venerdì 18 febbraio 2011
La vita nel tempio
lunedì 14 febbraio 2011
Nitocris: tra leggenda e storia

Alla morte del re pepi II, succedette Merenra, il cui regno fu molto breve, durando meno di un anno. Cosi comincia la storia della bella Nitocris, il suo nome figurava in una delle liste reali composte dagli egizi, e oggi nota, come Canone di Torino. Altre liste sicuramente vennero distrutte, altre perse, già molto prima di Nitocris, le donne in Egitto esercitavano il potere supremo. Tuttavia, allo stato attuale delle documentazioni, lei è la prima donna a detenere il titolo di " Re dell'Alto e del basso Egitto"; Nitocris, salì al trono verso il 2184 a.c, e secondo gli archivi dell'età Ramesside, Il periodo esatto del suo regno non è ancora sicuro, alcuni studiosi lo datano un anno un mese e un giorno, mentre altri lo ritengono più lungo collocandolo in un periodo tra i sei e i dodici anni. Per alcune regine precedenti, come Khentkaus, disponiamo di un monumento colossale, faraonico, ma non abbiamo notizie di titoli espliciti, mentre per Nitocris si è certi del titolo, ma non vi sono documenti. Un bel enigma da risolvere e una tomba eccezionale da scoprire. Secondo il greco, Eratostene, il nome di Nitocris, significa " Hatena, è vittoriosa" egli non era lontano dalla verità, dato che Nitocris, in lingua Egizia, Neit - iqueret, si può tradurre con Neith eccellente, la Dea Neith, la troviamo ancora la protettrice di una donna molto importante. La storia delle dinastie compilate dal sacerdote, Egizio Manetone, è andata perduta, ma se ne sono conservati alcuni frammenti, citati da diversi autori antichi, uno di questi, conservati in un testo di Eusebio, dice così del faraone Nitocris: Una donna, Nitocris, regnò; aveva più coraggio, degli uomini della sua epoca, ed era la più bella di tutte le donne, bionda, con le gote rosse, lei fece costruire la terza piramide.Una tarda tradizione racconta che vi sia stata sepolta e che il suo corpo, abbia riposato in un sarcofago di basalto blu. Questa terza piramide, potrebbe essere quella di Micerino, sull'Altopiano di Giza. Alcuni archeologi ritengono che il monumento si stato restaurato, durante il suo regno; l'attenzione che ella prestò a questo monumento, spiega forse la nascita della sua leggenda. La bellezza di questa donna faraone, fa pensare, ai titoli delle regine, dell'antico regno: grande nell'amore, dal bel viso incantevole, dal fascino sovrano, che soddisfa la divinità con la sua bellezza, dalla voce ammaliatrice quando canta, che riempie il palazzo, del suo profumo, la sovrana di tutte le donne, la signora delle Due terre, e del mondo sino ai suoi confini. Si tratta, di una bellezza rituale, di un fascino parte integrante, della funzione di Regina d'Egitto e a maggior ragione, a quella di regina - faraone, un altra leggenda tarda, di cui non c'è traccia nei documenti Egizi, vuole che Nitocris, fosse moglie di un re assassinato poi da alcuni traditori. Quest'atto spregevole, non permise loro di regnare, chiesero quindi alla sventurata Nitocris di governare, in modo che la discendenza legittima non si interrompesse. La giovane donna accettò, ma preparò, segretamente la vendetta. Fece costruire, una grande sala sotterranea, e invitò i traditori a celebrarvi al vittoria con un banchetto, mentre costoro festeggiavano, fece aprire un condotto dal quale si incanalò l'acqua, i traditori morirono annegati, mentre lei dopo si suicidò, in una camera piena di cenere, dove soffocò. Un drammatico racconto orientale privo di qualsiasi fondamento storico. L'epoca gloriosa delle piramidi termina, con i regni di Nitocris, a cui segue, un periodo confuso, sul quale abbiamo pochissime notizie;si apre una grande crisi, pur senza mettere in discussione l'istituzione faraonica dà luogo, a quanto pare, a disordini sociali ed economici, pericolosi straripamenti del Nilo, cambiamenti cliamtici, invasioni di tribù beduine, indebolimento del potere centrale, progressiva ascesa dei capi delle province, incuranti dell'interesse collettivo, sono state proposte diverse spiegazioni;Che tutta via non hanno portato ad alcune certezza. Non si conosce nemmeno la durata esatta di quello che gli egittologi hanno chiamato, il primo periodo intermedio;fra la fine del Antico e l'inizio del Medio regno: Un lasso di tempo dai cento, ai cento novant'anni. Durante il quale l'Egitto si indebolisce, Nitocris, fu, dunque, l'ultimo sovrano dell'antico regno, l'Età dell'oro dell'antico Egitto : Per circa cinque secoli i faraoni, edificatori di piramidi, costruirono un mondo di potenza e bellezza ineguagliati. Il detto che un popolo felice non ha storia, si addice perfettamente all'Antico Regno: re e regine parlano della loro funzione del loro ruolo di tramiti fra il divino e l'umano. della pratica dei rituali intesa come scienza di vita, ma sarebbe vano cercare particolari sulla loro vita privata, o sulla loro storia personale. Fogliazioni e genealogie rimangono incerte. I basso rilievi delle tombe, tuttavia mettono in scena il quotidiano e il piacere dei mesi e dei giorni, in un epoca in cui la storia era ritualizzata, e concepita come una festa.Sarebbe ingiusto attribuire a Nitocris, la responsabilità della frattura che si produsse; in realtà la sesta dinastia si indebolì a poco a poco durante il regno di Pepi secondo, un evoluzione negativa difficile da cogliere, data la scarsa documentazione, ha portato l'Egitto alla crisi. Rodope la prima cenerentola, e bella Nitocris ha continuato a far parlare di se al di là delle vicende storiche. Identificata, con una certa Rodope la signora dalla carnagione rosea, essendo però esistite parecchie Rodopi, questo portò alla confusione i narratori d'oriente. Pensiamo alla cortigiana greca nata a Naucrati, una città del Delta, alla quale nonostante i suoi costumi dissoluti, i Greci contribuirono la costruzione della piramide di Micerino. E' forse la stessa Rodope, di cui si innamorò il re Psammetico, il quale ebbe una figlia chiamata Nitocris, che divenne grande sacerdotessa del Dio Amon, a Tebe, dove condusse un esistenza austera?
