sabato 30 aprile 2011

Cavigliera di Psusenne I

La cavigliera, di forma tronco-conica, è decorata nel pannello centrale da una placca in oro lavorata con la tecnica dello champlevé. NEl messo del pannello, uno scarabeo alato sospinge dinnanzi a sé il disco solare; ai lati dell'insetto sono raffigurati due urei che incorniciano il segno geroglifico aa, insieme che costituisce il gruppo di geroglifici esprimente il nome regale di Psusenne I, Aakheperra. Sulla superficie interna del bracciale è iscritta una dedica fatta dal Gran Sacerdote di Amon, Smendes, figlio di Menkheperra. Sui bordi, inferiore e superiore della cavigliera corre un fregio di piccole perle in lapislazzuli e oro. Oltre alla placca centrale, il bracciale si compone di tre pannelli decorati con lune crescenti, alternativamente in oro e lapislazzuli, collegati da cerniere alla sezione principale.

Dati
Materiali: Oro, lapislazzuli e cornalina.
Diametro interno massimo: 6,6 cm.
Luogo: Tomba di Psusenne I a Tanis.
Scavi: Di P.Montet (1940)
Dinastia: XXI dinastia.
Sala: N°2.

lunedì 25 aprile 2011

L'Egitto nel Rinascimento

Il Rinascimento, che ebbe il suo massimo sviluppo in Italia durante il XV e il XVI secolo, portò al recupero degli ideali estetici e culturali dell'antichità greco-romana. Tuttavia, importanti mecenati e grandi artisti di quest' epoca non trascurarono di prestare particolare attenzione al mondo egizio. Nel 1589 un veneziano fu il primo europeo a risalire il Nilo, giunse a Tebe e in Nubia, ''non per utilità, ma per il gusto di ammirare tante magnifiche opere come statue, colossi e obelischi''. Il papa spagnolo Alessandro VI (1492-1503), una figura centrale del Rinascimento, appoggiò l'idea di unificare gli elementi pagani con quelli cristiani per dimostrare che la storia del Cristianesimo era cominciata prima di Cristo. Fu lui a commissionare a Bernardino di Betto (1454-1513), detto il ''Pinturicchio'', la decorazione della sua residenza romana, con scene tratte dal mito di Iside e Osiride; dove il papa si identifica con il dio dell'oltretomba. La giustificazione per questo ciclo egizio (di fatto pagano) stava nella convinzione di Alessandro VI che il suo lignaggio, quello dei Borgia, o Borja, che ostentava un toro nello stemma, risalisse addirittura allo stesso toro Hapi. Nel XV secolo, gli umanisti italiani prestarono particolare attenzione ai geroglifici, anche se non sempre con rigore scientifico. Uno degli esempi più celebri è costituito dalla favola di Francesco Colonna Hypnerotomachia Poliphili (1499), una storia riccamente illustrata in cui fu inserita una notevole quantità di geroglifici inventati però dall'autore. Anche se in modo fantasioso, l'Egitto fornì dunque al Rinascimento un nuovo strumento per trasformare concetti e parole in immagini, una pratica che avrebbe dato luogo nel XV secolo ad una nuova disciplina: l'emblematica. Benché la sua origine fosse influenzata dall'araldica, fu grazie al richiamo e all'influenza dei geroglifici che il gusto per gli emblemi si consolidò nel corso del XVI secolo. La loro interpretazione e il loro uso costituivano un autentico segno di distinzione nell'ambito di una élite sociale che badava alcuni suoi tratti distintivi proprio su un'accentuata raffinatezza intellettuale.

mercoledì 20 aprile 2011

Le droghe nell'Antico Egitto

In Egitto, la maggior parte delle droghe veniva estratta dalle piante, alberi compresi. Testi su papiro parlano delle droghe ricavate dal papavero, dalla mandragola o dalla cannabis; non tutte le piante però erano locali, come il papavero (Papaver somniferum) coltivato a Cipro e Micene. L'oppio estratto da questa pianta era un rimedio abituale per calmare il pianto dei bambini. La parola shepen (oppio) la troviamo scritta nel Papiro Ebers e poi (mai più citata fino al II secolo della nostra era) in una lista di 200 droghe del Pepiro Vindob. La cannabis, shenshenet in egizio, rimase in uso anche dopo i tempi faraonici. Benché nei papiri non sia molto chiaro a che servisse, si sa che veniva usata come medicamento e somministrata per via orale, rettale, vaginale e anche applicata sugli occhi e talvolta usata per i suffumigi. La mandragola era chiamata rermet dagli egizi, per quanto nei papiri di Londra e Leida, del III secolo, si legga la parola mantraguru in demotico. Essa veniva raffigurata piuttosto spesso nel corso dell'epoca amerniana. La radice della mandragola, ricca come è di alcaloidi, veniva utilizzata comunemente come sonnifero. Quanto al loto, e precisamente le Nymphaea, di cui si faceva uso, si sa che esso contiene quattro narcotici alcaloidi, concentrati nel fiore e nel rizoma. A volte, si mettevano a macerare i fiori del loto nel vino, oppure si aggiungeva un estratto di succo di fiori del vino. Tuttavia, annusare i fiori non provocava nessuno effetto (sopra). Secondo il Papiro Ebers, i fiori di loto costituivano un ottimo rimedio per ''trattare il fegato'', ''per un'ostruzione nel lato destro della pancia'', e insieme ad altri 15 ingredienti, tra i quali la birra, servivano anche ''per trascorrere la notte'' prima di ubriacarsi. Infine alcuni alberi hanno sostanze che possono essere impiegate come droghe, non sono comunque del tutto noti i componenti delle salicee che si usavano in Egitto. Secondo il Papiro Ebers, talune parti, peraltro non identificate, del salice piangente, tkheret in egizio, erano raccomandate a quel tempo per uso interno come analgesico.

venerdì 15 aprile 2011

La lista Gardiner 3: i segni della lettera B e C

Eccoci arrivati alla terza fase della lista Gardiner, questi sono i segni B e C:

Segni B:
B1 Determinativo nelle parole connesse alla donna e alla sfera femminile in generale. A partire dal Nuovo Regno usato in luogo del suffisso di prima persona singolare i, se femminile.
B2 Determinativo in iwr ''concepire'', bka ''essere incinta''.
B3 Ideogramma o determinativo in msì ''partorire'' e parole connesse.
B4 La variante sostituisce alla testina del bambino il geroglifico delle pelli di fenek, il cui valore fonetico è ms.
B5 Determinativo in mn't ''balia''.
B6 Determinativo in rnn ''nutrire''.
B7 Determinativo che indica che si sta parlando della regina.

