Dati
Materiali: Oro, lapislazzuli e cornalina.
Diametro interno massimo: 6,6 cm.
Luogo: Tomba di Psusenne I a Tanis.
Scavi: Di P.Montet (1940)
Dinastia: XXI dinastia.
Sala: N°2.
Eccoci arrivati alla terza fase della lista Gardiner, questi sono i segni B e C:
Il toro, simbolo di potere e di forza, è onnipotente nelle immagini egizie sia dai tempi più remoti. La tauromachia, tipica dei paesi mediterranei, vanta le sue più antiche radici proprio nel paese del Nilo. Durante il suo viaggio in Egitto, Strabone vide i giochi taurini praticati nel paese: ''Nel dromos dell'Hephaestetum, a Menfi, si usa organizzare lotte tra tori. Alcuni allevano tali animali proprio per questo scopo, come gli allevatori di cavalli. I tori, liberi, combattono tra di loro e quello che viene considerato vincitore riceve un premio''. La maggior parte delle scene che mostrano giochi taurini si trova nei dipinti delle tombe, anche se ne sono state trovate alcune du certi ostraka di Deir el-Medina. Importanti in materia sono le sepolture dei governatori del Medio Regno. Nella tomba di Khnumhotep III (XII dinastia), si vedono due tori che si battono e , accanto, due uomini che li frustano. La scena contiene alcune iscrizioni nelle quali, come nei fumetti, gli uomini gridano: ''Attacca, toro coraggioso, e abbattilo!''. C'è da dire che la competizione tra governatori locali era spesso paragonata allo scontro tra due tori. La lotta tra gli animali evocava, così, il valore del defunto, confermando la legittimità e la forza del suo potere.

''..informate il re, nostro buon signore, e il visir, nostro superiore, affinché ci venga dato cibo per il nostro sostentamento..''
''..siamo venuti a causa della fame e della sete (...). Non abbiamo vestiti..''
''..siamo deboli e affamati, poiché non ci sono state consegnate le razioni..''
''..sono passati venti giorni e le razioni non ci sono state ancora consegnate..''
Nell'antico Egitto la morte era considerata una fase di transizione in cui l'essere umano passava a un nuovo stato di esistenza nell'aldilà. Perciò bisognava aiutare il defunto a resuscitare nel mondo dei morti. L'ingresso del morto nell'aldilà non dipendeva soltanto dal fatto che egli si fosse comportato correttamente durante la sua vita e che, nella pesatura dell'anima, o psicostasia, il tribunale di Osiride lo avesse considerato degno di entrare nel mondo dei morti. Era necessario, infatti, che anche il fisico del defunto si trovasse in ottime condizioni. Egli doveva essere in grado di muoversi da sé nel ''mondo inferiore'', per cui le estremità dovevano essere rianimate. Allo stesso modo doveva poter mangiare, bere, parlare e avere rapporti sessuali. La cerimonia di apertura della bocca consisteva in un insieme di riti compiuti sulla mummia o su una statua del defunto e volti a far riprendere le sue funzioni vitali. Durante il suo svolgimento, il morto riacquistava anche la vista. Per gli egizi (come anche in altre culture) ''vedere'' era sinonimo di ''vivere''. La vista è uno dei principali mezzi a disposizione dell'essere umano per percepire le cose e la conoscenza di ciò che c'era intorno significava essere vivi. Perciò, il nome completo del rituale era ''cerimonia di apertura della bocca e degli occhi''. Dopo che il corteo funebre era arrivato alla necropoli, il rituale veniva compiuto dai sacerdoti e in base alle rappresentazioni, sappiamo che esso avveniva davanti alla tomba del defunto.''Questo monumento ha circa 5000 anni; speriamo che ne compia altri 5000.''
Qualche mese fa vi avevo fornito i segni geroglifici della lista Gardiner, oggi aggiungo i codici della lettera A.
L'uomo e la donna seduti, sovrapposti ai tratti del plurale, determinano sostantivi collettivi riferiti a soggetti umani, come rmtjw ''la gente, l'umanità'', gli etnici etc.

Una delle forme di rappresentaione più comuni dell'arte egizia fu la scultura. Oltre ad avere valore artistico, le statue erano un supporto usato generalmente dagli scribi. La difficoltà di incidere i testi era compensata dalla resistenza del materiale.
Risulta molto laborioso prendere in esame l'intero mondo delle credenze religiose dell'antica civiltà egizia a causa dello sterminato numero di divinità. Non manca qualche studioso che ha teorizzato che all'inizio dell'Antico Regno esistesse una nozione sostanzialmente monoteista. Basa la sua teoria sui testi più antichi in cui si accenna ad un dio senza attributi, quindi concepito come unico: il dio, non un dio. Essere supremo, onnipotente, giudice. Studi più recenti concepiscono il mondo degli dei come modellato sugli schemi socio-politici del paese: ogni distretto, città, villaggio o santuario aveva, per antica tradizione, il suo nume tutelare. Sostanzialmente, quindi, si deve parlare di politeismo. Nell'arte parietale, sia dipinta che scolpita, o sui papiri, le divinità erano minutamente raffigurate con i costumi e attributi loro propri in modo che fossero chiaramente riconoscibili. Sugli scarabei, la dimensione ridotta obbliga ad una miniaturizzazione, ma la riconoscibilità rimane inalterata. E' solo dal Medio Regno, e molto raramente, che le divinità cominciano ad essere raffigurate sugli scarabei. Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...