Nitocris, Rodophe, fu, la protagonista di molte leggende, ma una di esse continua ad essere famosa e che tutti conoscono, se non altro nelle sua evoluzione in cartone animato, qui di seguito la versione Egiziana. Mentre la fanciulla faceva il bagno nel Nilo, un falcone uccello sacro ad Horo, protettore della regalità afferrò uno dei suoi sandali, volò a Menfi dove risiedeva il faraone, e lo lasciò cadere sulle ginocchia del monarca. Immaginando il piede delicato e meraviglioso che le dimensioni, e la deliziosa fattura dell'oggetto lasciavano indovinare, egli ne fece cercare la proprietaria per tutto il paese. L'impresa fu coronata dal successo, e i messi del re portarono a corte la bella fanciulla. Il sovrano se ne innamorò immediatamente e la sposò. Alla sua morte l'antenata di cenerentola, ebbe l'insigne privilegio di essere sepolta in una piramide.
Il fantasma di Nitocris
In questi ultimi anni l'altopiano di Giza, ha molto sofferto, aggredito dalla città moderna e dall'inquinamento, deturpato da costruzioni aberranti, il sito sembra avere ormai perduto l'atmosfera magica e la serenità di un tempo. Eppure chi avesse la fortuna di passeggiare, vicino alla piramide di Micerino al tramonto, in una giornata tranquilla, potrebbe scorgere tra l'oro degli ultimi raggi di sole, una bellissima fanciulla nuda, il fantasma di Nitocris, anima incaricata di sorvegliare il monumento. Secondo la tradizione se si cede alle sue lusinghe, si impazzisce ma se la chiami per nome, se le si parla dell'età dell'oro, si può rimanere solo ammagliati da questa donna faraone. Dai capelli biondi e dalle guance rosee? (Aspettando nuove scoperte lasciamo il punto interrogativo).
giovedì 10 febbraio 2011
Giudici e tribunali
Per i crimini, le udienze cominciavano con l'interrogatorio degli imputati; si ricorreva persino alla tortura. Se venivano ritenuti colpevoli, si rimetteva il caso al faraone affinché decidesse la pena. Nel nuovo regno gli attori poterono ricorrere agli oracoli, chiedendo giustizia alla statua di un re o di un dio, durante le festività religiose.
Anche gli dei avevano le loro divergenze per conflitti di interesse, che si accompagnavano a scontri giudiziari. Thot li convocava in assemblea: In caso di conflitto, il demiurgo chiedeva l'opinione di tutti e si svolgeva il processo. Queste riunioni facevano le veci del tribunale, preseduto dal demiurgo in cui il dio Thot fungeva da giudice, arbitro e cancelliere.
Le querele o atti di accusa di comunicavano a Ra che decideva se rimetterle o meno. Nessuna divinità era immune da rimproveri o denuncie. Thot elencava i capi d'accusa davanti alle divinità, che potevano essere allo stesso tempo giudici, giurati, e testimoni.
I documenti giuridici (sopra) risalgono a periodi più recenti, sono papiri scritti principalmente in demotico o direttamente in greco. Da essi si deduce che vi era un concetto chiaro e di proprietà privata, trasmissibile per eredità o tra i vivi, come vendita o donazione. Esisteva uguaglianza giuridica tra marito e moglie, che potevano pattuire contratti matrimoniali e mettere in atto legati o locazioni. Si procedeva inoltre alla registrazione dei contratti lavorativi e non era sconosciuto il diritto internazionale.
lunedì 7 febbraio 2011
Un museo in casa
La passione e il richiamo per l'antico Egitto ci ha sempre indotto a circondarci di souvenir su souvenir, illudendoci in qualche modo di riempire quel vuoto che ognuno di noi sente quando si è lontani dall'Egitto, dal suo richiamo e dalla sua magia. Vi piacerebbe avere in casa una riproduzione del busto di Nefertiti? O addirittura una mini mummia di re Tut con sarcofago? Allora anche voi rientrare nella descrizione precedente. Le collezioni egizie sono composte da una notevole varietà di oggetti, tale da stimolare nei visitatori il desiderio di portarsi via il souvenir di qualche esemplare eccezionale o significativo della collezione. Fino a poco tempo fa, tale souvenir non andava più in là delle cartoline, poster o cataloghi della collezione. Tuttavia, col passare del tempo e sottoposti a pressanti richieste, i musei hanno ampliato l'offerta di oggetti da portarsi a casa. Alcuni di essi sono di tipo pratico, mentre altri sono stati studiati per essere una specie di evocazione permanente dell'originale e altri ancora per accontentare i bambini; anche se a volte ci si trova difronte a delle poco curate riproduzioni, che nulla hanno dell'antico spirito con cui gli originali furono creati. Quindi in ogni museo ci ritroviamo spesso davanti a centinaia e centinaia di oggetti, dai sarcofagi gonfiabili che ho trovato al Metropolitan Museum di New York, passando per la scatola dei pastelli con la forma della stele di Rosetta del British Museum a Londra e i palloni con i dipinti delle tombe Tebane del Beijing World Art Museum a Pechino, fino alla classica bigiotteria in stile faraonico presente in tutti i musei. L'antico Egitto sembra essere presente nelle nostre case in ogni momento e così abbiamo l'impressione di possedere anche noi un pò di Egitto, sempre sperando che il souvenir acquistato non sia stato fabbricato in Cina!