Segni C:
C1 Ideogramma o determinativo in Ra, nome del dio solare.
C2 Variante ieracocefala di C1.
C3 Ideogramma o determinativo del dio Djhuti, cioè Thot.
C4 Ideogramma o determinativo del dio Khnum.
C5 Variante di C4.
C6 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Inpw, cioè Anubi; o delle altre divinità sciacallo.
C7 Ideogramma o determinativo in Sth, Stsh o Swti; varianti del nome di Seth.
C8 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Min.
C9 Ideogramma o determinativo nel nome della dea Hathor.
C10 Ideogramma o determinativo nel nome della dea Maat.
C11 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Heh; fonogramma in hh.
C12 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Amon.
C17 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Montu.
C18 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Tatenen.
C19 Ideogramma o determinativo nel nome del dio Ptah.
C20 Variante di C19.

venerdì 8 aprile 2011

La Tauromachia

Il toro, simbolo di potere e di forza, è onnipotente nelle immagini egizie sia dai tempi più remoti. La tauromachia, tipica dei paesi mediterranei, vanta le sue più antiche radici proprio nel paese del Nilo. Durante il suo viaggio in Egitto, Strabone vide i giochi taurini praticati nel paese: ''Nel dromos dell'Hephaestetum, a Menfi, si usa organizzare lotte tra tori. Alcuni allevano tali animali proprio per questo scopo, come gli allevatori di cavalli. I tori, liberi, combattono tra di loro e quello che viene considerato vincitore riceve un premio''. La maggior parte delle scene che mostrano giochi taurini si trova nei dipinti delle tombe, anche se ne sono state trovate alcune du certi ostraka di Deir el-Medina. Importanti in materia sono le sepolture dei governatori del Medio Regno. Nella tomba di Khnumhotep III (XII dinastia), si vedono due tori che si battono e , accanto, due uomini che li frustano. La scena contiene alcune iscrizioni nelle quali, come nei fumetti, gli uomini gridano: ''Attacca, toro coraggioso, e abbattilo!''. C'è da dire che la competizione tra governatori locali era spesso paragonata allo scontro tra due tori. La lotta tra gli animali evocava, così, il valore del defunto, confermando la legittimità e la forza del suo potere.

domenica 3 aprile 2011

Le ricette mediche: i papiri di medicina

La pratica della medicina nell'antico Egitto, per quanto molto spesso mescolata alle pratiche magiche, non era molto distante da quella attuale. Il medico esaminava il malato, stilava una diagnosi e prescriveva la cura, corredata da ricette; molte di esse funzionano ancora oggi. Gli egizi prestarono grande attenzione al corpo umano e alle sue malattie. Ce lo confermano i testi di medicina giunti fino a oggi, la maggior parte dei quali su papiro. Essi costituiscono solo una piccolissima parte dei compendi messi a punto dai medici egizi. La Biblioteca di Alessandria ne aveva una ricca collezione, che però andò perduta durante un incendio divampato all'interno del grande edificio; quelle che ci sono giunte sono copie. Un gran numero di esse possono essere notevolmente retrodatate ma, non avendo la possibilità di stabilire la loro reale provenienza, è molto difficile valutare a quale medico egizio appartenessero gli originali. La maggior parte dei testi medici è scritta in ieratico, anche se esistono alcuni papiri in demotico. A eccezione dei Papiri del Ramesseo III, IV e V, il resto dei testi appare scritto in file che vanno da destra verso sinistra. Da sottolineare il fatto che si sono conservati taluni frammenti di testi su ostraca. Essi appartengono agli ultimi periodi della storia dell'Egitto faraonico. Tra i papiri medici, c'è ne sono tre di particolare importanza:

Il Papiro Edwin Smith:
Così chiamato dal nome del suo acquirente, Smith ne stabilì l'autenticità e, poiché conosceva lo ieratico, tentò di tradurlo. Il testo redatto in stile arcaico, copriva entrambe le facciate. Prima della ricetta c'era un'analisi del caso, una diagnosi e il possibile rimedio contro il dolore.

I Papiri della collezione Chester Beatty:
A differenza di altri papiri, come l'Ebers o l'Edwin Smith, i papiri della Chester Beatty hanno un carattere più magico che scientifico. Essi hanno tutti la medesima struttura: Titolo, esame del malato, la diagnosi e, qualora la malattia possa essere curata, la ricetta medica.

