuia; il nome di sua madre è Tuia. Lei è la moglie del re potente, il cui confine meridionale è a Karoy e quello settentrionale alla Naharyna.

domenica 5 settembre 2010

Karnak, ricostruzione dell'antico tempio


Come era l'antico tempio di Karnak quando fu costruito?quali erano i suoi colori?cercherò con le immagini in mio possesso di ricostruirlo e di tracciare un ritratto complessivo di questa straordinaria opera egizia.
A destra potete vedere un immagine sovrapposta del moderno sito con quello originale, si percepiscono così le prime differenze.

''Io so che Karnak è l'orizzonte sulla terra, l'augusto sorgere del sole al tempo delle origini, l'occhio sacro del Signore Onnipotente, la sede del suo cuore, che si riveste della sua bellezza e ospita tutti i suoi fedeli''
Così la regina Hatshepsut scriveva su uno dei suoi obelischi.


Le origini del tempio di Karnak (dall'arabo karnaka, fortezza) risalgono al Medio Regno; a questo periodo appartiene il santuario originario, del quale rimangono oggi scarsissime tracce. In epoche successive, per altri 2000 anni, le costruzioni si succedettero incessantemente: tutti i faraoni apportarono un loro contributo al tempio, che venne così ampliandosi progressivamente, dall'interno verso l'esterno, fino a raggiungere le dimensioni attuali, che ricoprono una superficie complessiva di circa 1400x500m. In questo spazio sono inseriti tre grandi comprensori sacri:a nord quello dedicato al dio locale Montu, al centro il più grande, quello del dio Amon, a sud quello delle dea Mut, compagna di Amon.Il grande tempio di Amon, o tempio di Karnak, occupa un'area di 600x500m ed era chiamato Ipet-set, ''il luogo eletto''. L'ingresso al tempio avviene attraverso il 1°pilone, iniziato nella XXX dinastia e lasciato incompiuto a circa 2/3(32m) dell'altezza totale in epoca tolemaica, proceduto da un viale di sfingi a testa di ariete. Il primo ambiente è un grande cortile quadrato, al centro del quale si trova un chiosco con dieci colonne costruito dal faraone Taharqa della XXV dinastia; una sola di queste colonne è sopravvissuta. Sulla destra un piccolo tempio di Ramses III, a sinistra un santuario formato da tre cappelle contigue dedicato da Sethi I alla triade tebana, composta da Amon, Mut e Khonsu.
Il secondo pilone dà accesso alla grande Sala Ipostila, una delle più stupefacenti costruzioni di tutta l'antichità:la sala, che copre una superficie di 4983m e misura 102m di larghezza per 53 di profondità, contiene 134 colonne in 16 file, di cui quelle che costeggiano la navata centrale sono alte 23m e hanno dei capitelli di dimensioni tali che potrebbero ospitare 50 uomini in piedi; la sezione centrale è più alta di quelle laterali, in modo da creare tre navate, i cui soffitti, di altezza disuguale, che diffondevano una luce attenuata. Sethi I iniziò i lavori della sala, che venne completata da suo figlio Ramses II.
Inoltrandoci nel tempio, incontriamo altre straordinarie costruzioni: gli obelischi di Thutmosi I e di Hatshepsut, esemplari singoli di quelle ch originariamente erano due copie; quello di Hatshepsut in particolare, oltre ad essere il più alto presente in Egitto, più di 30m per un peso complessivo di circa 320 tonnellate, presenta sulle sue facce scene di contenuto rituale e dei bellissimi geroglifici.Segue la cosiddetta Sala degli Annali di Thutmosi III, nella quale si trovavano due splendidi pilastri di granito rosa decorati con le piante araldiche d'Egitto, il loto del sud e il papiro del nord, che conservano ancora i loro colori originali; sui muri che circondano la vasta area, che include il santuario di cui parleremo più avanti, sono riportate le cronache delle 17 campagne militari che Thutmosi condusse, principalmente nell'area medio-orientale, e che portarono i confini dell'Egitto alla loro massima estensione, Gli Annali costituiscono la più lunga (225 righe di testo) ed importante iscrizione storica di tutto l'Antico Egitto e contengono, oltre alle descrizioni degli eventi militari, anche l'elenco dettagliato dei tributi che le singole regioni sottomesse inviavano all'Egitto: si tratta di enormi quantità di prodotti, manufatti e materiali preziosi. All'interno dei muri della Sala degli Annali si trovano il santuario che conteneva le barche sacre. Fu edificato da Filippo Arrideo, fratellastro di Alessandro Magno, in sostituzione di edifici precedenti, tra cui una cappella di Hatshepsut e una di Thutmosi III. Questo santuario è realizzato in granito, di forma rettangolare, ed è ornato di rilievi sia all'interno che all'esterno, con i colori ancora ben visibili; è splendido, tra i rilievi esterni, quello che riproduce la processione nella quale la barca sacra di Amon è portata a spalle dai sacerdoti. Oltre il santuario si trova un vasto spazio aperto, al centro del quale rimangono le scarsissime tracce, risalenti al Medio Regno, di quello che era il nucleo originario del tempio:dei blocchi d'alabastro, e niente più.



Ancora più avanti, il monumento con il quale si è soliti terminare la visita al tempio di Karnak: lo splendido edificio, costruito da Thutmosi III, che gli egizi chiamavano Akhemenu, ossia ''radioso per i monumenti''; la denominazione abituale, oggi, è quella di Salone delle Feste, in quanto in questo sito venivano officiati i riti di rinnovamento del potere regale del faraone. Il tempio misura 44m di larghezza per 16 di profondità, e inizia con un porticato a pilastri che circonda tutto l'edificio, a cui fa seguito un'ampia sala a colonne; queste presentano una particolarità nel capitello, che è a forma di calice capovolto, volendo con ciò riprodurre la sommità dei picchetti che sorreggevano la tenda del padiglione nel quale originariamente venivano celebrati i riti del giubileo reale. All'interno della grande sala i colori sono ancora magnifici, anche nel grande soffitto dipinto di blu che fa da sfondo alle stelle dorate a cinque punte.
In una sala attigua, che viene abitualmente conosciuta con il nome di Orto Botanico, Thutmosi III fece riprodurre le immagini della flora e fauna esotica conosciuta nei paesi del Mediterraneo orientale, in particolare la Siria ( Retenu in geroglifico).
Sulla stra del ritorno, a sud del grande tempio di Amon, si incontra il Lago Sacro, il più grande d'Egitto, che misura 200x117m; era utilizzato per la abluzioni dei sacerdoti e forse anche per delle brevi navigazioni in occasione di feste liturgiche, ed aveva anche un significato mitico e simbolico, in quanto simboleggiava le acque Nun, l'oceano primordiale dal quale aveva avuto origine la vita. Accanto ad un edificio del re nubiano Taharqa della XXV dinastia, oggi molto deteriorato, si trova un blocco di granito rosa sul quale troneggia la statua di un gigantesco scarabeo, dedicato da Amenhotep III al dio Khepri, la forma del sole nascente, e che, proveniente forse dal tempio funerario del sovrano, sulla riva occidentale, venne trasportato qui dal faraone Taharqa.
Questo era una visita virtuale del tempio, per conoscere le sue bellezze e capirne il valore, sotto ho postato un video che mostra la ricostruzione di parte del tempio di Karnak.



Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...