venerdì 4 febbraio 2011
Gli Egizi e l'amore
Gli egizi manifestarono grande interesse per l'amore. Durante il Nuovo Regno (1552-1069 a.C.)la lirica amorosa divenne un genere letterario indipendente. I poemi esprimevano i sentimenti d'amore comuni a tutti gli amanti di qualsiasi epoca: la felicità e il piacere, ma anche le sofferenze le difficoltà che generava l'amore e la sua conseguenza più grave, la gelosia. La descrizione della bellezza fisica e spirituale degli amanti mostrava il desiderio che nasceva tra gli innamorati. Come sappiamo dalle ricette presenti sui papiri medico-magici, donne e uomini ricorrevano alla magia per far sì che la persona amata ricambiasse il loro sentimento. In Egitto l'omossessualità era considerata un peccato. In un passaggio del Libro dei Morti, il defunto spera che venga tenuto in conto il fatto che in tutta la sua vita egli si sia astenuto dal commettere atti omosessuali. La relazione omosessuale più eclatante fu quella del faraone Neferkare che amava il generale Sisene. Una delle liriche amorose più conosciute recita così:
Così è venuto il tempo di preparare il letto.
Servitore, ti dico:
''Metti del bisso per il suo corpo, un letto per lei di lino regale.
Sta attento ad usare della biancheria ricamata, cosparsa di essenza profumata''
L'arte egizia rappresentava con grande naturalezza la sessualità femminile; non si può dire lo stesso di quella maschile. Tuttavia, va precisato che nei tempi e nelle tombe, l'atto sessuale non veniva raffigurato. Solo partendo dallo studio di diversi elementi simbolici presenti in alcune scene di caccia e pesca (i fiori o i pesci dove questi ultimi rappresentano chiari riferimenti fallici), appare possibile intravedere alcune allusione alla sfera sessuale. La pratica amorosa raffigurata nella forma più realistica ricorreva invece di frequente nei graffiti e negli ostraka realizzati dagli operai dei villaggi degli artigiani, come Deir el-Medina , oppure anche sugli amuleti propiziatori, di cui disponevano sia gli uomini sia le donne allo scopo di potenziare la sessualità e la fecondità. Gli amuleti femminili si moltiplicarono nella Bassa Epoca e durante l'epoca greco-romana, anche se non sempre con fini riproduttivi; a volte, infatti , l'unico scopo era quello di soddisfare il desiderio sessuale. Era il caso di due ''deviazioni'': la necrofilia e la zoofilia. E' noto, attraverso le testimonianze di Erodoto, che gli addetti all' imbalsamazione davano sfogo alle loro necessità approfittando di corpi di defunte giovani e belle; e al fine di evitare questo contatto carnale con i cadaveri, i familiari lasciavano trascorrere alcuni giorni prima di portare la defunta all imbalsamazione. Diversi racconti narrano le relazioni di uomini e donne con animali; un'invettiva recitava: ''Che un asino abbia rapporti sessuali con tua moglie!''.
La verginità non era una virtù richiesta al matrimonio, ma nel caso poteva essere un dono fatto al futuro marito; alcuni papiri incitavano i giovani e le giovani a fare più esperienze possibili prima del matrimonio, poichè l'adulterio era un peccato molto grave. Le relazioni amorose in ambito divino venivano rappresentate in modo simbolico. La nascita di un erede, seguita alla relazione tra la divinità e la regina, veniva illustrata con l'immagine della coppia seduta sul letto e il dio che toccava il simbolo della vita o mentre le sue gambe si incrociavano tra quelle della regina. Un'eccezione è rappresentata dalla scena del coito, in cui i protagonisti sono la dea del cielo Nut e il dio della terra Geb, che appaiono raffigurati nel momento in cui stanno per concepire le due grandi coppie divine: Iside-Osiride e Seth-Nefti. Anche la coppia Iside-Osiride è un caso particolare che potrebbe essere considerato da un punto di vista moderno, un esempio di necrofilia, in quanto Iside aveva relazioni sessuali con il corpo inerte di Osiride. Il frutto di questa relazione ''innaturale'' e incestosa fu Horus. Gli dei non venivano rappresentati nudi se non in casi particolari come quello di Min e Amon-Min, connessi con la fecondità.
martedì 1 febbraio 2011
Le regine tolemaiche
Alla morte di Alessandro Magno (323 a.C), i Lagidi governarono l'Egitto. Accanto ai faraoni le regine tolemaiche svolsero un ruolo decisivo e la loro impronta è ancora presente nelle città che portano i loro nomi. Il periodo Ellenistico Tolemaico (332-30 a.C) costituì l'ultima fase del regno egizio. Durante quest' epoca furono le regine a godere di notevole prestigio. Alcune governarono come reggenti, altre a pieno titolo.Tutte ebbero come nome Berenice, Arsinoe o Cleopatra. Furono donne ambiziose, intelligenti e abili che non esitarono a prendere parte attiva nella politica.