Il Papiro Ebers:
Il Papiro Ebers prende il nome del suo acquirente europeo, è un rotolo di papiro lungo 20 metri ed alto 20 centimetri, databile alla XVIII dinastia egizia è scritto in ieratico e contiene un grande numero di prescrizioni mediche. Nelle 110 pagine riporta circa 700 formule magiche e rimedi di vario genere.

lunedì 28 marzo 2011

Il Museo Egizio del Cairo: Colonna di Thutmosi IV usurpata da Ramses II

Torniamo al magnifico Museo Egizio del Cairo, parlando di una colonna che nell'antichità faceva parte di un edificio di Thutmosi IV. Il protocollo regale è scolpito in bassorilievo e dipinto in giallo in una fascia longitudinale a cui in seguito Ramses II aggiunse la sua immagine e la sua titolatura, senza però cancellare i nomi del predecessore; infine sotto l'imperatore Traiano, la colonna fu divisa in tre parti e riutilizzata come blocco di reimpiego nelle fondamenta di una costruzione romana. La decorazione è incisa a bassorilievo e conserva vivide tinte: vi è ritratto Ramses II mentre compie l'offerta dei fiori nel tempio. Sul capo del sovrano è rappresentato un falco che tiene tra le zampe il cerchio Shen, il cartiglio simbolo del potere regale. Ramses II è in abito da cerimonia: indossa un gonnellino e una veste trasparente, la cui manica è chiaramente visibile sul braccio destro. Il sovrano porta al collo una spessa collana con decorazione a torques e sul capo la corona blu con l'ureo regale sulla fronte; nella mano destra reca un fascio di fiori legati e nella sinistra tre fiori di loto singoli, i cui steli sono avvolti attorno alla mano. Sotto l'ala spiegata del falco, la destra, sono iscritti i nomi di ''Re dell'Alto e del Basso Egitto'' e di ''Figlio di Ra'': Usermaatra Setepenra-Ramses Meriamon; il primo compare anche sulla cintura del gonnellino.

Dati
Materiali: Arenaria dipinta
Altezza: 162 cm
Diametro: 96 cm
Luogo del ritrovamento: Elefantina
Epoca: XVIII dinastia regno di Thutmosi IV/XIX dinastia regno di Ramses II
Sala: n°14

martedì 15 marzo 2011

La rivolta di Deir el-Medina


Il villaggio di Deir el-Medina fu fondato all'inizio della XVIII dinastia per ospitare una comunità di operai e artigiani che lavoravano alla costruzione e alla decorazione delle tombe destinate alla famiglia reale. I successivi scavi di questo importante sito urbano, abitato fino alla fine dell'epoca ramesside, hanno fornito numerosi dati archeologici di grande valore per la conoscenza dell'Egitto del Nuovo Regno. Oltre allo studio dello sviluppo del villaggio stesso, delle tombe dei suoi abitanti con il loro corredo funerario, delle cappelle e di piccoli templi per il culto, Deir el-Medina ha apportato una grande quantità di documenti scritti.




''..informate il re, nostro buon signore, e il visir, nostro superiore, affinché ci venga dato cibo per il nostro sostentamento..''

''..siamo venuti a causa della fame e della sete (...). Non abbiamo vestiti..''

''..siamo deboli e affamati, poiché non ci sono state consegnate le razioni..''

''..sono passati venti giorni e le razioni non ci sono state ancora consegnate..''


Queste citazioni provengono da un famoso papiro conservato al Museo Egizio di Torino, il Papiro dello Sciopero. Descrive le proteste degli operai del villaggio, ai tempi della XX dinastia; che non avevano ricevuto i salari pattuiti per la costruzione delle tombe. Redatto probabilmente dallo scriba Amennakht, esso narra gli avvenimenti in ordine cronologico.
Questo documento racconta che nell'anno di regno 29 del regno di Ramses III, una serie di incidenti si verificarono a seguito del mancato pagamento degli operai. Dopo venti giorni questi ultimi, invece di presentarsi al posto di lavoro, si diressero al tempio di Horemheb per esigere 46 sacchi di grano, che alla fine furono consegnati. Tempo dopo altri ritardi costrinsero gli operai a mettere in atto nuove proteste e scioperi davanti ad altri templi, chiedendo di essere ascoltati dal faraone. Proteste di questo tipo avvennero durante gli ultimi anni di regno del faraone e furono forse causate dalla corruzione dei funzionari.

venerdì 11 marzo 2011

L'apertura della bocca

Nell'antico Egitto la morte era considerata una fase di transizione in cui l'essere umano passava a un nuovo stato di esistenza nell'aldilà. Perciò bisognava aiutare il defunto a resuscitare nel mondo dei morti. L'ingresso del morto nell'aldilà non dipendeva soltanto dal fatto che egli si fosse comportato correttamente durante la sua vita e che, nella pesatura dell'anima, o psicostasia, il tribunale di Osiride lo avesse considerato degno di entrare nel mondo dei morti. Era necessario, infatti, che anche il fisico del defunto si trovasse in ottime condizioni. Egli doveva essere in grado di muoversi da sé nel ''mondo inferiore'', per cui le estremità dovevano essere rianimate. Allo stesso modo doveva poter mangiare, bere, parlare e avere rapporti sessuali. La cerimonia di apertura della bocca consisteva in un insieme di riti compiuti sulla mummia o su una statua del defunto e volti a far riprendere le sue funzioni vitali. Durante il suo svolgimento, il morto riacquistava anche la vista. Per gli egizi (come anche in altre culture) ''vedere'' era sinonimo di ''vivere''. La vista è uno dei principali mezzi a disposizione dell'essere umano per percepire le cose e la conoscenza di ciò che c'era intorno significava essere vivi. Perciò, il nome completo del rituale era ''cerimonia di apertura della bocca e degli occhi''. Dopo che il corteo funebre era arrivato alla necropoli, il rituale veniva compiuto dai sacerdoti e in base alle rappresentazioni, sappiamo che esso avveniva davanti alla tomba del defunto.
Le principali fasi della cerimonia dell'apertura della bocca erano:
1)Il cerimoniale della rigenerazione consisteva in un insieme di riti predeterminati, compiuti dai sacerdoti accompagnati dalle prefiche. Alcune fasi di questa cerimonia erano più comuni di altre. Il successo della resurrezione del defunto dipendeva proprio dal corretto svolgimento di questi atti cerimoniali.
2)Dopo aver posto la mummia o la statua del defunto su un monticello di terra che ricordava la collina primordiale, veniva compiuta una purificazione mediante una libagione con acqua tramite il nemeset(un vasetto tondo) e un'aspersione di incenso o natron dell'Alto e del Basso Egitto. Poi il sacerdote funerario o sem svolgeva i primi riti di resurrezione e compiva il primo gesto di apertura della bocca e degli occhi con il dyeba(era uno strumento d'oro a forma di dito, con cui si toccava la bocca della mummia o quella della statua) e il nechereti (era un'ascia con cui i sacerdoti aprivano la bocca ai defunti) o nua.
3)Uno dei passi successevi consisteva nel sacrificio dei due tori dell'Alto e del Basso Egitto, a volte solo di uno. A questa espiazione assistevano le due rappresentanti di Iside e Nefti. Il cuore e una zampa dell'animale venivano consegnati al defunto come garanzia di vita. Poi il sacerdote sem compiva una nuova apertura della bocca con il peseshekef (una selce a forma di amo).
4)Le fasi finali della cerimonia consistevano in aspersioni di incenso sulla mummia o sulla statua del defunto e nella declamazione di formule esortative; come ''Resta sano e forte, resta sano e forte..verso Occidente, verso Occidente''. Poi il defunto era trasportato nella camera sepolcrale, dove gli veniva consegnata la tavola delle offerte e veniva compiuta un'ultima purificazione con incenso. Li avveniva anche la lettura della formula conclusiva con l'ur-hekau o ''grande mago'', un bastone con testa di ariete o serpente. Nel Nuovo Regno, il sacerdote sem e il sacerdote lettore erano i principali esecutori del rituale di rigenerazione, ma erano presenti anche altri sacerdoti di rango inferiore, che a loro volta aiutavano i primi due e rappresentavano vari personaggi specifici, come, ad esempio, il re-pat, che copriva il ruolo di ''figlio del defunto'', il semer ''amico'' o l'imbalsamatore con la maschera di Anubi.

domenica 6 marzo 2011

Il restauro della Sfinge


''Questo monumento ha circa 5000 anni; speriamo che ne compia altri 5000.''

Queste furono le parole usate dal segretario del Consiglio Superiore di Antichità egizie nel 1998, dopo un restauro della sfinge. La grande sfinge fu liberata dalla sabbia nel 1886. Nel 1952 furono compiute le prime riparazioni. Nel 1960 il Servizio di Antichità Egizie collocò un muro di pietre nella parte inferiore della sfinge. Negli anni ottanta un comitato restaurò il monumento danneggiato dalle acque sotterranee e dall'inquinamento, ma l'operazione fu un disastro, per il cattivo uso del muro di pietre, che causò il distacco di molti blocchi e per l'impiego di cemento per colmare alcune crepe. La Sfinge fu restaurata di nuovo alla fine degli anni ottanta e allora furono rimossi 2000 blocchi di pietra calcarea dell'opera precedente. Furono studiati la falda freatica, le caratteristiche della pietra e gli effetti degli agenti inquinanti. Il primo restauro della sfinge risale all'antichità e fu compiuto da Thutmosi IV. Un altro si ebbe al tempo di Ramses II. Altri progetti furono realizzati da imperatori romani, come Marco Aurelio e Settimio Severo. Nel 1798, l'equipe di studiosi di Napoleone effettuò la prima ricerca del monumento, scavò la statua e scoprì la stele di Thutmosi IV. Nel 1816 Caviglia liberò la sfinge dalla sabbia. Poi il progetto fu abbandonato, per essere ripreso da Mariette nel 1853. Tuttavia, fino al 1886 il corpo della sfinge non fu liberato completamente dalla sabbia del deserto, così Brugsch e Maspero scoprirono la sfinge nella sua forma originaria. Da allora essa si è a poco a poco deteriorata. Le principali cause dell'erosione, come ha potuto constatare il Getty Conservation Institute, sono soprattutto i venti del deserto e l'umidità. Da molti anni ormai la sfinge è in perpetuo restauro, poiché il rischio di perderla è altamente preoccupante.

giovedì 3 marzo 2011

La lista Gardiner 2: i segni della lettera A

Qualche mese fa vi avevo fornito i segni geroglifici della lista Gardiner, oggi aggiungo i codici della lettera A.