Di queste energiche donne sono giunte fino a noi molti ritratti e questo costituisce una prova della loro importanza. Inutile dire che la più celebre regina d'Egitto fu senz'altro, Cleopatra VII, anche se le regine che la precedettero non furono da meno nel contribuire a scrivere la storia del paese.
La prima delle regine tolemaiche fu Berenice I, moglie del faraone Tolomeo I, generale di Alessandro Magno e suo fido compagno. Ebbe per figlio Tolomeo II che dedicò alla madre diverse città chiamate con il nome della regina. Arsinoe II, moglie e sorella di Tolomeo II, ottenne le lodi dei poeti del suo tempo per aver contribuito allo sviluppo colturale di Alessandria. Non tutte le regine tolemaiche erano di origine egizia. Ad esempio, Berenice II(in alto a destra), moglie di Tolomeo III, era figlia di Megas, re di Cirene, un territorio che fu annesso all'Egitto. Tre di queste regine, Arsinoe II, Berenice II e Arsinoe III (moglie di Tolomeo IV), vennero anche divinizzate.
Le loro immagini compaiono su alcuni recipienti destinati alle libagioni. Si ebbe, poi, anche il caso di due regine, Cleopatra II e sua figlia Cleopatra III, che regnarono contemporaneamente. Alcune esercitarono la reggenza fino al compimento della maggior età delle proprie figlie, altre, come Berenice IV, regnarono per un breve periodo. L'ultima rappresentante della monarchia faraonica fu Cleopatra VII.
La maggior parte delle regine tolemaiche venne usata come mezzo per accedere al trono d'Egitto. In alcuni casi le figlie dei faraoni furono date in moglie ai governatori della Siria, come accadde a una Berenice, sorella del faraone Tolomeo III e moglie del re Antioco II.
domenica 30 gennaio 2011
Il patrimonio storico dell'Egitto in pericolo
In questi giorni, telegiornali, quotidiani e internet ci danno notizie sempre più scoraggianti sulla situazione politica dell'Egitto. Ieri dei poliziotti hanno saccheggiato il Museo Egizio del Cairo, fatto confermato dalla giornalista Mona Eltahawy, hanno distrutto e danneggiato diversi reperti, che secondo il direttore del SCA Zahi Hawass, possono essere restaurati. Oggi giungono altre notizie di danni e saccheggi a discapito di altri musei, come quelli di el-Qantara nel Sinai. Tutto questo a noi egittologi o egittofili, sembra una situazione quasi inverosimile, un incubo da cui voremmo svegliarci. Per fortuna la situazione sembra ora sotto controllo, visto lo schieramento dell'esercito e il comportamento della gente che ha protetto il museo, permettendo l'arresto dei saccheggiatori.Vi segnalo articoli, video e foto per visionare la situazione:
Telefonata di Hawass che spiega la situazione
Articolo della Repubblica che spiega cosa è accaduto al Museo Egizio del Cairo
Il video dei soldati che pattugliano le sale del Museo Egizio del Cairo
Una gallery di foto del Museo Egizio del Cairo dopo il saccheggio
Il video di La7 su la situazione del Museo di el-Qantara
mercoledì 26 gennaio 2011
La tomba di Ramose

La tomba tebana n°55 di Qurna apparteneva a un nobile di nome Ramose, vissuto verso la fine della XVIII dinastia (1552-1305 a.C.). Le scene rappresentate nel suo ipogeo costituiscono una delle più belle espressioni nella storia dell'arte antica. Ramose fu visir e governatore della città di Tebe alla fine del regno di Akhenaton. La sua tomba non terminata si trova ai piedi della collina di Qurna. Ramose, fedele al suo padrone e signore, lo seguì fino a Tell el-Amarna, dove fu fondata la nuova capitale dell'Egitto. Probabilmente Ramose fece scavare qui una tomba, che però non è stata ancora individuata. L'ipogeo tebano del visir è un capolavoro della XVIII dinastia, la pianta ha la classica forma a T rovesciata delle tombe tebane. La sala ipostila, l'unica parte decorata, e la cappella sono più grandi del normale. Il soffitto della sala era sostenuto da 32 colonne papiriformi a capitello chiuso, che non di dono conservate; qualcuna è stata ricostruita. La cappella, oggi inaccessibile, terminava in una nicchia. Tuttavia, l'interesse artistico della tomba sta negli stili decorativi. Come nei vicini sepolcri di Kheruef e Parennefer, in quello di Ramose compaiono le prime testimonianze dell'arte amarniana. L'ipogeo fu scavato dall'inglese H.W.Villiers Stuart nel 1879. Come altre tombe di Qurna, anche quella di Ramose si è deteriorata. La crescita urbanistica della zona ha provocato un aumento dell'umidità, causando difetti nei rilievi e nelle pitture murali.