SEGNI A:
A1 Ideogramma in S: Uomo
A2 Determinativo nelle parole relative alle attività della bocca (mangiare, bere, parlare ecc ecc) e con le attività intellettuali connesse (pensare, sentire, amare).
A3 Determinativo in hmsi ''sedere''.
A4 Determinativo nelle parole che esprimono l'atto di adorare la divinità.
A5 Determinativo in imn ''nascosto''
A6 Ideogramma in uab ''puro'', anche designazione di una classe sacerdotale.
A7 Determinativo in verbi e sostantivi indicanti la stanchezza.
A8 Determinativo nella parola hnw ''giubilo''.
A9 Determinativo o ideogramma nei verbi che esprimono l'azione di portare e trasportare.
A10 Determinativo in skdw ''navigare''.
A11 Variante di A10.
A12 Ideogramma o determinativo in msh ''esercito'' e nelle parole connesse.
A13 Determinativo nelle parole che indicano nemici o avversari.
A14 Determinativo in mwt ''morire'' (e parole connesse) e in hfty ''nemico''.
A15 Determinativo in ''cadere'', ''abbattere'', ''rovesciare''.
A16 Determinativo in ksi ''inchinarsi''.
A17 Determinativo nelle parole legate ai bambini o usato come abbreviazione per hrd ''bambino. Da nn, sinonimo di hrd, deriva il valore fonetico nn.
A18 Determinativo in srsh ''discutere, accusare''.
A19 Ideogramma o determinativo in Iaw ''anziano'' e in smsw ''il maggiore''. Dal verbo iak ''essere anziano'' deriva il valore fonetico ik.
A20 Abbreviazione di dwa ''adorare'' o determinativo dello stesso verbo.
A21 Ideogramma o determinativo in sr ''notabile'', ''magistrato'' e determinativo nelle parole che designano gli alti funzionari e i cortigiani.
A22 Determinativo nei sostantivi significanti ''statua''.
A23 Determinativo in ity ''sovrano''.
A24 Determinativo nei termini connessi ad attività fisiche e al concetto di forza muscolare. Ideogramma o determinativo in hwi ''colpire, battere''.
A25 Variante di A24.
A26 Determinativo nei verbi con significato di ''chiamare'', ''invocare''. Abbreviazione per 'sh nel titolo sdjm-'sh ''servitore''; letteralmente ''ascoltare la chiamata''.
A27 Fonogramma in da inw ''messaggeri''.
A28 Determinativo nelle parole connesse all'idea di altezza o di innalzamento e all'espressione della gioia e del trionfo.
A29 Determinativo in skhd ''essere rovesciato''.
A30 Variante di A4.
A31 Determinativo per l'atto di voltarsi.
A32 Ideogramma o determinativo in khbi ''danzare''.
A33 Ideogramma o determinativo per esprimere il concetto di ''non sedentario'': mniw ''pastore'', rwi ''vagabondare''.
A34 Ideogramma o determinativo in hwsì ''pestare nel mortaio'', ''costruire''.
A35 Ideogramma o determinativo in kd ''costruire''.
A36 Determinativo o ideogramma in ''birraio''.
A37 Variante di A36.
A38 Ideogramma o determinativo in kìs, nome della città di Cusae, in Alto Egitto.
A39 Variante di A38.
A40 Determinativo in ''dio''.
A41 Determinativo in nesu ''re''.
A42 Variante di A41 (comune nella XVIII dinastia).
A43 Ideogramma o determinativo in ''Re dell'Alto Egitto''.
A44 Variante di A43.
A45 Ideogramma o determinativo in ''Re del Basso Egitto''.
A46 Variante di A45.
A47 Ideogramma per mniw ''mandriano'', saw ''guardia''.
A48 Determinativo o ideogramma in ''appartenente a''.
A49 Determinativo in ''straniero''.
A50 Ideogramma in shps ''essere nobili, riveriti'' e parole connesse.
A51 Variante di A50.
A52 Variante di A50 e A51.
A53 Determinativo in wi ''mummia'', twt ''statua'' e in tutti i sostantivi connessi alla nozione di forma, aspetto (ki), trasformazione (khprw).
A54 Determinativo in ''morte'' e parole connesse.
A55 Determinativo nel verbo sdjr ''giacere'', ''dormire'' e in sostantivi connessi alla nozione di morte.
A59 Determinativo in shr ''scacciare''.

L'uomo e la donna seduti, sovrapposti ai tratti del plurale, determinano sostantivi collettivi riferiti a soggetti umani, come rmtjw ''la gente, l'umanità'', gli etnici etc.

martedì 1 marzo 2011

La maschera di Tutankhamon


La maschera di Tutankhamon, della XVIII dinastia, è il più celebre dei pezzi esposti al Museo Egizio del Cairo. Questo gioiello dell'arte universale è un magnifico esempio dell'alto grado di perfezione e di abilità raggiunto nell'oreficeria durante il Nuovo Regno. La maschera fu scoperta dall'inglese Howard Carter il 28 ottobre 1925. Quando l'archeologo aprì il terzo sarcofago, d'oro massiccio, comparve la mummia, con i gioielli sparsi tra le bende e la celebre maschera che copriva il volto del giovane re. Quest'ultima aveva lo scopo di proteggere magicamente il riposo del faraone. Le fattezze della maschera rappresentavano quelle del sovrano che, una volta rianimato, diventava un dio. Ecco perché nella realizzazione della maschera venivano utilizzati materiali nobili, come oro e pietre semipreziose. Per gli egizi la carne degli dei era l'oro e i capelli di lapislazzuli. Il volto del re appare idealizzato, ma, come aveva affermato Carter, esiste uno stretto legame fra le arti plastiche e il realismo. Inoltre, esistono ancora reminiscenze dell'arte amarniana. Il professor Douglas E.Darry, specialista di anatomia che esaminò la mummia di Tutankhamon, disse: ''La maschera d'oro rappresenta Tutankhamon come un giovane amabile e distinto. Coloro che hanno avuto la fortuna di vedere il volto scoperto della mummia possono constatare con quanta abilità, precisione e fedeltà alla natura dell'artista della XVIII dinastia abbia riprodotto i lineamenti. Nella sua opera ci ha trasmesso, per sempre e in metallo imperituro, un magnifico ritratto del giovane re''. Tuttavia molti studiosi recentemente hanno ricostruito il volto di re Tut, tutti i ritratti presentano un faraone leggermente diverso da quello della maschera. Inoltre, negli ultimi anni, il dottor Nicholas Reeves ha presentato diversi studi su come anche la maschera di Tutankhamon fu usurpata; infatti, dietro all'orecchio è possibile vedere una saldatura.


Dati:
Materiali: oro, lapislazzuli, cornalina, ossidiana, quarzo, turchese e paste vitree;
Altezza: 54 cm;
Larghezza: 39,3 cm;
Peso: 11 kg;
Archeologo: Howard Carter;
Luogo: Valle dei Re, KV62;
Sala: n°3.

lunedì 28 febbraio 2011

Le statue ci parlano

Una delle forme di rappresentaione più comuni dell'arte egizia fu la scultura. Oltre ad avere valore artistico, le statue erano un supporto usato generalmente dagli scribi. La difficoltà di incidere i testi era compensata dalla resistenza del materiale.
L'antico Egitto disponeva di una grande quantità di materiali da usare come supporti scrittori. Quello più noto e usato a quel tempo fu il papiro. Ma ciò non impedì agli egizi di utilizzare altri supporti meno comuni. Tra questi vi erano le statue, di pietra, legno o metallo. Queste sculture, senza nulla togliere al loro valore artistico, furono ampiamente utilizzate dagli scribi per il loro lavoro. Le iscrizioni venivano di solito realizzate sui piedistalli della figura o, talvolta, su qualche parte del corpo; veniva utilizzata la scrittura geroglifica. L'impegno delle statue come supporto rispondeva a varie motivazioni e finalità. Per gli egizi il nome di una persona aveva un significato magico e il suo inserimento nei testi gli conferiva un carattere rituale. Quando si trattava di statue poste in una tomba, l'iscrizione con il nome del defunto aiutava a riconoscerlo nell'aldilà, nel caso in cui la mummia fosse andata distrutta. In altri casi si decise di realizzare le iscrizioni sulle statue di pietra perchè su di esse la scrittura era eterna. Infatti, malgrado il clima fosse asciutto e favorisse perciò la conservazione del papiro, le iscrizioni su questo materiale non duravano tanto quanto quelle fatte su pietra. A partire dal Nuovo Regno (1552-1069 a.C.), e specialmente durante l'ultimo periodo del regno egizio, un altro materiale si aggiunse alla pietra per conferire questo carattere magico alle iscrizioni: i metalli, che servirono per realizzare le statue più piccole e anche per poterle usare come ex voto. Per gli egizi la scrittura era magica, i testi potevano essere positivi, come quelli funerari, o negativi, quando si tentava di fare uno scongiuro contro qualcuno, il potere della parola era tale che bastava leggere uno scongiuro magico per sfruttare tutto il suo potenziale. Per allontanare i nemici esistevano statuine di esacrazione, sulle quali si scriveva il nome prima di distruggerle; ciò causava l'annientamento dei nemici. Altre, come quella di questo mostro recavano formule in cui venivano elencati i poteri della divinità invocata. E' una divinità protettrice, i cui testi magici fanno riferimento alla sua personalità, l'incarnazione della forza distruttiva di tutti gli dei. Nel Medio Regno compare la statua cubo, su di esse vengono rappresentati sovrani e alti funzionari con le gambe raccolte e le braccia sulle ginocchia. Con il passare del tempo, la superficie su cui si scrivevano i testi funerari e i titoli del defunto si ampliò.
I temi trattati nelle iscrizioni delle statue erano molto vari, spesso avevano un carattere religioso. Gli inni agli dei venivano scritti sui piedistalli delle statue dei templi o sugli ex voto. Se l'inno era delicato da un semplice cittadino, quest'ultimo si faceva rappresentare con una stele su cui poteva leggere il testo. Alcune statue recano il nome e la carica dei personaggi, e sono una sorta di autobiografia. Esse rappresentano per lo più faraoni. Il nome del sovrano, con qualche suo titolo, appare di solito sulle spalle, sulla cintura o sul piedistallo. Ma, dato il carattere magico attribuito alla scrittura, queste statue abbondano soprattutto in ambito funerario. Quelle di sostituzione, nel caso la mummia fosse andata distrutta, e gli ushebti sono esempi del potere magico della parola. Grazie al tipo di supporto, molte iscrizioni si sono conservate.

lunedì 21 febbraio 2011

Introduzione al Pantheon egizio

Risulta molto laborioso prendere in esame l'intero mondo delle credenze religiose dell'antica civiltà egizia a causa dello sterminato numero di divinità. Non manca qualche studioso che ha teorizzato che all'inizio dell'Antico Regno esistesse una nozione sostanzialmente monoteista. Basa la sua teoria sui testi più antichi in cui si accenna ad un dio senza attributi, quindi concepito come unico: il dio, non un dio. Essere supremo, onnipotente, giudice. Studi più recenti concepiscono il mondo degli dei come modellato sugli schemi socio-politici del paese: ogni distretto, città, villaggio o santuario aveva, per antica tradizione, il suo nume tutelare. Sostanzialmente, quindi, si deve parlare di politeismo. Nell'arte parietale, sia dipinta che scolpita, o sui papiri, le divinità erano minutamente raffigurate con i costumi e attributi loro propri in modo che fossero chiaramente riconoscibili. Sugli scarabei, la dimensione ridotta obbliga ad una miniaturizzazione, ma la riconoscibilità rimane inalterata. E' solo dal Medio Regno, e molto raramente, che le divinità cominciano ad essere raffigurate sugli scarabei.

Amon, l'inconoscibile, il nascosto, è il dio originario di Tebe che, a partire dalla XII dinastia, assurge al titolo di Sovrano degli dei, sostituendo il dio indigeno Montù. Durante la XVIII dinastia si unisce sincreticamente a Ra, il dio-sole, dando origine ad Amon-Ra.

Ptah, patrono degli artigiani, era venerato a Menfi. Non è raro trovarlo raffigurato su scarabei. Ha l'aspetto di un uomo chiuso in una guaina mummiforme, con il cranio rasato o calzante una cuffia aderente e la barba rituale; tra le mani, davanti a sé, tiene lo scettro Was.

Osiride di Busiris, tra gli dei più antichi, fu anche tra i più popolari e venerati. Simboleggiava la fertilità del mondo vegetale. Secondo il mito, fu ucciso dal fratello Seth e risuscitò nell'Aldilà divenendone il sovrano e giudice dei defunti. Fu detto anche Unnefer (il perfetto). Effigiato molto frequentemente nella statuaria e nella pittura parietale, è molto raro trovarlo raffigurato sugli scarabei. Qualche volta compare con il suo appellativo.

Iside, dea madre per eccellenza che allatta Horus bambino e controparte femminile di Osiride, è determinata dalla presenza del fonema del suo nome (il trono ast, ma che potrebbe anche voler significare: affetto).