La tomba di Ramose è uno dei pochi ipogei decorati sia con dipinti sia con rilievi. Nella sala ipostila, si notano due stili completamente contrapposti: Da una parte, i dipinti della parete sud e i rilievi di Amenhotep III, di stile classico; dall'altra, lo stile dell'arte amarniana nella parete ovest. La decorazione delle due pareti dell'entrata della sala ipostila è costituita da rilievi incisi su pietra calcarea. Le rappresentazioni sono molto raffinate e i particolari molto lavorati. I rilievi della parete est sono di una perfezione irreale, caratteristica dell'arte funeraria della fine del regno di Amenhotep III. Qui sono le scene del banchetto, che facevano riferimento alla vita quotidiana; servivano per esprimere un'idea chiara della rinascita. Lo stile è rigido, tradizionale, ma di una eleganza e di una purezza straordinarie. Ramose viene spesso raffigurato insieme a sua moglie Maya. Nella parete ovest, si trova un rilievo che raffigura Akhenaton nell'atto di adorare il dio Aton. Altre due scene rappresentano Ramose in compagnia di Akhenaton, una di stile classico, in cui Ramose offre fiori al monarca e alla dea Maat, e l'altra di stile amarniano, in cui il sovrano e la sua sposa assistono alle cerimonie in onore del defunto. La parete sud della sala è decorata con una serie di pitture che illustrano la celebre processione funeraria di Ramose. In esse sono raffigurate le famose prefiche dell'inumazione, così come il corteo funebre e i portatori del corredo funerario destinato alla tomba di questo nobile.
martedì 25 gennaio 2011
I sigilli di identificazione
Le impronte lasciate sull'argilla dai sigilli cilindrici sono tra i documenti scritti più antichi. Le informazioni che offrono ci permettono di conoscere il nome e i titoli di alcuni importanti personaggi. I sigilli venivano usati dagli scribi già nel corso del Periodo Predinastico (Fine V millennio-3200 a.C.). La loro origine è mesopotamica e, pertanto, il sigillo egizio è un debito culturale nei confronti di questa zona dell'Asia. Alla fine del Periodo Predinastico, il suo uso conosce un forte sviluppo, come testimonia il ritrovamento di numerosi sigilli cilindrici e di impronte sulle caraffe danno informazioni importanti come l'anno di regno del faraone, il tipo di vino, il vigneto d'origine, il nome del proprietario. Durante le prime dinastie, il sigillo cilindrico iniziò a essere meno usato perché sostituito dal sigillo a pressione. Gli scribi se ne servivano per autenticare gli atti, apponendo il nome e i titoli del faraone e quelli dei funzionari. A essere sigillati non erano solo documenti, ma anche tombe e oggetti del corredo funerario. Gli alti funzionari lo portavano appeso al collo e se ne servivano anche come amuleto. A partire dal Medio Regno (2040-1786 a.C.), la simbologia dei sigilli mutò. Dalla XII dinastia (1991-1786 a.C.), fa la sua comparsa lo scarabeo, un sigillo che riproduce la forma di questo animale. Sotto si scrivevano nome e titoli del faraone o del funzionario. Il sigillo garantiva l'autenticità del documento. Benché il suo uso iniziasse a diminuire nel Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), esso tornò in voga durante la XXV e XXV dinastia. Nel Nuovo Regno si diffusero gli scarabei commemorativi di alcuni faraoni. Pur non avendo nulla a che vedere con i sigilli di tipo amministrativo, hanno valore come documenti letterari e storici, in quanto danno conto di eventi accaduti. Poi gli scarabei persero valore come sigilli e cominciarono a essere acquistati dai Fenici, i quali se ne servivano per commerciare.
''I sigilli sono un attestato, in vita, della devota venerazione del sovrano nei confronti delle divinità. Essi hanno l'identica funzione del Papiro Harris. La loro motivazione più importante sta nell'impetrare la protezione degli dei per la tomba del faraone, la stessa che muove i Testi delle Piramidi''.
Con queste parole, l'egittologo James Henry Breasted analizza l'importanza dei sigilli trovati nelle necropoli e nelle tombe della Valle dei Re. I sigilli della necropoli hanno l'immagine di uno sciacallo (che raffigura il dio Anubi, protettore dei siti funebri) e nove prigionieri legati, simbolo del controllo sul caos. C'è poi anche quella di un funzionario chiamato ''Portatore del sigillo reale''. Nell'ambito della mummificazione, invece, esisteva un aiutante del sacerdote che realizzava l'imbalsamazione. Questi era denominato ''Portatore del sigillo degli dei'', tale incarico, fortemente legato al rituale della mummificazione, veniva svolto da un sacerdote di Osiride. Nel momento in cui si portava il defunto alla tomba, alla porta venivano apposti due sigilli; uno della necropoli e uno del faraone. Secondo Howard Carter, la presenza di un sigillo intatto nella tomba del faraone Tutankhamon lasciava intendere che essa non era stata violata, come successivamente il mondo ebbe modo di verificare.
venerdì 21 gennaio 2011
Cheope e i maghi

La serie di racconti Cheope e i maghi è generalmente nota con il nome di Storie del Papiro Westcar, in onore del proprietari, che portò il papiro dell'Egitto in Europa nella prima metà del XIX secolo. Questo manoscritto sembra risalire all'epoca degli Hyksos (1730-1537 a.C.), benché sia forse una copia di un altro testo più antico, forse della XII dinastia. Attualmente è conservato nel Museo di Berlino. I racconti sono indipendenti ma organizzati in una sequenza come ''narrazioni concatenate''. Il loro esemplare successivo, e molto più noto, è costituito da Le Mille e una Notte e il ruolo riservato al crudele re Shahriyar è svolto qui da un sovrano buono, il faraone Cheope della IV dinastia. Sembra che egli si stesse annoiando, per cui convocò i propri figli affinché gli raccontassero delle storie. E poiché erano nove, si suppone che il manoscritto comprendesse altrettanti racconti. Ma il papiro che si è conservato è incompleto; vi sono solo quattro racconti, in diverso stato. Del primo rimane soltanto la formula finale; si ignora il contenuto. Il secondo, malgrado le lacune, racconta di un marito ingannato e della sua successiva vendetta compiuta grazie alla magia. Il terzo narra di un mago che, in virtù dei suoi straordinari poteri, recupera un gioiello dal fondo del lago. Il quarto descrive le capacità magiche di un personaggio di nome Dyedi.
''Gli portano un'oca alla quale tagliarono la testa..allora Dyedi pronunciò le sue parole magiche e il corpo dell'animale rinvenne, così come la sua testa, e le sue parti si unirono e l'oca cominciò a starnazzare..Allora sua maestà ordinò di portare un bue, cui fu tagliata la testa: Dyedi ripetè le parole magiche e il bue tornò in piedi..''
mercoledì 12 gennaio 2011
Statua di Akhenaton offerente
La piccola scultura, che ritrae il re Akhenaton in veste di offerente, può essere definita un vero e proprio oggetto di culto, trovandosi all'interno di una casa nel quartiere residenziale di Akhenaton (''Orizzonte di Aton''), l'odierna Tell el-Amarna. La funzione cultuale di statuette come questa è ormai accertata: esse erano il sostituto magico dello stesso sovrano, indispensabile per la celebrazione dei riti connessi all'Aton. La posizione assunta dal sovrano in questa riproduzione, piuttosto rigida e a gambe unite, appare inconsueta e può spiegarsi solo con la solennità del gesto, un'offerta diretta al dio Aton. Il corpo del re è realizzato secondo modelli realistici, con il ventre sporgente, mentre l'espressione del viso è seria, comprensiva del gesto altamente sacrale che si sta compiendo. Sul capo il re indossa la corona khepresh, la cui funzione è anche connessa alla cerimonia dell'incoronazione reale.Dati
Materiali: Calcare dipinto
Altezza: 35 cm
Luogo del ritrovamento: Tell el-Amarna
Epoca: XVIII dinastia, regno di Akhenaton (1350 a.C-1333 a.C)
Scavi: L.Borchardt (1911)
Sala: n°3
giovedì 6 gennaio 2011
L'Ambiguità della Sfinge

''Proteggo la cappella della tua tomba, sorveglio la tua porta. Scaccio gli estranei..Getto a terra i nemici e le loro armi. Distruggo i tuoi avversari nei loro covi e faccio in modo che non tornino mai più''. Questa iscrizione su una sfinge della XXVI dinastia ne rivela la funzione protettrice.
La Sfinge sorvegliava l'ingresso all'aldilà e ai santuari. Il nome egizio shesep ankh, significa ''immagine vivente'', uno dei titoli con cui era conosciuto Atum. Nella forma tipica presentava corpo di leone e testa di uomo (Androsfinge), montone (Criosfinge) o falco (Ieracosfinge). Benché ne esista una a figura femminile, quella di Hatshepsut, il suo aspetto è generalemente maschile. La raffigurazione del sovrano come sfinge comparve nel'Antico Regno, associata al dio sole Ra, e perdurò fino alla fine dell'epoca dei faraoni. Nonostante la sua funzione protettrice, vi sono gioielli in cui il faraone, rappresentato come sfinge, schiaccia i suoi nemici. Al tempo del Medio Regno, intorno al volto del re fu scolpita una criniera felina (a sinistra Amenhemet III), che gli conferiva un aspetto più feroce. In tal modo l'artista sommava all'intelligenza del faraone la forza del leone. La testa della sfinge, come si è detto, poteva subire delle variazioni:
Androcefala
Questo tipo di sfinge è una figura con corpo di leone e testa umana, che di solito rappresentava un faraone.

Cricefala
La sfinge con testa di montone era legata ad Amon e veniva posta vicino ad un tempio a lui dedicato.

Ieracocefala
La sfinge con testa di falco è associata alle divinità come Ra e Horus o con sembianze di falco.

Anche se nella Creta minoica e nel Vicino Oriente già si conoscevano rappresentazioni di esseri ibridi, con l'espansione del regno faraonico, il tema della sfinge si diffuse ulteriormente. Per i Greci, le sfingi erano figure femminili con corpo di leone e ali, che portavano nell'aldilà i soldati morti in battaglia. La più famosa fu quella inviata a Tebe da Era, che solo Edipo riuscì a risolverne l'enigma. Invece, nel Vicino Oriente, la sfinge custodiva il re divinizzato. Come in Egitto, sorvegliava anche i santuari, specialmente quelli legati ad Apollo, ad esempio a Delo, e compariva sulle porte della città, come nella capitale ittita Hattusa.
(sopra a sinistra sfinge di avorio proveniente dalla città Assira Nimrud)
martedì 4 gennaio 2011
Tausert, la regina faraone.