Seth, dio del deserto e delle forze violente della natura, era adorato ad Ombos. Nel mito osiriaco uccide suo fratello Osiride, viene proscritto e gli animali a lui connessi diventano simboli negativi: asino, gazzella, ippopotamo e coccodrillo. Fu raffigurato come un animale non identificato, detto animale di Seth o come uomo con la testa di questo animale. Fu dio degli Hyksos, probabilmente per la sua somiglianza con Baal. Tornò in auge con i ramessidi e fu rappresentato su scarabei durante le dinastie XIX e XX.

Hathor, la dea dalla testa di vacca, era considerata la nutrice del faraone. Rappresentava inoltre la volta celeste. Si dice che, in questa forma sia una delle più antiche e che il suo culto provenga dal Sud. Poi, il mito riporta che quando Isis intercesse con Horus per salvare la vita di Set, ormai sconfitto, questi, in un impeto d'ira, tagliò la testa alla madre. Ma Ptah, che era presente, la sostituì prontamente e provvisoriamente con una di vacca. Da allora, Isis viene anche adorata come Hathor, portando sul capo due corna che circondano il disco solare.

Taweret, la Grossa, aveva corpo di ippopotamo, zampe di leone, dorso e coda di coccodrillo e braccia umane. Protettrice della gravidanza, del parto e dell'allattamento, il suo attributo era il segno ''sa'' con significato di protezione e talvolta impugnava un coltello o una torcia.

Bes, raffigurato come un piccolo uomo deforme, forse un pigmeo, con il capo calzante un modio piumato, che ha fatto pensare ad una sua origine africana, folta barba, orecchie e coda leonine, Bes era una divinità minore cara alla devozione popolare. Associato a Tawret era protettore della casa, dei bambini e delle partorienti. Quasi sempre rappresentato di fronte.

Selket , dea della magia. Era rappresentata sui sarcofagi come uno scorpione dalla testa di donna, oppure come una donna con in testa uno scorpione.

Sobek era adorato nella zona del Fayum, con principale luogo di culto a Crocodilopoli (l'attuale Medinet el-Fayum), ed era rappresentato come uomo con testa di coccodrillo. In auge particolarmente durante la XII e XIII dinastie, alcuni re adottarono nomi teofori col suo nome.

Maat, dea della verità, della giustizia e dell'ordine cosmico, era rappresentata come donna con il capo sormontato da una piuma di struzzo che è anche il segno per il suo nome. Spesso rappresentata accovacciata sul cesto nb con un segno Ankh sulle ginocchia, specie nelle scene in cui è oggetto di offerta da parte del re.

Hapi, è una divinità del Nilo, genio ermafrodita dell'inondazione e dell'abbondanza. E' rappresentato con una specie di copricapo costituito da tre steli di papiro, emblema del Delta e del Basso Egitto, ed è spesso associato al vaso hs che, in questo esemplare, regge con la mano sinistra.

Thot era il dio lunare adorato principalmente ad Hermopoli, scriba degli dei, signore dei libri e dei discorsi, inventore delle arti e delle scienze. Era rappresentato come uomo con la testa di ibis, uccello che era uno dei suoi aspetti zoomorfi. L'altro era il babbuino con la testa sormontata dal crescente lunare, come lo vediamo in questo esemplare seduto dietro al dio-falco Horus di Behdet, con Corona Doppia e flagello, come personificazione del sovrano. Nell'Aldilà scriveva il resoconto del giudizio degli dei a carico del defunto. Nella XVIII dinastia, ma soprattutto nella XIX appare frequentemente negli scarabei con nomi reali.

Neith adorata nel Basso Egitto, la corona rossa sembra si debba proprio a lei, ed in particolare a Sais, è una Dea guerriera e viene raffigurata con arco e frecce. In seguito, verrà accomunata a Satet, sposa di Khnum e porterà ambedue le corone. Anch'essa è una divinità molto antica. I Greci la assimileranno ad Atena ed i Romani a Diana.

Nekhbet, dea rappresentata come un avvoltoio o una donna - avvoltoio, era la protettrice del regno e tutte le regine venivano considerate la sua incarnazione terrena.

Sakhmet, La Potente, era rappresentata come donna dalla testa di leone, avvolta in un'aderente tunica rossa, con in mano lo scettro papiriforme. Era manifestazione del calore distruttivo del sole. Dea della guerra, sgominava i nemici col calore incandescente del suo corpo. Apparteneva alla triade di Menfi insieme a Ptah, suo sposo, e Nefertum, suo figlio. Nell'esemplare è la figura a sinistra, dietro a Toth in forma di babbuino.

Anubi, dio delle strade e dei cammini, era raffigurato con il corpo di uomo con testa di sciacallo o interamente come sciacallo ed era l'inventore e patrono dei riti della mummificazione e dio dei morti. Come guardiano della sepoltura era raffigurato come sciacallo nero accucciato, le zampe anteriori distese in avanti e le orecchie dritte come appare nell'esemplare accanto.

Bastet, la dea gatta di Bubastis. Alle origini, Bastet era una divinità solare simboleggiante il benefico calore del sole ed era raffigurata come un gatto selvatico o come leonessa. Solo intorno al 1000 a.C. cominciò ad essere rappresentata come gatto domestico. Uno dei suoi epiteti era: Signora delle bende.

Mut, la donna avvoltoio. Il suo nome significa "madre", delle quali è quindi la protettrice. Assume particolare importanza nel Nuovo Regno, come controparte femminile di Ammon-Ra di Uaset (Tebe). Assieme a lui ed a Khonsu, forma la Triade di Tebe. Viene anche adorata come raddrizzatrice dei torti.

Nefti, figlia di Geb e Nut come Osiride, Iside e Set, era uno dei due nibbi (l'altro era la sorella), uccelli che gridavano lamenti funebri. Era anche la protettrice dei morti. Divenne sposa di Set, ma lo abbandonò dopo il fratricidio. Protettrice del focolare domestico, portava sul capo il disegno di un fornello. Ebbe un figlio, Anubis, che però forse non era stato generato da Set, bensì da Osiris.