La XIX dinastia del Nuovo Regno si chiuse con un'epoca incerta, nel corso della quale si deve collocare il governo di una delle regine che ressero l'Egitto: Tausert. Secondo Diodoro Siculo, Tausert (1194 - 1186 a.C.)fu la quinta donna a governare l'Egitto come faraone. Era la seconda sposa di Sethi II, dal quale ebbe un figlio, Sethi-Merenptah, che morì ancora bambino. A Sethi II succedette il figlio Siptah (1194-1188 a.C.), che era ancora bambino quando salì al trono. Per tale motivo svolsero la funzione di reggenti la matrigna, Tausert, e un cancelliere di origine siriana di nome Bay, di cui non si conserva un buon ricordo. Di quest'epoca parla il Papiro Harris I, in cui è nominato un certo Yarsu, identificato con il siriano Bay: ''La terra d'Egitto era nelle mani di caporioni e governatori di città; si uccideva il vicino, grande e piccolo. Poi vennero altri tempi, con anni vuoti, e Yarsu, un siriano, stava tra loro come capo. Fece in modo che tutta la terra gli presentasse tributi; unì i propri compagni e saccheggiò le loro proprietà (degli egizi)''. Anche se Bay incoronò Siptah, Tausert conservò sufficiente influenza e potere per farsi costruire una tomba nella Valle dei Re. Dopo sei anni di regno, Siptah morì. Tausert divenne allora faraone; adottò tutti i titoli reali e il nome di Sitra-Meriamon Tausert, che significa ''Figlia di Ra, amata da Amon, Tausert''. Manetone, nella sua opera Storia d'Egitto, parla di un ''re Tuoris, che Omero chiama Polibus, marito di Alcandria, e nella cui epoca fu presa Troia''. Questo sovrano Tuoris, che secondo Manetone governò per sette anni alla fine della XIX dinastia, è stato poi spesso identificato con la regina-faraone Tausert. Infatti, il regno della regina sembra coincidere nel tempo con la caduta della città di Troia, come indica lo storico Manetone quando si riferisce a questa dinastia egizia. Tausert regnò sola, ma solo per due anni secondo l'egittologia moderna, durante i quali riallacciò i contatti con altri paesi e realizzò una politica di costruzione in Egitto. Non si ha notizia di campagne all'estero, né in Siria né in Nubia. Sono state trovate placche col suo nome del Delta e il suo cartiglio compare in gioielli dell'epoca di Sethi II. Nella zona di Bubasti fu trovato un tesoro con vasi d'oro e d'argento che recano il suo nome. La fine della XIX dinastia appare abbastanza confusa. Nel Papiro Harris, il faraone Sethnakht è presentato come salvatore. Come avvenne nel caso di Hatshepsut, Sethnakht ordinò la damnatio memorie del nome di Tausert: usurpò la sua tomba della Valle dei Re e distrusse i cartigli. Si arrivò addirittura a pensare che avesse distrutto la sua mummia, ma quella che è stata scoperta nel nascondiglio della tomba di Amenhotep II, accanto a quella di Siptah, sembra essere della regina. La mummia, come era accaduto nel caso di altri faraoni, era stata in parte distrutta.
sabato 1 gennaio 2011
L'educazione dei bambini nell'Antico Egitto

L'educazione dei bambini fu una preoccupazione costante degli egizi. La scuola fu istituita solo al tempo del Medio Regno, quando fu necessario riorganizzare tutta l'amministrazione. I bambini vi andavano dalle prime ore del mattino a mezzogiorno e disponevano di un periodo di tempo per giocare. Il metodo utilizzato si basava sulla memorizzazione e la copiatura. Vi era un insegnamento elementare, con nozioni fondamentali di calcolo e di calligrafia. Questo era l'apprendistato della maggior parte dei funzionari e degli scribi, poiché dovevano essere in grado di redigere i testi in geroglifico e quelli amministrativi in ieratico. Nel tempio, gli scribi copiavano i papiri funerari per i privati o i testi da conservare nella biblioteca della casa della divinità. In questo caso l'insegnamento era di livello superiore, vi era una specializzazione nelle occupazioni e una grande varietà di testi. La formazione era molto complessa, con libri di matematica, geometria, medicina, geografia e fisica, oltre ce di storia e di religione.
Il maestro, uno scriba ormai a riposo, inculcava agli alunni i rudimenti del calcolo e della scrittura. I bambini andavano nelle scuole che si trovavano accanto ai templi, come quella vicina al Ramesseo o quella accanto al tempio di Mut, a Karnak. La scuola del tempio, o ''casa della vita'', era riservata agli scribi. Il bambino entrava in questa scuola a cinque anni. Gli esercizi venivano fatti su ostraka e tavole di legno imbiancate, che potevano essere riutilizzate lavandole. Il papiro veniva usato ai livelli di istruzione superiori. Inoltre avevano un apprendistato pratico presso i genitori, che oltre alla morale gli insegnavano il casalingo e dei campi.
Il libro di base degli studenti era la Kemit, una specie di manuale con un compendio di tutte le materie. Composto durante il Medio Regno, esso trattava della formazione pratica e delle regole della sapienza.
giovedì 23 dicembre 2010
La figura dello Scriba
In Egitto il buon funzionamento dello stato dipendeva essenzialmente dall'attività degli scribi. Amministratori, contabili, letterati o scrivani pubblici, questi maestri di scrittura erano onnipresenti. Esperto della sua arte e della società, lo scriba degli Archivi Reali dirigeva l'amministrazione culturale.
Lo scriba Khuuiu, vissuto sotto la V dinastia, era ''l'incaricato degli affari del re'', ''scriba dei documenti reali'' e ''direttore degli scribi'' allo stesso tempo.
Sotto la VI dinastia, Djau, la cui tomba è situata as Abido, era ''scriba dei ruoli divini'', ''direttore degli scribi reali'' e ''sacerdote lettore''.
Questi alti personaggi erano indispensabili per il buon funzionamento dello stato, retto essenzialmente da regole scritte.
Nel paese dei faraoni, niente veniva fatto senza un documento giustificativo e tutti gli atti erano diligentemente copiati e ricopiati e potevano servire come prova in caso di liti. Nessun settore di attività economica o politica sfuggiva al controllo degli scribi. Meccanismo essenziale dell'amministrazione, essi tenevano i conti, legiferavano, componevano, rimavano, traducevano e, a volte, modificavano la scrittura.
Durante l'Antico Regno, lo scriba degli Archivi Reali, di cui si trova tracci a partire dal regno di Neferirkara, re della V dinastia, era responsabile del dipartimento dei dei documenti reali, chiamato anche ''doppio laboratorio''. A questa istituzione facevano riferimento altri archivi e biblioteche. I compiti dello scriba degli Archivi Reali erano molto vasti. Mettava a punto, controllava e registrava le azioni di tutte le varie istituzioni. La vastità delle sue responsabilità sottolineava, fin dalle epoche più remote, l'importanza che lo stato dava ai documenti scritti.
La scrittura, ''più durevole della pietra delle piramidi'', era la testimonianza indispensabile di tutto ciò che costituiva la vita di un paese il cui governo era fondato su una conoscenza precisa delle persone, dei beni e delle situazioni. Dalla V dinastia, epoca piuttosto ricca di riforme amministrative, la lunga carriera di magistrato-amministratore conduceva alla carica di direttore degli Archivi Reali. A partire dalla VI dinastia, la funzione di direttore degli Archivi Reali era spesso suddivisa tra un visir e un non visir. L'ufficio del visir divenne il centro dell'Archivio di Stato, e i reparti d'inventario specializzato divennero progressivamente più numerosi. Il visir controllava sistematicamente l'insieme dei documenti, ne prendeva visione personalmente e apponeva il proprio sigillo prima di farli riporre in grandi giare accuratamente inventariate.
Il faraone era il primo fra gli scribi, di natura divina, il sovrano si rapportava a Thot, dio della scrittura e della cultura, nell'epoca tarda l'immagine del babbuino, l'animale che insieme all'ibis è consacrato al dio, serviva per designare lo ''scriba''. Snefru, Thutmosi III, Amenhotep IV(Akhenaton), Horemheb o Sethi I, numerosi furono i faraoni che hanno scritto degli insegnamenti destinati ai loro successori, il grande papiro Harris, il più lungo che si conosca (42m), sarebbe stato redatto da Ramses III per suo figlio Ramses IV.
All'origine, gli scribi venivano reclutati fra le conoscenze privilegiate della famiglia reale. Verso la fine dell'Antico Regno, lo sviluppo dell'amministazione portò alla nascita di una vera e propria casta degli scribi. Appartenenti per lo più alla classe media, essi costituivano il principale supporto dell'autorità faraonica. Numerosi erano i padri di famiglia che pensavano che ''il più bel mestiere per i propri figli fosse quello dello scriba'', ma cera anche chi diceva ''se sei pigro, se non hai forza e un pò grassoccio, dedicati alla carriera di scriba''.
La formazione veniva acquisita attraverso un iter scolastico. Istruiti nelle ''case della vita'', dipendenti dal tempio, gli apprendisti scribi studiavano a partire dall'età di cinque anni per circa una dozzina d'anni le scritture geroglica e ieratica, la grammatica e i testi classici, ma anche il disegno, il diritto, le lingue straniere, la storia, la geografia e la contabilità. Da semplici copiatori di testi classici e letterati colti, gli scrbi formavano una corporazione di privilegiati, esenti da lavori pesanti, onorati e pagati in natura. L'arte della scrittura era a quei tempi la chiave per ottenere tutti i vantaggi sociali, e non era raro per scrivi d'origine modesta accedere alle più alte cariche dello stato. L'alta considerazione in cui questa professione era tenuta, aveva ripercussioni nelle arti figurative.

I princi reali e gli alti funzionari, come per esempio il governatore di provincia Kai, la cui statua è espsosta al Museo del Louvre, si facevano volentieri rappresentare intenti alla scrittura. Nel III millennio, gli scribi, personaggi saggi e degni, molto stimati dai loro contemporanei, erano onorati di rappresentazioni artistiche degne dei nobili.
La statua del governatore Kai, alta 53cm, viene chiamata ''lo Scriba accovacciato'', risale al XXV secolo a.c., costituisce l'orgoglio della collezione egizia del Louvre, scoperto a Saqqara nel 1850 da Auguste Mariette, che stava cercando il tempio Serapide, è una delle più belle rappresentazioni di uno scriba giunta fino a noi.
La presentazione dello scriba da parte degli artisti egizi era convenzionale. Seduto a gambe incrociate, il segretario di corte teneva disteso sul gonnellino il rotolo di papiro che in genere srotolava con la mano sinistra mentre con la destra si apprestava alla redazione del testo. Accanto aveva i tradizionali strumenti di lavoro: uno stiletto, un astuccio con gli incavi per contenere l'inchiostro in pasta, una cordicella e un piccolo contenitore per l'acqua in cui intingere e ripulirei pennelli.
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