Nut, sposa e sorella del Dio - terra Geb, era la dea del cielo e dei corpi celesti, e veniva rappresentata in una posizione ad arco sopra al marito, sostenuta dal padre Shu. Era la madre di tutte le stelle, e secondo il mito le partoriva tutte le sere per divorarle la mattina.

Geb , rappresentava la terra. Era fratello e sposo di Nut, ed era sempre rappresentato con lei sotto forma di uomo, talvolta con disegni di foglie o con un'oca, ideogramma del suo nome, sulla testa. Dall'unione tra Geb e Nut, nascono quattro figli: Osiride, Iside, Seth e Nefti che si sposano tra loro, formando le coppie Osiride-Iside e Seth-Nefti.

Ra, Dio del Sole che sorge, era una delle divinità principali. Veniva considerato il creatore dell'Universo, ed era protettore dello stato e della giustizia. Il Sole era la sua Barca, e con essa lui tutti i giorni attraversava il cielo. La rappresentazione classica lo vede come un occhio molto decorato, mentre, quando fu associato ad Horus, divenne molto simile a quest'ultimo. quindi raffigurato con la forma di un falco. Da qui, ATUM-RA o, più semplicemente, solo RA. Per autogenerazione, Atum-Ra diede vita a due figli: Tefnut e Shu.

Khonsu, figlio di Amon e di Mut, il suo nome significa "viaggiatore", probabilmente come riferimento al corso della Luna della quale costituisce la divinità. Una falce di Luna è infatti raffigurata, assieme al disco solare, sopra il suo capo.

Khnum, era il dio dalla testa di ariete dalle lunghe corna. Adorato soprattutto ad Elefantina nell'Alto Egitto, egli era il guardiano delle sorgenti del Nilo e presiedeva alle inondazioni, ma, soprattutto era il "vasaio" che aveva modellato sul suo tornio il genere umano e dato loro la vita. Forma una Triade con la sua sposa Satet.

Atum , il principale dio egizio, creatore del mondo e padre di tutti gli Dei. Ebbe origine dal "Nun", il brodo primordiale in cui già esisteva come spirito, ma divenne realtà solo quando Ptah ne pronunciò il nome

Aton, fu una delle maggiori divinità egizie. Rappresentato come un disco solare con tantissime braccia e mani, egli fu dichiarato unica divinità dal faraone Akhenaton, ma con la nascita di Tuthankamon la religione tornò politeista. Aton dava luce e calore agli uomini.

Wadjet, dea della mitologia egizia, fu in origine la divinità locale della città di Per-Wadjet, chiamata Buto dai Greci, capitale del 19. distretto del Basso Egitto. Divenne più tardi la dea protettrice del faraone e la personificazione del Basso Egitto, come la dea-avvoltoio Nekhbet lo era dell'Alto Egitto.

venerdì 18 febbraio 2011

La vita nel tempio

I templi dell'antico Egitto costituiscono un patrimonio architettonico di grande bellezza. Chi li guarda, oltre ad ammirare l'aspetto materiale della loro costruzione, deve andare oltre e tener conto del fatto che qui si svolgeva una vita attiva, non solo religiosa ma anche quotidiana. Nella società egizia esistevano tre classi che godevano di privilegi: I re, i funzionari e, sicuramente, i sacerdoti. Il clero ottenne grandi vantaggi in alcuni periodi e fu anche molto legato all'evoluzione della monarchia e alla politica egizia. I sacerdoti menfiti, per esempio, ebbero grande forza durante tutto l'Antico Regno, soprattutto per la loro influenza teologica. Il clero eliopolitano fu sicuramente coinvolto nei tumulti che si verificarono alla fine della IV dinastia. Quello tebano fu molto legato al potere del faraone nel Nuovo Regno e alla nascita del culto di Amon-Ra. I sacerdoti occupavano una posizione importante nella scala sociale, non solo in quanto celebravano i riti religiosi e dedicavano la loro vita agli dei, ma anche perché erano grandi proprietari terrieri, grazie alle donazioni fatte dal faraone ai templi. Il lavoro quotidiano in un tempio egizio consisteva nella celebrazione di vari rituali e nell'amministrazione dei prodotti e del personale. Non vi si svolgevano, quindi, solo attività religiose e cerimoniali ma anche economiche. Le immagini avevano bisogno di offerte per il loro sostentamento, costituite da alimenti deposti con regolarità ai loro piedi. Tali prodotti provenivano dai campi che il tempio possedeva. Erano necessari poi altri beni materiali adatti al rango degli dei, come le greggi, i prodotti della pesca, della caccia di uccelli, i raccolti di lino, e cosi via. Queste ricchezze erano chiamate ''offerte''. Tutto ciò richiedeva un'amministrazione che in molti casi lasciava abbondanti rimanenze. Pertanto, il tempio aveva bisogno di un luogo in cui conservare questi prodotti. L'amministrazione dei templi era affidata a funzionari, in modo che il governo potesse controllare il potere economico della comunità. Per i loro servizi, i sacerdoti ricevevano una ricompensa in natura, che poteva consistere in terre di proprietà del tempio che potevano affittare, oppure in una percentuale delle entrate del santuario. Il personale di un tempio era organizzato in gerarchie: Al primo posto si trovavano i ''servi del dio'' o ''profeti'', tra cui spiccava il ''primo servo'' o sommo sacerdote. Sotto di loro erano i ''puri'', che si dividevano in due categorie: I sacerdoti Ueb, che aiutavano nei rituali, e i sacerdoti-lettori, esperti dei testi sacri. Esistevano inoltre custodi, o ''sacerdoti orari'', che lavoravano nel tempio durante determinate ore o per un mese, e sacerdoti o sacerdotesse funerarie con il compito di fornire offerte ai defunti a nome della famiglia; questa era una carica ereditaria.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...